2a N - 1°C. p.3


L'accoglienza della novità
Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali
Antonia Colamonico
1°  Campo - La lente caleidoscopica
 2012 - Il filo, Bari)
"...Eppure se solo la scienza evitasse di diventare prigioniera delle sue rifiniture formalistiche o della rozzezza pragmatistica... troverebbe il suo antico posto nel grande dialogo, non semplicemente come struttura di simboli, ma come metafora dell'essere... Essa possiede in sé qualcosa di interamente umanistico, vale a dire il suo giuoco di immagini creative, la sua esperienza nella ricerca della verità, che si legano a tutte le altre forme della ricerca... Se gli umanisti fossero così aperti al mondo della ideazione scientifica (che nulla ha a che fare con i risultati particolari) e così comprensivi verso le metafore della scienza ... ci sarebbero pochi motivi per una guerra contro i mulini a vento... è la ristretta visione monopolistica, da qualunque angolo possa provenire, che costituisce la distruzione del dialogo e del libero gioco del discernimento critico”. G. De Santinella



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La funzione storica delle carte


L'inadeguatezza operativa, non funzionale al permanere dei sistemi, sta spingendo a nuove azioni di ammodernamento non più dei soli ambienti, ma delle stesse carte di lettura e queste di ritorno spingono verso una riorganizzazione delle modalità mentali nell'acquisizione degli ordini e indirizzi da dare ai versi e ai sensi di lettura-apprendimento (mente uomo):

  • Ogni carta rappresenta un modello topografico per orientarsi nei “fatto-tempo-spazi”aprendo una una “videata” di immagini, ed ogni immagine è una forma di possibile realizzazione storica (le azioni).

  • Ogni costruzione però impone la rilettura della carta con un “costruttivo” ripensamento-miglioramento della visione di insieme e di qui della medesima immaginazione, per proiettarsi in una nuova possibile forma di realizzazione storica.

In tale processo plasticoi come creta che prende/perde la forgia tra le mani del vasaio, l'osservatore storico assume un ruolo e una funzione di primo piano, come quello sguardo a punto dell'orizzonte, precedentemente definito che permette un ampliamento di una dimensione spaziale, per poter effettuare il ribaltamento dell'occhio.

La possibilità d'attuare tale gioco di osservazioni-attuazioni-modifiche impone all'osservatore storico il saper assumere molteplici posizioni di lettura che lo portano a sviluppare uno sguardo geometricoii a più universi di visioni-realtà, in grado di far “comprimere” il tempo di lettura ed essere consapevolmentepresente” sia con la velocità di un sistema a nanosecondi, e sia, cosa importantissima, con le sue verità esistenziali che chiedono più di essere (funzione attiva) che di consumare (funzione passiva).

 

La scienza dello sguardo

È in tale dinamismo che si attua il salto gnoseologico che apre al paradigma eco-biostorico che permette il passaggio dalla scienza dei processi, alla scienza dello sguardo, che sa focalizzarsi anche sui meta-processi, con lo sdoppiamento dei campi-fuochi di lettura e la moltiplicazione dell'occhio-mente di osservazione:

  • l'occhio-mente multiplo, in grado di sgranare i campi di lettura per leggere nel vuoto di visione e di immaginare traiettorie vitali, in simultanea, a più lenti-scale di osservazione, è uno sguardo-lente ad angolo sferico (un occhio di mosca) che sa destrutturare il campo di lettura in una molteplicità di sotto-campi evolutivi e vederli interagire insieme (visione sdoppiata a pieno-vuoto).

 Questa topologia d'occhio è lo sguardo eco-biostoricoiii che si presenta come una “lente-bussola cognitiva” a 360° che destruttura i campi e li vede mentre insieme si perturbano. Abilità visivo-cognitiva che è in grado di rendere più funzionale e quindi vitale il modo di essere dell'uomo nella storia, a tempo 0:
  • è nell'oggi che si fanno le scelte dei futuri prossimi.

Con tale carta-lente, l'osservatore, sapendo assumere una posizione a “occhio a punto infinito”, precedentemente indicata, vede le deformazioni/formazioni storiche come l'effetto naturale del fermentare di eventi-bolle che prendono nicchia storica, in relazione ai percorsi evolutivi messi in moto nelle aperture/chiusure dei tanti tracciati e processi di dinamiche che egli stesso liberamente avrà imparato imparare ad attivare o stoppare, divenendo un creatore, consapevole, di situazioni-spazi vitali, che hanno una ricaduta (feedback) sul sé e sugli altri, creando gli stati sociali e privati di mal-essere/ben-essere storico.


L'Imparare a prendere


Volendo sintetizzare il processo; l'atto di nascita segna la presa di una forma (bolla) ben precisa tra una molteplicità di possibilità (vuoto).

La forma (res) delimita e circoscrive l'evento (quid) spaziotemporale che una volta avvistato si tende (effetto di torsione) all'azione di lettura che gli fa acquistare:

  • la datazione, la collocazione e la definizione … trasformandolo da un che cosa ? (buio-vuoto) in una realtà di cosa nota (luce-pieno).

Funzionale, nella lettura eco-biostorica, è la visione simultaneaiv a insieme vuoto/pieno di realtà, come un uni-cum di informato/formato, di involuto/evoluto, di assenza/presenza... (pensiero connettivo).

Il vuoto è il campo dell'eco storico, la struttura nascosta delle trame d'evento, mentre il pieno sono le realizzazioni-eventi che permangono nel campo come tracciati storici (creste).

In sì fatta organizzazione a un-tutto, l'eco storico assume il ruolo di collante spaziotemporale nel susseguirsi dei vari tempi 0:

  • L'area del non visto è il momentaneo silenzio di significato-evento ed è intrinseco al processo evolutivo del fitto gioco di proiezioni dialogiche individuo/campo.




Le azioni di conoscenza avvengono sull'orlo membrana (occhio-finestra) tra il non visto e il visto, nei tempi 0. In tale linea di confine si rivela all'osservatore un che di reale (le scaglie d'evento), di cui resta sommersa tutta la struttura-trama evolutiva che l'ha prodotta.

Tra il sommerso, campo del buio-ignoto, e il visto, della luce-realtà emergente, c'è un codice-filo in-visibile che li rende connessi.

In tale dinamismo di non visti e avvistati il ruolo chiave di scopritore-ordinatore del senso-significato di realtà-verità è svolto dallo stesso occhio-mente lettore


  • L'eco storico, campo-nicchia del vuoto-silenzio.

L'eco storico, così come il vuoto quantistico, è il campo silente che permea di sé il mondo dei “reali”, come un tessuto connettivo che rende uniti gli organi del corpo umano.

Riprendendo l'immagine della fotografia, l'eco è il tracciato in negativo, mentre la foto-fatto è quello in positivo; in tale dinamismo, il vuoto-eco più che le caratteristiche dell'inconscio freudiano ha le sembianze del silenzio, come lo stadio dell'incubazione d'evento che si sta “dolcemente” radicando nelle trame storiche, quale larva-bruco che prepara la crisalide per poter essere farfalla, o seme, albero, o feto, uomo.

Con l'emergere dal vuoto vitale, la novità prende ramificazione-cresta storica, aprendosi ad una molteplicità di possibili evoluzioni e visualizzazioni che sono vincolate:

  • alle angolazioni di lettura, ai gradi delle lenti d'osservazione, agli organizzatori cognitivi, ai codici semantici, agli echi informativi, alle influenze culturali e politiche che entrano tutti assieme nella stessa evoluzione-visualizzazione della forma nata, dandone l'ampiezza, la sgranatura con la porosità, le possibili tracce evolutive, che ne genereranno il peso storico.

In tale gioco sottile di avvistamenti ed elaborazioni informative l'osservatore stesso dà alle creste di eventi “ossigeno” storico, tenendole in vita o lasciandole ricadere nel vuoto degli echi, per poi farla riemergere in un nuovo ammiccamento futuro.

Ne nasce così un fitto intreccio di de/rive (andare da una riva all'altra) individui-campi-informazioni che allargandosi e diramandosi estendono lo spaziotempo che assume spessore storico (spugna) agli occhi-osservatori, i filtri di ogni piccola unità (bolla) di vita-verità rilevata.

La medesima meccanica quantistica, ad esempio, è alla luce dello sguardo biostorico semplicemente una delle deriva storiche che, prendendo visibilità nel tracciato narrativo di un definito osservatore, ha fissato il luogo, il tempo (1926) e le proprietà ad una particolare angolatura di quell'unicum dinamico, avvistato come relazione fra la natura ondulatoria e quella corpuscolare delle particelle (con il principio di indeterminazione di Heisenberg). In essa oltre ad essere descritta l'eccentricità del campo sub-atomico, c'è la testimonianza di un compreso, capito e sentito (fusione mente-cuore) ad opera di un agente storico (fisico) che scoprendo la sua sete di senso ha dato un seme-direzionale da tramare (intessere) nei tempi successivi di presente.

In tale azione di cardatura-tessitura si costruisce la storia-vita ed ogni eco si fa traccia-ordito di un già sentito-compreso da prendere e da tramandare-annodare nelle future tessiture.

Il processo di saper far nascere la novità (mente creativa) richiede una mente anticipativa (sguardo sintropico) che sappia vedere nel buio del vuoto storico le sfumature di senso (la mente ad apertura logica di Spazioliberina), per intra-prendere, nel silenzio degli echi, i bandoli antichi a cui annodare le trame nuove.

Le letture disciplinari, da quelle prettamente scientifiche a quelle umanistiche, sono infatti solo semplici tracciati di tessuti narrativi al singolare, di quella sete di forma vitale che, assumendo fatto-tempo-spazio, agli occhi di un concreto osservatore, è divenuto un ordito-filo storico che come eco-vuoto di fatto può essere ripreso e riprendere spazio-tempo (nodo) con una nuova veste nominale che si fa abito e casa di una seguente realtà informativa (rete) similare

Ogni riaffiorare è una caleidoscopica fioritura frattale di un particolare occhio-mentev che aguzzando l'occhio verso un che di concreto che ha mosso la sua curiosità, apre alla consapevolezza di un cumpreso che si fa ordito di futuro, per una successiva osservazione.

Con una simile costruzione d'occhio-mente, si ridimensiona la pretesa di assolutezza dello stesso paradigma scientifico nel definire le leggi dei processi naturali, poiché esso è, e non altro, che una semplice visualizzazione-riflesso di un mostratosi/compreso di una realtà che essendo mutevole richiede continui accomodamenti, che di riflesso rendono inadeguate le carte precedenti.

La stessa “teoria del Tutto"vi, su cui stanno oggi riflettendo gli studiosi se avrà dei risultati, saranno solo la carta di uno stato (compreso del senso di processo, relativo a quella particolare situazione storica e non del modo definitivo degli stati, tutti, di processo.

Le letture di ogni indirizzo scientifico, dovranno sempre tener presente (dichiarandolo per onestà intellettuale) che la conoscenza/vita non può essere racchiusa, una volta per sempre in una costruzione chiusa di carta storiografica.

Non potrà mai esistere una mappa totalizzante del sapere, ma piuttosto una lettura, d'ampio raggio, che interconnetta il vuoto storico con la complessità della geografia mentale di quel particolare osservatore che cercando il senso storico di sé ha spinto l'occhio sino al bordo dell'infinito, ricavandone una consapevolezza sul non ancora avvisto, non ancora immaginato, non ancora scoperto che si fa visibile e spendibile per un periodo:

  • si pensi all'universo dei microorganismi che erano, prima dell'avvistamento della struttura cellulare delle piante dell'inglese Robert Hooke (1665), un vuoto storico. Lavorando con un microscopio rudimentale egli vide per primo, ma il suo saper vedere (funzione dell'ostetrica) era interconnesso alle mappa-strumenti che lo stesso ingegno umano aveva messo a punto come potenziatori di visione, alla stregua di un paio di occhiali che trasformano la visione ad aloni sfumati del miope, in una visione a contorni definiti del miope-potenziato.

Quello che l'agente storico dimostra, è semplicemente l'ampiezza della sua acutezza e ricercatezza di sguardo che aprendo il vuoto di spugna storica, permette di leggere possibilità nuove di risposta agli eventi. Possibilità che si fanno fili-orditi per le trame dei fattibili (effetto ponte tra le de-rive storiche).

Il processo-conoscenza è in eterna costruzione; di volta in volta, rimodellando le carte dei saperi apre la spugna a spaccati di visioni nuove, circa una verità storica (fatto-tempo-spazio) che ha in sé una dualità/univocità di forma, percorribile a faccia unica, all'infinito, come quel nastro di Möbius:

  • La superficie del nastro, infatti, la si può attraversare, tutta, lungo l'asse più lungo, tornando al punto di partenza, senza aver mai attraversato alcun bordo, per cui ha una sola faccia, non c'è esterno e non c'è interno e tale faccia è quella dell'osservatore storico.

Alla base della conoscenza c'è l'occhio-mente dello medesimo osservatore, finestra a tempo 0, che precorrendo la forma, a topologia complessa, della sua stessa mente (in senso esteso, non solo cervello, ma corpo tutto che si fa sensore di quid dei movimenti) disegna le fioriture frattali di quel "vuoto storico" che si intravede (percepisce) al di là della sua finestra-ora (t. 0).

Ogni lettura è un foglio-strato di realtà compresavii, un fuoco d'artificioviii di cresta frattale che svela un aspetto buio della vita, che ha in sé il “il segreto di sempre” (Ungaretti).

Il vuoto/pieno sono come un abbraccio inscindibile, un uno/tutto, che era stato già compreso dagli antichi maestri del buio che sapevano come “portare in luce”, e che è stato scisso dai cultori del "solo" “ciò che si vede” da cui si è allontanato, nella vecchiaia, E. Montale.

Necessita uscire dalla logica della divisione delle discipline (pensiero scisso) e impostare la conoscenza come un corpo-rete a multi-strato e multi-verso:

  • Tutte le conoscenze dalla biologia, alla chimica, alla poesia, all'elettronica, comprese quelle più artigianali della panificazione, della potatura, della acconciatura di una testa... sono dei sotto-campi di lettura, delle semplici maglie di osservazione e ordinamento, di quel "uno/tutto" che è Vita che per essere compresa e raccontata ha bisogno di un bacino-cognitivo di attrazione (mente-corpo) che si faccia da campo-utero per un'intelaiatura funzionale alle fioriture-intessiture delle future reti-racconti di consapevolezze.

La forza propulsiva di tale impostazione è nello stato d'animo di poeta (meraviglia) e nell'abilità operativa che si organizza intorno a due punti-cardine, cerniere della ragnatele informative a tutto spettro, che sono la matematica e la storia:

  • I punti-chiodi a cui annodare i fili trasversali,per poter ruotare l'evolversi delle percorrenze delle filature disciplinari, sono la matematica in senso ampio che dà le logiche degli spazi-ritmi delle intessiture e la storia in senso ampio, che veste con i fatti-nomi "pieni di significato", quelle logiche di spazi vuoti.

In tale intreccio di "vestizione" di forma-nome-processo si possono tagliare e cucire gli abiti coerenti e ordinati dei differenti strati dei campi semantici che danno il volto e la spiegazione a tutto quel universo emerso dall'invisibile che è il lato buio della vita, quel al di là (oltre) di quella finestra a tempo 0 che segna il limite-confine d'orizzonte, dell'incontro di finito/infinito.





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iA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

iiM. Emmer in Mathland. Dal mondo piatto alle ipersuperfici, ( Universale Architettura, 2003) individua nella matematica la possibilità di cambiare la nostra idea dello spazio, che come ricaduta muta il nostro modo di immaginare gli oggetti; per cui la stessa matematica è il regno della libertà dove si inventano nuovi oggetti, nuove teorie e nuovi problemi. La ricaduta di tale consapevolezza fa aprire, con biostoria, una finestra d'osservazione sulla geometria interna alla mente, vista in chiave biostorica come uno spazio topologico da organizzare. (occhio a 5 dimensioni).

iiiA. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. Oppi, 1993 (p. 59).

ivA Colamonico Articolo Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. Taylor & Francis Group 2005.

vA. Colamonico, M. Mastroleo. Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente © Il Filo. Bari, 8 settembre 2010.

viS. Hawking “Se arrivassimo a scoprire una teoria completa sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché così avremo modo di conoscere la mente di Dio”-Non c’è bisogno di un Dio creatore dell’universo. Basta un sussulto della forza di gravità a generare tutto ciò che osserviamo” (Il sussulto o la brezza lieve in cui Elia colse il passaggio di Dio-Creatore) - S. Hawking e L. Mlodinov. The grand design - ll Grande Disegno. Mondadori 2011.

viiA. Colamonico, M. Mastroleo. Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente © Il Filo. Bari, 8 settembre 2010.

viiiA. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. Cit. In World Futures. 2005



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