2°- La finestra


Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0
Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva
Antonia Colamonico
2°  Campo - La visione a tempi 0 e l’azione di orlatura di realtà
2011 - Il filo, Bari)


L'albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da' bei vermigli fiori nel muto orto solingo rinverdì tutto or ora, e giugno lo ristora di luce e di calor. Tu fior de la mia pianta percossa e inaridita, tu de l'inutil vita estremo unico fior, sei ne la terra fredda, sei ne la terra negra; né il sol piú ti rallegra né ti risveglia amor. Giosuè Carducci



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La forma vitale

Nel complesso gioco del vedere tutto è Bios che prende veste di realtà nella relazione dialogica tra il soggetto e l’oggetto, quale nodo indissolubile individuo/campo-habitat, che con una proiezione complessa di stimoli e rimandi, dà spessore alla Spugna del Pensiero e alla Spugna Storica.

Come nel Nastro di Möbius, i due sono uno unico spazio topologico che si forgia a dentro e a fuori del, vicendevolmente, limite. Nel loro essere un uno/tutto la Vita si manifesta nel processo comunicativo tra l'emittente e il destinatario che si perturbano vicendevolmente, ad ogni invio di un quid informativo, che per essere letto, imprime lo scambio del ruolo, come un feedback in cui l’emittente si fa destinatario e viceversa. In tale abbraccio vitale i due si delimitano. Il soggetto-individuo perturba il campo-habitat e questo risponde, perturbando a sua volta l'osservatore che si dovrà rimodellare. Ad ogni passaggio informativo si genera una rilettura, per cui la forma vitale, come per l'acqua nel travaso dalla bottiglia al bicchiere, modifica continuamente sagoma.

In tale flusso retroattivo di risposte, il soggetto osservatore assume il compito di essere filtro e specchio del significato storicoi che rende i due co-attori dei conosciuti che si prestano ad essere narrati. Importante è comprendere che il processo vitale richiede la conoscenza, senza la quale non potrebbe attuarsi il divenire della storia, come presa di realtà di quel vuoto quantisticoii, in un dato tempo di presente.

Date la plasticità della forma storica e l'intermittenza degli stimoli rimandi, la mappa cognitiva si presenta come una struttura a buchi, con pieni e vuoti, i conosciti e i non visti, di cui:

  • i pieni sono le risposte che hanno preso spazio-visibilità, creando le trame vitali emergenti, facili da isolare e collocare in un confine di significato.

  • Il vuoto, il contorno di trama, è l'attesa dell'emergere di un ché di reale, che o non ha preso ancora storia o a cui è stata negata storia, ma che si fa cassa di risonanza di una vibrazione non definita.

Nell'ambito della dialogica il vuoto è l'area del sommerso d'azione. La zona d'ombra non è l'area dell'indifferenza o del nulla storico, ma il luogo in cui si genera la messa a punto di risposta che richiede un tempo d'elaborazione più o meno ampio, in relazione alle particolarità dei co-attori storici. Il tempo di risposta di un'ape, ad un colpo di vento, non è simile a quello di una lucertola o di un fiore o di un bambino. Nella dialogica c'è sempre una risposta, conseguenza dell'azione iniziale, che spesso resta nella “zona” del sommerso, del non visto che tuttavia, cambiando la lente e allargando la finestra di lettura, si presta ad emergere.

In una simile dinamica duale, gli stati del silenzio e quelli della parola o dell'attesa e quelli dell'atto sono un unico spazio topologicoiii, che si mostra all'occhio come un tessuto poroso , simile alla rosa di un fuoco d'artificio o a una pagina di libro con scritte e spazi bianchi. Il vuoto entra pienamente nel pieno e si fa un unicum di senso. Si pensi all'importanza della punteggiatura che da la spaziatura della pagina in uno scritto o al gioco d'ombra in un dipinto, in cui è proprio l'ombra a dare volume al dipinto o al buio nel dare la forma al fuoco pirotecnico.

La tramatura a nicchie/creste assume la forma frattale di spugna, come carta di lettura della realtà.

L’osservatore, nell’atto del porgersi dalla finestra del suo occhio”, assume la meta-posizione come luogo d'osservazione esterno, che gli permette di dare lo stato di realtà a sé e all’osservato. Il collocarsi come un oltre lo fa essere un “occhio Egli” su un punto esterno" che lo porta a vedere contemporaneamente sé e lo spazio che lo circonda. Se l'osservatore non astrae la sua posizione di lettura dal campo, riesce solo ad ottenere una visione locale delle dinamiche, mentre se assume una posizione di lettura esterna, riesce ad ottenerne una globale. Si pensi ad esempio alla sfera di Riemann, che si ottiene avvolgendo un piano, che si estende all'infinito, verso un punto esterno ad esso. In tale costruzione, mediante l'ausilio delle proiezioni stereografiche, l'osservatore riesce ad ottenere una carta di lettura finita, una sfera, di un oggetto infinito che lo contiene, il piano del reale. Quindi può vedere tutto il campo insieme ad una versione localizzata di sé nel campo, permettendogli di ragionare intorno a una meta-posizione che non risente delle miopie di lettura tipiche di un punto di vista imbrigliato nel campo stesso. Ogni prospettiva è un verso di un unicum a multi-verso.

L'assunzione di una posizione esterna al processo dinamico, può essere descritta come il risultato di un doppio salto di letturauscita da sé” e “uscita dal fuori di sé”. L'acquisizione di un terzo occhio permette di vedere le dinamiche relazionali come un corpo-unico che si deforma in relazione alle perturbazioni informative dei due interlocutori (io/campo) e che acquista plasticità in relazione ai veloci spostamenti dei punti di vista. Tali osservazioni sono le proiezioni topologiche delle carte di lettura:

  • L'azione del ri-modellamento, da parte dell'uomo, inizia da un salto gnoseologico che l'io lettore-attore-abitante dovrà compiere per divenire occhio egli, in grado di uscire dal limite del proprio io e dai limiti dei propri non io, per iniziare, così, a vederli muovere come dei distinti insieme. Tale operazione equivale al porsi alla finestra e a cogliere il movimento della vita dentro e fuori la propria membrana, a registrare i mutamenti e cominciare a catalogarli, raffrontarli, porli insieme, comprenderli. Tali operazioni formano le mappe-carte di realtà che possono essere visioni limitatissime o infinite, in proporzione alle stesse capacità elaborative della coscienza. Si spiegano così le molteplicità degli sguardi, definizioni, valutazioni, commenti, comportamenti. … L'uomo osservando, riflettendo, visualizzando è egli stesso ad elaborare lo spessore della sua coscienzaiv.

Una volta fissato il senso-direzione dello sguardo l'osservatore, come fa l'ago con il filo sulla tela, dà la curvatura-direzione a quel verso di realtà che, come presa di linea del filo nella stoffa, prende mille e mille forme-indirizzi che si prestano ed essere tramati (rendere trama).

La finestra-occhio

L'osservatore è prima di tutto uno storicov che apprendo la finestra-occhio sul presente, edifica la particolare nicchia di senso, imprimendo la sua privatissima inclinazione alla cresta evolutiva dello spazio-tempo. La de-formazione impressa, come eco informativo, sarà la traccia del suo passaggio nella vita.

Ogni individuo di ogni campo-habitat, dal livello organizzativo più infinitesimale a quello più macroscopico lascia un segno-eco del suo esserci nella rugosità, a più strati, della bios-vita.

Ogni eco è un ordito storico che, se isolato da un nuovo osservatore, permetterà la tessitura di una nuova lettura di realtà e così di eco in eco, di ordito in ordito la vita prende storia nello spazio-habitat e nello spazio-mente dei vari osservatori che si fanno i co-testimoni di quella “scaglia” di verità.

L’apertura della finestravi crea il “contatto” con il tempo 0, unico stato di realtà, da cui con un salto di prospettiva si dischiudono i due campi del passato e del futuro, come le due possibilità immaginative che danno il luogo, nel presente, alle dimensioni del “ricordo” e del “sogno”, mondi dello ieri e del domani.

Porre il tempo 0 come lo sparti acque dell'immaginario passato-futuro implica vincolare la carta di lettura del processo vitale a tre differenti posizioni che si presentano come tre lenti-sguardi d'osservazione:

  • Lo sguardo a tempo 0, che fotografa uno spazio privo di tempo-dutata, al di fuori quindi di parvenze di mutamenti con le differenti increspature del vivere. È lo spazio tridimensionale fermo. Spazio di un “adesso”, istante, che si dissolve in un attimo 0.

  • Lo sguardo a tempo entropico che indirizza la lettura verso la “perdita di ordine”, registrando così le sottrazioni di realtà lette come una crescita del vuoto di informazione. È il campo di misura del grado della perdita di valore che nasce dal confronto oraprima.

  • Lo sguardo a tempo sintropicovii che indirizza l'occhio al futuro, aprendosi allo spazio pieno di novità, processo moltiplicativo che fa intravedere un secondo livello di ordine, come una riorganizzazione che allargando il processo gli dà evoluzione, si pensi ad un seme che si fa radice e poi ramo-foglia-fiore. È lo spazio in cui si misura il grado d'acquisto di ordine nel confronto oradopo.

Le due inquadrature entropica e sintropica sono degli indirizzi di sguardi sullo stesso stesso piano di finestra a tempo 0 che si volgono o al prima o al dopo. La capacità d'indirizzare l'occhio-mente, implica un mutamento del senso-significato attribuito alla dinamica storica.

I livelli di complessità di lettura e la dinamica dello sguardo

La possibilità d'attuare tale mutamento nel vedere è possibile grazie all'estensione di ordine di lettura con la quarta dimensione il tempoviii. Misurandosi con esso l'osservatore coglie l'alterazione dello stato di realtà che potrà essere letta o come disordine, misurata al prima, o quale ordine, in relazione al dopo. Ordine/disordine, per cui, sono semplici punti di vista, indirizzi di lettura, cioè sguardi locali di una realtà che non è né ordinata, né disordinata.

Da tale mobilita interna al processo di lettura, l'osservatore può distanziarsi con un salto di posizione, terzo occhio, e assumere la nuova lente-guardo, a punto esterno dalla dinamica che lo porta a saper vedere insieme le perturbazioni emittente/destinatario, come un occhio neutro Egli, libero di poter rientrare nella dinamica con un salto di ritorno nel campo. In tale possibilità si può scegliere se, come e quando intervenire a perturbare il processo, come fa una mamma che osservando il figlioletto giocare, prontamente interviene in caso di pericolo. Questo essere nella meta-posizione fa assumere la distanza, che è la zona d'ombra rispetto al processo, funzionale alle proiezioni di letture allargate.

Tale postazione è lo sguardo eco-biostorico a punto infinito che apre al tempo neghentropico egli regolamenta i processi, come un supervisore che si fa garante del divenire. È in tale ambito che l'individuo-osservatore da semplice lettore-attore (le risposte istintive), si fa meta-lettore e co-attore della dinamica vitale (le risposte mirate).

È bene precisare che le diverse posizioni di lettura, non sono punti fissi di osservazione, ma un complesso gioco di stimoli e rimandi che rendono l'osservatore il giocoliere di posizioni, il funambolo della vita.

Nel passaggio da osservatore-attore a meta-osservatore/co-attore si attua un salto d'insieme che rende più ampio lo spazio-orizzonte della dinamica, come un secondo gradoix di complessità del sistema che ha in sé, sia la dinamica, sia la verifica della dinamica:

  • Il processo naturale del seme che cade in un terreno e si radica e germoglia dopo una pioggia, è un primo livello d'insieme di attori nella dinamica (seme-terra-pioggia); mentre il lavoro del contadino che, al di fuori del legame naturale, studia i tempi dell'innaffiatura e decide quando e come intervenire, è un livello più complesso d'insieme storico, [(seme-terra-pioggia) + (contadino-innaffiatura)]. In tale nuova realtà il processo da un lato si intrica, infittisce e dall'altro acquista più profondità e mobilità.

  • Lo stesso vale se in uno stagno c'è una mosca che svolazza da una foglia all'altra e pronta interviene una rana che decide d'ingoiarla, [(stagno-foglie-mosca) + rana]. La rana in tale caso ha agito da perturbatore storico di una dinamica che aveva un livello indipendente di ordine.

Solo nel secondo livello d'ordine si ha lo sguardo-moltiplicativo di dinamica che permette l'esercizio della libertà aprendo ad una frastagliata facoltà di scelta, che segna il passaggio dall'obbligo di risposta, alla facoltà di decidere se intervenire o se restare fuori dal gioco che si mostra in forma indipendente dal sé. In tale posizione di distanza si parla di un secondo livello di coscienza (l'io che pensa sé che pensa).

Interagendo sulle tre possibilità temporali (oggi, ieri, domani) e sulle differenti posizioni spaziali (dentro/fuori) si elabora lo spessore dell'io nella storiax che altrimenti resterebbe un granello di semplice “polvere” di fatti a tempi 0, le “scaglie” o “quanti”, senza alcun proiezione di collegamento o di profondità prospettica, in tal caso sarebbe un soggetto-punto, aperto a infinite possibilità ma ancora privo di estensione, come un neonato che ha preso luogo senza storia.

Sono le elaborazioni delle reti di relazioni fattuali, a più legami emittente/destinatario, che creando il movimento, innescano la complessità dei campi dialogici che si allargano e s'infittiscono:

  • Maggiore sarà il livello di complessità e più intricate saranno le dinamiche; più intricate le dinamiche e più alti i livelli di conoscenza richiesti; più grandi i livelli di conoscenza e più libertà nella scelta di azioni; più libertà nella scelte d'azioni, più mirati gli interventi equilibranti... Il tutto, secondo un processo a feedback positivo/negativo insieme che squilibrando i sistemi di fatto, li rende vivi richiedendo continue azioni di riequilibrio. Secondo un gioco di alternanze:

[(+ complessità + intrico + conoscenza + libertà + scelte + complessità...) + vita].
Viceversa
[(- complessità - intrico - conoscenza - libertà - scelte - complessità...) - vita].

Dalle due pseudo-espressioni si evince come l'intricarsi delle dinamiche non sia un fatto negativo per la vita, bensì la sua immensa ricchezza che la rende aperta alle continue novità storiche e alle continue libertà degli individui agenti. Ogni nuovo grado di complessità è un nuovo salto di insieme da cui nascono i differenti livelli di realtà con il variare di grandezze. Ogni livello-variazione richiede la sua carte di lettura con il suo campo scientifico e il suo significato storico:

  • Importante è riconoscere la libertà anche ai sistemi non animati, come quegli stellari e minerali, o ai processi solidi o gassosi o liquidi. In ogni relazione c'è un grado di libertà del sistema che fa dire si o no alla stessa dinamica. In tal senso si sta iniziando a porre la conoscenza come “casa” in-formante/in-formativa dello stesso cosmo.

La dipendenza tra la direzione dello sguardo e le posizione di lettura vincola la forma della realtà:

  • In una lettura a solo “oggi-ieri”, ad esempio come ancora è erroneamente impostato lo studio della storia nei testi scolastici, si rappresenterà la vita come una molteplicità di nodi allacciati ad una nicchia di solo passato, in grado di rispecchiare degli accaduti sclerotizzati in rigidi codici. Tante “mummie egizie” che potranno dire poco e nulla circa le “novità” vitali. Si comprende che una tale struttura sia funzionale a uno Stato- potere incapace a gestire il cambiamento.

  • In una a solo“oggi-domani”, di contro si avrà una molteplicità idee, come tanti fili di ipotesi su fatti possibili ma non annodabili a “fatti-traiettorie” di passati, rivelandosi così come delle semplici fantasticherie, prive di possibilità di presa di realtà.

Le tre prospettive di sguardi si possono immaginare come tre campi-finestre d'osservazione che rendono “fratto”, scisso, lo sguardo-lente dell'osservatore, permettendogli di attuare lo sdoppiamento per piani-superfici dei momenti della mente:
  • Si pensi all'azione della mano di una ricamatrice che agendo su tre spazixi intesse il ricamo sulla stoffa. L'azione del ricamo è il gioco dei tempi, mentre quella di controllo è la posizione neghentropica della ricamatrice stessa che interviene e pilota l'azione.

La mobilità dell'occhio, la possibilità di zoomare l'inquadratura, la scelta di ribaltare il campo/fuoco di osservazione fanno sì che si crei la co-in-tra-tessitura storica e mentale.




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i“... L'io raccoglie gli echi per il suo agire dallo stesso campo in cui è inglobato... Egli è un occhio che, munito di una miriade di sensori, rastrella le variazioni anche minime del campo vitale e le elabora, le proietta, le trasla, le interconnette, le lima... cioè le trasforma in significati idonei all'azione. Tutte queste operazioni si concatenano nelle emozioni e tramite un gioco di parole-gesti si innescano i movimenti di conoscenza, quali viaggi di sensi (direzioni) che fanno muovere il campo. … Sono le parole-gesti a svolgere tra gli umani il ruolo di nodo-sinapsi tra letto/lettore... il bagliore, il lampo di luce che attiva il contatto. Questo lampo si può chiamare esso stesso quanto storico. Ed è insieme un promotore di conoscenza e un promotore d'azione. Una volta attuatosi il contatto, quale chiusura del campo io e apertura del campo tu e viceversa il rapporto informativo può instaurarsi e iniziare a circolare. Da tale processo di apertura/chiusura degli spazi si può cogliere come sia lo stesso atto di lettura, stabilendo il contatto, a chiudere il circuito tra passato-futuro e a permettere alla storia, nei tempi 0, di prendere corpo, assumendo veste di realtà. Un'immagine che esplica tale operazione è quella della ricamatrice che dopo aver preparato la trama per il suo ricamo, prende il filo e con l'azione di entrata-uscita dai fori della stessa trama, intesse i suoi fiori, le sue visioni, le sue fantasie. Tale tessitura diventa il suo particolare contributo alla dinamica del divenire, in quanto accettando i limiti del proprio sé, li trasborda, li valica, come un seminato che si trasformerà in un biondo campo di grano. L'operazione di presa di realtà... non produce... le medesime visioni: ogni soggetto elabora una sua personale mappa di realtà, essendo ogni esperienza legata ad una scala differente di emozioni o di luci/ombre di lettura. Da ciò scaturisce la diversità di veduta, quale spazio personale e univoco di ognuno. La pulsazione dei lampi informativi produce un costante lavorio di modellamento... in questo consiste la libertà del sistema io o habitat e nello stesso tempo l'incognita del vivere. Il modellarsi alle situazioni fa del soggetto un io multiplo, perché in ogni diversa situazione egli assumerà una differente identità che si legherà alla visione-emozione-scelta-azione di volta, in volta elaborata: uno, nessuno, centomila che spaventava la società pirandelliana, oggi non fa più paura, in quanto il recupero di una visione dinamica della realtà, ha permesso di rileggere completamente lo status-ruolo dell'uomo nella storia. La relatività dell'esistere non va confusa con il relativismo che nega valore ad ogni azione, in quanto esalta l'indifferenza come fattore di scelta nell'azione; ma va intesa come una scelta legata al contesto, cioè una visione di alterità di eco-inter-dipendenza, che fa assumere alla stessa azione un valore bio-storico...”, pp.62-63. A. Colamonico. Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Ed. Il filo. Bari 2002.

ii“... il vuoto quantistico è un’entità dinamica. Capace di esibire fluttuazioni energetiche non direttamente osservabili, ma significative nello studio dei comportamenti dei sistemi fisici. Il fatto singolare è come la MQ, partendo da posizioni rigorosamente operative, porti a postulare una sub-struttura invisibile, le cui fluttuazioni, descritte in termini di particelle virtuali, producano effetti reali ed osservabili…”; p. 149. I Licata. Osservando la sfinge. La Realtà Virtuale della Fisica Quantistica. Di Renzo Editore. Roma, 2009.

iii “... Per poter visualizzare la dialogica informativa, campo-individuo, necessita iniziare a pensare in ordini di pensiero con-net-tivo. Il passaggio a tale modo di guardare e ragionare incide su due possibilità di lettura-azione: vedere il vuoto/pieno, il centro/periferia, il fuori/dentro, il finito/infinito; muoversi in uno spazio a campo profondo. Il camminare non equivale al volare. Per comprendere è importante allargata diilin aereo, e agli strati di nuiostorico: della vita, dell'partire dal rapporto dimensioni di lettura-spazio d’azione. La nascita di un campo complesso d’osservazione, ipotizzato da Morin, è strettamente legato al grado di libertà del modo d’espletare l’azione di lettura. Il grado di libertà dell’occhio osservatore è il nodo-vincolo di scelta. Uno sguardo, ad esempio, ad un solo grado di libertà è vincolato ad una sola scelta che diviene l’azione obbligata, non essendoci altre alternative. Un occhio a più nodo-vincoli è più favorito nell’esercizio della libertà, in quanto dovrà valutare tra le varie possibilità, quella che poi diverrà la traccia-linea di futuro-realtà. Un occhio privo di vincoli, apparentemente sembrerebbe illimitato, ma di fatto è fermo per eccesso di libertà del sistema che paralizza l’azione (Toffler, 1988). È interessante riflettere sul valore dei gradi di libertà nella costruzione del pensiero. L’io-osservatore, pur vivendo nello spazio presente che il suo occhio-mente elabora su tre dimensioni (altezza-lunghezza-profondità) e che gli permette di visualizzare le collocazioni differenziate degli oggetti (avanti-dietro-destra-sinistra…); può, con un salto di sospensione, aprirsi ad una quarta dimensione, il tempo, e a una quinta, il campo-finestra. La dimensione tempo permette di viaggiare nell’eco-storico, spalancando le porte al passato-futuro e proiettando l’io-osservatore negli spazi prima-dopo degli immaginati. Si possono così visualizzare le trame-echi d’evento, quali segni dei mutamenti evolutivi degli stati-stadi di realtà. È bene precisare che c’è uno scarto spazio-temporale tra il presente e il passato-futuro. Il presente, tempo 0, è l’unica dimensione di realtà: attuazione perenne della storia. Il passato-futuro sono solo degli immaginati che si prestano ad essere attualizzati, nell’attimo in cui entrano nelle maglie del presente, indirizzandolo. La quinta dimensione, il campo-finestra, creando il perimetro-limite del fuoco di lettura, permette di segnare la zona d’indifferenza del campo osservato con il relativo dentro/fuori o luce/ombra dell’azione di rilevazione. Guardando da lontano la complessità, occhio egli, si può visualizzare il dentro/fuori dell’azione d’esplorazione. In un’indagine ad occhio biostorico si possono graduare le visualizzazioni e ad ogni grado-scala corrisponderà un differente livello semantico della realtà. L’occhio-mente per leggere e gestire l’alea dovrà imparare ad essere fortemente dinamico e a giocare con tutte le variabili-dimensioni di lettura che gli visualizzeranno uno spazio profondo: ora univoco, ora multiplo, ora passato, ora futuro, ora vicino, ora lontano… Sono le stesse direzioni di lettura che segnano le tracce-linee su cui muoversi nell’organizzare le informazioni e quindi catalogarle, valutarle, confrontarle, memorizzarle, dimenticarle, ecc. Ad esempio nella narrazione l’occhio si nuove sulla dimensione tempo che permette d’ordinare le successioni di eventi; nella descrizione, sullo spazio che permette di coordinare l’altezza, la lunghezza, la profondità e dare il luogo-posizione nello spazio dell’oggetto descritto. Solitamente nell’ordinare si privilegia o l’uno o l’altro. Per cui si hanno delle rilevazioni di tipo temporale o di tipo spaziale, oppure le due si intrecciano. Una fiaba è di tipo prevalentemente temporale; un affresco, spaziale; un film è sia temporale e sia spaziale, in quanto entra in gioco la cinepresa che permette di visualizzare e narrare. In tutti questi casi siamo sempre con una organizzazione a fuoco unico. Per poter comprendere il salto al pensiero complesso, con la relativa nuova visualizzazione a fuochi sdoppiati, bisogna introdurre il concetto di finestra storiografica..”), traduzione da A Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

ivA. Colamonico. Ordini Complessi. Op. cit. 2002, p.69.

v“In chiave biostorica ogni uomo è uno storico, in quanto per compie azioni, dovrà assumere una posizione meta-storica di lettura del campo-evento. Imparare a leggere la dinamica vitale è la migliore garanzia dell'azione.” nota p. 41. A. Colamonico. Biostoria. Verso la formulazione di una scienza nuova. Campi, metodi, prospettive. Il Filo. Bari 1998.

vi“lo studio e la gestione delle informazioni nodali può avvenire solo per campi delimitati, non essendo possibile alle facoltà umane la conoscenza globale della Rete (storica), la quale può essere solo ipotizzata e visualizzata se scomposta in sotto-insiemi: le Maglie. La maglia storiografica è una finestra che apre la mente alla profondità dello spazio-tempo. Essa è delimitata dal periodo storiografico, intervallo di tempo racchiuso tra due date e dall'area geografica, porzione di spazio, che costituiscono il campo fattuale nel quale si collocano una serie di nodi che possono essere o non essere dipendenti, in base all'angolazione assunta dall'osservatore. Il periodo e l'area sono due variabili della maglia, in quanto spostandosi nel tempo e nello spazio, possono allargarla, restringerla e muoverla, così come lo zoom fa con l'obiettivo della macchina fotografica... Allargando o muovendo l'area e il periodo si può evidenziare un altro itinerario, all'interno del quale... (il) nodo si porrà in relazione e assumerà una sua valenza storica (differente).”; pp. 22-23. A. Colamonico. Fatto Tempo Spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. Ed. Oppi. Milano, 1993.

viiOggi i fisici preferiscono al termine sintropia, quello d'emergenza. Biostoricamente si possono inquadrare i due significati come differenti angolazioni di lettura che visualizzano il medesimo fenomeno con una differente inclinazione-sfumatura. Parlando di avvistamento di un'emergenza, la posizione di lettura è a occhio esterno al processo, in tale luogo l'affiorare è una gemmazione di ordini reali che prendono vita dallo strappo del vuoto-membrana di contorno, infatti si parla di attraversamento del tunnel. Al contrario discutendo di sintropia, si è in posizione a occhio interno che legge il processo, stando immerso nel flusso informativo della vita che si ordina/disordina/ordina/disordina... per sempre, in tutti gli stati di tempi 0. In tali equilibri degli stati, fortemente instabili, si attua il procedere lungo la freccia del tempo. L'entropia e la sintropia sono dunque relative alla dinamica in sé come flusso, per cui posizionandosi in un tempo 0, il guardare in dietro fa vedere la perdita dell'ordine; in avanti l'acquisto del nuovo ordine. L'emergenza è in relazione alla postazione neghentropica di un osservatore esterno che assume una distanza dal processo, a punto infinito, e in tale essere oltre elabora le carte che di emergenza in emergenza, costruendo “spettri di ordini disciplinari”. Sia da un luogo-posizione che dall'altro, quello che alla fine unifica le letture è che la vita non ha una forma ferma nel tempo, infatti si parla di plasticità, rugosità, spugnosità e novità.

viiiI fisici oggi, iniziano a mettere in crisi l’oggettività del tempo, si comincia a riflettere sull’inesistenza di un tempo indipendente dall’occhio lettore; ad esempio C. Rovelli sostiene l’inesistenza del tempo, poiché quando si parla di tempo lo si pone sempre su un piano di relazione con qualcosa “… non misuriamo mai il tempo in sé, misuriamo sempre delle variabili fisiche A, B, C… (oscillazioni, battiti, e molte altre) e confrontiamo sempre una variabile con l’altra, cioè misuriamo la funzione A (B), B (C), C (A)… e così via. È utile tuttavia immaginare che esista una variabile “t”, il vero tempo, che non possiamo mai misurare , ma che soggiace a tutto…”, p. 45. C. Rovelli. Che cos’è il tempo? Che cos’è lo spazio? Di Renzo Editore, Roma 2010,

ixPer comprendere la forma di un sistema di conoscenza a multi-gradi di complessità che genera una molteplicità di semi-trame informative, necessita rifarsi alle teorie del multiverso. Formulata per la prima volta dal fisico Hugh Everett, che pose come ogni misura quantistica porti alla divisione dell'Universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell'operazione di misura. La teoria nel tempo ha assunto differenti connotazioni con differenti formulazioni di multiverso, tra le più eleganti è l'universo a bolle del fisico russo Andrej Linde (A.D. Linde, Particle Physics and Inflationary Cosmology. Harwood 1990) . Egli ipotizza l'esistenza di molti universi contenuti in bolle che si originano l'una dall'altra. Il nostro mondo sarebbe solo uno di questi universi, che nascono dalla fluttuazione di alcuni parametri fisici del vuoto. L'evoluzione dei mini-universi ricorda quella di ogni specie animale. Ogni mini-universo porta un certo numero di mini-universi che sono versioni mutate di esso, dal momento che i loro campi scalari non sono necessariamente gli stessi. Ogni mini-universo e' differente, e i mini-universi possono essere classificati in una stretta gerarchia basata sulla relazione genitore-figlio. Questo meccanismo riproduce i mini-universi come la vita riproduce se stessa, attraverso un processo di selezione. L'esplosione combinatoria di mini-universi può essere vista come intesa a creare mini-universi che sono sempre migliori nel "sopravvivere". Ogni mini-universo "eredita" in una certa misura le leggi dal suo mini-universo progenitore, così come gli esseri viventi ereditano il comportamento in una certa misura attraverso il codice genetico. Un "genoma" è tramandato dall'universo genitore all'universo figlio, e questo "genoma" contiene le istruzioni su come le leggi si debbano applicare. Ogni genoma semplicemente prescrive un pezzo dell'insieme di leggi che governano il comportamento di un universo. Allo stesso tempo, l'espansione significa che l'informazione è propagata come in una rete neurale attraverso la gerarchia di universi in espansione. Una regione dell'universo espande a causa dell'effetto di molte altre regioni. Questo è simile a ciò che succede nelle reti neurali. Ovviamente, questo scenario porta con se' delle forti somiglianze con gli scenari biologici. (P. Scaruffi. La Nuova Fisica: L'Asimmetria Onnipresente. Copyright © 2006 Piero Scaruffi).

x“... L'uomo, riflettendo, visualizzando è egli stesso ad elaborare lo spessore della sua coscienza, spessore che è della coscienza e non dell'io o dell'habitat: l'io (in sé) è un di più della consapevolezza si sé; l'habitat è un di più della consapevolezza dell'habitat, essendoci i vuoti, le ombre di lettura, la cecità dello sguardo. Questo è il limite invalicabile del sapere umano che, pur producendo le carte di vita, rimane sempre un meno della vita.: ci sono margini di sé e margini di campo che sono destinati a restare fuori dall'azione di conoscenza: essi sono il lato buoi che permette il realizzarsi della libertà dei sistemi io e habitat. Libertà che è parzialmente svincolata dall'occhio lettore. Il limite cognitivo è la garanzia della vita, guai se questa fosse tutta conosciuta, definita, strutturata, catalogata, inventariata; in tale caso si potrebbe parlare di ingabbiamento dell'esistere, ma per quanto l'uomo tenti di fare ciò, sempre nuove maglie d'edificazione vitale sfuggono alla sua conoscenza e sempre e più complesse sacche di buio si creano a ricordargli la sua ignoranza. Si potrebbe quasi parlare di una crescita proporzionale alle due: + aumenta la conoscenza e + aumenta l'ignoranza-cecità. É come uno stare allo specchio: il buio vede di fronte la luce e la luce di fronte il buoi, da questa dualità di visione, la coscienza non riesce ad uscire...”, pp. 70 -71. A. Colamonico. Ordini complessi. Op. Cit. 2002

xiL'azione del ricamo implica un gioco di entrata e uscita di spazi che sono sopra e sotto il tessuto stesso. In tale andare a diritto e a rovescio della stoffa il ricamo acquista, a ogni passaggio di filo, spessore e sfumatura di colore, mostrando in modo sempre più nitido e bello la sovrapposizione del fiore o della foglia ricamata.


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