Un fatto importante è accaduto dall'ultimo numero di questo magazine. Gli elettori britannici, appositamente consultati, hanno scelto l’uscita dall’Unione Europea. Considerazioni a parte circa l’indizione strumentale del referendum che si è ritorto contro chi l’aveva deciso, spaccando anche le varie parti del paese, e sul grado di coscienza dell’elettorato medio circa le possibili conseguenze, il risultato ha determinato una grave scossa sulla politica europea che ricorda la bocciatura della CED (Comunità di difesa) da parte della Francia nel 1954. Oggi come allora l’edificio sembra vacillare.
Il Regno Unito non è una trascurabile entità. Si tratta di un paese molto importante dal punto di vista demografico, economico, culturale e politico, la cui esistenza, checché se ne dica, è strettamente intrecciata e interdipendente con il Continente. Inutile stare a ripetere i dati riportati da tutti gli organi di informazione.
A noi preme sottolineare il pericolo di una emulazione da parte di altri paesi e la necessità di chiedere un rafforzamento delle istituzioni e una loro maggiore democratizzazione per rendere effettivo lo slogan “l’Europa dei cittadini”.
In caso contrario tutto l’edificio rischierà di crollare sotto i colpi degli egoismi e dei nazionalismi.
Per troppi anni ci si è cullati sui risultati raggiunti. Invece la crisi economica, le pressioni demografiche dall’esterno, l’instabilità politica ai nostri confini hanno messo tutto in discussione. Si rende necessario un nuovo slancio ideale e una visione meno miope dei governi europei.
Prima di imbarcare altri paesi, sarebbe stato meglio e sarà meglio in futuro procedere a una maggiore integrazione di quelli che già ne fanno parte, in particolare nella zona euro. Un dilemma già presentatosi nei decenni scorsi, colpevolmente sottovalutato.