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Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0

Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva
Antonia Colamonico
4°  Campo - La novità della scoperta: l'importanza del dare un nome
  2011 - Il filo, Bari)

"... Chino sulle sere getto le mie tristi reti in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici. Gli uccelli notturni beccano le prime stelle che scintillano come la mia anima quando ti amo. Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa spargendo spighe azzurre sul prato." Pablo Neruda




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La relazione osservatore/osservazione rendere estesa la parola-nicchia di una novità storica

Ogni significato storico parte da una scoperta privata che fa dare il nome, il quale circoscrive l'identità di quel compreso da veicolare e da traslare nei complessi strati di acquisizioni; tali operazioni rendono estesa la parola, facendole assumere un corpo, una struttura profonda che si fa nicchia di tale identità.

Assumendo, ad esempio, la meta-posizione per fare emergere come la coscienza stessa di Antonia abbia isolato l'epistemologia biostoria si può tranquillamente sostenere che:

  • Ogni scrittore è fuso nella sua creatura e così ogni scienziato con la sua scoperta e ogni artigiano nella sua opera, il poter raccontare è un'emergenza che richiede un terreno-mente (campo di coltura) così particolare che solo da quella privata coscienza può scaturire un tale intricato modo di essere unicum, in tal senso si fa spendibile il talento dell'individuo, nella tale piega della vita. E ogni scrittura è una crespatura, un'inclinazione che chiede alloggiamento. In tale trovare dimora si fa eredità storica per le generazioni future.

Quando, nella mia esperienza pedagogica di docente, mi resi conto che operando con quell'oggetto didattico, la finestra, si stava attuando una rivoluzione nell'impostazione architettonica del sapere storico, compresi che dovevo cercare un nome per dare casa a quell'imprevisto. Ero approdata, infatti, ad una “cosa nuova” che non era la solita storiografia, ma un insieme di nodi-echi che prendevano rete in reti di campi di eventi, di piani di passato-futuro, come proiezioni d'immagini colorate di caleidoscopio.

Più si procedeva nell'apertura degli spazi e nelle zoomate delle finestre che allontanavano o avvicinavano i sistemi degli osservati e più la materia storica si animava, prendeva velocità, molteplicità, con l'ammodernamento, di volta in volta, di forma e di significato. Fu così che per distinguere quella ragnatela, scelsi il nome:

  • era nell'agosto 1992, quando isolando il quanto storico come promotore di vita, in un istante compresi che era nata Biostoria (bios-vita + storia-dinamica), la mia bambina, il nuovo sguardo a logica  ad utero/fetoi.

Dare il nome segna l'atto di nascita, il momento in cui l'embrione si fa cosa a sé. In tale istante si acquista identità storica e si apre, nel contempo, la nicchia-casa che pone quel nome in relazione con il suo indirizzo semantico e con tutto quanto il complesso gnoseologico.

L'attivazione di un nome, segna un confine che si fa contorno di un quid che inizia ad acquisire un verso storico, distinguendosi e districandosi. In tale operazione si applica il doppio principio di esclusione/inclusione, come unico sistema a doppio effetto d'azione:

  • l'esclusione da un tutto fa di quella forma un oggetto definito, collocato in una nicchia di significato e di tempo-spazio;

  • l'inclusione permette di attribuire a quel nome una molteplicità di proprietà-valori funzionali all'organizzazione storica tutta.

Nel capitolo precedente si è sottolineato come il dinamismo del pensiero dialogante sia stato per Socrate una autentica forma di cosa viva, interna alla stessa operatività del cervello da cui prende forma-cornice la parola, pietra viva, “particella topologicaii, in grado di racchiudere in sé un verso storico da proiettare nello spazio della coscienza/mondo. E si fa timone di azioni, in virtù di un valore-verità che attribuisce il peso storico, con la proprietà di indirizzare i si e i no nelle decisioni fattuali.

Accettare l'incarnazione di parola, implica vederla con uno spazio definitoiii che si distingue nell'atto del suo stesso porgersi, conservando la proprietà di guanto che può essere rovesciato e assumere una sfumatura nuova di direzione-senso.

L'essere viva è nella possibilità di ribaltamento che apre con un salto di perimetro l'ampliamento di spazio. In tale effetto si creano le “cordate” dei rispecchiamenti-analogie, delle limature-complementarietà con tutte le operazioni di affinamento che fanno irraggiare le proiezioni di senso.

Tali attività funzionali si strutturano nella stessa attività neuronale, infatti, nel processo di appropriazione e definizione della realtà, un'azione basilare la svolgono i neuroni a specchio, che si pongono come “promotori” di attivazioni visive atte a identificare e a riconoscere immagini precedentemente memorizzate.


I livelli di astrazione e gli approcci di lettura

Indagando sull'azione del vedere, oggi, si possono identificare due differenti livelli di astrazione teoretica:

  1. L'approccio biochimico-fisico, in senso stretto, che indaga i meccanismi funzionali del cervello, oggetto di studio delle neuroscienze, che dà le mappature delle variazioni fenomeniche dei movimenti, ad esempio di calore, nell'attività cerebrale. Importanti sono tali studi per una diagnostica precoce di alcune malattie (Fig. 1), in campo biomedico.

  2. L'approccio epistemologico-pedagogico, in senso ampio, che indaga non tanto i meccanismi neuronali, quanto le abilità elaborative del pensiero, in senso stretto, che si organizza attorno alle argomentazioni-narrazioni degli accadimenti che danno quello strato “sottile” isolato da H. Putnam della produzione cerebrale. Come è possibile mappare le dinamiche cerebrali, così con la geografia della mente si possono costruire le carte dei luoghi storici di pensiero (fig. 2) in campo biostorico.

Tra lo sguardo biomedico e quello biostoricoiv, c'è una diversità di messa a fuoco dell'oggetto di lettura del medesimo topos storico:
  • il primo è attratto dai movimenti interni della macchina cervello che attivano gli stati delle differenti fisiologie e patologie, per rilevare le casistiche di alterazioni delle capacità vitali, con i gradi di malessere/benessere fisico.

  • Il secondo sguardo, invece, è catturato dalle dinamiche esterne di produzione di azioni con relative attribuzioni di valore. Tutti quegli stati legati alle risposte comunicative che generano le crisi, i take-off e gli stalli, intorno alle risposte storiche, in senso stretto.

E sono queste fioriture di situazioni che fanno orientare l'osservatore nelle complesse dinamiche socio-culturali, che fanno da sfondo alla vita. In tal senso l'occhio biostorico è puntato più sugli stati degli apprendimenti individuali e di gruppo che su quello delle casistiche.


 
Fig. 1


Amsterdam, maggio 2010: Studio presentato da Maddie Groom (Nottingham University) al Forum Europeo di Neuroscienza che evidenzia, la rilevazione di ‘marcatori’ per una tempestiva diagnosi di disturbi come la schizofrenia, la demenza, l'epilessia. “Se possiamo identificare le persone che hanno un elevato rischio di sviluppare la schizofrenia tramite marcatori neurocognitivi del cervello - ha detto Maddie Groom - allora potremmo essere in grado di ridurre il rischio”. Fonte: salute.agi.it


 https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura/assorbire/dinamica%20biostorica%20pensiero.png
Fig. 2

Potenza, ottobre 2007: Studio presentato da Antonia Colamonico (Il Filo S.l.r. Palestre della Mente, Acquaviva F. Bari) al 50° Convegno Nazionale Insegnanti di Geografia,“Nella mappa si nota la dinamica del pensiero come un tracciato di più spazi-tempi e più quanti informativi. Considerare la mente come un topos, equivale a vedere le dinamiche di costruzione di azioni-idee-emozioni… Il pensiero, oggi, può essere coltivato, così come lo fu, la terra, nel Neolitico...”. Fonte: Le carte biostoriche e la geografia del pensiero complesso - ( pp 92-97) Atti 50° Convegno Nazionale dell’A.I.I.G. Ed. Pagina, Bari 2008.




Le differenze dei due linguaggi e delle corrispondenti carte, rientrano sempre nell'esercizio del vedere, nell'arte dello svelare, del
partorire dal vuoto uno
schizzo informativo.

Ogni nuova conoscenza si pone in relazione con le conoscenze pregresse, con un doppio legame di esclusione/inclusione, come altra cosa, ma nel contempo come sistema soggetto ad essere modificato da ogni rilevazione altra, interna o esterna al suo bacino di dominio. Ogni nuova consapevolezza è un quanto informativo da annodare in quel reticolo a multistrato di significati e di indirizzi disciplinari con i relativi campi d'approfondimento che differenziano i linguaggi specifici e le teorie di tutta l'architettura gnoseologica che si fa riferimento paradigmatico di una particolare epoca storica. Ogni soggetto-individuo, inserito in tale campo profondo come un feto nell'utero materno, ne trae linfa, umore e lievito che filtrati dagli stati mentali, trasformerà in azioni storiche.

La mega-struttura gnoseologica assume a sua volta una forma porosa, a frattale, con nicchie tematico-disciplinari che sono più propriamente la spugna del pensiero collettivo che versa (travasa) la dialogica dell'io-sé nelle dialogiche dei tanti io/sé sociali, quale comunicazione silente che rende visibile il "marchio di qualità" di una data Epoca:

  • come è possibile rendere dialoganti i due emisferi di un singolare cervello, che con un sol colpo di bacchetta magica, come nell'entanglementv quantistico, scoprono la non-separabilità, così le menti-collettive scoprono di abitare un identico humus storico che si fa nicchia di appartenenza con l'implicazione di una serie di correlazioni a distanza.

In tale orizzonte relazionale si può iniziare a parlare di occhio eco-biostorico che si fa sacca-utero, membrana, del nuovo pluriverso sistemico che come nella ipotesi di una matriosca, ha la capacità di contenere e in ciò far armonizzare su una stessa frequenza d'onda gli avvistati e gli organizzati, rendendo simultanee le conversazioni emisferiche private e sociali, che saranno avvistate, da una postazione a punto infinito, come tante esplosioni di rose pirotecniche fattuali.

Interessante è capire come il mondo scientifico stia oggi rileggendo, alla luce delle nuove teorie e dimostrazioni, la capacità di lavorare sugli strati sottili spaziotemporali che aprono tipologie profonde, celate, di costruzioni naturali.

I fisici quantistici, ad esempio, stanno tracciando una struttura di universo a più versi che si posiziona su due differenti processi generativi, uno soggetto a una causalità formale non-locale che si fa sfondo (nicchia) a tempo immaginario e quello, a tempo reale, osservabile con i radiotelescopi, causalità classica:

... si tratta … di considerare l'ordine implicito dell'intero spazio tempo come variabile nascosta. Questo ordine implicito richiede una nuova nozione di causalità, che Bohm ha indicato come causalità formale, mentre la causalità indagata dalla fisica del livello esplicito è una causalità dinamica. Mentre quest'ultima è descrivibile tramite processi evolutivi nello spazio e nel tempo, la causalità formale riguarda la struttura dello spazio e del tempo. Questa distinzione rende ben conto tra l'approccio super-luminare, essenzialmente dinamico, e quello genuinamente non-locale, legato alla causalità formale. Bisogna distinguere dunque due aspetti en-folded (avviluppati) del mondo fisico legati a livello nascosto, e quelli un-folded, che si presentano come proiezioni del livello fondamentale. Bohm... (per comunicare la sua visione usa la metafora) dell'ologramma... Tentiamo qui una nuova metafora, facendo riferimento ad uno degli oggetti più noti della matematica non-lineare, il frattale di Mandelbrot... Un oggetto frattale è troppo complesso per poter essere disegnato direttamente; è descritto attraverso una formula che viene poi passata al computer in forma di algoritmo... scopriamo che andando avanti con la procedura otteniamo forme sempre più nuove e imprevedibili... se prendiamo un particolare e lo ingrandiamo, ossia applichiamo la procedura a un dominio limitativo, vediamo che questo riflette la struttura globale... in altre parole ogni punto dell'insieme contiene l'informazione globale sull'insieme stesso... e ogni dominio è connesso agli altri da filamenti sull'orlo critico tra continuità e discreto... da una parte riflette l'ordine globale della struttura implicita attraverso l'auto-somiglianza, mentre l'ordine esplicito è espresso dai nuovi particolari emergenti e dal pulviscolo che connette i domini. In più, questa metafora offre anche alcuni suggerimenti matematici significativi, come la non-linearità, la questione della dimensionalità e il rapporto continuo-discreto...”vi

La correlazione tra lo stato degli studi sull'universo esterno e lo stato degli studi eco-biostorici sull'universo interno all'osservatore sono una dimostrazione concreta di come viaggi la conoscenza su quel filo sottile che rende coesa e snodata la visione tra la parte esterna e interna dell'occhio-mente umano. In tale inquadratura si può parlare di geografia mente/spazio e di topologia dell'occhio-mente a visione sdoppiata a dentro/fuori.

Le nuove carte che si stanno iniziando a tessere, sono la visione proiettiva di una realtà a multi-verso con gradi sempre più complessi di spazi ordinati, in tanti confini di universi distinti e paralleli che dialogando tra loro su una “interazione zero” danno le sintropie degli ordini multipli.



Le regole del gioco nel paradigma biostorico




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i A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. 2005.

iiA. Colamonico. Biostoria. Op. Cit. 1998.

iiiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Costellazioni di significati per una topologia del pensiero complesso. Il filo, Bari 2006.

iv“… Se nella vecchia impostazione tradizionale la disciplina Storia era stata identificata, erroneamente, con la storiografia (= scrittura) del passato, con la nuova, essa ha assunto la dimensione della Vita-bios, come la dinamica evolutiva, in tempo reale a Tempo 0, degli eventi quantici. Quanti che si aprono, come evoluzioni naturali, alle trame o echi, di passato-futuro. In tale gioco dinamico di lettura, l’occhio può indirizzarsi, liberamente in funzione dei campi d’interesse o verso il passato, dimensione del Ricordare o verso il futuro, dimensione del Sognare. Il Ricordare e il Sognare si collocano come i due poli dell’Immaginazione e questa è il campo profondo da cui prendono corpo le azioni, a tempo 0, cioè quei reali che fanno di quegli immaginati una “res storica.., p. 134. A. Colamonico. Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA. VV. Cultura e Pedagogia della Riforma. Cacucci Bari, 2006,

vIl termine "entanglement", inteso come intreccio tra particelle, costituisce la sfida maggiore per fisici e filosofi da quando Werner Heisenberg cominciò a scandagliare i misteri dell'infinitamente piccolo; con esso si indica, in fisica quantistica, il fenomeno in cui una minima azione su una particella abbia immediatamente effetto sulla particella gemella anche se questa è stata spedita a miliardi di anni luce. La più spettacolare applicazione del fenomeno dell'entanglement è il teletrasporto quantistico, una procedura che permette di trasferire lo stato fisico di una particella a un'altra particella, anche molto lontana dalla prima. D. Aczel Amir. Entanglement. Il più grande mistero della fisica. R. Cortina, 2004. Molti spiegano la telepatia con tale fenomeno, l’aspetto interessante è che per la prima volta nel mondo scientifico, si ammette l’esistenza di processi non locali che agirebbero insieme, come un accordo silenzioso a distanza, una quasi sinfonia istantanea. Se si accetta una struttura quantistica della mente, tale fenomeno potrebbe essere alla base di una visione “a occhio multiplo”, come una forma fisica di “altro” senso. Accettare una tale possibilità di visualizzazioni sdoppiate, a multi-verso e interconnesse, apre ad una topologia di pensiero de-coerente che crea le coerenze simultanee, il fenomeno è alla base delle aperture logiche alla base della struttura logica di Spazioliberina (metafora del pensiero complesso). A. Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. Op. cit.. 2010

viI. Licata. Osservando la sfinge, pp. 223-224. Op. cit. 2009.






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