3° - Il fine storico

L'accoglienza della novità
Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali
Antonia Colamonico
3°  Campo - I vestiti storici e le differenze di funzione negli orizzonti di letture.
2012 - Il filo, Bari)

"Amai trite parole che non uno osava. M'incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo. Amai la verità che giace al fondo, quasi un sogno obliato, che il dolore riscopre amica. Con paura il cuore le si accosta, che più non l'abbandona. Amo te che mi ascolti e la mia buona carta lasciata al fine del mio gioco " U. Saba



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La funzione partecipativa a due versi di realtà creatrice

Il processo di conoscenza tracciando il lato visibile (abito) del vuoto-eco, lato invisibile, di storia, assume la funzione di co-organizzatore dell'azione creatrice:

  • ogni singolarità si pone quale altro soggetto di un'azione a due versi-lati, chiamata creazione; non ha importanza se è una nuvola che attraversa silenziosa un cielo azzurro o una bambina che infila perline per la sua collana o un ragnetto che fila la ragnatela all'ombra di una foglia, o un vento stellare che nel suo andare toglie massa alla sua stella.

Tutti, nel tutto, hanno una funzione partecipativa che li rende unici insieme in quella particolare piega di cresta storica, a cui l'osservatore storico (uomo) può attribuire una data, un luogo e un fatto-nome, distinguendo e formalizzando.


Il processo creativo ponendosi come dialogica di un sistema a due-logiche distinte, individuo e campo, che insieme si armonizzano, non può essere inteso come “pura” organizzazione di energie che, seguendo il loro cieco andare, accidentalmente si accorpano (visione carta antica) in organizzazioni molecolari a molteplici masse di materia, il cui stato più evoluto è indicato nello stesso cervello-pensiero umano.

Come sottolineato da H. Maturana e F. Varelai, la lettura (uomo) parte da una posizione di occhio esterno alle dinamiche e coglie, di fatto, solo gli effetti a livello di membrana-superficie perimetrale, ma non sa vedere il perché del come avvenga l'organizzarsi delle forme distinte, in sistemi sempre più complessi che presentano caratteri di novità, rispetto allo stadio iniziale.

Con la lettura si tracciano, solo le mappe delle forme esterne dei processi, come dei movimenti di deformazioni di membrane, che celano tutto l'insieme delle reti di processi interni che creano il mutamento; si pensi ad una mano che invecchiando assuma rugosità, ma ciò dice poco del metabolismo o dello stato glicemico o dell'osteoporosi o degli stati mentali del corpo tutto, di quella mano.

  • Il processo di emergenza nell'azione esplorativa

I ricercatori, oggi, preferiscono parlare in termini di emergenza di un fenomeno vitale, come un affiorare da un vuoto-assenza che rende la cosa osservata un isolato-forma che si differenzia dal contesto-contorno vitale; in tale differenziare in “essere il fuori/essere il dentro” la dinamica di osservazione fa aprire a due fuochi di lettura che puntano a due differenti stati d'essere di un unica organizzazione vitale:

  1. La res-cosa nuova a cui è dato un nome che la distingue, identificandola;

  2. il contorno-nicchia di appartenenza che si fa entroterra vitale di quella emergenza avvistata e chiamata; ed è questo campo-nido che permette la ripetitività delle emergenze nei successivi spazi-tempi, in cui si creeranno delle situazioni similari, che potranno dare il la all'emergenza di una sì fatta res-nota.

Si pensi ad un seme che marcisce in un terreno umido e germoglia, tale fenomeno quando fu compreso dalle donne del Neolitico (5.000 a.C), diede il la all'agricoltura, per cui esse nell'attesa del ritorno al accampamento dei mariti-cacciatori, iniziarono a ricreare quello che avevano compreso e a intervenire con la loro intelligenza nel processo rigenerativo della natura.ii In tale salto logico di quelle donne antiche, l'umanità comprese che ogni qual volta si creano certe situazioni di “terreni-semi-umidità”, si potranno rigenerare le gemmazioni di semi.

L'emergere è quindi l'operazione dell'isolarsi per emanciparsi dal campo-habitat di contorno e la relazione “emancipato-individuo/campo-nicchia” si fa forza vitale che permette il riaffiorare nei tempi-spazi successivi di tale tipologia di fenomeno.

Esiste una forma di “codice nascosto” di memoria latente che se pur silente, rende coese le relazioni vitali come un'alternanza ciclica, a tempi distanziati, di ordini/disordini organizzativi, che generano un'alternanza di sintropie/entropie, come le 2 fasi alterne, di apertura/chiusura, della coerenza storica. In tale modo di “essere coerente” si può cogliere l'eticità della vita.

Le fasi di osservazione-lettura

Analizzando la posizione dell'occhio-mente osservatore di fronte all'emergenza (il vedere da un punto esterno), si possono isolare le azioni di lettura che si fanno il metodo di rilevazione e giustificazione della vita:

  • la prima fase di lettura, è il piano del cosa avviene, in cui si traccia la mappa-spaziatura delle successioni di movimenti, elencandoli e temporizzandoli; ed esempio se si prende il solito seme e lo si pianta in un vaso, affiora dopo alcuni giorni di osservazione un filo verde che poi si farà pianta, allora c'è stata un'emergenza, con un'apertura di spazio che ha dato luogo ad una novità. In tale fase si studiano le res vitali, nell'oro semplice mostrarsi.

  • La seconda fase, è il piano dei come avviene, in tale momento di osservazione si apre lo spazio della sperimentazione; si ripete l'operazione del seminare con differenti terreni, semi, stati di umidità, si annotano le diversificazioni di emergenze, che sono semplicemente temporalizzazioni e spaziature degli accadimenti. In tale rendere note le relazioni tra le differenti tipologie si sperimentano le possibilità vitali;

  • la terza fase d'indagine è sul perché avvenga (il tempo congiuntivo della probabilità è d'obbligo, poiché in tale fase si entra nel piano silente dell'evoluzione storica (l'osservatore deve sapere che in tale stadio d'indagine la sua stessa intelligenza entra nell'azione d'esplorazione), che apre la lettura processuale al grado di “sapienza-fine”, intrinseco a quel sapere dove approdare del seme.

In tale 3° grado di lettura del processo, s'indaga sul sapere dove andare che fa sì che l'accadimento, assuma l'aspetto di un qualcosa che ha in sé inscritta la risposta.

Per cui il lettore storico dovrà immaginare una molteplicità di possibili evoluzioni per effetto dell'erosione, alla superficie di quel seme, che possano produrre novità:

  • il fuoco di lettura dovrà obbligatoriamente allargarsi al campo-nicchia che entra come “insieme di seme”, che potrà far scoprire non solo il ruolo dell'umidità del terreno, ma anche la stessa sua composizione che può accelerare o decelerare lo stato di scomposizione della veste-pellicola di copertura del seme, che marcendo (non muore ma) si apre alla germogliazione;

Nella possibilità del marcire esso non smette di essere seme, ma si arricchisce, con il contributo del campo, il suo stato d'essere di nuove funzioni che ne ampliano la partecipazione storica, infatti si evolve, mutando semplicemente la sua auto-organizzazione, consapevolmente, in apparente res nuova più complessa che è il procedere verso quel fine-filo intrinseco al suo stesso essere seme che sa come farsi pianta che è solo la sua linea evolutiva naturale del suo stesso essere nella storia:
  • In tale visione si entra nelle maglie della vita e la lettura si fa meta-lettura, meta-storia (l'organizzazione ad occhio eco-biostorico).

Cosa cambia nelle tre forme di osservazione a occhio-uomo?

  1. Le prime due sono una semplice osservazione di un cambiamento, con occhio razionale che non vuole essere coinvolto nell'operazione di lettura, esercitando una forma d'indifferenza partecipativa all'osservazione quale forma di oggettività, che se presa di per sé, svincolata dal legame osservato-osservatore, finisce con l'attribuire alla scienza il “valore oggettivo” di un a sé stante (che sta solo con sé) che per "effetto di ricaduta", data l'oggettività, fa delle carte di lettura un valore assoluto (chiusura ideologica);

  2. la terza fase è una osservazione più partecipata che richiede uno sforzo “immaginativo-emozionale” nell'immergersi nel modo dell'osservato, cioè è un coinvolgimento dello stesso osservatore nella ricerca di significato, che prova ad immaginare gli stati di aspettative-risposte dello stesso osservato-seme.

Essendo una lettura che ha in sé la consapevolezza della soggettività del ricercare, finisce con il sentirsi esso stesso turbato dai significa che sta trovando (funzione-ponte, di Dante), consapevole che nel suo giustificare e dare voce all'organizzazione del fenomeno lo ha implicitamente influenzato, in quanto non esiste un osservatore neutro che legga le dinamiche, privo della limitatezza stessa della sua visione (relazione osservato-osservatore-osservazione).

Solo in tale 3a fase di lettura si possono isolare le sintropie e le entropie degli ordini vitali che implicano due indirizzi dello sguardo-lettura, verso le influenze degli stati del prima e del dopo, visti come un processo unitario, che si incontra in un tempo 0.

L'apertura logica di L. Fantappié con la definizione di sintropia

In molti, ancora oggi, prendono le distanze da L. Fantappiéiii che ha teorizzato la “teoria della sintropia”, perché vedono in lui un “alone d'emotività” che poco s'addice all'idea comune di un ricercatore scientifico avulso dall'emozione (chiusura ideologica). In tale giudizio negativo, essi rivelano la loro poca accortezza di veduta, poiché un ricercatore, degno di tale nome, non può restare indifferente e non può estraniarsi dalla sua stessa azione, né può evitare di fantasticare sulle possibilità diversificate dei modi di essere di quel quid-res di riflessione.

Il padre della visione sintropica, nel suo studio sulla relatività ristretta, isolò un filo-legame nell'evoluzione degli stati che crea la dipendenza non dal solo passato, ma dal futuro (piano del non ancora), come se ci stesse una una forma d'ingerenza nella risposta dell'ora, per cui si creerebbe una dipendenza storica da un futuro-fine ( come di una creazione che si evolva verso una meta), in tal senso egli lesse il futuro comel'ordinatorestorico.

Si può comprendere come una tale visione, si sia scontrata con il “senso-luogo comune” della scienza, si era negli anni a cavallo tra il 1940 e il 1950, in piena era di conflitti ideologici e guerra tra 3 differenti idee di divisione del mondo che rivendicavano il loro diritto-verso di verità, quella hitleriana, quella americana e quella sovietica che avevano asservito gli scienziati, intorno alle idee di guerra nucleare e di eugenetica, facendo perdere il significato profondo, alla scienza stessa come semplice spettatrice-amante, attenta e vigile, della bellezza del divenire storico.

In quegli anni aprire una finestra di riflessione sul fine della storia, implicò a quelle coscienze, depauperate dalle verità universali, il porre una relazione tra azione-significato-valore della stessa azione, cioè aprire uno spazio introspettivo che facesse riflettere sul dove si stesse andando e se fosse il caso di andare su quella strada intrapresa. Nessuno ebbe voglia di auto-valutarsi e il voler essere ciechi, produsse il disastro che tutti conoscono, in quanto essi si negarono l'azione neghentropica della correzione d'azione.

La fortuna non cambiò negli anni della ricostruzione, 1950-1960, poiché lo studio del matematico-fisico italiano, implicava la presenza di un fine etico” nelle maglie del divenire che evocava nelle coscienze, finalmente acquietate dalle paure belliche, spettri antichi di visioni escatologiche e cacce alle streghe:

  • Certo l'idea di un futuro che condiziona il passato, può aprire ad esempio spaccati fantascientifici di un mondo che proceda all'incontrario, come un gomitolo già costruito che si srotoli dando l'impressione illusoria di un procedere inverso (macchina del tempo), ma tali fantasticherie, da filmografia, che rientrano pure nel piano immaginativo, richiedono una “calma emozionale” che sappia fare il punto di lettura (a mente fusa), senza inficiare la novità storica di L. Fantappié, cosa che in molti continuano a fare.

Egli per primo, apri una crepa nella spugna storica con il corrispettivo impianto immaginativo del processo vitale e sottolineò la presenza di una quasi forma di memoria intrinseca al divenire, egli, come credente, la lesse come l'impronta di Dio, ma questa giustificazione, non agevolò la fortuna della sua osservazione, poiché si scontrò con la logica comune dello stato mentale dell'essere scienziato, rigorosamente agnostico.

Ma, ad una lettura a spugna uno/tutto, la sua novità si pone come un grande deterrente storico all'involuzione cieca (visione di un'entropia totale) del sistema vitale, poiché riconoscendo un grado ordinativo, intrinseco al modo sistemico, egli ha aperto le menti all'idea di una storia che procede verso gradi sempre più complessi e molteplici di ordini, per cui lo stato di entropia è solo uno stadio passeggero del modo d'essere tutto dell'insieme sistemico eco-biostorico; in breve egli aveva anticipato (quell'azione dell'essere ponte di derive) ciò che in parte è stato confermato, negli anni 1960-1990, con gli studi sulla Complessità, ad esempio di R. Mayiv che introduce l'idea di "finestre di ordine nel caos" come un'evoluzione naturale degli ordini vitali.

Sotto il profilo dell'indagine storiografica, il poter comprendere il perché di tale ostilità nei confronti del padre della sintropia, necessita fare una salto storico e far riemergere il come si sia creata la frattura tra scienza e fede.

La novità cristologica tr
a ombre e luci.

La novità democratica del Cristo, iniziò a mettere radici nel sistema Imperiale e assunse dapprima una forma di clandestinità, poiché l'idea di un'uguaglianza, apriva ad una crisi energetica (forza lavoro), mettendo in “forse” il significato di schiavitù e poi una prima legittimazione da parte di Costantino (Editto di Milano, 313, in cui impone la libertà di culto) e una vera inclusione nelle stesse trame del potere imperiale con Teodosio, nell'editto di Tessalonica, 380, che ne fece la religione di Stato, da imporre alle stesse popolazioni tutte.

Imbrigliare nelle logiche del potere la bellezza della democrazia cristologica, si rivelò una strategia poco accorta, poiché da un lato irritò le popolazioni sottomesse, dall'altro diede una buona occasione alle “genti” non latine, per richiedere una libertà da pari nella gestione della res pubblica:

  • Se si mette in dubbio il potere, automaticamente è posto in dubbio tutto l'apparato amministrativo, compresa la riscossione delle tasse e l'amministrazione delle leggi, per cui tale scontento, unitosi alla crisi economica, alla disonestà dilagante nella gestione delle finanze imperiali e ai fattori climatici di una serie di inverni rigidi che impoverirono le risorse alimentari, spingendo i popoli nordici verso i confini romani... fecero da detonatore di tutto quel caos che porta il nome di Età delle barbarie.

Importante ricordare che negli anni tra il 400-1000 ci fu la moria di uomini e la perdita delle conoscenze in generale e delle stesse tecniche agricole in particolare. In tale stato di grande ignoranza da un lato si attuò il trapasso di testimone nella organizzazione-gestione della res pubblica dall'imperatore al Pontefice unico difensore delle popolazioni latine (aspetto politico) e dall'altro la ruralizzazione dell'Occidente con l'organizzazione feudale (aspetto economico).

L'assorbimento nelle maglie dello stesso sistema imperiale asservì in un certo qual modo il cristianesimo alle logiche di potere e gli stessi pontefici iniziarono ad essere l'espressione di una aristocrazia terriera, colta che in un momento in cui nessuno era più in grado di leggere, introdusse un documento che affermava la supremazia teocratica del pontefice sul potere politico, con la falsa “Donazione di Costantino” (313) che tanto spiacque a Dante e che solo nel 1490, l'umanista Lorenzo Valla dimostrerà apocrifa:



Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!

(Inferno XIX, 115-117)




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i H. Maturana, F. Varela, L'albero della conoscenza. Garzanti, 1984

ii A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. 1993.

iiiNel 1942 il matematico Luigi Fantappiè (1901-1955) analizzò a fondo le proprietà matematiche dell’equazione energia/momento/massa della relatività ristretta di A. Einstein, trovò che la soluzione che si muove in avanti nel tempo descrive energia che diverge da una causa collocata nel passato e materia che si distribuisce in modo omogeneo e disordinato, mentre la soluzione che si muove indietro nel tempo descrive energia che converge verso una causa collocata nel futuro e materia che si organizza in strutture e forme di ordine. La soluzione che si muove in avanti nel tempo è governata dalla legge dell’entropia (dal greco en=divergente, tropos=tendenza), mentre la soluzione che si muove indietro nel tempo è governata da una legge simmetrica che Fantappiè denominò sintropia (dal greco sin=convergente, tropos=tendenza). Elencando le proprietà matematiche della legge della sintropia, Fantappiè scoprì che esse coincidono con quelle dei sistemi viventi, giungendo così all’ipotesi suggestiva che la vita è causata dal futuro e solo marginalmente dal passato (Fantappiè, 1944)”. Fonte: U. Di Corpo, A. Vannini. Le Origini della Vita alla luce della legge della sintropia. In Syntropy 2011 (1): 1-8 - http://www.sintropia.it/italiano/2011-it-1-1.pdf; -  G. Arcidiacono, S. Arcidiacono Sintropia Entropia Informazione. Una nuova teoria unitaria della fisica, chimica e biologia. Di Renzo Ed. 2006.

iv J. Gleick.Caos. La nascita di una nuova scienza. Rizzoli, 1889.






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