PER SAPERE COSA è IL MIF
MIF, 25 gennaio 2025
[25/01/26, 13:09:29]
Crescenzi Valeria
D’istinto, condivido questa canzone.
Ogni parola.
Per Silvia e per tutti noi.
https://youtu.be/ZhweM3V3L_o?si=kiNtdCQYPtBnpRwp
[25/01/26, 13:10:53]
Espina Lisanti Julieta
Grazie mille Silvia, Pino e a questo bellissimo gruppo.
Come di solito, è stata una meravigliosa intervisione 🩷.
[25/01/26, 14:02:17]
Simone Rizzardi
Grazie Silvia, grazie Pino.
Questo incontro ha risuonato in me riguardo alla narrativa della sofferenza.
Sentire il racconto di Silvia mi ha attivato un pensiero sul riuscire sempre a intravedere e leggere le diagnosi e i progetti dei nostri pazienti da quel punto di vista.
Cassell diceva che: “I corpi sentono dolore, ma solo le persone soffrono” e il filosofo Ricoeur ci ricorda che la sofferenza è l’eco riflessiva del dolore.
È il “dolore della mente, del cuore”, che coinvolge la memoria, il linguaggio e la speranza. Per Ricoeur, la sofferenza è il grido dell’io che si sente diminuito nel suo potere di agire.
Proprio in questo scarto tra la precisione della diagnosi e la profondità della narrazione si gioca la nostra missione. Se la diagnosi è un’etichetta che definisce il “corpo-oggetto”, la storia di Silvia ci riporta al “corpo-vissuto”, quello spazio sacro dove la malattia non è solo un guasto biologico, ma una ferita nell’identità.
Leggere i progetti dei nostri pazienti attraverso questa lente significa smettere di guardare solo alla “riparazione” di una funzione e iniziare a occuparsi della “restaurazione” di un mondo.
Significa riconoscere che, dietro ogni parametro clinico, c’è un individuo che cerca di ricomporre i frammenti della propria biografia.
L’ascolto diventa così non solo un atto di cortesia, ma un vero e proprio strumento di cura.
Riconfermo che l'intervisione è sempre un momento di bellezza dell’anima.
[25/01/26, 15:19:17]
Caldognetto Davide
Mi accoro ai ringraziamenti a Silvia e Pino.
Inter-visione/inter-testimonianza ricchissima, in termini di contenuti, di finalità e prassi operative.
Non nascondo che la testimonianza di Silvia mi ha inciso il cuore... credo mi “risuonerà” per molto tempo sul lavoro... e non solo...
Grazie ancora
[25/01/26, 15:49:05]
Olivari Paola
Cara Silvia, grazie ❤️
La tua testimonianza, il tuo coraggio e la tua condivisione trasmettono
sempre forti emozioni.
Caro Pino, un grazie di cuore anche a te!
Farò tesoro degli spunti di lavoro che hai offerto oggi.
[25/01/26, 16:15:52]
Parmeggiani Paolo
Grazie Silvia, come mi ha detto Francesco Delicati un anno fa, ti sei messa a nudo, ti sei spogliata di tutti i ruoli i (tanti) “titoli”, ti sei presentata come una donna con le sue sofferenze, i suoi dolori, i suoi piaceri e le sue speranze.
Come dici, tutto quello che incontriamo è un’opportunità.
Come dopo un incidente, perdi qualcosa, non sei più quello di prima, ma puoi riprendere il viaggio con quello che ti rimane, con quello che sei.
Senza guardare il domani, ma rimanendo al momento presente, adesso.
Quando la sofferenza è troppo grande, solo un gruppo ti può sostenere.
L’intervento, come dicevi Pino, sta nel creare un gruppo che comprende tutti, caregiver, vedove, stonati, carrozzati, un’umanità che solo con l’umano può andare avanti.
[25/01/26, 16:34:10]
Luchetta Giulia
Un’intervisione dove si sono amalgamate perfettamente competenze, esperienze, sofferenze, gioie, percorsi di vita e di lavoro, che con delicatezza e chiarezza hanno reso possibile la condivisione della moltitudine di sfumature che rende le persone, i caregivers e i professionisti così (fortunatamente) “umani” e in risonanza tra di loro... davanti a questo mi sento sia molto “piccola” e grata, sia più “grande” e arricchita.
Grazie, custodirò con cura e attenzione tutti i vissuti di questa mattinata🌸
[25/01/26, 18:04:47]
Bianchi Maria Grazia
Grazie Silvia! Grazie Pino!
L’incontro con Silvia mi ha aperto uno spazio umano di grande intensità ed emozione.
Attraverso il suo racconto, in cui ha sospeso ruoli e titoli, ha permesso l’emergere del corpo-vissuto, là dove la malattia non è solo diagnosi, ma anche esperienza.
Ci ha ricordato che la perdita non è soltanto funzionale, ma identitaria: non si torna a essere quelli di prima, ma si può continuare il viaggio a partire da ciò che resta, radicandosi nel presente e cogliendo tutto come un’opportunità.
Anche in me ha risuonato fortemente il distinguo clinico tra dolore e sofferenza.
Ricordo di aver letto che “i corpi sentono dolore, ma solo le persone soffrono”, una riflessione che separa il dato biologico dall’esperienza algica soggettiva della sofferenza… ed è proprio quello che è affiorato questa mattina.
Il lavoro di Pino sottolinea un altro elemento fondamentale: il gruppo come contenitore terapeutico, un gruppo eterogeneo che incarna una vera e propria identità sonora condivisa, dove l’insieme, prima del singolo, diventa fattore di sostegno e di cura.
L’intervisione di questa mattina si configura, ancora di più, come uno spazio di risonanza profonda. Davanti alla complessità percepita, sentirsi “piccoli” e allo stesso tempo “arricchiti” è forse uno degli indicatori più autentici di un racconto di esperienze vivo, clinico, etico e profondamente umano.
[25/01/26, 18:23:42]
Cerri Stefania
A Silvia
Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto…
Era il 1989… ad Assisi il corso di musicoterapia ci portava altrove, nel luogo
Dell’incontro musicale dove le speranze non son vane.
Oggi mi hai colpito per la tua messa in gioco…
Le risonanze mi hanno avvolta, e non è cosa da poco.
Il tuffo nel passato mi ha accolta nel tempo della svolta.
Oltre al tempo felice di Assisi, anche come caregiver tu mi avvisi.
E allora tanto ti capisco, quanto il viaggio, fin dal suo inizio, ti rende vispo.
Con mia madre e con la SLA abbiamo corso di qua e di là, per trovar soluzioni
che non trattavano di definitive guarigioni.
Il pianoforte io suonavo e il mister diventava vano, acquietato e ammutolito
manco osava alzare il dito.
L’umorismo di cui ha detto Mollica, un ingrediente indispensabile; in men
che non si dica, rende abili al volo e senza dolo, perché la leggerezza
allontana ogni paura con destrezza.
Quanto è vero che con il mister cambia l’orizzonte!
Quel che si vede, è un nuovo monte.
Così alcune amicizie si lasciano cadere e restano solo quelle vere, rotolano in
discesa e non hanno più alcuna presa.
Musicali allora devono essere le relazioni, senza quelle stonature fatte di
presunzioni e di supposte buone ragioni.
Musicali perché solo loro ti mettono le ali contro la pesantezza, allontanando
ogni grettezza.
Ti ringrazio per il tuo canto, che sia perpetuo e possa sempre scorrere con
rinnovato incanto!
[25/01/26, 19:01:07]
Branchini Lisa
Un'intervisione emotivamente coinvolgente tanto che le parole in questo momento mi sono difficili da trovare.
Solo grazie a Silvia per la testimonianza di vita e grazie a Pino per aver trattato il tema del coinvolgimento dei caregivers, ruolo nel quale non sempre ci si concede di riconoscere a sé stessə il bisogno di essere sostenuti.
🙏🏻
[25/01/26, 19:52:45]
Caroli Roberto
Silvia è stata molto chiara, disponibile a raccontare di se stessa, lasciando messaggi altamente istruttivi e di efficace sensibilizzazione.
Adattamento, sfida, pazienza e speranza sono le parole di una guerriera che guarda al futuro non solo di sé ma dell'altro.
Dolore e sofferenza non le impediscono di condividere la bellezza, che come ha ben detto Marzia, è un potente toccasana e catalizzatore di unità.
Così, mi vien da dire che Silvia è una bella persona, ricca di esperienza, professionalità e capace di mettersi sorprendentemente in discussione.
Pino ha saputo con la sua gentilezza e pacatezza, descrivere problematiche, prassi e percorsi del suo fare musicoterapico, mostrando con semplicità la sua bravura professionale e notevole umanità, interfacciandosi perfettamente con Silvia.
È stata un’intervisione diversa, connessa con la realtà e le varie realtà.
Un racconto professionale straordinario di vita, riflessione e prospettiva.
Non posso che ringraziare per l'impegno, la qualità dei contenuti e la passione manifestata.
Grazie anche per gli interventi di altrettanta qualità ed efficacia dei partecipanti, che come ben descrive Renato... nonostante tutto il viaggio rimane la migliore chance...e questo con MIF, ci porta ad esplorare lidi lontani.
[25/01/26, 20:54:29]
Angela De Venuto
Perdonate se riferisco le mie risonanze con poco ordine… ma eccomi.
“Mr. Parkinson".
Una persona, una identità, in discussione.
Confronto con un altro dentro.
Un dialogo interno.
Mi ha rimandato subito al dialogo sonoro, intra e interpersonale.
La narrazione a parole, mi ha commosso.
Mi chiedo perché l'ascolto delle parole mi risulti così difficile da sostenere emotivamente, mentre mi sento più solida e meglio in grado di accompagnare se mi metto in viaggio nel non verbale.
Forse è una questione di "pensare il dolore e la sofferenza".
Mentre nel non verbale siamo in un altrove immediato, più intimo, più qui, più ora, più desideroso di vita, più bello, urgente.
Forse è questo il distogliere di cui si parlava?
Con questa sottigliezza che sottolineava Pino, non ti distolgo, siamo in altro.
Uno spazio-tempo interno eppur condivisibile, dove possiamo dare corpo e voce alla bellezza e al piacere.
E sempre in tema di "luogo"...
Le parole di Mollica le ricordo come un "ti prego non venire con me, non accompagnarmi più, non sei desiderato, quando sarò Altrove".
E d'altra parte il desiderio forte di Silvia, qui e ora, di bellezza, di musica, di condivisione, di dare e ricevere.
Ho sentito cuore nel suo essere contenta delle gratificazioni vissute con e dai suoi amici. Generosa.
Connessa.
Accogliente.
Passare da una soglia di confine che argina nel proprio corpo la sofferenza di non sentirlo tuo, all'apertura della soglia dove il corpo trova altre possibilità anche e soprattutto nell'incontro con altre persone, nella condivisione autentica, sentendo di nuovo una risonante bellezza.
Dall'accettare, di cui la malattia è il punto di partenza, all'amare il viaggio ogni giorno nuovo.
Forte come il sole attraverso le nuvole, le parole cristallizzate da Marzia "la malattia e il dolore non sono mai l'ultima parola sulla nostra vita".
Mi ha colpito la frase di Silvia "il modo in cui scegli di vivere la malattia".
Mi ha portato subito sulla soglia dell'altro, in una sorta di inibizione che mi capita di sentire, richiamata a quella distanza un po' "giusta" e un po' dovuta al timore di fare un passo falso.
Ma io cosa so, di lui, di lei.
Potrei mai io...?
La paura di ferire, in particolar modo con le parole.
Quante volte ci fermiamo, nei gesti e soprattutto nelle parole, per rispetto al modo e al tempo di ciascuno.
Ma poi penso anche al fattor comune, della sofferenza, che pur in mille irripetibilità e differenze ci stringe in un umano percepibile, che è possibile sentire anche se mai sentito, che ci avvicina, ci rende prossimi.
Una conferma: tutte le persone che ho incontrato nella vita privata e professionale che si sono imbattute in sfide di salute importanti e grandi dolori e sofferenza, hanno dichiarato di essere ancora più legati alla musica.
Di ascoltarla con ancora più beneficio, coinvolgimento e conferendole un valore più elevato su tutti i piani: scientifico, umano, spirituale, affettivo.
Come qualcuno ha già detto, le parole di Silva ci hanno richiamato a quella responsabilità alla qualità della vita che è nostra, di tutti, con o senza un qualche tipo di diagnosi o incidente di percorso.
Un monito, una profilassi, un richiamo che non ci ripetiamo mai abbastanza.
Ascoltare il corpo e "puntare alle relazioni vere".
Questi incontri di intervisione ci fanno un gran bene, come persone, innanzitutto.
Oggi voglio ringraziare con speciale calore Silvia, perché ci ha donato prendendo a piene mani dal suo stesso cuore.
E voglio ringraziare Pino, che riesce ad avere cura delle piccole cose, con l'attenzione al piacere di un caffè o di una parola detta con tempo.
Un'attenzione e delicatezza verso la Persona mai ostentate ma sempre presenti, dentro e fuori dal setting.
Grazie a tutti.
Angela
A cura di Giangiuseppe Bonardi