Un nuovo giorno si leva su Sarginazze e già qualcuno comincia ad affacciarsi sulla piazzetta. Sono i più anziani ad arrivare per primi. La loro notte, piena di malesseri, termina molto presto. Se ne escono di casa, sollecitati dalle donne che già si affaccendano nei soliti lavori casalinghi, e si portano direttamente nel giardino al centro dello spiazzo, dove la quercia pluricentenaria assiste al lento trascorrere del tempo e al ricambio delle generazioni. La monumentale fontana in basalto, di forma ottagonale, fa da testimone discreta alle conversazioni dei frequentatori, alle considerazioni sul tempo, sulla bontà dei raccolti, sulle notizie dei figli lontani. Al centro della vasca si erge una colonna sulla cui sommità si trova la corta statua di un bambino che piscia. Il suo piscio va ad incrementare l'acqua verde per le alghe mai eliminate. Si nota qualche raro pesciolino ma sono molto più numerose le foglie che ondeggiano sulla superficie. Si dice che la fontana sia stata fatta costruire da un antico signore del paese il quale aveva viaggiato molto e aveva voluto riprodurre il bambino visto in una grande città straniera. Chi ha avuto dei signori nella sua storia, ecclesiastici, nobili o borghesi, oggi si ritrova qualche monumento e qualche palazzo di valore. E così è per il paese che fa da sfondo alle nostre storie.
Oggi è giorno di festa. Le vecchiette affrettano il passo per non perdere la prima Messa nella chiesa che si affaccia su uno dei lati della piazza. Più tardi ce ne sarà un'altra, ma quella è per le persone che non hanno niente da fare, per la gioventù, per chi si può permettere lo struscio.
Passano via senza deviare lo sguardo dalla loro mèta, incuranti e intimorite dagli sguardi e dalla curiosità dei paesani. Questi, peraltro, non hanno granché interesse per loro. Giusto qualche pettegolezzo se è il caso. Quella è rimasta vedova giovanissima e ha dovuto tirar su quattro figli, di cui tre sono morti della stessa malattia del padre. Quell'altra non ha aspettato che un mese prima di riaccasarsi. Quell'altra ancora è fortunata ad avere una figlia che l'assiste, e così via. Dopo una mezz'oretta la funzione termina e una piccola processione di fazzoletti neri si disperde nelle stradine adiacenti.
Verso le undici la piazza si anima per davvero. Bancarelle affollate, banda musicale che fa il giro mattutino, gruppi di ragazzini che si inseguono a colpi di pistole ad acqua. Il giardinetto è tutto un via vai festoso, allegro, risa e saluti calorosi. Sono tutti agghindati coi loro abiti migliori.
Anche don Vincenzo Callisto è della combriccola, come sempre. Oggi sembra una pasqua. Essendo il più altolocato è anche il più elegante. Donna Carmina non lo farebbe certo uscire in un giorno di festa in abbigliamento banale. Indossa giacca e pantaloni di un bel velluto marrone. Sotto, un panciotto dello stesso tessuto ma di un colore leggermente più chiaro, adornato, come si conviene a un nobile, da un orologio da tasca con catenina d'oro. Il tutto su una candida camicia con collo e polsini orlati di vaporosi volant e, invece della solita cravatta, una cordicella annodata su cui fa bella figura una spilla d'oro. In testa un cappello nuovo di zecca con una piccola penna bianca che spunta a un lato. Anche la pipa non è quella solita, è un po' più lunga e dal beccuccio ricurvo, la pipa dei giorni di festa, da cui aspira con lentezza magistrale lunghe boccate di fumo che poi diffonde tutt'intorno. Nel far ciò tiene gli occhietti socchiusi da cui traspare tutta la sua soddisfazione. Una leggera fragranza di acqua di colonia dimostra che don Vincenzo si è lustrato per bene, e questa si che è una novità, perché, nonostante il suo atteggiarsi a persona di alto rango, non va molto d’accordo con l'igiene. Ricordate la faccenda del bidet?
Naturalmente tutti si complimentano per la sua eleganza. Questa volta non c'è da farsi gioco, è veramente ben vestito. E non c'è in alcuno né invidia né derisione perché don Vincenzo, anche se se la fa con loro, è pur sempre un nobile, sebbene non unanimemente riconosciuto. E poi, anche se non fosse così, è l'unico a saper indossare certi capi, con classe e ostentata indifferenza.
Gli amici e discepoli hanno fatto del loro meglio, oggi, per essere non all'altezza inarrivabile del loro maestro, ma almeno per essere degni della sua amicizia. E poi, detto tra noi, ogni minima parvenza di eleganza metterebbe in crisi seria l'intero sistema nervoso del narciso. Le loro donne li hanno addobbati bene prima di mandarli a spasso, ed ora esibiscono il loro guardaroba vecchio di anni ma tenuto in naftalina per le grandi occasioni. Infatti, a ben annusare, non si può fare a meno di sentirne uno sgradevole odore mal dissimulato da generose spruzzate di lavanda da quattro soldi.
E così, pavoneggiandosi e complimentandosi a vicenda, dandosi pacche sulle spalle e facendosi reciprocamente gli auguri, passano il tempo, in attesa che finisca la Messa grande. Loro in chiesa non ci vanno, non si fanno imbrogliare dal prete ma, soprattutto, non vanno a confondersi con la massa dei bigotti. Eppure rispettano la solennità per approfittare delle piacevoli opportunità che offre.
Aspettano fuori per praticare la solita arte del pettegolezzo. Per lo più si tratta di malignare su qualcuno che si trascina per una gamba offesa, o su un presuntuoso che passa senza salutare, o su un altro che si è convertito dopo una vita disordinata perché si avvicina l'ora del giudizio. Nel giardino sostano gli uomini maturi e gli anziani. I giovani, invece, si dispongono davanti all'ingresso della chiesa, appostati strategicamente per cogliere gli sguardi furtivi delle ragazze. Anch’esse cercano tutt'intorno gli occhi degli spasimanti, affrettando però il passo per non attirare l’attenzione. Le donne mature, infatti, sono in agguato, in attesa di cogliere qualche segnale su cui poter ricamare insieme alle comari. Intanto i lazzi di Gennarino ‘e vucchella rossa non risparmiano nessuno ma non suscitano alcuna reazione. È conosciuto da tutti e da tutti tollerato. Solo don Vincenzo non sopporta le burle del ragazzaccio.
In pochi minuti, la chiesa si svuota. Anche la piazzetta rimane deserta. Solo la quercia e la fontana ottagonale restano a presidiare il territorio, in attesa del ritrovo pomeridiano. Allora, ai soliti argomenti di discussione, si aggiungerà il pranzo festivo, chi ha mangiato così e chi ha mangiato cosà. Per il resto la solita minestra.