PER SAPERE COSA è IL MIF
[22/03/26, 13:40:00] Caldognetto Davide
Grazie a Ferruccio e a tutti per la "botta" di stamattina.
Così, a mente calda, una riflessione al volo, mi chiedevo se il vero strumento di terapia non fosse in realtà la nostra autenticità veicolata dal suono e/o dalla musica e non la musica in sé rivestita dal nostro "sè" (... forse entrambi... boh...) pertanto il nostro essere padri, madri, figli, etc che si manifesta nella relazione d'aiuto... ...siamo sempre in grado di essere padri, madri, figli delle persone che abbiamo in carico nella misura in cui la relazione ce lo richiede? Questi ragazzi cosa "sentono" del nostro esserci?
O è più facile agire di "testa" evitando di stare a ridosso della linea che determina la famosa "distanza terapeutica"?
... fondamentale come diceva Ferruccio la Supervisione (e se possibile io ci metterei anche l'analisi) affinché come professionisti si sia il più possibile in grado di gestire il famoso "piede dentro".
Ci sarebbero anche altre riflessioni su questioni relative a équipe da educare alla MT o la MT italiana o sulla formazione dei futuri musicoterapeuti ma sarà per un'altra volta...
Un buon weekend a tutti!!
Grazie Ferruccio.
[22/03/26, 14:04:00] Caroli Roberto
Notevole intervisione grazie Ferruccio. 🙂🤍
[22/03/26, 14:04:03] Cerri Stefania
Credo che la personalità sia fondamentale all'interno di ogni ruolo... ed è importante il lavoro che continuamente svolgiamo su noi stessi. Gli incontri di MIF rappresentano una delle occasioni in tal senso... grazie al mitico Giangiuseppe che le ha fatte nascere. Grazie a Ferruccio per l'incontro toccante... tra i tanti miei apprezzamenti, quello per la sua personalità che mi ha comunicato una stabilità profonda, un solido contenitore in ascolto, pronto ad accogliere, a dubitare e quindi a riflettere 🙏.
[22/03/26, 14:10:01] Branchini Lisa
Grazie per questa opportunità di ascolto, non aggiungo parole, ci sono già tanti spunti di riflessione, resto in silenziosa risonanza a rileggere le otto pagine di appunti che mi sono scritta in queste tre ore di intensa intervisione.
Grazie di cuore 🙏🏻
[22/03/26, 14:25:04] Ippoliti Alessia
Buongiorno, grazie infinite per questi preziosi momenti di riflessione. Sono nuova nel gruppo MIF. Riporto qui quanto inviato via mail.
Tralasciando l'emozione di aver ascoltato dopo anni dalla mia tesi, le parole del lavoro svolto da Demaestri, credo sia davvero di grande sostegno, per quelle da voi definite come "nuove generazioni di musicoterapeuti" di cui faccio parte, dar voce a quelle che spesso sono incertezze o dubbi sul nostro lavoro: come affrontare la pratica musicoterapica dando valore sia alla formazione e alla ricerca che al tempo stesso ad un mondo in continuo cambiamento, prendendo atto di tutto un sistema in continuo divenire?
Esiste una pratica musicoterapica "giusta" e una "sbagliata"?
Quali sono i limiti da porsi e dove invece lasciare entrare la modernità?
Sicuramente non bastano 3 ore di intervisione per rispondere a tutto ma mi hanno dato molti spunti di riflessione.
Grazie davvero.
Alessia Ippoliti
22/03/26, 14:32:17] Barriera Giacomo
Ringrazio molto per la partecipazione a questa intervisione.
Mi sorprendo sempre quando, mettendosi in ascolto, si trovano risposte a domande mai
poste.
Così, la riflessione sulla restituzione del nostro lavoro agli altri professionisti, la sottolineatura della Musicoterapia come contenitore della frammentazione delle altre terapie, la narrazione sull’utilizzo del musicale dei pazienti in contesto verbale, la riflessione su quanto peso educativo debba essere contenuto nel nostro agire terapeutico, sono tutti temi che mi stanno svolazzando intorno in questo periodo.
Ringrazio Demaestri per l'esperienza di grande umanità, oltre che di professionalità, che ha permesso la trattazione di queste tematiche. Sarà stimolo per continuare a lavorare sempre con maggiore presenza! 😊
[22/03/26, 14:35:10] Zavalnaya Vanda
Ringrazio Ferruccio Demaestri e tutti i membri del gruppo per questa bellissima intervisione (per me è la prima).
È stata un'esperienza intensa, emozionante, molto arricchente e nonostante
tanti dubbi incoraggiante.
[22/03/26, 14:35:44] Farina Marco
Grazie Ferruccio!
La commozione composta ma quantomai palpabile con cui hai saputo raccontarci l'apice della relazione terapeutica con Chiara mi ha ricordato che, umanamente e professionalmente, poche esperienze sono tanto appaganti quanto la voce, i gesti, gli sguardi e l'uso del corpo di chi si lascia andare all’espressività libera che tu terapeuta ti sei impegnato a incoraggiare nel tempo, con tenacia, determinazione e professionalità.
Come comunicare tutto ciò in équipe e come consolidare nel tempo l’apertura di canali di comunicazione tanto profondi sono le sfide che siamo chiamati fronteggiare nella nostra complessa ma entusiasmante professione.
Trovo che “Non voglio uccidere i miei sogni” sia un manifesto programmatico che vale non solo per Chiara ma anche per noi, chiamati a tenere viva la fiamma della nostra personale creatività per tradurla in nutrimento spendibile in terapia.
Ancora grazie Ferruccio e grazie al nostro ricchissimo gruppo di intervisione!
Che bella domenica mattina!
[22/03/26, 14:46:09] Caroli Roberto
Risonanze Intervisione
Ferruccio ha descritto un tema oggi sempre piú importante, connesso ad altri che sono emersi: il fare musicoterapico con le sue problematiche, nel passato e nella contemporaneità; la responsabilità e i pericoli nel fare professionale; i contesti istituzionali che richiedono un linguaggio comune; ...nel mezzo di tanti cambiamenti cosa puó portare l’uso della musica con sfondo terapeutico.... ...ma poi é emersa l’autenticità, l’esperienza, un taglio affettivo emozionale che ha messo a nudo ciò che accade e/o puó accadere in un contesto istituzionale dove Ferruccio opera. Ha lasciato un segno con le sue descrizioni, racconti ed emozioni…il segno di una notevole professionalità che si apre e dona quegli aspetti del fare musicoterapico che in realtà sono il frutto, credo, del dialogo con se stesso e l'altro.
“Non posso uccidere il mio sogno”, può essere preso come una indicazione per ognuno, visto che forza, energia e bellezza sono il raccolto dei suoi settings, oggi trasmessi nell’intervisione con valore.
Un paradosso: la ricerca delle verità con l'aiuto della musica e/o le verità nascoste nella musica stessa?
Grazie Ferruccio della tua relazione, partecipazione, sincerità,
autorevolezza/ amorevolezza.
22/03/26, 17:32:25] Ferruccio Demaestri
Ringrazio tutti voi per questa condivisione, per i commenti e le riflessioni importanti che stanno emergendo e sono emerse durante l’incontro di oggi. se devo essere sincero ho affrontato questa intervisione con un certo timore. timore rivolto a me stesso… legato ad un senso di affaticamento che in questi mesi sto avvertendo per varie ragioni. In questi giorni ho più volte detto ai miei famigliari… cosa ci vado a fare?
Bonardi mi ha invitato, lo conosco da una vita e lo stimo… non potevo dire di no…
In realtà esco arricchito dall’incontro di questa mattina, molto arricchito.
Le 3 ore sono scivolate via in modo fluido nonostante le tematiche discusse, ho avvertito una presenza emotiva che raramente passa dagli incontri online.
Poi naturalmente gli aspetti professionali e la possibilità di condividerli con persone che parlano la mia stessa lingua… finalmente…
E’ stato un momento molto bello per me, quindi ringrazio Beppe per l’invito e tutti voi per la presenza.
Al termine dell’incontro (Beppe lo sa) mi sono addormentato profondamente.
Forse i sogni da non uccidere sono anche i miei?
Un abbraccio a tutti! 🙏
[22/03/26, 17:35:59] BOITO LOREDANA
Grazie Ferruccio per la tua condivisione professionale, umana, che ci accomuna tutti.
Il vivere quotidiano la nostra dimensione in mezzo a realtà difficili provanti ma con un grande rispetto di chi abbiamo davanti🙏
Grazie
Loredana
[22/03/26, 17:41:56] Ferruccio Demaestri
Questo è il piccolo libro che ho regalato a Chiara al termine del percorso https://www.amazon.it/dp/B0D2JNH6ZQ?ref_=ppx_hzsearch_conn_dt_b_fed_asin_title_15
[22/03/26, 17:56:37] Branchini Lisa
Acquistato appena ne parlasti durante un precedente incontro "Le parole mi piacciono ma dentro non ci sta proprio tutto".
Ascoltare silenzi per sentire ciò che nn entra nelle parole.
Molto significativo questo librino 🙏🏻
[22/03/26, 17:56:38] Angela De Venuto
Incredibile: osservavo quel libro proprio ieri in libreria!
E ti confesso che nel pomeriggio sono crollata anch’io, in un sonno dei bambini dopo che hanno pianto.
Per questo ancora non ho scritto, e ancora mi prendo tempo.
[22/03/26, 18:26:15] Simone Rizzardi
Gli incontri Mif sono un arricchimento unico.
Si toccano temi e concetti in un modo unico, che difficilmente si riesce a spiegare.
Ma soprattutto si toccano con la vera e cruda realtà quotidiana, quella del vissuto di ogni giorno. E la cosa che più mi affascina è la trasparenza e l'onestà intellettuale.
Sentire un professionista, formatore del calibro di Ferruccio riflettere sulla delicata connessione con le altre figure professionali, sul cambiamento percepito degli approcci moderni nei vari contesti, sull' etica del limite e sull' adattamento della pratica è una ricchezza unica, perché puoi trovare risposte a quelle riflessioni intime che spesso ogni professionista si pone ma che non trovano risposte se non in luoghi come questo del Mif. Mi ha illuminato immensamente il passaggio in cui si diceva che la pratica Sonora dialogica non verbale potrebbe essere un punto di arrivo in alcuni contesti e non un punto di partenza, ha dato un senso a tutte quelle volte che mi sembrava di tradire la teoria perché arrivavo ad adempiere il mio operato percorrendo strade che mi sembrava fuori luogo e che invece potevano essere percorse in un altro prolifico senso.
Grazie per questa generosa mattinata.
Sono veramente grato a Giangiuseppe per questo gruppo e a tutti i partecipanti.
[22/03/26, 19:29:59] Ferruccio Demaestri
Anche questo lo ripeto, ma è un libro fondamentale per le problematiche che abbiamo discusso oggi. Fra l’altro in una piccola sezione del libro si fa riferimento alle attività musicali ed espressive come risorsa per la cura… https://www.amazon.it/accusa-cervello-nellelaborazione-memorie-traumatiche/dp/8860307589
[22/03/26, 21:26:53] Giangiuseppe Bonardi
Carissime e carissimi Colleghi, solo ora riesco a ringraziarvi per i doni che avete profuso oggi interloquendo con Ferruccio. Sono io che Vi ringrazio tutte e tutti perché, non dovete dimenticarlo mai, che è proprio dal dialogo, dal confronto, dall’ascolto reciproco che nascono queste meravigliose risonanze. Le risonanze testimoniano che noi ci siamo e cechiamo, al meglio delle nostre professionalità e umanità, di tracciare e ri-tracciare i nostri percorsi musicoterapici non accontentandoci mai di ciò che raggiungiamo. È questo continuo interrogarci, chierici se la strada intrapresa sia proprio quella giusta o se ve ne sia una migliore inesplorata da percorrere che ci caratterizza. Siamo ben consapevoli che di certo in musicoterapia c’è l’incerto, il probabile… Eppure, sebbene affaticati e provati, siamo ancora capaci di stupirci perché la metodica che abbiamo faticosamente elaborato e messo in campo ha sortito un buon esito terapeutico con quelle persone che abbiamo accolto e preso in cura. Tutto ciò è semplicemente meraviglioso. Per cui grazie a tutti Noi che insieme creiamo il MIF che ci nutriamo di queste risonanze vitali. Per cui nel prossimo incontro non abbiate timore ad alzare la mano virtuale e condividete le vostre risonanze che sono un dono e un’energia che ci aiuta. Grazie Ferruccio che con pacatezza e delicatezza, pian piano e decisone ci hai condotti nei meandri istituzionali dello spazio-tempo clinico per giungere ad ascoltare la persona in cura e Ferruccio che la cura. La persona in cura e Ferruccio che la cura sono musica fatta di note e di affetti vitali e categoriali. E lì abbiamo capito tutti benissimo cosa significa: “Non voglio uccidere i miei sogni” perché NOI nel nostro piccolo li stiamo realizzando, condividendo le nostre preziosissime risonanze.
Grazie a tutti
Giangiuseppe
[22/03/26, 21:30:26] Pantaleo Renato
Ritengo che il MIF sia una immensa ricchezza; sono grato a Ferruccio e a tutti voi per le risonanze.
[22/03/26, 21:35:15] Caldognetto Davide
Immensa ricchezza donata gratis... paradossale direi...
[22/03/26, 22:03:15] Crescenzi Valeria
Imparerò ad intervenire.
In ogni caso, da subito ho risuonato con i discorsi di Ferruccio e con tutti i punti che ha scelto di condividere in questa intervisione cosi piena di possibilità.
Per prima cosa avrei voluto dire “Assisi c’è”.
Sento di parlare spesso di questa formazione Assisana, condivisa da tanti e in tanti momenti, anche storici e sociali diversi.
Io, che invece ci sono ora, avrei voluto dire che sento chiarezza, modernità, aderenza, rispetto alla “musicoterapia in Italia”.
Mentre il discorso proseguiva, sulla delucidazione che Ferruccio faceva rispetto al contesto sanitario del suo lavoro, citava Gino Stefani, che ho avuto la fortuna di conoscere, col suo bastone, negli ultimi anni della sua vita e penso che ricchezza enorme trovarmi in questa fase di passaggio, in cui io invece percepisco che tutti questi saperi possano confluire senza “sconfinare”.
E qui, in tutto questo mio discorso silenzioso, mentre cercavo di non perdere nemmeno un soffio delle parole di Ferruccio avrei voluto riproporre la riflessione di Bonardi sul confine e sul limite, su quanto stia a noi guidare la barca, distinguendo tutto questo, anche nel rapportarci clinicamente in un’équipe o con dei professionisti sanitari, che a volte, faticano a comprenderci.
Preziosi gli interventi, tutti al femminile, delle colleghe MIF.
Io, non voglio spiegare la musicoterapia… cioè mi rendo conto nella mia piccolissima esperienza che il lavoro più grande che sto cercando di fare, è quello di costruire un linguaggio che sia alla portata del gruppo di lavoro che si occupa dei pazienti che fanno musicoterapia.
Non voglio, quasi anche per difesa, entrare in merito alla musica, l’”humana” musica che condivido con i pazienti, penso che le persone (medici, neuropsichiatri, primari di reparto ecc.) a cui attualmente mi riferisco, non vogliano sapere minimamente l’emozione che si prova in seduta quanto… voglio attenermi a come TUTTI questi aspetti musicali siano veicolo, attraverso la relazione musicoterapica, di un processo clinico.
Non posso spiegare ciò che accade in una seduta di musicoterapia piuttosto voglio spiegare cosa di ciò che accade, contribuisce al processo di cura del paziente che sto seguendo.
In fondo, io non chiedo al fisioterapista cosa sta facendo muovendo un arto del bambino o non mi sognerei mai di chiedere ad uno psicoterapeuta il contenuto di un dialogo con il suo paziente.
Perché dovrebbero avvicinarsi allora al contenuto di una seduta di musicoterapia?
Trovo necessario adeguarmi a quest’idea e a trasformare tutto questo in un linguaggio condivisibile, questo si, assolutamente, con cui posso invece rapportarmi sia al fisioterapista che alla psicoterapeuta.
Ecco questa un po' l’idea.
(Ah se intervenivo, magari era più semplice da spiegare).
Inoltre, pensando alle fratture multiple che descriveva Ferruccio, rispetto ad una sua paziente, penso che noi, curiamo le fratture interne… ed ecco che mi collego ad Angela, Marzia e all’essere, all’essere umano e umani, che ritrovo anche in Ferruccio.
Questo, effettivamente mi conforta.
Sapere che la dimensione umana ed emotiva sia cosi comune, rafforza e ci lega.
Questo, l’ho ricollegato anche al discorso sul dolore e sulla sofferenza, dell’ultima intervisione… ma… non voglio distrarmi e allora vado avanti, ad ascoltare e ragionare.
Quando parla Pantaleo, tutto si fa chiaro, mi ritrovo… io ci credo al fatto che la prassi debba essere assolutamente condivisa e condivisibile quando inserita in un contesto clinico-sanitario e credo che avere chiari i punti della progettazione terapeutica, dello svolgimento e del monitoraggio e di produrre dei dati che siano condivisibili faccia della musicoterapia di oggi, la chiave di volta, rispetto al passato.
Certo, tra il dire e il fare, di strada ne dovrò fare ma almeno su questo ho le idee abbastanza chiare.
Dobbiamo avere tutti, con unione, chiari questi punti, nella nostra unicità, differenza e specificità, per essere credibili, all’interno dei contesti in cui ci troviamo a lavorare.
Non lo dico con rigidità ma con devozione quasi.
Questo ci accomuna e deve anche intensificarsi, sempre nell’ottica di condivisione e intervisione.
Sempre sul discorso del limite e del confine, ho trovato interessantissimo il confronto sulla trap, in fondo, è lo specchio dei ragazzi di oggi… chissà come questa trap che forse ci irrigidisce, possa essere un modo per mettere in atto un meccanismo creativo, nei percorsi di Ferruccio.
Come sarebbe bello entrare nella sua stanza!
Rifletto, anche sulla collocazione della stessa… mentre la descrive… questa stanza a cui accedere scendendo, a cui si deve arrivare, per poter far succedere qualcosa.
Che possibilità enorme e quante cose racconta Ferruccio su cui ha riflettuto e continua a riflettere, nonostante l’esperienza.
Quando entra nel vivo… “non voglio uccidere i miei sogni”… ecco che conosco la persona.
Per me, il suo è un nome letto, riletto e noto ma non lo conoscevo prima di oggi.
Più lo ascolto e più credo che la musicoterapia sia resa possibile dalla relazione umana e che lo spazio maggiore che uno possa offrire è il proprio spazio interiore.
Solo lì succedono le cose.
Mi gusto poi gli interventi in chiusura, bello ascoltare anche Stefano Taglietti… sull’idea di non lasciar cadere alcuni temi emersi per poterci confrontare ancora.
Il tempo della cura, la necessità di un linguaggio che possa descrivere i percorsi, le storie evolutive dei pazienti anche quando vengono dimessi e spostati, da realtà a realtà diverse, strutture nuove, senza dover ricominciare… questo si, è un altro aspetto che trovo fondamentale… fare in modo che questi percorsi cosi forti, queste storie, queste evoluzioni terapeutiche, non miracolose ma trasformative si… possano essere condivise, restare come bagaglio di cura della persona… traccia, di ciò che è stato svolto, all’interno di questi setting, scenari, set, di svolgimento incredibili.
Valeria Crescenzi
[22/03/26, 22:56:16] Angela De Venuto
Scusate il ritardo: sono stata a vedere Hamnet, niente oggi una valle di lacrime!!
Tornando a noi…
Penso che il contesto di lavoro che Ferruccio ha condiviso con noi sia già di per sé di forte impatto.
Questo mette una pressione notevole, il musicoterapeuta sa di avere in stanza una persona fragile, vulnerabile, sfiduciata, arrabbiata, disorientata, dall'equilibrio precario. Nel tenere a mente tutto ciò... il terapeuta si mette in ascolto della musica, le parole, i silenzi, i corpi, il trap, le distanze, i contatti, la voce, gli occhi e gli schermi, ecc.
Può capitare che in quella stanza, si combatta fra l'istinto di disarmarci totalmente, per mostrarci inoffensivi, "vengo in pace" vorremmo forse dire, e la tendenza a difenderci, riempire vuoti, rendere più sostenibile e meno insidiosa quella relazione attesa. E nonostante le migliori intenzioni, avvertiamo la paura di sbagliare, tradire, deludere, fare male. Il ruolo di musicoterapeuta si manifesta, scandendo un qui e ora, attraverso un movimento più o meno esteriore, che nasce fra terapeuta e assistito/a, dalla relazione in divenire.
Quante domande scaturiscono nella mente del musicoterapeuta? Sul setting, sull'équipe, sulla storia del paziente, sul desiderio, sulla fenomenologia della seduta conclusa e sul proprio agito, ecc. E poi ci interroghiamo anche da altri punti di vista, ovvero di padre o madre, di figlio/a, ecc. Ci confrontiamo (già internamente) con altri sguardi, che forse è il primo passo per rendere questo mestiere comunicabile a chi sta fuori dalla seduta.
Importante ripercorrere distanze e cogliere geometrie, attraverso le pratiche dell'analisi personale e la supervisione.
Ho apprezzato moltissimo i dubbi e le domande, di ordine etico, sistemico, professionale, che Ferruccio si è posto e che subito ha condiviso con noi. Trovo che porci queste domande aiuti a sentirsi orientati nel proprio ruolo e poterlo quindi svolgere a fondo, col dovuto rigore e cautela, con la necessaria flessibilità e contestualizzazione, soprattutto con profonda motivazione.
Io ringrazio moltissimo Ferruccio per aver condiviso l'andirivieni dei pensieri, per aver detto ad alta voce alcune delle tante volte in cui il pensiero è ritornato, per aver permesso una delicata luce sulla struggente tenerezza provata.
Ringrazio il gruppo: quanto si cresce, insieme, tre ore alla volta!
[23/03/26, 07:08:36] Siluri Elisabetta
L'intervisione di oggi mi sta rimanendo dentro più delle altre...sto cercando di ascoltarmi e decifrare cosa sento... Prima di tutto una profonda gratitudine verso Ferruccio, verso giangiuseppe e verso questo gruppo magico che ogni volta rafforza il senso di appartenenza che sento.
La frase che più mi riecheggia è "lavoriamo continuamente con la vita e la morte*... e le storie di vita e morte raccontate oggi mi hanno fatto pensare alla primavera....storie di vite difficili e dolorose che hanno trovato nella musica la possibilità di riemergere, rinascere, rialzarsi, rifiorire, rivivere...e nell'ascolto di Chiara ho sentito tutta questa primavera....nonostante il senso di morte e distruzione ho sentito più fortemente il senso di rinascita....
É stato bellissimo vederti così emozionato Ferruccio. Grazie!!!
[23/03/26, 11:24:22] Da Rold Marzia
Arrivo ora a risuonare con voi e vi ringrazio per tutte le vostre risonanze! Ho vissuto l'intervisione di ieri con un senso di appartenenza e reciprocità particolarmente intenso e allo stesso tempo vissuto con molta naturalezza, cosa che probabilmente rifletteva la naturalezza e l'intensità della comunicazione di Ferruccio. C'è davvero da riflettere su quanto il nostro essere e il nostro stare con le persone che incontriamo nella nostra professione possa fare la differenza rispetto agli approcci terapeutici che si concentrano su aspetti settoriali e con modalità più tecniche di intervento, concentrati spesso di più sul quantificare un risultato che sulla qualità umana e professionale, sulla visione d'insieme, sul sentire, attraversando le vite che incontriamo nella loro interezza per camminare assieme.
Ed è questo che mette in gioco la nostra sensibilità, che ci fa risuonare assieme e che ci fa esperire emozioni intense dentro i vissuti...come è accaduto ieri!
Grazie ancora, di cuore, a Ferruccio e a tutti voi! ❤️🪄
[23/03/26, 11:53:40] Quaglino Biagio
Buongiorno a tutti, ho avuto bisogno di far risuonare dentro di me le emozioni dell’intervisione di ieri. Sono fortunato a far parte di MIF perché, attraverso le molteplici esperienze di tutti, le prassi personali e la cura personale che ognuno mette nei confronti del proprio lavoro e delle persone che incontriamo, questo mi permette e ci permette di crescere, di ritrovarci in un sentire comune. È importante per me ascoltare chi ha più esperienza, mi stimola a trovare la mia strada nel mondo della musicoterapia.
Un grazie speciale a Ferruccio Demaestri❤️la sua attenzione nei confronti dei vissuti dei pazienti e in particolare di Chiara, mi ha colpito profondamente🥹, mi risuona la frase: “la musicoterapia lavora sull’essere delle persone” e noi abbiamo una grandissima, enorme responsabilità nei confronti del dolore che vivono i pazienti; un gesto, una parola detta o non detta fanno la differenza e possono significare moltissimo quando abbiamo a che fare con la vita e la morte delle persone di cui ci prendiamo cura. 🎹
[23/03/26, 14:21:33] Venturi Barbara
L’intervisione di ieri mi ha lasciato una traccia silenziosa ma profonda. Ferruccio ha aperto uno spazio reale di pensiero. Il caso che ha portato ha attraversato oltre che il piano professionale anche quello personale, mettendomi di fronte a domande che continuano a lavorare dentro.
Queste intervisioni non sono per me solo momenti di crescita o di confronto ma luoghi in cui si costruisce appartenenza. Mi ricordano che il nostro agire professionale si radica in un pensiero comune che ci espone, ogni volta, a nuove complessità e nuove responsabilità.
Queste domeniche di intervisione
fatte di profondità condivisa, di ascolto e di presenza, mi confermano quanto ognuno di noi è in continuo movimento di ricerca, umana e professionale.
Grazie a tutto il MIF per questa grande opportunità!
[23/03/26, 14:29:24] Bianchi Maria Grazia
Come sempre, l’intervisione è un momento che apre, smuove, mette in circolo riflessioni ed emozioni profonde.
L’incontro con Ferruccio Demaestri – che, nei colloqui preliminari per il collegamento, mi vedeva barcamenarmi tra il “tu” e il “lei”, tanta è la stima nei suoi confronti – è iniziato in modo scorrevole e rassicurante, per poi trasformarsi, all’improvviso, in qualcosa di estremamente potente, a tratti anche gravoso.
L’ascolto del brano di Adele, cantato da Chiara, è stato profondamente commovente: inizialmente la sua voce era sovrapposta a quella della cantante, quasi indistinguibile; poi, lentamente, si è differenziata, si è fatta spazio, è diventata più autonoma, libera di raccontarsi, all’inizio timidamente, poi in modo più coraggioso e deciso… Non era più solo musica, ma presenza; non più solo suono, ma possibilità. Lì, in quel passaggio, qualcosa è accaduto (anche dentro di me): è stato il momento in cui la persona è emersa. Non il ruolo, non la storia clinica, non la fragilità descritta… ma la persona. Viva, resistente, timidamente gioiosa, ancora capace di desiderare, nonostante tutto. E in quel punto, con profonda commozione, ho sentito Chiara e il suo “non voglio uccidere i miei sogni”.
E il tutto è stato possibile perché Chiara aveva una base sicura su cui appoggiarsi: la relazione con Ferruccio, costruita e nutrita nel tempo attraverso la musica. Una relazione fondata sull’ascolto profondo, capace di accogliere senza invadere, di vibrare senza sovrastare, che l’ha sostenuta, accompagnata e protetta e, allo stesso tempo, resa libera di esprimersi.
Un’ultima osservazione sul fantastico gruppo MIF: ciò che mi colpisce profondamente è l’onestà e l’autenticità di tutti, il portare dubbi – anche quelli più etici, più scomodi – dentro uno spazio condiviso. Non come segno di debolezza, ma come forma di responsabilità e di cura del proprio agire professionale; come ricerca viva di senso; come possibilità di orientarsi insieme in territori complessi, senza smettere di interrogarsi.
E poi c’è quella frase, che torna, che resta: “Non voglio uccidere i miei sogni”.
Non è solo di Chiara. È anche nostra.
È un manifesto silenzioso della pratica musicoterapica. Perché ciò che accade nelle nostre stanze è anche questo: sostenere e incoraggiare il sogno dell’altro quando l’altro, da solo, non riesce più a farlo.
Grazie Ferruccio! Grazie Giangiuseppe e grazie a tutti!
[25/03/26, 12:08:24] Massone Andrea
Per me è stata un’intervisione molto bella ed intensa, e per questo ringrazio Ferruccio Demaestri e MIF che ci apre questa opportunità di scambio.
Risonanze direi troppe, e anche troppe le domande irrisolte e che avrei volute fare. In particolare sulla gestione di alcuni contenuti della trap particolarmente difficili da gestire in situazioni di gruppo quando viene travalicato un certo limite (e non è chiarissimo cosa sia finzione e cosa no) anche rispetto all'ascolto dei ragazzi.
Su tutti, nella mia esperienza, metterei “Yolandi” di Skioffi e le canzoni dei “Massimo pericolo” in cui si parla apertamente di omicidio e anche oltre.
Per me non è stato facile gestire “Yolandi” all’interno di un gruppo, ad esempio.
Proprio ieri un ragazzo mi ha portato “Mu’Ammar Gheddafi” di Kid Yugi, Simba la Rue con “FT. Kings” e “Kid Yugi” è un altro da “ampio campionario nichilista”.
C’è un grande discorso che riguarda quanto fingono quegli artisti e quanto invece recepiscono i ragazzi, argomento peraltro toccato da Demaestri rispetto ad un caso che ha esposto sulla questione della presa in carico. Ed anche cosa fare di tutto questo “ampio spettro nichilista” e para-delinquenziale così pregno di armi (Kid Yugi uno su tutti). Spesso io faccio sentire Murubutu, un rapper molto colto che usa lo stesso linguaggio musicale ma con contenuti direi “opposti”. Non è che la cosa funzioni benissimo però il messaggio vuole essere: “Puoi anche dire cose diverse perché esiste un mondo al di là della periferia malavitosa o para-malavitosa di Milano stile Baby Gang”. Troppe risonanze e direi che non riesco a condensarle più di tanto. Voglio quindi ringraziare tutti per questa
preziose opportunità.
[25/03/26, 13:20:28] Cassano Giacomo
Come sempre giornata molto intensa arricchente ed emozionante quella di domenica scorsa dedicata alla intervisione con Ferruccio De Maestri. Oltre ad essere stato uno dei miei insegnanti del corso di Genova gestito da Gerardo Manarolo, ho avuto il piacere di frequentare e conoscere Ferruccio negli anni seguenti il mio diploma, avendo modo di approfondire la nostra amicizia condividendone il percorso in CONFIAM e potendoci frequentare anche al di fuori dei contesti professionali. Oggi è anche il mio supervisore. Devo dire che ogni volta che ho la fortuna e il piacere di attingere alla ricca esperienza professionale e umana di Ferruccio è sempre una sorpresa e una novità che mi lascia dentro un forte desiderio di approfondire e indagare aspetti che spesso dò per scontato o non considero. Ferruccio ha saputo aprirsi con onestà intellettuale lasciando trasparire tutte le emozioni legate al suo immenso lavoro di questi anni al centro Paolo VI di Casalnoceto e queste emozioni sono arrivate a tutti, nonostante la distanza.
Ho sentito molta empatia e ascolto profondo da parte di tutti, me compreso. Il caso di Chiara e Greta[1] portato da Ferruccio mi ha coinvolto profondamente fino a risuonare dentro di me, riportandomi alla memoria situazioni simili vissute nei miei anni di lavoro in comunità per adolescenti e riaccendendo dentro di me non solo il ricordo ma anche il vissuto emozionale annesso. Grazie anche alla risonanza di altri colleghi intervenuti che hanno testimoniato le medesime difficoltà, seppur in contesti diversi, ho sentito quella vicinanza (quella sensazione che ti fa dire che non sei l’unico ad aver vissuto quelle difficoltà e ad avere avuto quei dubbi) che a volte manca a chi lavora come noi nella relazione di aiuto e non sempre ha la possibilità di confrontarsi con chi parla la “nostra stessa lingua”. Le tre ore di supervisione sono volate. Avrei voluto ascoltare ancora e ancora le stimolanti riflessioni che Ferruccio De Maestri ha dedicato a noi in questa occasione proficua e unica, in cui noi professionisti della musicoterapia possiamo sentirci liberi di confrontarci e condividere perplessità, speranze, emozioni, difficoltà e successi. Uso ancora questo termine (successo) scritto nella chat di domenica e rilevato da Ferruccio, non come vanto o mero intento “autoincensatorio” ma perché credo che noi musicoterapeuti italiani abbiamo bisogno e dobbiamo, ogni tanto, credere maggiormente in ciò che facciamo direi nonostante tutto. Poter credere che se un utente, ospite di comunità o in carico privatamente, riesce a trovare un nuovo equilibrio e a poter vivere una vita migliore sia anche per merito nostro. Insomma una pacca sulla spalla, ogni tanto, dobbiamo darcela da soli. Ringrazio molto Ferruccio per il tempo che ci ha dedicato e per la parte di vita che ci ha donato. Grazie anche per i suggerimenti molto utili su testi e sulle scale di valutazione (generosità non sempre scontata). Alla prossima arricchente occasione di incontro tra noi.
[1] Nomi di fantasia, in ottemperanza alla legge della privacy.