Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale che ha l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile e coinvolge enti locali, scuole, biblioteche, librerie, festival, editori, associazioni culturali.
Noi di Idee vol@nti partecipiamo a questa iniziativa con il Calendario letterario e vi teniamo compagnia con i testi e le vite di nove autori di cui quest'anno celebriamo il centenario della nascita o della morte.
Dopo aver letto la loro storia, cliccate sulla foto: potrete assaporare le parole di uno dei loro libri.
Buona lettura!
Verga nasce a Catania in una famiglia siciliana di proprietari terrieri con ascendenza nobiliare e quindi può accedere a un’adeguata istruzione e viaggiare fuori dalla Sicilia, stabilendosi a Firenze e Milano. La prima fase della sua carriera di scrittore è principalmente incentrata sugli affreschi storici e sulla società borghese. Per Amore e Patria, I carbonari della montagna, Una peccatrice, Storia di una capinera non possiamo ancora propriamente parlare di un Verga verista; è con Nedda che si apre una produzione dedicata al mondo siciliano, anche se questa novella non può essere ancora considerata un testo verista perché il narratore è presente nella storia e interviene con commenti che sottolineano la sua partecipazione alle vicende della protagonista. C’è però un primo approccio con la rappresentazione di una società in degrado, mettendo in luce la cattiveria, l'aridità d'animo e l'incomprensione di coloro che vivono nell'agiatezza, in contrasto con l'attitudine timida e ruvida che la miseria e l'isolamento danno alla povera Nedda. Il primo testo verista sarà la novella Rosso Malpelo, una denuncia che presenta tematiche quali la povertà e lo sfruttamento delle classi disagiate della Sicilia alla fine del XIX secolo. Seguiranno i romanzi del Ciclo dei Vinti, che contiene i due capolavori di Verga, I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo, e i racconti di Vita dei campi e Novelle rusticane.
Steven Hu
Ludovica Lovisetto
Beppe Fenoglio è nato a ad Alba ed è stato partigiano, scrittore e traduttore. Al Liceo classico della sua città natale ha avuto due insegnanti, Leonardo Cocito e Pietro Chiodi, che sono stati per lui un grande riferimento nell'ambito culturale e nella propria vita. Terminato il liceo, Fenoglio si iscrive alla facoltà di Lettere di Torino, ma interrompe gli studi nel 1943 e frequenta il corso per ufficiali, prima in provincia di Cuneo poi in provincia di Roma, quando l'Italia si arrende agli Alleati e la Germania nazista occupa la maggior parte del paese. Trascorre alcuni mesi a Roma prima di unirsi ai partigiani delle Langhe nel gennaio del 1944.
Dopo aver combattuto fino alla fine della guerra, si occupa di tradurre numerosi libri dall'inglese all’italiano e scrive le opere per cui è maggiormente noto: I ventitrè giorni della città di Alba, Una questione privata, La malora, Primavera di bellezza. Intanto lavora per un'azienda vinicola ad Alba come corrispondente estero. Nel 1960 vince il premio "Prato" con Primavera di bellezza e nel giugno del 1962 riceve il premio “Alpi Apuane” per il racconto Ma il mio amore è Paco. Fenoglio muore a Torino, a soli 40 anni, di cancro ai bronchi. Il suo romanzo più noto e da molti considerato il migliore, Il partigiano Johnny, sarà pubblicato postumo nel 1968. Le sue opere presentano due temi principali, il mondo rurale delle Langhe e il movimento della Resistenza italiana, entrambi ampiamente ispirati alle proprie esperienze personali, in particolare la lotta partigiana, che è stata fondamentale nella sua vita.
Irene Gattiglia
Personaggio controverso, sempre al centro della scena pubblica e letteraria del Novecento, Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna, in una famiglia borghese. Nel corso della sua infanzia cambiò spesso domicilio a causa del lavoro del padre, che era un ufficiale di fanteria, ma restò legato in modo particolare a Casarsa delle Delizie, in Friuli, dove iniziò a comporre i primi versi poetici. Laureatosi con 110 e lode alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, si inserì nel panorama poetico dell’epoca con la pubblicazione, nel 1942, di Poesie a Casarsa. Durante la Seconda guerra mondiale, si ritirò con la madre a Casarsa e, dopo la sua diserzione, avvenuta in seguito agli eventi dell’8 settembre, si spostarono a Versuta, dove Pasolini si occupò di insegnare ai ragazzi delle scuole medie. Nel secondo dopoguerra, fu attivo nel PCI e continuò la sua produzione letteraria, con testi come La meglio vita, Le ceneri di Gramsci e Ragazzi di vita, un romanzo disprezzato dalla critica poiché riguardante il tema della prostituzione maschile. Pasolini, infatti, si contraddistinse sempre per le tematiche considerate oscene o politicamente scomode affrontate nei suoi scritti, che crearono molto scalpore nella critica dell’epoca, proprio come gli episodi della sua vita privata, tormentata e scandita da continui processi, fondati sulle accuse di rapina a mano armata e di pratica di rapporti sessuali con minori. Questo stile di vita inquieto, a causa del quale fu costretto a trovare un modo per mascherare e relazionarsi con la propria omosessualità, si concluse in modo tragico e violento, proprio come avviene nei suoi romanzi, con il suo assassinio, i cui dettagli sono ancora poco chiari, avvenuto il 2 novembre del 1975. Nonostante alcuni aspetti della sua vita possano essere considerati “oscuri”, Pasolini si è dimostrato un personaggio poliedrico dal punto di vista artistico, in grado di cogliere i cambiamenti degli anni in cui viveva, unendo il suo amore per la letteratura all’espressione di fatti politici e sociali, resi più accessibili al pubblico grazie al cinema. Fu attivo, infatti, sul panorama cinematografico dove lavorò sia per le sceneggiature dei film di Fellini e Puccini che come regista delle sue stesse produzioni, come nel caso di Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Irene Mammoliti
Jack Kerouac nasce a Lowell, nel Massachusetts, in una famiglia di origini franco-canadesi. A quattro anni piange la morte del fratello maggiore e a sedici anni vive la crisi finanziaria della famiglia. Fin da giovane mostra una passione per la letteratura e un talento per la scrittura, che lo porteranno a trasferirsi a New York ,dove frequenta la Horace Mann Preparatory School e la Columbia University. Si arruola nell’esercito dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor e nel 1942 si imbarca come sguattero per la marina mercantile, ma l’anno seguente viene riformato per inadeguatezza al servizio militare a causa di problemi psichiatrici. Torna a casa dei genitori e lavora come marinaio. Intanto conosce gli scrittori della Beat Generation, da cui rimane affascinato. Nel 1945 incontra Neal Cassady, un giovane ladro appena uscito dal riformatorio, simbolo dell’emarginazione e con una personalità così travolgente da diventare il protagonista del romanzo Sulla strada, che sarà pubblicato nel 1957 e sarà apprezzato dalla critica e dal pubblico. Gli insuccessi delle opere successive, l’alcolismo e la dipendenza dalle droghe lo portano ad uno stato di depressione, dal quale non riesce a riprendersi. Muore nel 1969 in seguito a una cirrosi epatica.
Linda Soglia
Raffaele La Capria, scrittore, sceneggiatore e traduttore, è una delle voci più rappresentative del ‘900 italiano.Nasce a Napoli e a venticinque anni consegue una laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli Federico II, per poi trasferirsi a Roma nel 1950. Nel 1961 conosce il grande amore della sua vita, l’attrice Ilaria Occhini, con cui si sposerà cinque anni più tardi. I due rimarranno insieme fino alla morte di lei, avvenuta nel 2019. La produzione artistica di Raffaele la Capria è piuttosto varia: è stato co-sceneggiatore di molti film nonché autore di radiodrammi per la Rai e ha pubblicato oltre venti libri. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimenti e premi letterari: con Ferito a morte, il suo romanzo più celebre, ha vinto il premio Strega del 1961. Nelle opere di La Capria sono presenti alcune immagini ricorrenti che, legandosi indissolubilmente al suo stile unico e raffinato, si fondono con il suo schema narrativo. Tale fusione carica le immagini di significati, collegamenti, rimandi ad altri suoi libri, aggiunge nuovi livelli di lettura, rendendole iconiche ed evocative.
Il mare
I libri di La Capria toccano spesso la sfera della natura e in particolare l’ambiente marino.
In Ferito a morte il mare assume spesso significati allegorici, diventando parte integrante della quotidianità e dell’immaginario dei personaggi. Così possiamo trovare uno sguardo che splende come un mattino tutto luce in fondo al mare; il mattino stesso viene annunciato da una pioggia di frecce luminose che il mare rimanda dalle imposte socchiuse.
Il mare è tentatore ed appare felice come un Eldorado popoloso di pesci: è un ambiente pieno di meraviglia, misteri, promesse, ma anche di rimorsi e occasioni mancate.
In una lettera indirizzata a La Capria la scrittrice Anna Maria Ortese gli diceva: Resta vicino all’idea del mare, voglio dire del mondo come acqua.
In un’intervista l’autore stesso dice: Io mi identifico con la natura e lo stile dei libri che scrivo quando tocca il mare diventa uno stile mimetico che vuole essere all'altezza della bellezza della natura.
La “bella giornata”
La “bella giornata” viene vista come un arco di tempo sospeso ed autoconclusivo che può racchiudere le esperienze di una vita intera. Molti libri di La Capria sono ambientati in un’unica bella giornata, nel corso della quale spesso avviene un cambiamento radicale, una crescita interiore, una rivelazione. Perché, sembra dirci La Capria, non importa quanti anni abbiamo vissuto, quanto ci siamo sforzati di dominare l’esistenza con la ragione: basta una sola bella giornata per cambiare tutto, per far crollare le nostre certezze e costringerci ad abbandonarci alla vita che è molto più grande di noi.
L’autore fa questa riflessione riguardo alla sua concezione della bella giornata: Ciascuno di noi aspetta la bella giornata, legittimamente, tutta la vita. Anzi, è la volontà stessa di vivere. È la causa della vita, quell’attesa: una speranza che noi nutriamo, altrimenti l’esistenza sarebbe inutile viverla.”
Anna Monteccone
Giorgio Manganelli nasce a Milano da una famiglia benestante. La tormentata relazione con la madre, donna possessiva e ossessivamente religiosa, gli provoca fin dall’infanzia una grande angoscia. Comincia a esercitarsi nell’arte della scrittura fin dagli anni del liceo, dove collabora al giornale La Giostra. Nel 1943 è richiamato alle armi e nel 1944 entra nella Resistenza, sull'Appennino parmense. Catturato e condannato a morte nel marzo del 1945, è risparmiato dall'ufficiale che doveva fucilarlo. Si laurea in Scienze politiche e diventa traduttore di testi dall'inglese, attività che dura tutta la vita, accanto a quella di giornalista in campo letterario. Vive una relazione extraconiugale con la giovane poetessa Alda Merini, relazione tormentata a causa dei disturbi psichici della donna. Collabora con la RAI, per cui scrive testi sulla letteratura inglese e angloamericana, che da sempre era stato il suo campo d’indagine, e diviene insegnante di inglese nelle scuole superiori. A causa di un peggioramento delle condizioni psicologiche, intraprende un percorso di psicoterapia importante dal punto di vista psicologico e letterario, dal quale prende forma la sua prima opera, Hilarotragoedia, che lo rende famoso e lo porta a essere considerato un esponente della neoavanguardia. L'interesse per la letteratura, espresso nella prima raccolta di saggi, La letteratura come menzogna, lo ha portato a comporre prefazioni, articoli e saggi brevi su questioni teoriche o su letture critiche di autori antichi e moderni, che mostrano la corrispondenza tra le posizioni espresse nelle opere di saggistica e la pratica narrativa. I due generi sono mescolati nel testo Pinocchio: un libro parallelo, del 1977, un testo letterario autonomo all’interno del quale sono presenti nuovi modi di leggere il romanzo di Collodi. Lavora per numerose case editrici, viaggia in terre lontane, scrivendo reportages, insegna letteratura inglese alla Sapienza di Roma, da cui si allontana con profonda delusione. Muore a Roma nel 1990.
Linda Soglia
José Saramago nasce ad Azinhaga, in Portogallo. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia si trasferisce a Lisbona. Però le difficoltà economiche in cui essa versa lo costringono ad abbandonare gli studi e a svolgere diversi lavori, come il fabbro, il disegnatore, il correttore di bozze, il traduttore, il giornalista e il direttore letterario di produzione in una casa editrice. Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Terra del peccato, che riceve una tiepida accoglienza. Infatti parla degli anni bui della dittatura di Salazar, e per questo Saramago subisce costantemente la censura del regime sui suoi scritti giornalistici ed è tenuto sotto controllo dalla polizia politica salazariana, a cui riesce sempre a sfuggire, anche quando – nel 1959 – si iscrive al Partito comunista portoghese, che a quei tempi era clandestino.
Un suo libro molto popolare è Cecità, del 1995, più volte citato in tempo di pandemia perché anche nel libro di Saramago la cecità si diffonde in modo epidemico. Con esso l'autore vuole dimostrare come la società moderna non tenga in considerazione l’identità delle persone, riducendole a bestie in lotta tra loro per la sopravvivenza. Nel 1998 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura, riconoscimento che susciterà molte polemiche nel mondo cattolico per le sue ben note posizioni antireligiose; tali polemiche, nate con la pubblicazione del libro Il Vangelo secondo Gesù Cristo, del 1991, lo porteranno a trasferirsi a Lanzarote, nelle isole Canarie, dove muore nel 2010.
Steven Hu
Ludovica Lovisetto
Nato il 10 luglio 1871, Marcel Proust è uno scrittore, saggista e critico letterario francese, la cui opera più nota è il romanzo Alla ricerca del tempo perduto. Cresce in una famiglia intellettuale e benestante, quindi dopo aver conseguito la laurea in Lettere ha la fortuna di non essere obbligato a lavorare ed entra presto nella vita mondana, affascinato dal gran mondo degli artisti.
Con i suoi amici crea la rivista letteraria Le Banquet e scrive poesie e racconti brevi pubblicati in diversi cronache, i cui testi saranno raggruppati nella raccolta intitolata I Piaceri e i Giorni. Alla morte dei genitori, nel 1905, si apre uno dei momenti più bui della sua vita, e all'inizio del 1907 avvia la stesura della sua opera più ambiziosa.
Lo scoppio della prima guerra mondiale, nell'agosto del 1914, coinvolge e sconvolge il mondo e le amicizie di Proust, mentre lui continua a lavorare al suo romanzo, apparentemente estraneo e indifferente alla tragedia che lo circonda.
Da qui in poi, la vita segregata e solitaria di Proust sembra scandita solo dal ritmo della sua opera. I vari volumi escono con regolarità, accolti con attenzione dalla critica.
Nell'ottobre del 1922, si ammala di bronchite e rifiuta qualsiasi assistenza medica, a dispetto delle insistenze del fratello Robert. Muore il 18 novembre 1922.
Sofia Bottari
Martina Lombardi
Nata a Torino in una famiglia borghese, Maria Luisa Spaziani è una poetessa, traduttrice e aforista italiana.
Coltiva fin da subito l'amore per la letteratura e per la poesia, fondando e dirigendo a soli 19 anni una piccola rivista letteraria, prima chiamata «Il Girasole» e poi «Il Dado». In questi anni, grazie alle frequentazioni letterarie e alla sua rivista, conosce diversi personaggi influenti che avranno una presenza importante nella sua formazione. Consegue la laurea in lingue straniere e inizia la carriera di insegnante, non abbandonando la scrittura di poesie, che la mette in luce sul piano internazionale.
Di grande importanza per la sua formazione poetica e spirituale è l'incontro con il celebre poeta Eugenio Montale, dal quale inizia una profonda amicizia, testimoniata, ad esempio, una poesia che contiene l'acrostico del suo nome e cognome nelle lettere iniziali di ogni verso. Viene per tre volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, nel 1990, 1992 e 1997. Muore improvvisamente a Roma all'età di 91 anni il 30 giugno 2014.
Sofia Bottari
Martina Lombardi