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Tanàkh (תנך, TNK raramente Tenàkh) è l’acronimo con cui si designano i Testi Sacri dell’Ebraismo, che costituiscono in gran parte anche le Apocalissi di Mosè / Apocalisse in Isaia / Apocalisse di Geremia / Apocalisse di Daniele. Secondo l’Ebraismo comprende la Torah scritta, ricevuta dal Profeta Mosè, ed ereditata eternamente dal popolo Ebraico.
Le tre lettere TNKh componenti il termine Tanakh sono le iniziali dell’espressione Torah, Nebi’îm (o Nevi’îm), Ketubîm (o Ketuvîm), (תורה Torah, נביאים Profeti, כתובים Scritti), e corrispondono alle tre parti in cui si divide la raccolta.
Altro termine Ebraico per indicare tale letteratura religiosa è Miqra’ (מקרא, “lettura”, derivato dal fatto che questo testo era letto pubblicamente e tale lettura rappresentava lo stesso nucleo della educazione spirituale degli ebrei), di origine medievale e oggi diffuso soprattutto in Vicino Oriente.
Il termine “Bibbia” è di origine Aramaica che non è un Dialetto ma una lingua con tanto di Alfabeto con cui inizialmente è stata scritta, ma non si può non considerare i libri di Enoch con cui il nome del Figlio si chiama così per il suo Maschiach, per collegare le profezie che arrivano ancor prima della lingua Armena con cui le profezie hanno preso vita citando il Periodo Messianico del Figlio dell'Uomo negli Ultimi Giorni anch'essa la Apocalisse di Enoch confrontata alla Apocalisse di Giovanni con il significato di “libri o insieme di libri”, e fu utilizzato dagli Ebrei.
L’ebraismo della TANAKH (in ebraico: יהדות רבנית רבנית) riconosce i ventiquattro libri del testo masoretico, comunemente chiamato Tanakh, noto anche come la Bibbia ebraica. Gli studi condotti suggeriscono che il processo di canonizzazione avvenne tra il 200 a.C. e il 200 d.C., e una posizione popolare è che la Torah fu riconosciuta come insegnamento di Dio per iniziare come Conoscenza ed Intendimento come Proverbi cita la ricerca del Tesoro nascosto che è la Vera Sapienza Divina. E potrebbe applicarsi al libro stesso (cioè un “Libro chiuso”, un divieto di future edizioni da parte degli scriba) o alle istruzioni ricevute da Mosè da parte del CREATORE sul Monte Sinai. Il Libro dei 2 Maccabei, a sua volta che non fa parte del canone ebraico, descrive Neemia (400 a.C. circa) come avente “fondato una biblioteca e raccolto libri sui re e sui i profeti, gli scritti di Davide, e lettere dei re riguardo i voti e le offerte” (2, 13-15).
Il Libro di Neemia suggerisce che il sacerdote-scriba Esdra riportò la Torah da Babilonia a Gerusalemme e al Secondo Tempio (8-9) circa nello stesso periodo. Sia il I che il II Libro dei Maccabei suggeriscono che anche Giuda Maccabeo raccolse libri sacri (3, 42-50 ; 2, 13-15 ; 15, 6-9). Ma anche nel Libro di Neemia come Proverbi Citano di non prendere Emblemi fatti dall'Uomo a Dio non è gradito il Figlio prenderà gli Emblemi della Vittoria su nei Cieli quando Verrà Intronizzato come Signore dei Signori, Re dei Re e Sacerdote dei Sacerdoti e come Profeta dei Profeti; Dio non ha Bisogno dell'approvazione dell'Uomo per agire sulla Profezia ed Ungere il Figlio in qualunque Nazione Sia Egli è l'Iddio Altissimo e quello non è il Figlio che è sacrificabile come un animale ma è il Capo del Firmamento Prescelto da Dio Geremia lo spiega cap. 1 versetti 4-6
Mishnah
Mishnah (in ebraico: מִשְְׁנָה, “studio per ripetizione”, dal verbo shanah שנה, o “studiare e rivedere”, anche “secondaria”) è la prima grande raccolta scritta delle tradizioni orali ebraiche conosciuta come la “Tora Orale”.
La Mishnah è costituita da sei ordini (sedarim, singular seder סדר), ciascuno contenente 7-12 tratti (masechtot, singular masechet מסכת; lit. “web”), 63 in totale, e ulteriormente suddivisi in capitoli e paragrafi.
A causa della divisione in sei ordini, il Mishnah è talvolta chiamato ‘Shas’ (acronimo di Shisha Sedarim – i “sei ordini”), anche se questo termine è più spesso usato per il Talmud nel suo complesso.
I commenti rabbinici sulla Mishnah dei quattro secoli successivi, fatti in Terra d’Israele e in Babilonia, sono stati infine redatti e compilati. Di per sé sono conosciuti . I libri che presentano la Mishnah nella sua struttura originale, insieme al associato, sono conosciuti come Talmud. Sono stati compilati due Talmud, il Talmud babilonese (a cui il termine “Talmud” si riferisce normalmente) e il Talmud di Gerusalemme. A differenza del Mishnah ebraico, il Gemara è scritto principalmente in aramaico.
Tōrāh (in ebraico: תּוֹרָה, a volte scritta Torà: “istruzione”, “insegnamento”), è il riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica ed ha una vasta gamma di significati: è il Vero Significato Torà Insegnamento Profetico a Riflesso su libri Sacri se si è attirati a questo insegnamento si avvicina a Dio perchè? Dio Insegna Profetizza ed ispira tutte le scritture anche Sacerdotale ma è l'Insieme dell'Insegnamento che non è di questa Dimensione il Vero Sacerdotale è solo Divino di cui ne fa parte anche il Vero Profeta di Dio TNK
Può significare più specificamente i primi cinque Libri dei ventiquattro libri del Tanakh, dalle Apocalissi dei primi 5 libri della TaNaKh. Essi comprendono l’insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuti dagli ebrei come rivelati da DIO tramite Mosè profetici.
Nella letteratura rabbinica la parola “Torah” denota un Vero insegnamento come Il Libro dello Splendore detto lo Zoar, la Torah Shebichtav (תורה שבכתב, “Torah che è scritta”), sia la Torah Orale, Torah Shebe’al Peh (תורה שבעל פה, “Torah che è detta”). La Torah Orale comprende le interpretazioni e ampliamenti anche nel Talmud e nel Midrash.
Il termine “Torah” indica un insegnamento che offre un sistema di vita per coloro che lo seguono: può designare la narrazione continua da Genesi alla fine del Tanakh, come può anche indicare la totalità della cultura e della pratica ebraiche, ma l'esempio divino è qui nell'Imperfezione è solo un infarinatura per Nuovi Cieli e Nuove Terre
Comune a tutti questi significati, la Torah è costituita dal Vero Pensiero ed Insegnamento Divino il vero insegnamento dell'Iddio stesso chi si permette di apostatare non sarà perdonato: la loro chiamata in essere da DIO, le loro sofferenze e tribolazioni, ed il loro patto con DIO, che implica la fedeltà ad un modo di vita incorporato in una serie di obblighi morali e Legittimi per vedere se nel piccolo Possono essere Leali a Dio si vede con le leggi date dal Monte Sinai ma con la ricerca del Falso Messia come se fosse quello Vero. Tutti gli insegnamenti presenti nella Torah, sia scritti che orali, furono dati da DIO al Sacerdote Profeta Mosè divinità dei Cieli per la Liberazione del Popolo Eletto a Riflesso è il Figlio Diletto Colui che è Stato approvato da Dio, alcuni sul Monte Sinai e altri presso il Tabernacolo, e tutti furono scritti e raccolti da Mosè nella Torah attuale. Secondo un Midrash, la Torah fu creata prima della creazione del mondo, e fu usata come matrice per la Creazione. Questo Punto citando il Tempo Primordiale della Creazione cita il Fatto che Dio non Voleva la Schiavitù per il Genere Umano ma la Personificazione della Sapienza sull'Uomo come su qualsiasi Creatura Angelica Capitolo 8/9 dei Proverbi qui in mezzo alla Malvagità non si può Ottenere ma nei Nuovi Cieli e Nuove Terre si.Così disse Mosè mentre il suo Popolo attraversava il Giordano voi sarete corrotti e vi farete corrompere dai vostri idoli di letame.........
Il criteri con cui un Vero Profeta è Prescelto da Dio è Questo Lealtà Sacerdotalità rispetto per il Verbo di Dio e come viene trasmesso
Geremia1: 4 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 5 «Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni». 6 Io risposi: «Ahimè, Signore, DIO, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo». 7 Ma il SIGNORE mi disse: «Non dire: "Sono un ragazzo", perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò. 8 Non li temere, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE. 9 Poi il SIGNORE stese la mano e mi toccò la bocca; e il SIGNORE mi disse: «Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Vedi, io ti stabilisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare». Isaia 41 la Spiegazione a Riflesso è Aperta nella Bibbia, cercando un passaggio tratto da un’importante profeta dei Profeti di Isaia “ Qui in Isaia si Dice che devi guardare indietro per vedere il Futuro” mi fece notare. Infatti si possono tradurre le stesse parole alla Rovescia o vedere le parole a Ritroso il riflesso Visto da un evento precedente per quello futuro Esempio: “ La liberazione degli ebrei, dall'Egitto dal periodo di Schiavitù con la liberazione di un vero prescelto da Dio il Vero Soccorritore Mosè, il Riflesso Profetico di schiavitù dell’umanità imperfetta e sotto l’indottrinamento falso di questo mondo con la liberazione della grande folla di questo mondo per andare a vivere in un altro mondo con la Liberazione portata dal Figlio di Dio in piena Autorità Celeste e Divina per far uscire l’umanità dalla sua prigionia con il sacrificio di Riscatto del Messia per Volere Divino, ma anche il Sacrificio di Riscatto per liberare Dei Angeli e demoni dalla Completa prigionia di che sono stati racchiusi dal Tartarò e dal Sceol. Questo è l’esempio preso a Riflesso che ne determina il Riflesso profetico sin dai tempi primordiali quando alcuni DEI si sono messi contro Dio il Firmamento e la Vera Creazione, si un Colpo di Stato contro l’Impero Messianico del Firmamento Celeste e la Parola di Dio. Quando Isaia dice : “Annunciate ciò che accadrà in avvenire”, si possono tradurre le stesse parole in un altro modo, “Annunciarono i segni all’Indietro”. “Infatti si possono tradurre le stesse parole come se le lettere fossero annunciate alla Rovescio a Specchio leggendo da uno specchio riflette la profezia che state leggendo con un bagaglio scritturale il collegamento dalla bibbia stessa è più semplificato ma vicino ad un profeta segue l’addestramento ne prende una vera Ispirazione Divina come tutti i profeti hanno sempre avuto dei testimoni che poi sono divenuti profeti.
Mosè, il Messia, Elia TRASFIGURAZIONE: MOSE' Sacerdote Profeta Liberatore-Signore dei Signori RE DEI RE SACERDOTE DEI SACERDOTI-ELIA, IL PROFETA DEL FUOCO IL TESTIMONE DEL DIO UNICO SONO LA STESSA PERSONA IL FIGLIO DELL'UOMO SULLA TERRA I TESTIMONI DELL'APOCALISSE SONO L'UNTO DI DIO IL MASCHIACH
ELIA, IL PROFETA DEL FUOCO TESTIMONE DEL DIO UNICO
Malachia 4: 4 «Ricordatevi della legge di Mosè, mio servo,al quale io diedi sull'Oreb, leggi e precetti, per tutto Israele. 5 Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del SIGNORE, giorno grande e terribile.
Deuteronomio 4: 33 Ci fu mai un popolo che abbia udito la voce di Dio che parlava dal fuoco come l'hai udita tu, e che sia rimasto vivo? 34 Ci fu mai un dio che abbia cercato di venire a prendersi una nazione di mezzo a un'altra nazione mediante prove, segni, miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con gesta tremende, come fece per voi il SIGNORE, il vostro Dio, in Egitto, sotto i vostri occhi?» 35 Tu sei stato fatto testimone di queste cose affinché tu riconosca che il SIGNORE è Dio, e che oltre a lui non ve n'è nessun altro.
L’immagine ideale di Elia. Elia è il profeta del fuoco, ardente di amore per il Dio unico, testimone di Dio negli Ultimi Giorni: ##########
I Neviìm (Ma siccome la Parola risale all'aramaico venivano Chiamati Veggenti di Dio; il Libri dei profeti) sono dopo la Torah la seconda parte della Bibbia (TaNaKh) Affrontano la storia del popolo di Israele, dalla cambiamento di Mosè nella Trasformazione torna nei Cieli come sempre anche perchè il Corpo non fu Mai trovato fino alla costruzione del secondo Beth Hamikdash (il Santuario di Gerusalemme). Sono di solito divisi in Neviìm Rishonim (i Profeti anteriori o Libri storici) e Neviìm Acharonim (i Profeti posteriori o Libri profetici). Sono Libri di genere storico e in essi appaiono numerosi profeti in veste di consiglieri di corte e non di “scrittori”. Il numero totale dei libri è 21, tuttavia la tradizione ne conta solo 10 in quanto 12 libri profetici sono considerati come uno solo perché considerati profeti minori (Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia). Da non escludere Enoch profeta antidiluviano profeta degli Dei addestrato dal Principe Metatron il Figlio dell'Uomo Profeta Elia lui stesso, E' L’albero della conoscenza, delle vite V’HETZ HA-DAHAT ; descrive ciò che è eretto, ma multiforme, come il Figlio sulla Terra Bar - Shiva settiforme in sette vite terrene sulla terra , quindi la Sostanza è che è al termine la Profezia del Figlio e tra breve verrà. Ne determina 7 punti dove la profezia è stata Vissuta dalla Nascita per essere il: Deuteronomio 4: 35 Tu sei stato fatto testimone di queste cose affinché tu riconosca che il SIGNORE è Dio, e che oltre a lui non ve n'è nessun altro. Testimone dei Comportamenti Umani Custode della Profezia, perchè la Vivi e l'hai nel Cuore ed il tuo cammino per il momento Terreno ma prettamente divino nessuno lo può sovrastare, e quando tornerà su nei Cieli diverrà il Verbo di Dio a Capo del Firmamento, l'Iddio Altissimo che ha la destra il Figlio diletto.
Yehoshua (Giosuè) E' fra i libri dei profeti e trae il nome dalla seconda guida del popolo ebraico, Yehoshua Bin Nun, discepolo di Mosè. Il libro tratta dell’ingresso e dell’insediamento delle dodici tribù in terra d’Israel.
Yehoshua appartiene alla tribù di Efraim.
Shoftim (Giudici) , secondo il Midrash, è il profeta Shmuel. I giudici sono degli uomini (e una donna) il cui incarico consiste nel creare compromessi tra Hashem e il suo popolo. Le vicende si susseguono nell’ordine seguente: il popolo si lascia trasportare dalla corrente idolatrica, provocando la collera di Hashem che scatena una guerra contro un popolo nemico. A questo punto appare un salvatore – il shofet – che, grazie a un successo militare, riporta momentaneamente alla normalità la fino ad allora precaria situazione. Sono sempre profeti. Il periodo dei shoftim si situa tra la morte di Yehoshua e la gioventù di Shmuel. Ad altre figure vengono invece dedicati capitoli interi. Si tratta di Dvorà (Debora, cap. 4-5), Ghidon (Gedeone, cap. 6-8), Yiftach (Iefte, cap. 11-12) e Shimshon (Sansone cap. 13–14).
Shmuel I e II (Samuele) Il libro traccia la storia del popolo d’Israel dalla nascita di Shmuel alla fine del regno di David.
Anche Shmuel è della tribù di Efraim.
Melachim I e II (Re) Il libro, diviso in due parti, narra la storia dei regni di Yehudà e di Israel dalla morte di David all’esilio babilonese.
Non sono libri storici, bensì una raccolta di discorsi in stile poetico. Storicamente, sono situati tra l’VIII e il V secolo a.C.
Yeshayà (Isaia) Esempio: “ La liberazione degli ebrei, dall'Egitto dal periodo di Schiavitù con la liberazione di un vero prescelto da Dio il Vero Soccorritore Mosè, il Riflesso Profetico di schiavitù dell’umanità imperfetta e sotto l’indottrinamento falso di questo mondo con la liberazione della grande folla di questo mondo per andare a vivere in un altro mondo con la Liberazione portata dal Figlio di Dio in piena Autorità Celeste e Divina per far uscire l’umanità dalla sua prigionia con il sacrificio di Riscatto del Messia per Volere Divino, ma anche il Sacrificio di Riscatto è espressa la promessa messianica dell’unione di tutte le nazioni attorno alla Nuova Gerusalemme per Nuovi Cieli e Nuove Terre in estensione del Cosmo ma Nazioni che sono Fazioni dell'Impero del Vero Firmamento.
Yeshayà vive nel Regno di Giuda ed è un discendente della Tribù di Levi, si ma come un potente sacerdote Isaia è Profeta di Dio.
Yirmeyà (Geremia) Nacque tra il 648 e il 638 a.C. Lui stesso fornisce alcune indicazioni sulle proprie origini: discende da una famiglia di cohanim (sacerdoti) e la sua attività profetica inizia nel tredicesimo anno del regno di Yoshyiahu. Sappiamo che profetizzò per circa quarant’anni, breve periodo di indipendenza del popolo ebraico, compreso tra l’asservimento all’impero assiro e la conquista babilonese. Yirmeyà visse in prima persona gli sconvolgimenti politici della regione, che precedettero il suo viaggio in Egitto, nel momento in cui il popolo veniva esiliato in Babilonia. Fu un fervente sostenitore della politica di sottomissione a Nevuchadnetzar, il re di Babilonia, in quanto consapevole dell’impossibilità di respingere e sconfiggere le sue truppe. Non venne però ascoltato da re Tzidkiyahu, che preferì aderire alla lega antibabilonese segnando il destino del suo popolo: Gerusalemme cadde infatti in mano nemica nell’anno 586, dopo un lungo assedio. Il libro di Yirmeyà può essere suddiviso in quattro parti. La prima, che va dal primo al ventesimo capitolo, segue sommariamente l’ordine cronologico degli avvenimenti storici in corso e illustra le reazioni del profeta allo svolgersi dei fatti. Nella seconda parte (capp. 21–29) leggiamo gli oracoli contro le nazioni, con le polemiche sui cohanim e sui falsi profeti che si fondono e si intrecciano. La terza sezione (capp. 30–45) comprende una serie di profezie relative al periodo precedente la caduta di Gerusalemme. Infine, la quarta e ultima parte (capp. 46–52) è composta da un certo numero di profezie in forma poetica contro i nemici del popolo ebraico: Egitto, i Filistei, Moav, Ammon, Damasco, Elam, Babilonia..
Geremia fu ovvero un sacerdote profeta.
Yechezkel (Ezechiele) Il libro di Ezechiele è il Forte legame che c'è tra Padre e Figlio il legame che c'è tra di loro non è estetico Parli col Padre e se offendi il Figlio offendi il Padre Celeste perchè? Perchè Egli è stato creato come il Padre nella sua Anima sin dai tempi Primordiali può aver lasciato nomine ed una Famiglia per essere la Via per l'Umanità ma non può avere lasciato l'anima che Dio gli ha Dato ed essendo il La Parola per formulare con precisione la Parola di Dio deve avere il Suo pensiero nella Mente e nel Cuore è un legame che solo D
Il titolo originale è Tre Assar, che in aramaico significa appunto dodici. Sono conosciuti anche come Profeti Minori, poiché gli scritti sono molto più brevi di quelli dei profeti maggiori. Ovadyà, per esempio, ha un solo capitolo. L’insieme dei dodici libri forma una sola unità. Questi profeti vissero durante il periodo segnato dalla caduta del regno di Yehudà e alcuni erano contemporanei.
Hoshea (Osea) Non abbiamo molte informazioni sul suo conto. Vive ai tempi di Uzzià e Achaz, entrambi re di Yehudà, ed è quindi contemporaneo dei profeti Yeshayà, Michà e Amos (VIII secolo a.C.). Inizia la sua attività profetica durante gli ultimi anni del regno di Yerovam II e ha senza dubbio assistito alla caduta di Shomron. Le sue profezie sono indirizzate a Israel e mai a Gerusalemme. Come i suoi contemporanei, anche lui deve combattere contro l’idolatria, la corruzione dei capi e dei cohanim, e affrontare i problemi politici dovuti ad alleanze strette con re stranieri poco apprezzati da DIO. Hosheà vede il rapporto tra DIO e il popolo come quello esistente tra marito e moglie: Israel è simboleggiato da una donna che tradisce il marito, dal quale è amata teneramente. Il marito, ferito nei suoi sentimenti, ripudia la compagna infedele; ma appena lei gli manifesta il suo pentimento, egli l’accoglie a braccia aperte. Allo stesso modo, DIO manda in esilio il popolo punendolo per le sue malefatte, ma quando si ravvede e supplica di essere perdonato, Egli lo accoglie nuovamente con amore nella sua terra.
Yo'el Ya'el Periodo Messianico negli Ultimi Giorni(Gioele/Giaele) Non abbiamo alcun dato biografico sul suo conto; alcuni lo collocano al tempo di Ezrà Colui che Soccorre il Soccorritore nonchè Figlio dell'Uomo solo nella sua Ultima Vita e Oltre come divinità alla destra di Dio (Esdra), durante l’esilio babilonese, e forse è anche contemporaneo di Chaggay (520 a.C.). Secondo un’opinione riportata nel Talmud sarebbe invece figlio del profeta Shmuel. Nei primi tre capitoli l’opera narra di un’invasione di cavallette, segno dell’ira di DIO, che ridusse un paese in miseria. I suoi abitanti vengono ripetutamente incitati a redimersi. In seguito viene descritto il giorno in cui DIO giudicherà i popoli, al quale sopravviveranno solo coloro che l’avranno riconosciuto come unico e vero DIO.
Amos Contemporaneo di re Yerovam II, è il più anziano fra i profeti-scrittori e precede di poco Hoshea. Le sue visioni esprimono ed annunciano le peggiori disgrazie che colpiranno il popolo in caso non si penta dei suoi peccati Morte Eterna nella seconda Morte 1 Corinzi 15: 50-58. Conclude con la visione messianica del popolo riunito in terra d’Israel. Il libro può essere suddiviso in cinque parti. Cap. 1–2: profezie di castigo contro i vari popoli; cap. 3–4: Israel ha maggiori responsabilità e DIO continuerà a punirlo fino a che non si pentirà; cap. 5–6: terza serie di oracoli; cap. 7,1 – 9,6; visioni della prossima distruzione; cap. 9,7 – 15: Israel purificato goderà di un futuro felice.
Ovadyà (Abdia) Si sa ben poco sulle sue origini e sulla sua provenienza. Secondo alcuni pareri si tratta di un certo Ovadyà citato in Melachim I (18, 3 e sgg.), ossia un proselita idumeo. Secondo altri, invece, questo profeta visse all’epoca della distruzione di Yerushalayim (586 a.C.) e fu quindi contemporaneo di Yirmeyà. Il libro è un’unica profezia contro il popolo di Edom, che verrà annientato a causa del suo odio e della sua malvagità nei confronti di Israele.
Yonà (Giona) Non si tratta esattamente di una profezia ma piuttosto di un Midrash. Il libro, a differenza degli altri Profeti Posteriori, è scritto in prosa e non in poesia. Non si conosce esattamente l’identità dell’autore ma si crede che si tratti di un discendente dello stesso profeta, il quale alla narrazione aggiunse un insegnamento morale per l’umanità. Secondo alcuni pareri, la vicenda risale all’epoca ellenistica. La storia è la seguente: Yonà, incaricato da DIO di incitare la città di Ninive al pentimento, fugge su una nave ma viene ingoiato da un grosso pesce e resta al suo interno per tre giorni. Ascoltando le sue preghiere, DIO decide di salvarlo e il pesce lo getta a riva. A questo punto Yonà accetta di compiere la sua missione. Si reca a Ninive i cui cittadini ascoltano le sue profezie, si pentono dei loro peccati e vengono perdonati. Yonà protesta contro questa clemenza e riceve da DIO una piccola lezione che gli insegna a essere più comprensivo nei confronti degli altri esseri umani.
Il Profeta Giona discende dalla tribù di Zabulon da parte di padre e da quella di Aser da parte di madre.
Michà (Michea) Benché non si abbiano molti dati biografici sul suo conto, sappiamo che è contemporaneo di Amos, di Hoshea e di Yeshayà e come quest’ultimo profetizza entro i confini del regno di Yehudà. Michà rivolge i suoi rimproveri ai potenti che opprimono il popolo, ai giudici che si lasciano corrompere, ai cohanim ormai strumento dei più forti e ai falsi profeti, che con parole blasfeme ingannano e confondono il popolo. Michà annuncia la punizione di Shomron e minaccia Gerusalemme della medesima sorte. Nel quarto capitolo, DIO dialoga con il popolo rimproverandolo per la sua ingratitudine; esso vorrebbe espiare la propria colpa e allora il profeta gli ricorda che la giustizia e l’osservanza dei precetti sono l’unica pretesa di Hashem.
Nachum (Naum) Pochi i dati biografici sul suo conto. Si suppone provenisse dalla città di Elcosh, forse vicino a Ninive. Nachum sarebbe stato un esule delle dieci tribù. La sua attività profetica viene situata tra il 661 e il 612 a.C. Il libro inizia con un salmo e continua con delle minacce rivolte alla città di Ninive. Dio punirà i malvagi (gli Assiri) e ricompenserà i giusti (Israel). Il libro è stato senza dubbio scritto prima della caduta di Ninive.
Chavakuk (Abacuc) Del profeta non si possiedono dati storici né biografici; secondo una tradizione talmudica, però, sarebbe stato contemporaneo del profeta Nachum, al tempo di re Menashè (692-597 a.C.). Chavakuk annuncia l’invasione caldea nel regno di Yehudà, maledice l’oppressore e conclude con una bellissima preghiera nello stesso stile dei Tehillim.
Tzefanyà (Sofonia) È contemporaneo di re Yoshiyahu (circa 640-609 a.C.), ma scrive prima della riforma religiosa operata dal sovrano. Annuncia la punizione che subiranno gli abitanti di Gerusalemme a causa dell’idolatria, profetizza sul Giorno del Giudizio ma conclude con espressioni di speranza nel ritorno degli esuli pentiti.
Chagga’y (Aggeo) È un profeta del periodo postesilico (scrive nel 520 a.C.). Invita alla costruzione del Tempio, che deve essere sia materiale che spirituale.
Zecharyà (Zaccaria) Membro di una famiglia di cohanim, è contemporaneo di Chaggay. Il libro può essere suddiviso in due parti: nella prima (capp. 1–8) sono descritte visioni apocalittiche e citati i suoi oracoli. Nella seconda (capp. 9–14) vi sono delle profezie riguardanti tutte le nazioni e i tempi messianici, dei quali Zecharyà ci fornisce una visione universalistica (tutte le nazioni riunite attorno al popolo ebraico e a D-o).
Malachì (Malachia) Il libro consiste in un susseguirsi di discussioni fra il profeta e il popolo. Il Tempio è ormai ricostruito ma la situazione, dal punto di vista spirituale, è ancora precaria e instabile a causa della mancanza di cohanim. I matrimoni misti (siamo poco prima della riforma di ‘Ezra’) e i divorzi facili sono criticati. Ma il Giorno del Giudizio arriverà, portando con sé espiazione e purificazione.
La raccolta del K’tuvim o Ketuvim (Ketuvìm, pronuncia dell’ebraico כתובים, in italiano Scritti o raramente Agiografi) è composta da tredici Libri della Bibbia. Comprende scritti di varie categorie: Salmi, Libri di saggezza ed Annali Storici.
Tehillim – Salmi Il significato del nome del libro è “lodi”. I Tehillim sono una raccolta di 150 canti liturgici, composti in epoche diverse da ben dieci autori fra cui Mosè, Abramo, i figli di Korach e, ovviamente, Davide e Salomone.
Il libro (come anche il Pentateuco/Torah), è suddiviso in cinque sezioni composte da una grande varietà di salmi: lodi (capp. 8, 19, 33, 100, 111-114), suppliche (capp. 3, 5, 21, 130), ringraziamenti (capp. 18, 30, 32, 129), testi in ordine alfabetico (capp. 25, 111, 119), brani riguardanti la saggezza e la morale, salmi storici (cap. 78).
Mishle – Proverbi Questo libro, opera di re Salomone, appartiene a quella che viene comunemente chiamata letteratura sapienziale.
Si tratta di una raccolta di sentenze e consigli che incitano ad adottare una condotta virtuosa e a respingere il male. La saggezza poggia sulla fiducia in DiIO; consiste nell’amare la Torà, nella pratica della giustizia e della Zedaqah, nell’osservanza della fedeltà coniugale e nell’evitare vizi quali l’orgoglio, l’avarizia e la pigrizia. La Saggezza è personificata nell’immagine di una donna (I, capp. 1. 8. 31) che si rivolge all’umanità.
Il libro si conclude con una poesia di considerevole bellezza, “Elogio alla Donna Virtuosa” (capp. 31, 10 – 31), che fa parte integrante della liturgia domestica ebraica del venerdì sera (cfr Shabbat).
Iyov – Giobbe È un’opera molto complessa, scritta in uno stile magnifico, analizzante alla tematica del male e, più particolarmente, della sofferenza di un giusto paragonata alla “serenità” di un malvagio. Iyov è un uomo ricco e virtuoso, ma DIO concede a Satana (è anche l’unico Libro delle Sacre Scritture in cui è riportata una conversazione tra il CREATORE e il Diavol) la possibilità di metterlo alla prova per accertarsi che la sua virtù e il suo comportamento siano del tutto disinteressati (capp. 1-2). Inizia allora una serie di poemi: tre amici di Iyov intervengono in difesa della tesi tradizionale sui rapporti tra bene e benessere, tra male e disgrazia. Secondo loro, se Iyov soffre è perché ha peccato e deve quindi pentirsi. Iyov protesta vivacemente e si ostina a dichiarare la sua innocenza (capp. 4-31). Compare allora Eliav (secondo alcuni Isacco) che critica i discorsi di Iyov e dei suoi amici sostenendo che DIO è la Giustizia suprema, benché certe sue azioni rimangono incomprensibili all’uomo; qualunque discussione sarebbe dunque inutile e la sofferenza umana è uno dei modi di Dio per istruire gli uomini (capp. 32-37).
Nell’ultima parte DIO stesso prende la parola, descrivendo le meraviglie della creazione e rimprovera Iyov per le sue lamentele (capp. 38-41) e gli amici di Iyov per i loro discorsi. Iyov ritrova la prosperità di cui godeva in passato.
Si tratta di cinque libri che vengono letti, essenzialmente a scopo liturgico, durante certe festività. Il significato del termine Meghillah è “rotolo” per indicare il rotolo di pergamena su cui viene scritta.
Shir haShirim – Cantico dei Cantici Il nome ebraico è un superlativo: è il canto per eccellenza. L’autore è re Salomone. Si tratta di un testo puramente simbolico poiché, se in apparenza può essere inteso come una poesia d’amore fra l’amato e la sua fidanzata, descrive invece il fortissimo sentimento che lega la nazione d’Israel a Dio.
Viene letto in sinagoga l’ottavo giorno della festa di Pesach e, in alcune comunità sefardite, tutti i venerdì sera.
Rut – Rut Si tratta di un breve testo, le cui vicende si situano all’epoca degli Shoftim.
Alla morte del marito, Rut, una moabita, insiste nel voler restare al fianco della suocera Naomi quando questa decide di tornare a Betlemme (cap. 1). Rut finirà per sposare Bòaz, un parente di Naomi.
Questo rotolo viene letto durante la festa di Shavuot, giorno della nascita del re David, discendente di Rut. Riflesso al Futuro è il giorno della Nascita del Figlio dell'Uomo sia sulla Terra sulla terra nella sua Unzione e poi per il ritorno del Bar Teshuvà con la sua trasformazione su nei Cieli come Re dei re e Sacerdote dei sacerdoti a capo del Firmamento. la festa FUTURA DEL Teshuvà, quindi una Rinascita del Figlio di Diletto di Dio non più sulla Terra ma su nei Cieli dove è il suo posto affianco a tutta la Famiglia ed al suo Impero Messianico che non sarà Eterno per Nuovi Cieli e nuove terre.
Echa – Libro delle Lamentazioni È una serie di cinque poemi che costituiscono una lamentela funebre sulla caduta di Yerushalayim e la distruzione del Bet haMiqdash (il Santuario). L’autore è il profeta Geremia il quale, attraverso le sbarre della prigione a cui l’avevano costretto gli invasori babilonesi, detta questo triste canto al suo discepolo Baruch ben Neriyà.
Tutti i poemi (tranne il quinto) sono acrostici, ossia si presentano come una serie di strofe in ordine alfabetico.
Nel primo poema viene evocata la decadenza di Gerusalemme, che prende la parola per implorare il perdono divino. Dopo aver descritto il modo in cui la collera divina si è abbattuta sulla città (cap. 2), il poeta esprime la sua fiducia e la sua speranza (cap. 3). Il quarto capitolo tratta della punizione che incomberà sui sacerdoti e sui falsi profeti. Il quinto capitolo è un vibrante appello alla pietà di DIO.
Il libro viene letto il nove di Av.
Qohelet – Qoelet Il testo presenta le riflessioni di un Saggio, che potrebbero essere riassunte con due parole della prima frase: hevel havalim, “vanità delle vanità”. L’autore, che secondo la tradizione viene identificato nella persona di Re Salomone, fa un bilancio della vita umana. Accanto a un apparente pessimismo profondo, viene riaffermata la fede in Dio come unica salvezza dell’uomo.
Il libro è letto durante la festa di Sukkot.
Ester – Ester La storia si svolge a Susa, nell’antica Persia, sotto il regno di Achashverosh (Assuero).
Il re che, in stato di ubriachezza, aveva ordinato l’uccisione di sua moglie Vashti, prende in sposa Ester – bellissima donna ebrea educata e accudita dal cugino Mordechai – la quale, durante la sua permanenza al palazzo reale, non rivela mai le proprie origini.
Haman viene scelto come primo ministro e, con il consenso del re, emana un decreto di sterminio di tutti gli ebrei dell’impero.
Spinta da Mordechai, Ester ottiene l’annullamento del decreto. Haman viene impiccato e Mordechai, che un giorno aveva salvato la vita del re rivelandogli un complotto ordito contro di lui, viene poi magnificato come invece aveva desiderato il malvagio Haman per sé cercando di sconfiggere definitivamente gli ebrei compiendo anche la Lashon ha-ra.
L’ultimo capitolo descrive la felicità degli ebrei e fornisce alcuni dettagli della festa di Purim, durante la quale viene letto questo rotolo.
Daniel – Daniele Il libro ha la particolarità di essere parzialmente scritto in aramaico. Si tratta di uno scritto profetico ma, poiché composto dopo la chiusura dell’insieme dei Neviìm, non poté esservi integrato.
Daniele, giovane nobile ebreo esiliato in Babilonia, interpreta un sogno di Nevuchadnetzar (il sogno del “colosso dai piedi d’argilla”). I suoi compagni vengono gettati in una fornace per aver rifiutato di commettere un atto di idolatria. Riescono a uscirne indenni grazie alla protezione di Dio, del quale Nevuchadnetzar riconosce l’onnipotenza. Nel quinto capitolo, il profeta spiega a Belshatzar il significato di un enigma apparso miracolosamente su un muro durante un banchetto. Nel sesto capitolo, Daniel, gettato in una fossa di leoni, ne esce incolume grazie alla protezione di DIO. Successivamente, compare uno dei vari espliciti riferimenti a un’era apocalittica (cap. 12).
https://sites.google.com/site/www144000it/hot-news-1/APOCALISSE-DI-MOSE
https://sites.google.com/site/www144000it/hot-news-1/apocalissediezdra
Ezra e Nechemya – Esdra e Neemia Originariamente formavano un solo “corpus” ma oggi vengono letti separatamente. Si tratta di due testi che raccontano il ritorno degli ebrei a Gerusalemme dopo l’editto di Ciro e la loro opera di restaurazione: la ricostruzione del Beth Hamikdash (il Santuario) e la riorganizzazione spirituale. Nechemyà arriva a Gerusalemme in un secondo tempo rispetto a ‘Ezra, prendendo su di sé il compito di ricostruire le mura della città.
Divré Hayamim I e II – Cronache I e II Questi due libri, che originariamente ne formavano uno solo, consistono in una sintesi della storia ebraica da Adam fino all’esilio.