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- Le neuroscienze e gli stati alterati di coscienza

di Mariangela Ferrara e Claudio Contorni

(anno 2007)

Il cervello umano

Il cervello umano è il sistema non lineare più complesso presente in natura di cui siamo a conoscenza, contiene centinaia di miliardi di neuroni connessi fra loro da impulsi elettrici.
Come tutti i sistemi non lineari mostra capacità di auto-organizzazione e sviluppa comportamenti coordinati e sincronizzati tra le sue componenti che conducono alla instaurazione di schemi e reti neurali.
L’esistenza di qualche rapporto fra processi mentali e processi neurofisiologici non può certo essere posta in discussione; è sulla natura di questo rapporto che non è mai esistito e non esiste tuttora un consenso generale.
La possibile completa riducibilità della mente a strutture e modifiche cerebrali è una questione su cui si sono sempre scontrate due opinioni filosofiche estreme.
Una di queste assegna alla mente, pur non negandone gli evidenti collegamenti con l’attività nervosa, uno stato  metafisico o comunque in nessun modo riducibile a sistemi meccanicistici naturali o artificiali, cervelli e computers inclusi.
Secondo l’opinione opposta, riduzionista, la mente invece è solo il risultato di un complesso di attività integrate del sistema nervoso, esplorabili grazie ai progressi delle neuroscienze. 
Non sono disponibili attualmente argomenti e conoscenze decisive a favore dell’una o dell’altra ipotesi. Prima di riportare alcune teorie ed opinioni è doveroso accennare alle due figure che hanno dato agli inizi del ‘900 un’impronta determinante allo studio e alla comprensione dei meccanismi della psiche; parliamo naturalmente di S. Freud e C.G. Jung.
Sigmund Freud fu il primo a fare dell’inconscio il cardine del pensiero psicoanalitico cercando di scoprire l’essenza ed i meccanismi di ciò che fino ad allora i filosofi dell’ ‘800, da Leibniz a Kant da Schelling a Shopenhauer , avevano sempre considerato come “ un qualcosa che si nasconde e imprime alle azioni libere la sua identità”  o addirittura, come l’essenza di tutto il reale (von Hartmann ).  Un ampliamento alla visione freudiana fu dato da C.G. Jung  che presto si distaccò da Freud contestandone sia la concezione dell’inconscio quale contenitore vuoto che durante la vita si riempiva delle cose che la coscienza  riteneva "inutili“ sia della  mancanza di inserimento della persona nel contesto nel  quale vive. Per Jung l’inconscio alla nascita contiene delle    informazioni innate trasmesse per ereditarietà in virtù dell’appartenenza ad un gruppo al quale fa capo l’inconscio  collettivo costituito da informazioni universali, gli archetipi.  Questi vengono rielaborati continuamente e possono mutare e perfino cessare di essere. Un altro concetto importante introdotto da Jung fu quello di sincronicità o “coincidenze significative”; grazie anche  agli scambi culturali con il fisico Pauli Jung finì per definire la sincronicità come “ un fenomeno connesso principalmente con processi che si svolgono nell’inconscio.
Alla psiche inconscia spazio e tempo sembrano relativi, ossia la conoscenza si trova in un continuum spazio-temporale in cui lo spazio non è più spazio ed il tempo non è più tempo. Se quindi l’inconscio sviluppa e mantiene un certo potenziale alla coscienza, nasce la possibilità di percepire e conoscere eventi paralleli”.
La sincronicità è la risultante di due fattori
1) un’immagine inconscia che si presenta direttamente o indirettamente
(simbolo, sogno, idea improvvisa, presentimento)
2) un dato di fatto obiettivo che coincide con questo contenuto.
Vediamo ora varie teorie e opinioni di alcuni scienziati  con posizioni opposte o a volte intermedie.
Lo psicologismo, sostiene che il pensiero è un prodotto del cervello così come la bile lo è del fegato.
L’eleminativismo per il quale la coscienza ed i qualia ( unità minime  che indicano le sensazioni soggettive della nostra coscienza ) sono solo illusioni, la coscienza non esiste ma è una suggestione prodotta dal cervello.
Il funzionalismo che traccia delle analogie fra processi mentali ed il software di un calcolatore.
L’idealismo per il quale esiste solo la coscienza che è alla base della materia.
Il panpsichismo che attribuisce una forma di coscienza ad ogni cosa, concetto che è stato esposto da Teilhard de Chardin e più di recente dal fisico Freeman Dyson il quale scrive “  penso che la nostra coscienza sia un agente attivo che induce i complessi molecolari a scegliere tra uno stato quantico e l’altro. In altre parole la mente è già una caratteristica intrinseca di ciascun elettrone”.
Il fisico John J. Hopfield nel 1982 ha dato un importante contributo allo sviluppo della teoria delle reti neurali suggerendo che l’informazione (ad es la memoria) sia distribuita in maniera olistica ed emerga grazie allo schema collettivo di attività  distribuita in tutta la rete. Alcuni neuroni della rete infatti possono morire senza inibire in modo percettibile le funzione cerebrali. Anche l’apprendimento coinvolge l’intero schema neurale e introduce il concetto di plasticità secondo cui nuove istruzioni e informazioni modificano la fisiologia del cervello stesso.
Roger Wolcott Sperry (1913-1994), neuropsicologo, neurobiologo che,  insieme a David Hunter Hubel e Torsten  Nils Wiesel, vinse nel 1981 il Premio Nobel per la medicina per le sue ricerche  inerenti la suddivisione del cervello, affermò esplicitamente che  “ le forze o le proprietà mentali esercitano un’influenza  di controllo e di regolazione nella  fisiologia cerebrale”.
Studiosi come Gregory Bateson (1904–1980)  antropologo, sociologo e studioso di cibernetica, Humberto Maturana (1928, Santiago del Cile), biologo e filosofo e Francisco Varela (Santiago,1946- Parigi, 2001), neurobiologo ed epistemologo, hanno proposto che la cognizione, essendo il processo della Conoscenza, vada descritta nei termini delle interazioni di un organismo col proprio ambiente.
Le nuove scoperte sull’auto-organizzazione dei sistemi non lineari e sulle reti neurali, hanno condotto questi ricercatori ad avvalersi dell’uso degli automi cellulari per poter approfondire i loro studi.
L’automa cellulare, ideato da Von Neuman, è un reticolo rettangolare simile ad una scacchiera in cui ogni cella può assumere un certo numero di valori; lo schema dell’intero reticolo cambia e si auto-organizzain base ad un insieme di regole date che vengono applicate simultaneamente a tutte le celle.
F. Varela attraverso l’uso degli automi cellulari riuscì a simulare al computer reti che chiamò autopoietiche (autopoiesi= produzione di sè) giungendo con Maturana ad elaborare una teoria della cognizione d’avanguardia.
La rete autopoietica si modifica in risposta alle perturbazioni o agli stimoli dell’ambiente, il processo cognitivo non è più visto come la rappresentazione del mondo che esiste in modo indipendente, ma diventa la generazione di Un mondo: le interazioni di qualsiasi sistema vivente (piante, batteri etc) con l’ambiente sono interazioni cognitive, la vita stessa è un processo di cognizione.
Secondo Maturana e Varela il mondo materiale esiste, ma non possiede nessuna caratteristica predeterminata, dipende sempre dall’interazione tra la struttura dell’organismo che conosce e l’ambiente. Il mondo disegna la mente e la mente disegna il mondo. La coscienza quindi emerge dalle
connessioni tra organismo e ambiente.
Roger Penrose, matematico e fisico inglese, si spinge ancora oltre ed afferma che “il fenomeno della coscienza conferisce un’esistenza reale ad un presunto universo teorico” e che “ la coscienza potrebbe rappresentare una qualche sorta di reale contatto col mondo a-temporale ed a-spaziale platonico dei concetti matematici ideali”, il funzionamento del cervello materiale utilizzerebbeattraverso i microtuboli processi quantistici non locali e una non ancora scoperta gravità quantisitica.
Lo scienziato ha ipotizzato l’esistenza dei twistors, oggetti geometrici astratti operanti in un campo multidimensionale profondo che sarebbe alla base dello spazio tempo che conosciamo.
K. Pribram, neurofisiologo dell’Università di Stanford per tentare di dare una spiegazione alla vastità della memoria umana, alle sue capacità associative e fotografiche, alla capacità di riconoscere cose familiari, al trasferimento di abilità acquisite nelle varie parti del corpo, elaborò la teoria del modello olografico del cervello.
Le nostre percezioni del mondo secondo Pribram sono immagini olografiche che si formano nel cervello poiché gli impulsi elettrici tra i neuroni parlano il linguaggio delle frequenze e, come le onde in un ologramma, creano schemi d’interferenza che vengono decodificati e convertiti in immagini coerenti utilizzando la matematica di Fourier. Pribram si rese conto che, se il modello olografico fosse corretto, la realtà sarebbe solo una sinfonia di forme d’onda, un dominio delle frequenze trasformato nel mondo che conosciamo dopo essere entrato nei nostri sensi. Secondo queste ipotesi la distinzione fra io individuale ed ambiente, tra corpo e mente viene meno. La mente e la materia sono come le due facce del nastro di Moebius, appaiono diverse ma sono in realtà la stessa cosa.
S. Grof, (Praga, 1931) psicoterapeuta, fondatore della psicologia transpersonale, (che si occupa di indagare anche su  stati mistici, coscienza cosmica, esperienze psichedeliche, stati di trance, creatività e ogni forma di ispirazione religiosa, artistica e scientifica) attraverso i suoi studi sugli stati alterati di coscienza suggerisce l’esistenza di una mente estesa (inconscio collettivo) che è priva di substrato materiale ma è contenuta in un campo attualmente ignoto alla scienza. Per Grof la coscienza individuale trascende i confini abituali della personalità. L’esperienza transpersonale in soggetti sottoposti a terapia olotropica,( tecnica che, senza uso di droghe ma tramite la respirazione, la musica,
il massaggio e lavoro sul corpo, permette di indurre stati di coscienza c.d. olotropici perché permettono di accedere al labirinto olografico che congiunge tutti gli aspetti dell’esistenza ) non è soggetta ai limiti spazio temporali e consente l’accesso a simboli e ad eventi della storia umana conservati in un archivio che potremmo definire akasico.

Conclusioni
Sembra esistere una interazione tra la struttura e l’informazione, tra il materiale e l’immateriale, tra leggi software che governano il comportamento dell’organizzazione e dell’informazione e leggi hardware che costituiscono l’oggetto tradizionale dello studio della neurofisiologia cerebrale.
Ciò non significa che il cervello e i processi cognitivi siano paragonabili al funzionamento di un computer perché il cervello impara da solo sulla base delle sue stesse esperienze riconfigurando il suo stesso hardware.
Infatti, benchè le ricerche sulla cognizione fondino le loro radici nella cibernetica, che proponeva il concetto di informazione localizzata in parti specifiche del cervello, gli studi successivi hanno smentito tali ipotesi.
Molti scienziati ( Winfree, Kuramoto, Welsh, Reppert) rifacendosi alle ricerche sulla sincronizzazione delle onde cerebrali che fu individuata per la prima volta da Norbert Wiener, padre della cibernetica, hanno scoperto che i neuroni  costituiscono una popolazione di oscillatori che interagiscono attraverso le frequenze coordinandosi e sincronizzandosi fra loro spontaneamente e, come in una transizione di fase ( acqua-ghiaccio), tutti i componenti del sistema manifestano la capacità ad auto-organizzarsi generando così comportamenti coerenti.
Se il processo del pensiero è dovuto a fenomeni chimici e fisici che avvengono nel cervello e nel sistema nervoso a livello microscopico molecolare ed atomico e seguono perciò le leggi della fisica quantistica( Penrose, Satinover, Dyson ed altri) sembra possibile cheil cervello umano abbia evoluto una struttura frattale capace di attingere alla “possibilità di scelta” del livello subatomico, per poi amplificarne l’intensità a livelli superiori approfittando delle peculiari caratteristiche della teoria del caos.
Secondo tale ipotesi l’informazione si trasmetterebbe dalla microscala (molecole, atomi) alla macroscala ingrandendo la casualità iniziale , generando  instabilità e caos ( fonte di ordine e di creatività) e permettendo agli oscillatori neurali di cooperare sincronizzandosi tramite un’attrazione reciproca delle frequenze.
Sarebbe la catena causale ma non deterministica  che spiegherebbe l’emergere della coscienza, una coscienza che trasmetterebbe e riceverebbe informazioni in un processo di feedback informazionale che si estenderebbe al di fuori di sè reintegrando l’uomo nella natura e nell’universo.

Stati alterati di coscienza

Possiamo cominciare intanto col precisare che cosa si intende per coscienza in ambito neurologico: è lo stato di vigilanza della mente.
Il nostro stato di coscienza ordinario è molto complesso nel senso che non siamo in presenza di  un gruppo di funzioni psicologiche isolate ma di un sistema, ovvero una configurazione interagente, dinamica, di componenti psicologiche alcune delle quali estremamente complesse ( ad es. esigenze sessuali, i meccanismi di adeguamento sociale etc). Ma quella di vigilanza non è l’unica condizione nella quale si può trovare la nostra mente; la Convenzione Elettroencefalografica Internazionale codifica quattro ritmi principali, ai quali sono correlati altrettanti stati di coscienza più o meno riconoscibili.
Il ritmo beta è quello compreso tra i 13 e i 32-45 Hertz ed è caratteristico dello stato di veglia e tende alle alte frequenze in funzione dell'attività mentale in corso (per es. sforzo attentivo, calcolo mentale, stato emozionale intenso, etc.).
Le frequenze si abbassano in situazioni inverse, che si avvicinano al rilassamento.
Il beta è anche il ritmo  che caratterizza lo stato di sogno: malgrado il  corpo sia  profondamente rilassato il cervello, o meglio la corteccia cerebrale, sono attivi  come durante la veglia.
Questa apparente  contraddizione ha fatto si che il sonno con sogno, negli anni sessanta, venisse anche chiamato "sonno paradosso".
Il ritmo alfa è quello compreso tra gli 8 e i 12 hertz.
E' un ritmo che nasce spontaneamente nelle regioni posteriori del cervello, con la semplice chiusura degli occhi. Se dopo ciò, il soggetto si rilassa intenzionalmente, il ritmo si diffonde a tutto il mantello cerebrale e aumenta di ampiezza.
Lo stato interno che i soggetti in alfa avvertono è generalmente di quiete e benessere, ma non mancano coloro che hanno un'esperienza sgradevole, di inquietudine e di lieve angoscia.
Un ritmo alfa stabile di grande voltaggio (con onde ampie) è certamente associato a un buon grado di "distacco dalla realtà", nel senso che, per mantenerlo, un soggetto deve essere in grado di non prestare attenzione agli stimoli ambientali e per riuscire in questo deve essere in grado di concentrare l'attenzione su "oggetti" interni, siano essi sensazioni, immagini, pensieri.
Poiché una simile pratica è ciò che fanno da secoli i meditatori sia orientali che occidentali, il rimo alfa è stato considerato una specie di porta di passaggio verso l'autocontrollo interiore. 
Dopo l'alfa, la Convenzione Elettroencefalografica riconosce come individualizzabile un altro ritmo, il theta, che ha frequenze tra i 4 e gli 8 Hertz e che, in condizioni fisiologiche, viene prodotto in grande quantità (fino ad occupare il 90% del tracciato EEG) durante la fase dell'addormentamento, detta anche
fase di presonno oppure stato ipnagogico.
Il theta è un ritmo molto interessante: allo stato di veglia, quando se ne produce un po' per qualche secondo, sembra essere associato all'emersione di ricordi remoti oppure a uno stato come di sospensione sognante tra due realtà. Queste sono anche le caratteristiche dello stato ipnagogico, stato che tutti viviamo prima di addormentarci  e nel quale la coscienza è come sdoppiata: la coscienza vigile, sebbene in uno stato crepuscolare, "assiste", per così dire, all'emersione nella scena percettiva di materiali intrusivi, estranei (non pensati) che sembrano talvolta veri e propri brani di sogni.
E in effetti, la coscienza della veglia può osservare quella del sogno, perché per questi attimi le due coscienze coesistono.
Il materiale intrusivo consiste in vere e proprie allucinazioni che possono essere visive, uditive, tattili.
Più spesso, le allucinazioni visive fanno vivere esperienze emblematiche che si ritrovano nella simbologia esoterica di varie tradizioni culturali, quale per es. l'esperienza del tunnel.
E' in questo senso che un training theta innesca un percorso autoconoscitivo più profondo di quello che intraprende un produttore di alfa: quando arriva ad incrociare "l'irrealtà della realtà", deve far fronte a dei dubbi che mettono in discussione non solo la realtà individuale, ma addirittura il mondo.
Non a caso le filosofie orientali sostengono che la realtà è maya, illusione.
Il ritmo theta, dunque, sembra essere la regione elettroencefalografica più interessante di tutto lo spettro. Sembra essere quello che corrisponde a uno stato di coscienza molto connotato, facilmente riconoscibile e decisamente diverso dallo stato di coscienza ordinario.
L'ultimo ritmo che la Convezione EEG Internazionale riconosce come autonomo, infatti, il ritmo delta (che ha frequenze comprese tra 0,5 e 4 Hertz) non corrisponde a vissuti particolarmente incisivi, anzi, corrisponde piuttosto a una sensazione di vuoto e di buio che ad un'esperienza con contenuti degni di memoria. Ci sono poi stati alterati che possono essere indotti con varie tecniche  o con l’assunzione di sostanze psicotrope.
Vediamone alcuni:
L’ipnosi: Nella prima fase, la fase induttiva, si verifica un primo cambiamento dello stato di coscienza. Si possono riscontrare sull’ EEG (Eletroencefalogramma) un'accentuata presenza delle onde alfa tipiche degli stati di rilassamento e di distacco dalla realtà esterna. Successivamente, con l'approfondimento dell'attenzione all'interno si manifesta un predomio delle onde theta più lente che caratterizzano la trance vera e propria.
Jeffrey Zeig, psicoterapeuta che ha lavorato con Milton Erickson autore della concezione dell'inconscio come di qualcosa che è completamente distinto e separato dalla mente conscia e che ha capacità creativa, generatrice di soluzioni per il bene della persona, ha fatto un inventario delle più comuni reazioni fisiologiche allo stato di ipnosi che sono:  tendenza ed economizzare il proprio sforzo nei movimenti attivi e reattivi, rilassamento che coinvolge il battito cardiaco il respiro e le zone muscolari, tendenza a dare risposte essenziali e brevi, diminuizione della percezione del mondo esterno. 
Le mutazioni a livello psichico sono date da accentuata capacità d’attenzione e superiore potenza immaginativa; il soggetto restringe il campo delle percezioni interne e focalizza la propria attenzione solo su alcuni elementi ricavandone immagini emotive e mentali più chiare e vivide rispetto allo stato di veglia.
Si assiste inoltre alla capacità di irrigidire parti del corpo anche in posizioni scomode.
Oggi, anche se con pareri discordi, l’ipnosi  è stata accolta in ambiente terapeutico, e in particolare psicoterapeutico, nel controllo del dolore, nella cura di disturbi psicosomatici, delle nevrosi e nella eliminazione e correzione di disturbi comportamentali.
Per altre forme di ipnosi, quali quella regressiva, esistono dubbi sulla sua veridicità in quanto c’è chi ritiene che gli eventi vissuti siano più spesso o “suggeriti”, suo malgrado, da chi conduce la seduta in quanto l’ipnosi aumenta la capacità di percezione sia interna che esterna del soggetto, o appartengano a memorie di ricordi, sensazioni, situazioni non realmente vissute.
Altre ipotesi potrebbero essere invece quelle della reincarnazione o di una sintonizzazione
all’informazione immagazzinata nel cd campo del punto zero, quell’oceano di energia pulsante in cui ogni elemento è connesso con qualsiasi altro.
La meditazione: per meditazione si intende una  serie di tecniche che possono indurre o no ad uno stato alterato di coscienza in un dato momento e possono andare  dalla concentrazione ( su qualcosa in particolare) , all’attenzione ( su ciò che ci circonda ma con estremo distacco ), al controllo della respirazione , alla ricerca di un’unione con il Tutto, fino  all’annullamento delle capacità percettive, emotive e razionali (Nirvana). Non è questo il luogo per addentrarci nelle varie tecniche di meditazione; quello che può essere interessante è che alcune di queste hanno dimostrato di portare modifiche fisiologiche al praticante quali aumento della resistenza elettrica cutanea, una diminuzione della concentrazione del lattato ematico ( composto tossico per le cellule, il cui accumulo nel torrente ematico si correla alla comparsa della fatica muscolare )ed un maggior ordine delle onde cerebrali, con un evidente aumento dell'intensità delle onde alfa (indice di maggior chiarezza mentale).
Il modo più facile per indurre stati alterati di coscienza è l’assunzione di sostanze psico attive. L’uso di piante e funghi allucinogeni da parte degli sciamani in ogni tempo e nei più  diversi angoli del globo ne è un esempio. L’oppio, madre di tutte le droghe, veniva usato dai Sumeri, dagli Egizi, dai Greci e dai Romani.  Ancora oggi chi assume sostanze stupefacenti sperimenta una visione del mondo diversa da quella quotidiana poiché tali sostanze agiscono sui meccanismi neuronali e ne sospendono il normale funzionamento deformando così la  consueta visione delle cose, degli eventi, inducendo alterazioni percettive, emozionali e comportamentali. Le allucinazioni estremamente vivide che si presentano durante gli stati di coscienza alterati sono simili in ogni individuo e presentano alcune peculiarità universali tanto da far ritenere ad alcuni studiosi che si tratti di incursioni della coscienza in mondi extraumani, universi altri dove è possibile incontrare esseri mitologici, personaggi del folklore, alieni, navicelle spaziali, esseri divini etc.
Gli sciamani che oggi vivono nella foresta pluviale amazzonica raccontano esperienze che sono identiche a quelle descritte nel Bardo Tibetano, nei Testi delle Piramidi o che sono raffigurate nell’arte rupestre di trentacinquemila anni fa.
Rick Strassman uno psichiatra del New Mexico, nel suo libro The Spirit Molecule, propone che  la DMT (dimethyltryptamine) secreta endogenicamente dal nostro organismo provochi visioni mistiche, allucinazioni psicotiche, esperienze di pre-morte ed altri fenomeni similari.
La DMT, sintetizzata da un chimico canadese nel 1931, è l’ingrediente principale dell’ ayahuasca, un tè allucinogeno ingerito come sacramento dagli indiani dell’Amazzonia e dai membri di due chiese in Brasile. 
Come i classici composti psichedelici quali l’LSD, la mescalina e la psilobicina, la DMT coinvolge i neurotrasmettitori come la serotonina, ma ciò che la rende unica è che è naturalmente secreta dal corpo e se ne trovano tracce nel tessuto cerebrale, come appurò il Premio Nobel Julius Axelrod nel 1972.
In oltre 400 sessioni di somministrazione di DMT, Strassman ha potuto appurare che molti dei suoi soggetti riportavano sensazioni di ineffabilità, sospensione del tempo, riconciliazioni degli opposti, una certezza che la coscienza sopravviva alla morte del corpo e il contatto con una potenza suprema e misericordiosa, oltre ad esperienze di pre-morte. I volontari riportavano però anche delle esperienze molto lontane dalla spiritualità così come la conosciamo, il 47% incontrava esseri sovrannaturali variamente descritti come  elfi, robot, insetti, rettili, extraterrestri, umanoidi o entità indescrivibili. Questi esseri bizzarri non erano sempre amichevoli e anche per questa negatività delle esperienze vissute dai volontari Strassman ha interrotto le sue ricerche con la DTM. 


Strumenti
Alla fine degli anni ’60 è stata messa a punto  una tecnica per controllare o mutare i propri stati fisiologici in modo da agire sugli stati patologici; si tratta del biofeedback (informazione biologica di ritorno). Un’apposita apparecchiatura permette di rilevare, tramite dei sensori,  l’andamento della funzione presa in considerazione ( ad es battito cardiaco) trasformandola in un dato visivo o uditivo; il paziente, aiutato dal riscontro del segnale, impara a modificare e controllare la funzione con l’aiuto della mente e ciò comporta, dopo una serie di sedute, l’acquisizione di consapevolezza e capacità di controllo.
Il biofeedback può essere utilizzato per monitorare l’attività elettrica muscolare, la temperatura cutanea e l’attività elettrodermica cutanea che è un indice neurovegetativo di attivazione emozionale.
BrainWave è un programma che genera delle particolari frequenze, chiamate "Binaural Beats"; queste riescono a stimolare il cervello in differenti maniere, agevolando il rilassamento, l'apprendimento, la meditazione e molti altri aspetti della vita. BrainWave può, inoltre, generare dei flash per stimolare ulteriormente il cervello, attraverso la percezione visiva.Se un tono costante di 359Hz (1 Hertz = 1 impulso al secondo), viene applicato all'orecchio sinistro, e un altro tono costante di 405Hz viene applicato all'orecchio destro, la differenza di 10Hz verrà percepita dal cervello; e cio' lo stimolerà in diverse maniere.Le frequenze "Binaural Beats" sono l'applicazione di queste differenze di frequenza fra un orecchio e l'altro, in modo che il cervello ne venga stimolato positivamente.

Nel 1993 nasceva il Brain Olotester un elettroencefalografo computerizzato, un vero apparecchio di cult, il primo che  offriva a ricercatori privati, ad appassionati, agli psicologi ed ai medici della medicina  alternativa, un apparecchio per registrare ed analizzare le onde cerebrali non secondo le convenzioni della Neurologia, ma secondo  una impostazione psico-somatica. Sviluppato in collaborazione col Dr. Nitamo Montecucco, medico psicosomatico, questo apparecchio disponeva di 6 canali EEG (elettro-encefalografici) e due canali della Resistenza Cutanea (GSR). Comunicava col computer tramite la porta parallela, ed era fornito di un software avanzato scritto in QBasic3, compatibile anche con Win95 e Win98. In particolare, permetteva di effettuare la analisi dei due emisferi cerebrali mediante la Trasformata di Fourier in tempo reale, su ben 64 frequenze (da 2 a 30Hz) e con la possibilita' di calcolare la Sincronia Cerebrale, un parametro originale sviluppato dal Dr. Montecucco e dal Dr. Giroldini, che permette di valutare la comunicazione fra i due emisferi cerebrali. L'apparecchio fu costruito in una ventina di esemplari, distribuito principalmente a Centri Yoga, a Psicologi e Medici della medicina Alternativa.
Oggi sono stati costruiti strumenti meno ingombranti  e più versatili quali l’ Heart&Emotion, un  piccolo strumento abbinato ad un computer, che possiede due funzioni: la frequenza cardiaca (Pletismografia) e la resistenza cutanea (GSR), con un ottimo software in ambiente di Windows per gestire queste due variabili ed il relativo biofeedback audio-visivo; lo Psyco Tester B106 concepito in modo da avere a disposizione internamente 10 "slot" in cui si possono inserire fino a 10 schede specifiche per una funzione.
In questo modo diventa possibile realizzare strumenti sperimentali ed adattabili alle esigenze di ricerca e di ogni singolo cliente, senza modificare l'intera elettronica.
Vari studi internazionali confermano la tesi neurofisiologica secondo cui i campi neuronali possono interagire ed influenzarsi a vicenda. Col Brain Olotester è stato rilevato che due persone vicine, in certi stati, possono avere un’attività cerebrale profondamente interconnessa; in meditazione poi la sincronizzazione raggiunge livelli altissimi e i due cervelli entrano  in “stato di coerenza” di fase.
Come può accadere questo fenomeno? Due possono essere le ipotesi. La prima è quella elettromagnetica secondo la quale ogni cellula trasmette onde elettromagnetiche creando un campo con diversi livelli di intensità attorno al corpo. Quando due campi entrano in contatto probabilmente avviene una reazione positiva o negativa; essendo le onde elettroencefalografiche come una sorta di emissione sottile  che riflette la nostra energia psicofisica vengono captate da chi ci circonda. La seconda ipotesi è quella della non località secondo cui ogni evento energetico neuropsichico del cervello si sincronizza istantaneamente con altri eventi neuropsichici analoghi. Il fenomeno può accadere anche a livello di gruppo. In un esperimento condotto nel 1994 in occasione del CyberGaia furono registrate simultaneamente le onde elettroencefalografiche di dodici persone seguendo l’aumento della loro sincronizzazione collettiva durante la pratica della meditazione Vipassana; pur in presenza di persone non esperte in questo tipo di meditazione la sincronizzazione collettiva risultò elevata. L’esperienza religiosa è un altro chiaro esempio di senso di unità; le varie pratiche spirituali e le cerimonie religiose sembrano proprio essere tecniche collettive per sincronizzare i cervelli e portarli ai loro massimi livelli di potenzialità e creatività.

Conclusioni
Nella cultura occidentale si manifesta il bisogno di spiritualità, di evasione dall’eccessivo razionalismo e la ricerca di stati di coscienza alterati può fornire, anche se in modo discutibile, una risposta a tali necessità.
Ma le tecniche e gli strumenti che abbiamo visto in questo sintetico excursus assieme ad altre non citate quali l’estasi, l’innamoramento e tutti quegli stati emotivamente forti e significativi rappresentano una delle vie privilegiate verso l’alterazione di coscienza in alternativa  alle droghe.
La ricerca dell’alterazione in questo senso è una spinta al rinnovamento umano che aiuta a varcare le soglie del mondo tangibile per cercare l’abbraccio col mondo, il contatto con il Tutto.


Per approfondimenti:


La mente nuova dell'imperatore, R. Penrose
Che cosa sappiamo della mente, V. S. Ramachandran
Il cervello quantico, J. Satinover
Il codice innato, M. Conforti
Il serpente cosmico, J. Narby
Sciamani, G, Hanckok
Lo sciamanismo, M. Eliade
Le porte della percezione, A. Huxley
Un universo di coscienza, G. Hedelman-G. Tononi
Cyber, N.S. Montecucco

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