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Posizionarsi in ombra per un'azione fulminea, come quel guizzo d'occhio-testimone di ogni scaglia di vita.


La democrazia è il processo vitale.


La libertà è intrinseca al processo eco-biostorico. In ogni sistema vitale c'è una spinta all'evoluzione come, emancipazione "autopoiesi" (H. Maturana, F. Varela) dell'individuo dal campo che lo porta a costituirsi come "altro" da esso, pur restando in relazione. In questa forma di gemmazione, come quella del fiore che si differenzia dal ramo da cui prende linfa per la sua forma altra, l'agente storico si ritaglia la sua nicchia vitale che diviene il suo spazio di libertà, come una struttura organizzata capace di mantenere e rigenerare nel tempo la sua unità e la sua autonomia, rispetto alle continue variazioni dell'ambiente circostante. In tale processo autoreferenziale pur restando vincolato al sistema che lo contiene, egli esercita la sua libertà di funzione che diviene la sua risorsa storica, facendolo distinguere e localizzare in un preciso spazio-tempo che gli appartiene.

Nell'esercizio della libertà per restare nella storia, egli si isola tramite  l'auto-generazione delle proprie parti costituenti (sotto-sistemi) che collaborano alla tenuta in vita dell'intero individuo; così egli si trova, in una situazione di auto-riferimento, a pensare solo a sopravvivere. Tale compito  mette in moto una molteplicità di "micro-organizzazioni" che richiedono una molteplicità di piccole chiusure operazionali, per riequilibrarsi. Ne deriva che la dinamica storica è un continuo alternarsi di chiusure e aperture di spazi, come due differenti tendenze antitetiche che influenzano  l'individuo e il suo ambiente. La vita, in tale gioco di stimoli e di rimandi, appare come un gioco duale di malessere/benessere. Il mal-essere genera la chiusura operazionale, il ben-essere l'apertura logica, come una nuova capacità organizzativa (aumento di complessità).

In tale dualità continua si comprende come per la sopravvivenza acquisti un enorme significato il contorno all'individuo, la nicchia- stanza del sistema allargato. La relazione individuo/campo è la molla generativa della vita attraverso un accoppiamento strutturale che rende i due liberi nella relazione.

Trasferito nel Sistema Sociale, il discorso apre alle implicazioni dialogiche tra le tipologie organizzative tra gli Stati e i propri cittadini, per cui un ambiente salutare, aperto alle novità della vita, implicherà una popolazione di soggetti intraprendenti, aperti al dialogo, alla collaborazione, fortemente dinamici e costruttivi. Uno Stato, invece, poco attento al benessere comune, creerà dei cittadini diffidenti, fortemente critici, poco disposti a mettere in discussione le nicchie dei personali egoismi, pronti a chiudersi in aree di privilegi. In senso stretto:

  • Ogni Stato forgia il suo Cittadino tipo e ogni Cittadino il suo Stato tipo.

La lettura a occhio scisso (occhio di mosca) che tenga conto delle due dinamiche insieme si fa elemento costitutivo di un occhio-mente democratico che sappia essere esperto di dinamica storica.



 Biostoria - Scienza dello Sguardo.




 

Fuori Campo: la pagina di Spazioliberina



Agnese

Addio. Da questo momento non sentirai più parlare di me!

Con queste parole Agnese chiuse, decisa a girare pagina. Era un'idealista che sapeva districare i grovigli delle storie che al suo sguardo si sfilavano in tanti gomitoli dai significati sempre più sfumati e, come succede a tutte le Cassandra, pochi le prestavano un'autentica attenzione. Chi è radicato nelle logiche del mondo, crede di possedere le chiavi del domani, facendo e disfacendo a proprio comodo. Sono i Caino a tacciare di ingenuità chi, come Agnese, sa presagire gli effetti di ritorno delle azioni.

E quando quegli effetti bussano alla porta della vita, la frase tipica è: - Come aveva detto... (in questo caso, Agnese)! Il senno del dopo è degli sciocchi e la donna lo sapeva bene, per questo nel dopo non si faceva mai trovare, amava il tempo presente. Il tempo dell'incontro. In/contro dell'uno verso l'altro, in tale ri/scontro si attua la possibilità di guardarsi negli occhi.

Amava vedere negli occhi le cose pensate, dette, taciute. Gli occhi, per quanto si possa essere bravi, sfuggono alla mente che sa creare le trappole con gli ammiccamenti e i raggiri del dominio. Ogni occhio ha una sua particolare pagliuzza di luce e ciascuna pagliuzza una molteplicità fratta di intensità luminose. Nell'occhio si fissa il guizzo vitale che rende il presente una scaglia di storia. Imparare a leggere il guizzo d'occhio è una forma d'esercizio mentale, un allenamento per accelerare l'intreccio tra neuroni e segnali che perturbandosi e allacciandosi danno corpo agli stati di pensiero da cui germogliano, come un fiore rosso di geranio, le risposte alla vita.

Per una maggiore ampiezza d'osservazione e una più agile azione, Agnese aveva imparato sin da bambina a restare al bordo della scena, non perché fosse una codarda, ma per una più agile lettura. Per essere liberi, - si ripeteva - necessita posizionarsi al margine, lo spazio di quella frontiera che apre a una doppia linea di fuga o verso il centro o verso l'oltre delle situazioni. È in tale luogo che si attua la scelta. Il vero libero è un emigrante! - E lei si sentiva un'errabonda che non equivale all'essere una vagabonda.

L'errare implica un andare senza la paura di non conoscere la meta, mentre il vagare è un procedere a zig-zag, incuranti del selciato, lei invece era attenta ai percorsi che una volta intrapresi seguitava sino in fondo, per poi, una volta giunta, sostare all'ombra. Il posizionarsi in ombra - si diceva - è funzionale per un'azione rapida, fulminea, come quel guizzo d'occhio che è il testimone di ogni scaglia di vita.2 












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1. A. Colamonico. Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Campi, metodi, prospettive. © Il filo, Bari 1998.
2. A. Colamonico. Il Grido. 1° Ordito, Agnese. © A. C. 2011.

"... gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio.
 L'uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo..."
G. B. Bono


Viaggio dentro la parola "parti-cella topologica".




  • Processo eco-biostorico: La vita all'occhio dell'osservatore appare come una dinamica complessa di campi interagenti di "reali". A ogni livello di lettura si evince una fitta struttura di collegamenti-reti-nodi di particelle discrete (gli osservati)  che si evolve con una dinamica di aggregazione e disgregazione. In tale perenne ridifinizione della matrice di interazione, le differenti grandezze dialogano e si perturbano a vicenda "informandosi/de-formandosi", rendendo il sistema storico, visto da una posizione a punto infinito, una struttura a uno/tutto dalla forma frattale con nicchie e creste, come una spugna. Ogni nicchia è una sacca di campo vitale che racchiude altre sacche più piccole, ed è a sua volta racchiusa. Tale matrice (Matrëška) strutturale si può immaginare come  un insieme che pulsa e vive, un grande cuore cosmico. Ogni suo battito è un respiro della vita che prende realtà in uno spazio presente (tempo 0) dinanzi agli occhi dell'osservatore che ne registra e interpreta le orchestrazioni. C'è nel gioco di risposte storiche che vengono di volta in volta attuate, una coerenza che fa presagire la presenza di una memoria a tutti i livelli di organizzazione, come un filo invisibile che cuce le risposte in virtù di echi passati.
  • Libertà di funzione negli stati evolutivi: "L'ordinare è intrinseco al processo vitale che nel suo divenire produce finestre di ordini nuovi, quali strutture e forme complesse. Sempre più si fa strada la consapevolezza che vivere sia creazione di disordine/ordine, come rottura di equilibrio del campo vitale e riedificazione di un nuovo ordine dello stesso. Tale bipolarismo creerebbe il gioco della vita come edificazione di complessità e di lettura di complessità (I. Prigogine), insieme... In natura tutto sembra essere complesso, anche nelle parti o elementi che si definivano unità inscindibili o prime. Gli effetti delle indagini sono sorprendenti almeno sotto 3 chiavi di lettura:
  1. Tutto appare dipendente da altro.Chiarendo meglio, si possono scindere diverse unità naturali, ad esempio cellula, stella, fiore... in un insieme di sotto-unità che a loro volta sono contenitori di altre e così via. Tale proprietà degli elementi fa parlare di bivalenza contenuto/contenitore degli stessi.
  2. Ogni unità è di fatto una rete di sotto-unità, intesa come un sistema di funzioni che, con le sue interazioni, permette all'unità stessa di esistere.
  3. Il confine di divisione tra il contenitore (o ambiente o campo o contorno o contesto) e il contenuto (o elemento o individuo), è meno netto di quanto si possa pensare, poiché vi sono delle interferenze di funzione tra i due che determinano l'insorgenza di eventi casuali...
Un'ipotesi di spiegazione matematica della dinamica di tale processo è suggerita dal gruppo fondamentale delle trasformazioni dello spazio: la traslazione, la rotazione, la simmetria, approfondite da F. Klein e che permetterebbero la lettura di tutti i fenomeni, come processi derivati da tali operazioni originarie. Le proiezioni dette trasformazioni giustificherebbero la spazio matrice della realtà. Realtà intesa non solo come semplice dimensione fisica o biologica, ma anche mentale...Tale visione autopropulsiva disegna lo spazio come la dilatazione del campo d'azione dell'evento stesso e il tempo come il punto di partenza (tempo 0) della perdita di evento, in quanto questo accadendo, si annulla, perdendo identità e si propaga (eco) nel campo, lasciandolo perturbato. L'apertura dello spazio primordiale avrebbe segnato, dunque, la partenza del tempo primordiale, inteso come tempo relativo a quel evento iniziale. Poi da tali tempo e spazio sarebbero partiti gli infiniti tempi e gli infiniti spazi relativi agli infiniti eventi che si sono susseguiti. ...

La dinamica storica, procedendo a fasi discontinue di forma e perdita di forma, può essere disegnata come una successione di stadi di dilatazione, ad ogni stadio
corrisponde un modo di essere dello stato del sistema di funzione. Ad esempio nella dinamica nuvola-pioggia-vapore-nuvola, lo stato-forma nuvola si presenta con un campo ben differente da quello di pioggia o vapore. Ogni forma esprime un suo campo spazio-temporale e ogni campo un suo elemento-forma. Il passaggio, ad esempio, da nuvola a pioggia implica un mutamento di spaio-tempo a seguito di un evento che ha rotto la simmetria del sistema di funzione. Ad ogni passaggio di stato il sistema si evolve autonomamente.

L'autonomia costituisce la libertà stessa del porsi del sistema di funzione, come forza generatrice, infatti non tutte le nuvole diventeranno pioggia e non tutta la pioggia diventerà vapore. Il non divenire è il fattore aleatorio del campo. Con una tale mappa della dinamica storica, ogni fase di crescita dello spazio produrrebbe uno stato diverso di funzione con delle caratteristiche evolutive ben definite, rispetto a quelli precedenti o seguenti; volendo generalizzare, ad esempio, lo stato stella non sarebbe assimilabile a quello pianeta o bambino, pur essendo prodotti nel tempo dello steso evento primordiale.

Una lettura così allargata nel tempo e nello spazio disegna una dinamica creatrice, che ha nel suo stesso porsi o farsi un valore inalienabile per il sussistere stesso del suo processo, la libertà di funzione, intesa come possibilità di elaborare o non elaborare una risposta-azione ad ogni quid che si ponga nell'orbita del suo stesso divenire, tale possibilità è la forza auto-generatrice della storia.

La totalità di tutte le forze auto-propulsive della dinamica vitale, costituisce e delimita il campo universo Biostoria, inteso come il campo infinito dell'esistere, di cui ogni singolo evento è il campo-forza 1:


(Biostoria : Evento = Infinito : 1)



Ogni singolo atto vitale è una risposta ad una perturbazione che mette in crisi il sistema di funzione del campo. La risposta segna la morte di uno stato e l'inizio della vita di uno nuovo. La dinamica così visualizzata, sembra snodarsi in un gioco di vita-morte, di ordine e disordine.... La complessità sarebbe il risultato di auto-eco-organizzazione, quale elemento di integrazione tra un sistema vivente auto-organizzato che, per porsi, si chiude e il suo campo-habitat, che lo apre a nuovo ordine. E la chiusura è sempre il passaggio da un prima a un dopo. Passaggio che non avviene senza una base di incertezza, senza un fattore aleatorio.

Ordine e disordine sembrano essere, dunque, i motori della complessità che ha generato tre differenti livelli organizzativi: la materia, la vita, il pensiero. Per cui scienze come la fisica, la biologia, l'antropologia e la storia, pur nell'autonomia delle loro specificità, non sono lontane, bisogna solo infrangere il fisicismo, il biologismo, l'antropologismo, lo storicismo.

Considerare la materia, la vita, il pensiero come risultati differenti di un unico processo naturale, implica la rilettura di tutto quanto è stato sin ora elaborato, poiché cambiando i paradigmi mentali o principi sovra-logici di riferimento, muteranno anche gli spazi di indagine. Il salto gnoseologico in atto produrrà gli stessi effetti delle teorie di Galilei e Keplero, che misero in crisi l'intera cosmologia antica e segnarono la nascita del mondo moderno.

Il campo biostoria, qui tracciato, come totalità delle forze che si espandono dal passato al futuro può assumere in sé un carattere fisico, uno biologico, uno psico-mentale; caratteri che a loro volta possono essere proiettati nella profondità del tempo- spazio. Parlare di un campo materia, di uno vita, di uno mente, significa considerare tre dimensioni del medesimo processo naturale, come tre luoghi soggetti a dilatarsi, moltiplicarsi e perturbarsi a vicenda... La biostoria come scienza non vuole porsi in antitesi con tutto quanto già elaborato, ma solo porsi in un'altra angolazione di lettura, cioè affrontare lo studio della realtà da una visione cinetica, per cogliere la portata storica degli eventi stessi."1(pp. 29-33)
















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