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Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0

Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva
Antonia Colamonico
2°  Campo - La visione a tempi 0 e l’azione di orlatura di realtà
2011 - Il filo, Bari)


L'albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da' bei vermigli fiori nel muto orto solingo rinverdì tutto or ora, e giugno lo ristora di luce e di calor. Tu fior de la mia pianta percossa e inaridita, tu de l'inutil vita estremo unico fior, sei ne la terra fredda, sei ne la terra negra; né il sol piú ti rallegra né ti risveglia amor. Giosuè Carducci



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Un'orlatura di realtà

Cercando di procedere con un esempio più letterario, si può riflettere partendo proprio dallo smontaggio del tessuto poetico, posto a presentazione del 2° campo Pianto antico, che si presta a carta della geografia mentale del poeta.

Nella lirica, in Rime nuove, Giosuè Carducci, con un intreccio di parole, affronta il delicato tema della morte prematura del figlioletto Dante. Si evince, da una lettura a occhio biostorico, l’operazione d’ancoraggio del ricordo affiorato “(tu) tendevi la pargoletta mano”, al contesto-giardino dal “verde melograno da’ bei vermigli in fior” che egli sta osservando nel giugno 1871.

L’azione del guardare in quella frazione di vita, schiude la mente alle proiezioni di passato-futuro che allargano la visione al prima e al dopo di quella situazione reale.

Egli, quale esponente del Naturalismo italiano, è avvezzo a scorgere i segni ciclici delle stagioni che riportano la fioritura (sguardo sintropico) delle piante nell’orto di casa. In tale fenomeno naturale intesse il senso “fisico ed etico” della sua esistenza, creando la prima relazione (fiore-figlio).

Tutto ritorna, in quel giugno del 1871, tranne la voce di Dante che era solito trascorrere lì, le giornate. Nasce così la nuova associazione (Giosuè-melograno), poi dalla costruzione delle analogie scaturisce il contrasto del vuoto e del pieno storico/mentale:

  • L’albero rivive, il bambino è posto cadavere nella “terra fredda... negra”.

Nel ciclo vitale che ridà vigore all’habitat, egli scopre lo scollamento, la crepa, che lo rende albero sterile, in tale constatazione d’ingiustizia fatale s'apre la dimensione vuota di futuro (sguardo entropico) con l’inutilità del suo ruolo-funzione di padre.

Si può cogliere come il “luogo-posizione” di lettura sia interno allo stesso processo vitale e nel gioco prima-dopo, egli si soffermi sugli aspetti entropici (-) per sé, sintropici (+) per la pianta.

L’analisi, sulla costruzione Carducciana, rivela come egli, in simultanea, con un'associazione analogica d'accoppiamento semantico, abbia annodato il significato storico del campo-habitat esterno, al significato mentale, campo-habitat interno, in tale rispecchiamento, gli echi delle trame passate e future, del fuori e del dentro, hanno preso profondità e liricità, il cui eco è giunto sino a noi.

Il suo naturalismo, in tale intreccio di spazi e di tempi ha smesso di essere un fatto scontato del processo vitale e si è fatto nicchia di senso-direzione della privata storia:

  • In tale traslazione di echi-segni informativii egli ha costruito il suo valore esistenziale, assumendo un preciso valore storico in “l'inutil vita".

Per un’analisi più completa, interessante, a questo punto, è comprendere come Carducci abbia costruito il senso negativo, in relazione, oltre al fatto privato, anche al paradigma mentale della sua epoca.

Danteestremo unico fior" è solo uno dei cinque figli del poeta, padre anche di Francesco morto appena nato e di Beatrice, Laura e Libertà. Di fatto, non è venuto meno al ruolo genitoriale, ma ciò nonostante sente lo stato di sterilità, per la mancata funzione naturale del procreare.

Necessita qui una zoomata che renda la finestra di lettura più allargata, inserendo il contesto storico che ha fatto da contorno all'elaborazione del giudizio:

  • {[(fiore-figlio) + (padre-melograno)]+ (campo socio-culturale)}

Si è nel Sistema Agrario, fortemente patriarcale in cui il valore del nome del casato è fortemente sentito, non solo negli ambienti aristocratici, ma in tutte le sfere sociali, senza distinzione di ricchezza/povertà:

  • Dante rappresentava la continuità del nome da tramandare ai posteri e la sua morte, invece, la fine del ramo “Carducci di Giosué”.

In un'età storica in cui l’essere donna era solo un accessorio alla posizione maschile, le tre figlie non erano proprio una benedizione, senza dimenticare che anche sotto l’aspetto giuridico la donna era poco tutelataii.


Il vincolo paradigma-attribuzione del significato valore-verità


Il vincolo paradigma epocale-attribuzione del valore rende relativa l’elaborazione della verità storica, per cui il rapporto di giusto/ingiusto, corretto/scorretto, buono/cattivo... si delimita e si circoscrive all’interno di parametri cognitivi e ideativi non solo circoscritti all'osservatore, ma anche al campo-nicchia di appartenenza che fa da terreno di coltura alla scelta d'azione. I lacci ideologici sono lo sfondo, fatto di credenze perimetrali, da cui affiora il significato.

Ritornando alla lirica, il Carducci si avvolge nel suo dolore e non lascia possibilità ad uno spiraglio di luce che possa schiarire; infatti emerge solo il nero e il freddo della tomba-terra che chiude la vita per sempre.

Si è nel momento storico del conflitto Stato/Chiesa, in cui Pio IX con il Sillabo (8 dicembre 1864) contro i tempi moderni, condanna il liberismo massonico, il socialismo e l’evoluzionismo. Il poeta agnostico, liberale e massone, rivendica la laicità oltre che dello stato, delle coscienze, tanto da sfidare le gerarchie ecclesiali con l’Inno a Satanaiii. Coerente con il proprio credo, non dà credito all’idea dell’immortalità, né alla possibilità di una ricongiunzione degli spiriti in un’altra dimensione. Si preclude così la strada del sogno.

Prigioniero del suo tempo si ingabbia nella stessa realtà oggettiva, in coerenza, sempre e solo, con il positivismo e il naturalismo in cui crede.

L’influenza degli aspetti ideologici, a ben guardare, condiziona le traiettorie di lettura dei corrispettivi stati emotivi, ad esempio, confrontando la posizione di Carducci con quella di E. Montale emergono due differenti geografie mentali che danno lo stato di verità a due differenti letture storiche. Gli stati di partenza sono similari, un dolore per la perdita di un congiunto, ma si apriranno due differenti nicchie storiche, come due differenti rose pirotecniche.

Nella lirica Ho sceso, dandoti il braccio (1963), E. Montale ricorda la moglie Drusilia Tanzi:

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.” - Xenia II n°5.

Dalle letture si colgono, subito, i differenti modi di rapportarsi alla morte e al dolore, con l'apertura di due diverse carte di realtà che fanno comprendere il forte legame tra le mappe delle geografia mentale e quelle delle geografie storicheiv.

Le geografie mentali nei piani di lettura


Il dolore, in Montale, è celato nel ricordo di un’azione ripetuta che segna l'affetto coniugale, quello scendere le scale “dandoti il braccio” per la quasi cecità della donna. Il ricordo del gesto schiude poi alla riflessione circa le credenze agnostiche da cui egli, ora, nella vecchiaia, illuminato da quelle “vere pupille” assenti,
prende le distanze.

Sottraendosi a “chi crede che la realtà sia quella che si vede”, lascia aperto uno spiraglio di possibilità verso un oltre che, di fatto, rende più dolce e meno cupa la perdita.

Nella lettura il poeta ha allargato l'analisi organizzando due livelli a:
  • Occhio interno, in quello scendere le scale “dandoti il braccio”- insieme A - rapporto (marito-moglie).
  • Occhio esterno, - insieme B - confronto (moglie-chi crede che la vita sia quel che si vede), a cui si sottrae,elaborando il commento sulla lungimiranza della moglie che gli ha mostrato il limite di “credenza” del positivismo.

Intorno ad una medesima tipologia d'evento, come si può cogliere i due poeti hanno sviluppato due differenti paesaggi immaginativi ed emozionali che disegnano due spugne differenti di mondi, entrambi veri, per gli stessi.

Il mondo Carducciano è come bloccato nel ritorno ciclico dei processi naturali a cui il poeta e l'uomo, con dolore, si sottomette. In tale incapacità riecheggiano echi galileiani, leopardiani, darvinisti, milleriani e tutto quell'insieme di carte che disegnano i movimenti dei pianeti, gli infiniti silenzi degli spazi e dei tempi. Il procedere leviatano di un moto senz'anima che ingoiando emozioni, speranze, vita, si tradusse in processo meccanico, in spirito di sopravvivenza e di convenienza e poi supremazia, militarismo, esaltazione della perfezione. Tutto quel complesso di idee che si fecero trame di tutti quegli eventi, futuri, che condussero gli Stati alla soglia del baratrov.

Montale, invece, parte dalla constatazione del disastro storico e prende le distanze dalle ideologiche che riducono la vita alla sola dimensione “che si vede”. Egli, così facendo, rovescia il significato di realtà, dando credito alla dimensione del mistero, quel invisibile che affiora, manifestandosi per il solo tempo del “viaggio”.

Egli fa intendere l'esiste di un oltre il viaggio, aprendo con una una traiettoria di speranza, ad un livello più evoluto e significativo della realtà che non può essere ridotta a semplice fenologia. Egli non dice cosa sia, ma nel suo tacere, come in “non chiederci la parola che squadri da ogni lato” (1923 - Ossia di seppia), salva il mistero che non si fa svelare in una gabbia nominale, adatta ai fenomeni e non alla vita in sé.

In tale pudore nei confronti della “cosa vitale”, riecheggia la strofa di G. Ungaretti (1916) “porto sepolto” a cui “vi arriva il poeta”. Egli così facendo prende le distanzevi dai rumori e dalle ridondanze del mondo dell'apparire e dai i suoi profeti che fanno della vita il mercato della vanità; sordi, come sono, al mistero di quel “vuoto informativo”, a cui, egli stesso, non osa dare un nome.

In questo allontanarsi, prendere le distanze, elabora il secondo livello di coscienzavii che ponendolo nell'area della meta-posizione, lo rende autonomo nell'elaborazione del giudizio privato a confronto di quello storico-culturale. Essendosi posto oltre la dinamica vitale io/tu, nell'area delle neghentropia, assume l'occhio Egli, quella postazione a punto infinito che apre i processi alla logica di infinito.

Da quanto sin qui analizzato, si può osservare, come le due posizioni, permeate di echi privati e sociali, riflettano due immagini di realtà, la prima chiusa nel suo ciclo eterno che rende prigionieri dell'inevitabile; l'altra aperta ad una novità di un non visto, un impensato che possa dare una linea di fuga dal senso di inutilità.

I due diversi afflati cognitivi intessono due differenti carte topologiche di pensati e di risposte storiche:

  • Proprio attraverso lo studio delle geografie dei pensieri si possono disegnare i nodi, i collegamenti e le maglie delle corrispondenze tra le complessità di universi mentali e le molteplicità di costruzioni di realtà. In tale reticolo informativo si trovano i tracciati delle scelte, con i relativi perché e come; scelte che una volta divenute“fatti” si interfacciano nel sistema a uno/tutto della vita

  • Proprio da tale “intricato” di detti e taciuti si possono ricavare le verità storiche con i corrispettivi contorni ideativi ed emozionali che hanno permesso la limatura, l'intagliatura, ritornando alla metafora iniziale, del ricamo.

Fondamentale è per una lettura a molteplici sfaccettature e gradazioni della dinamica storica, porre la relazione tra il tempo 0 e il tempo dell'immaginario, poiché  permette di stappare la carta di lettura di Realtà Oggettiva, come disegnata dai positivisti ed evoluzionisti classici e, far sì, che si mostri la sagoma di una Realtà Relativa e Proiettivaviii, vincolata al punto di vista dell'osservatore e vincolante la sempre forma nuova di realtà e di indirizzo d'azione.

Ogni curvatura delle costruzioni storica è decisa dallo stesso osservatore che imprime e intesse, con il suo privato verso direzionale, la realtà, aprendo ad una e una sola possibilità e chiudendo a tutte le altre ipotesi di realtà. In tale scelta i pluri-verso possibili, si fanno unico-verso di costruzione-verità storica.

La stessa azione immaginata in una traiettoria di futuro, per effetto di ricaduta ideativa, ingabbia il tempo presente in un perimetro-confine di senso-fatto, si fa causa del fine storico, non più scelto e vincolato una volta per tutte, ma di volta, in volta, azione per azione, momento per momento, riforgiato e richiamato come una creta grezza che si lasci segnare dalla mano dell'artigiano:

  • È lo stato di presente che dà la direzione futura con l'atto della scelta, in cui una molteplicità si fa un unicum (unico-con) fatto storico, in unicum spazio a tempo 0. Nel suo farsi punto-nodo-atto l'azione, scelta dal suo osservatore, chiude alle trame passate e apre alle traiettorie futureix:

  • è nel punto luogo dell'ora-adesso che si attua la presa di realtà che dà a quella particella “virtuale” di vuoto quantistico, la forma-forgia di “fatto” storico, come quel passaggio informativo che fa di un quantox un evento.

Ogni tempo 0 è immerso in una nicchia-contorno che vincola la comprensione e ogni compreso, annodato al suo vincolo, apre alla nuova possibilità d'azione storica, fortemente compromessa [promessa(cum) insieme] all'occhio-geografia mentale del soggetto agente e alla suo campo-nicchia storico.

Nella dialogica vitale, l'individuo e il campo-habitat, comprendendo [prendendo(cum) insieme] e con-agendo [agendo(cum) insieme], danno continuità ad una realtà, formata e deformata, continuamente, dentro/fuori di sé:

  • Lo scorrere dei tempi 0 non è condizionata, per sempre, dall'evoluzione di una sola traiettoria, ma è oscillante, fibrillante, soggetta a tutte quelle variazioni minime che rendo quegli “effetti farfalla” che stravolgono i giochi e li rendono “governamenti” migliorativi di di una verità che si fa linea di orizzonte a cui tendere.



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iLa molteplicità di risposte che vengono date dal soggetto agente io-tu (individuo/campo), traducendosi in fatti, accadimenti si collocano in un determinato spazio-tempo. Sia il primo e sia il secondo appartengono alla sfera del reale, infatti possono essere enunciato e datato: spaio z – tempo y. Il tempo di vita del fatto è l'attimo: un attimo che può produrre degli effetti-cambiamenti piccoli o grandi, a medio o a lungo termine. La morte del fatto non significa che egli smetta di esistere, vi è solo il passaggio dal mondo reale al mondo del non reale; cioè dal mondo della vita al mondo dell'immagine. Il transito del fatto nel mondo reale lascia un segno-informazione ... l'Eco si espande negli altri tempi-spazi reali che seguiranno e si porrà ad ogni passaggio in relazione con i nuovi fatti segni. … Apprendere è il riconoscere il segno, ritrovato nello spazio-tempo reale che si sta vivendo e implica una serie di operazioni: definire, datare, collocare... che richiamano alla vita altri tempi-spazi. Il rivivere del fatto passato nella memoria crea il legame presente-passato-presente.” p. 37. A. Colamonico. Fatto Tempo Spazio. Op. cit. 1993.

iiNel diritto di famiglia, legato ancora agli aspetti giuridici dei codici romani, la donna, con le nozze, perdeva ogni libertà ad amministrare le sue proprietà che divenivano patrimonio del marito. Solo nel 1975, con il nuovo diritto di famiglia è stata introdotta, la possibilità di scelta della separazione dei beni.

iiiL'Inno a Satana fu scritto da Carducci nel 1863 e pubblicato nel 1865; il poeta rovescia il significato negativo attribuito dalla Chiesa al progresso, visto come Satana, esaltando la Modernità che stava imponendosi sotto il profilo economico, tecnologico e politico, aprendo ai tempi nuovi della rivoluzione industriale che, secondo l'ideologia dell'epoca liberista, avrebbero chiuso con l'oscurantismo e le superstizioni. L'inno era in rotta di collisione con il Sillabo che in quegli stessi anni stava prendendo forma ed è una testimonianza del clima storico che fece da entroterra alle scelte politiche e culturali.

iv“... Il salto di conoscenza - L'organizzazione architettonica del sapere storiografico produce un cambio nell'indagine e nell'organizzazione delle conoscenze, in quanto si passa da una cultura dell'ascolto ad una della vista: dalla storia da ascoltare-raccontare alla storia da vedere-osservare (cambio di rotta nell'indagine). L'osservatore, costruito il nodo, dovrà imparare a tradurre in immagini e non più in semplici parole le informazioni raccolte. L'utilizzo di grafici, oltre a rendere universale il codice, permettendo di uscire dai limiti nazionali delle sintassi linguistiche, produce un duplice effetto: - la maggiore libertà di lettura delle informazioni. Ogni soggetto destinatario può leggere secondo i suoi personali angoli i dati e in tale modo si eviterà l'uniformità delle mentalità. - il decollo della conoscenza per la possibilità d' imparare a ragionare e a lavorare, in contemporanea, su più registri di memoria. L'effetto moltiplicatore sarà lo sdoppiamento delle linee del pensiero, il quale si strutturerà su più dimensioni, economizzando i tempi di apprendimento e si muoverà agevolmente, in più spazi-tempi, effettuando veloci cambiamenti di rotta che lo proietteranno dallo ieri al domani e viceversa. L'osservatore, imparando a dirigerà liberamente nell'universo storia, diventerà un architetto che: proiettando, visualizzando, elaborando, valutando, comparando... progetterà e disegnerà le linee evolutive e le strutture orientative in cui si andranno a collocare gli avvenimenti relativi al fattuale-fatto-fattibile... Per poter acquisire meglio le dinamiche del salto di conoscenza, bisogna soffermarsi ad analizzare la differenza tra un occhio temporale e occhio spaziale:Saper vedere lo spazio saper vedere il tempo...”, p. 58-59. A. Colamonico. Fatto Tempo Spazio. Op. cit. 1993.

vL'uscita dal nulla del nichilismo del 1900, implica l'accettazione dell'organizzazione del pensiero a multi-verso, come il superamento dell'io frantumato tracciato nel 1909 e stampato solo nel 1926, da L. Pirandello con Uno nessuno centomila (Einaudi, 2005), in cui il personaggio smarrisce il senso di sé e si limita a vivere una vita solo vegetativa, descritta nella chiusa del romanzo, quando Vitangelo Moscarda si limita a “bere l'aria” passeggiando nel giardino della casa di cura in cui si è rifugiato. Considerando che, unico modo per vivere in ogni istante, è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso. In questo chiudersi nel processo vitale si coglie il limite di un pensiero che non ha saputo fare un salto d'insieme, come osservato-osservatore di sé e del mondo, in quella doppia posizione di lettura meta-storica che sola permette di invertire una tendenza e dare un nuovo punto-orizzonde al significato dell'esistenza.

viIL GINEVRINO
Scrittore e musico della parola
ha un percorso esemplare,
e lascia percettibili segnali
di quei filtri usati
per uomini e opere immortali.
Così, densi di pathos,
affiorano i ricordi dall'inconscio,
e la memoria in sé gli affissa.
E si ripete il flusso
del nostro reversibile passato.

da
Diario postumo, E. Montale. Arnoldo Monadori, 1996

viirendere l’osservatore parte della sua stessa osservazione, volgersi verso se stessi per oggettivarsi, comprendersi e correggersi rappresentano per me un principio ideale e insieme una necessità etica… l’esercizio permanente dell’auto-osservazione… dà vita ad una seconda coscienza – una coscienza vera – legandosi …al Me-scettico, ironico ed estetico… al Me-testmone, nascosto nelle profondità di ognuno di noi… anch’io come tutti provo risentimento e rancore, ma l’esercizio autocritico mi aiuta, se non a superarli, almeno a non consentire che prendano il sopravvento… la mia concezione dell’individuo implica la nozione di multipersonalità potenziale … “il fenomeno dello sdoppiamento della personalità nel suo carattere patologico estremo non fa che mettere in evidenza un fenomeno normale, in base a cui la nostra personalità si cristallizza in forme differenti non soltanto a seconda dei ruoli sociali che siamo costretti a giocare… ma anche a seconda delle circostanze: la collera, l’amore, l’odio, la tenerezza ci fanno davvero passare da una personalità all’altra, modificando non solo le nostre voci e comportamenti ma la stessa gerarchia interna paleo-meso-neo-cefalica. In tal modo siamo certamente in possesso di numerose personalità, l’una dominante e le altre che emergono occasionalmente… Queste considerazioni non mi convincono dell’impossibilità di giudicare, ma della necessità di rendere più complesso il mio giudizio. In questo senso la mia etica è indissociabile dalla conoscenza complessa e conduce da un lato alla tolleranza, e dall’altro alla comprensione." da E. Morin. I miei demoni. Ed. Biblioteca Meltemi. Roma, 1999.

viii“... Relatività Speciale Proiettiva (RSP), sviluppata da Arcidiacono, che studia la rappresentazione proiettiva dell'universo di De Sitter di uno spazio tangente. Si ottiene in questo modo l'universo di Castelluccio (1865-1952), che per primo lo usò negli studi di cosmologia. In P4 luogo delle proiezioni, riappaiono le singolarità ma sono una conseguenza del punto di vista dell'osservatore...”, p. 292. I. Licata. Osservando la sfinge. Op. cit. 2009.

ix “... I dualismi nascono dalle stesse motivazioni che portano alla realizzazione di un fatto che non può essere considerato slegato dal processo storico: anche l'evento apparentemente più insignificante, si colloca nella dimensione di passato-preaente-futuro (campi del fattuale-fatto-fattibile) e tale dimensione processuale non può considerarsi uni-dimensionale, poiché paradossalmente si può affermare che ogni Uomo è una Coscienza storica. La visione d'insieme è di un mondo scomposto in tante realtà, di pari dignità, che interagiscono tramite fatti. È dall'incontro-fatto di un IO e di un TU, che nasce la Storia e, date le molteplicità di piani di incontro, la visione è di un CAOS di azioni. Ed è da tale visione disordinata che l'osservatore partirà per ordinare secondo la sua personale linea interpretative...” p.15. A. Colamonico Fatto Tempo Spazio. Op. cit. 1993.

x“Max Plank (1858-1947; Nobel 1918), dopo un lungo travaglio trovò nel 1900... un'ipotesi assolutamente nuova: l'interazione tra materia e radiazione avviene tramite lo scambio di quantità finite discrete d'energia, pacchetti indivisibili a cui Plank diede il nome di quanti. La nuova relazione tra energia e frequenza è data dalla formula di Plank: E = hv”; p.71. In I. Licata. Osservando la Sfinge. Op. cit. 2009.








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