Tu m’hai con disiderio il cor disposto
sì al venir con le parole tue,
ch’i’ son tornato nel primo proposto.
Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore, e tu maestro.
Dante Alighieri
Il 25 marzo del 1300 Dante si ritrova in una selva oscura. Vorrebbe uscirne, salire verso il colle della salvezza, ma non ci riesce: tre fiere lo ostacolano. Dovrà passare per un'altra strada, attraversare i regni dell'oltretomba, inferno, purgatorio e paradiso.
Quante centinaia di migliaia di persone lo hanno seguito nel suo viaggio? Ancora oggi i suoi versi fanno vibrare gli animi, e per questo, nel 2020, il Consiglio dei ministri ha istituito il 25 marzo Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.
Gustave Doré, Paradiso, Canto XXXI
Il 25 marzo del 1300 Dante, nel mezzo della propria esistenza, si ritrova in una selva oscura: anni dopo, quando ripensa a quel momento, risente tutta la paura provata allora. Non ricorda come ci sia entrato, tanto la sua mente era annebbiata nel momento in cui aveva abbandonato la via del bene, ma sa che è potuto uscirne grazie all'aiuto di Beatrice: mossa dall'amore, dopo aver sentito in Paradiso quanto lui fosse in pericolo, la donna gentile aveva lasciato per un momento il suo seggio nella candida rosa ed era discesa nel limbo per pregare Virgilio di portarlo in salvo.
Così comincia il viaggio di Dante nei tre regni dell'oltretomba, dove sentirà le grida disperate, vedrà gli spiriti contenti di purificarsi e godrà la gioia dei beati.
Sostenuto dalla grazia divina, Dante si muove in primavera, quando il Sole sorge nella costellazione dell'Ariete, presente durante la creazione; è un cammino di rinnovamento. Per questo, si ipotizza, ha avuto inizio il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione di Gesù, che a quell'epoca, a Firenze, rappresentava l'inizio dell'anno: un anno speciale, il 1300, in quanto nasceva il nuovo secolo e si celebrava il primo giubileo della chiesa cattolica, indetto da Bonifacio VIII.
Viaggio reale o pura immaginazione? Esperienza mistica, itinerarium mentis in deum, il viaggio dantesco è un cammino fatto coi sensi, non solo con lo spirito. Il 1300 è un anno difficile per il poeta: Beatrice è morta da 10 anni e lui ha tradito il suo amore invaghendosi degli occhi di un'altra donna gentile, la filosofia; fra giugno e agosto è nominato priore e deve firmare la condanna all'esilio del suo amico Guido Cavalcanti, insieme ad altri guelfi bianchi e neri; governa Firenze in un momento buio, caratterizzato da accesi scontri politici e da tensioni con papa Bonifacio VIII che, sostenendo i Neri, si sta aprendo la strada per dominare sulla città.
Quando Dante andrà in esilio rileggerà a distanza i fatti accaduti in quel periodo e analizzerà il pericolo corso; non dirà con chiarezza quali siano state le cause dello smarrimento, ma sottolineerà la grandezza della colpa, che lo aveva fatto avvicinare pericolosamente alla morte dello spirito, non solo del corpo. E collegandosi alla conclusione della Vita nuova, in cui prometteva di dire di Beatrice ciò che non era mai stato detto di alcuna donna, racconta il proprio cammino di purificazione, che parte proprio dalla lode di Beatrice, per dare agli uomini la speranza della salvezza.
Da un sentimento di colpa, quindi, è nata una delle più stupefacenti creazioni letterarie, che, superando ogni trattato di teologia, fa sperimentare la grazia, la misericordia, l'amore, la vicinanza di Dio, il quale non ha mai smesso di amare l'uomo.
Linda Soglia
C'è un Dante più vicino a noi rispetto al protagonista della Divina commedia, un Dante che brucia di passione, che impallidisce, che trema e che piange per amore.
Abbiamo letto le pagine della Vita nuova, dove racconta la sua trasformazione. Ci siamo chiesti: "Provava ancora dolore quando ha deciso di non parlare di sé per lodare Beatrice?" Certo, provava ancora dolore. Era triste perché aveva perso il suo saluto, ma gli rimaneva l'unica cosa che nessuno gli avrebbe mai potuto portare via, la sua poesia, con la quale dirà cose che nessuno ha mai detto in onore della propria amata.
La Vita nuova è una storia d'amore che non finisce con la morte di Beatrice. Sarà lei a sfidare le fiamme dell'inferno per salvarlo dalla selva oscura, ad accoglierlo sulla cima del monte che purifica e ad attrarlo oltre l'umano, dove lo condurrà fino alla visione di Dio. Dante non immaginava tutto ciò, mentre scriveva la Vita nuova, ma già sapeva che lo straordinario amore di Beatrice gli aveva resa nuova la vita.
Linda Soglia
Dante Gabriel Rossetti, Il saluto di Beatrice
Tutti conoscono l'immortale amore di Dante per Beatrice. Questo profondo sentimento è estremamente attuale, soprattutto per noi adolescenti. Infatti, in questo periodo di incertezze, le poesie dantesche possono diventare un punto di riferimento e guida per noi giovani. Dante, nella Vita nuova, narra la sua fallimentare esperienza amorosa con Beatrice, esprimendo la propria sofferenza e le proprie emozioni. Come molti ragazzi, è stato svuotato da un profondo sentimento che ha deluso le sue aspettative, lasciandolo piangere nel suo dolore. Questa situazione l'ha lasciato di fronte ad una scelta: continuare ad autocommiserarsi oppure maturare interiormente. In questo modo ha incanalato le energie negative nella scrittura, trasformando la sua tristezza in positività. Ciò è di grande insegnamento perché, sia in amore che nella vita, bisognerebbe imparare a trovare una soluzione ai problemi che ci affliggono, senza disperarci inutilmente, in modo da vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.
Irene Gattiglia e Irene Mammoliti