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Gli enti biostorici

Verso una Geometria Multi-Proiettiva della Mente

Antonia Colamonico
Centro Studi Biostorici - Il Filo s.r.l.; Via Santino Ventura, 47/D
70021 Acquaviva delle Fonti (BA), Italy;
antonia.colamonico@ilfilo.it

Marcello Mastroleo
Dipartimento di Matematica per le Scienze Economiche e Sociali, Università
degli Studi di Bologna; Via Zamboni, 33
40126 Bologna, Italy
marcello.mastroleo@unibo.it
© Il Filo S.r.l. - Bari, 8 settembre 2010.

1. Introduzione


La frammentazione della Conoscenza in discipline e sotto-discipline ha generato un’asimmetria cognitiva e, le stesse, si sono sviluppate a differenti ritmi evolutivi. Ad arginare tale fenomeno d’alienazione contribuisce la contaminazione, per cui un’idea decontestualizzata, diventa forza propulsiva in un altro campo. Il processo di contaminazione avviene perché uno studioso crea un’analogia tra due ambiti disciplinari e in questa apertura logica (Licata, 2008) vi è un trasferimento del significato.

La difficoltà maggiore a rendere sincrone le conoscenze è data dall’aver creato la dicotomia tra sapere scientifico e sapere umanistico, per cui se con la rivoluzione tecnologica c’è stata l’implementazione nelle conoscenze meccaniche, ad esempio, non c’è stata una medesima innovazione in quelle storiografiche che hanno conservato pressoché indenni le lenti cognitive elaborate nel 1500-1600, ad esempio la carta del C. Cellario (1634-1707).

Lo stallo cognitivo odierno, crea una dicotomia non solo disciplinare, ma anche epistemologica e paradigmaticai. Necessita, quindi, un ammodernamento della lente di lettura e delle carte esplorative.
Tale apertura cognitiva, biostoria, ha iniziato a delinearsi (Colamonico, 1993), quando è stata riletta con un occhio sistemico l’architettura storiografica, trasferendo in ambito storico l’allora emergente teoria dei sistemi complessiii. Ne deriva, nel presente contributo, un modello cognitivo di Realtà come una multi-proiezione per strutture logiche di un sistema globalmente decoerente.

2. Gli enti biostorici.

Per secoli si è identificata la storia con la lettura storiografia (Le Goff), confondendo la carta con il territorio d’osservazione. Tale ambiguità ha generato una distorta percezione del ruolo e della funzione dello storico, visto come uno studioso-narratore di soli fatti passati.
Distinguendo tra osservato-osservazione-osservatore è possibile dipanare il legame tra storia, storiografia e storico: la prima è la dinamica dei quanti storici negli stati di presente; la seconda è la lettura-carta degli echi informativi; mentre il terzo è colui che osservando, disegna le carte storiografiche.

L’anello di congiunzione tra l’osservato e l’osservatore è la carta di lettura che, quale mappa, svolge la funzione di ponte (Mezzetti) tra il piano passato e quello futuro, in un presenteiii. Lo storico (in questa visione generale ogni uomo) è uno spettatore attivo della dinamica che resterà influenzata per sempre dalla sua stessa azione.

La ricaduta sul piano cognitivo del diversificare la direzione dello sguardo tra passato e futuro, è l’ampliamento dell’abito mentale dell’agente storico che, da custode-memoria di situazioni definite e fisse nel passato, si fa ricercatore-scienziato di mondi possibiliiv.

Il tempo presente (tempo 0) è il tempo della Vita, letta quale dinamica di quanti che prende e perde storia-forma, di presente in presente. Si definisce quanto storico ogni singolo fatto che avviene a tempo 0 in uno spazio. Il suo tempo di vita è brevissimo, nasce e nuore quasi simultaneamente, lasciando una traccia-eco di sé che si propaga, nello spazio-tempo.

Fatto-tempo-spazio (Colamonico, 1993) sono le grandezze fondamentali della ricerca che prende corpo nel rilevare l’eco informativo del passaggio del quanto, facendo di esso un evento storicov. L’evento contribuisce alla creazione di nuovi eventi, poiché nel momento in cui viene rilevato ed entra nel bagaglio conoscitivo di un soggetto storico, questi agirà tenendo in considerazione l’informazione. Nella ricaduta d’evento si generano altri eventi in una specie di effetto domino, dando alla Storia la forma di una spugna, un frattale con vuoti e pieni, nicchie e creste d’evento (Colamonico, 1998). 

3. La finestra storiografica e la quinta dimensione di lettura.


Lo studio di una struttura così complessa richiede una lente cognitiva, anch’essa complessa (Colamonico, 1993): la finestra storiografica, l’unione di tutti gli eventi in un insieme di spazi per un intervallo temporale.

Se si vuole, ad esempio, indagare la Rivoluzione Francese, essa è delimitata dall’area Francia e dal periodo 1789-1799. La finestra, delimitando il confine, si presta ad essere usata come terreno d’indagine storiografica, poiché può essere pensata come un insieme la cui appartenenza è in relazione all’attinenza di un evento alla particolare indagine. Ritornando all’esempio, nella periferia francese, l’eco parigino ha impiegato tempo ad arrivare, per cui gli accaduti in quei luoghi prima dell’arrivo dell’eco non sono in relazione fattuale con essa e sono da escludere, perché fuori tema. Al tempo stesso gli echi della rivoluzione hanno prodotto degli sconvolgimenti geopolitici nei territori limitrofi, quindi, per una visione più completa delle ripercussioni storiche è necessario allargare la finestra originaria. Il restringimento o l’allargamento, effetto zoom in Colamonico (1993), della lente-finestra è possibile grazie a operazioni elementari di unione e intersezione.

Lo spazio-tempo storico con l’insieme di tutte le finestre che si possono costruire è quello che in matematica si chiama uno spazio topologico:

  • uno spazio su cui è definita una famiglia di insiemi che è chiusa rispetto alle operazioni di intersezione e di unione.

Partendo dalle finestre di forma elementare, grazie alla struttura topologica della storia, se ne possono creare di sempre più complesse, ma è possibile arrivare al punto d’isolare i soli eventi che appartengono al tema definito?

In generale, la risposta a questa domanda è no, perché, come  precedentemente detto, la struttura tematica degli avvenimenti ha la forma di spugna frattale e può essere solo circoscritta dalla topologia per finestre ma non definita, si pensi ad esempio al tappeto di Sierpinski o alla polvere di Cantor. Per poter isolare le tematiche storiche è necessario quindi ricorrere ad una ulteriore discriminazione, sfruttando la dimensione fattuale, l’etichetta dell’evento. Ne deriva che la visione cognitiva di finestra è una stratificazione di tematiche che coesistono nel tempo-spazio: è la mente dell’osservatore storico che costruendo le relazioni di analogia tra i fatti delinea i temi e non la storia ad organizzarsi per temi.

La stratificazione della finestra storica è, dunque, una dimensione cognitiva propria dell’organizzazione analogica del cervello umano (Colamonico, 2008).

Essendo la finestra storico-cognitiva per natura una stratificazione di dinamiche, si presta ad essere immaginata come tanti fogli trasparenti su ognuno dei quali l’osservatore ne disegna una, ovvero l’organizzazione cognitiva della storia, quindi della realtà, è la proiezione su un piano quadridimensionale (spazio-tempo), non di una porzione di superficie iper-sferica curvata nella quinta dimensione, ma bensì di un volume di tale iper-sfera. Ne consegue una visione cognitiva della realtà come proiezione stereografica di un insieme di iper-sfere pentadimensionali osculanti, ovvero una specie di “iper-cipolla” (si veda Figura 1) che si presta ad essere sfogliata tema per tema.

Risulta evidente che tale quinta dimensione è una dimensione di lettura; è esterna all’osservato e riflette il modo di strutturare la realtà dell’osservatore:

  • per questo motivo, tale apertura dimensionale è passata inosservata, in quanto nei ragionamenti, l’osservatore focalizza la sua attenzione su uno strato della cipolla (spazio di eventi in relazione logica), non su tutta la cipolla.

La finestra storiografica come stratificazione di proiezioni, svolge la funzione di campo (Colamonico, 2002), all’interno del quale l’osservatore costruisce le relazioni (Licata, 2003) fattuali tra i differenti temi. La finestra è dunque il terreno all’interno del quale si sviluppa il pensiero analogico-creativo (Colamonico, 2005), mentre lo strato della cipolla è il luogo del pensiero logico-riflessivo in quanto tutto quello che vi appartiene è già stato strutturato coerentemente. In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi.

4. Conclusioni.


In questo lavoro, partendo dalla distinzione tra storia e storiografia, e ripercorrendo l’approccio biostorico alla conoscenza, si è mostrato un modello cognitivo di realtà come multi-proiezione per piani logici, in cui l’unico motore è il pensiero analogico (de-coerente) che struttura sacche di logicità. Ne deriva una visione di pensiero a sua volta come una spugna. Tale modello si presta ad essere generalizzato in contesti più ampi (ad esempio, la mente collettiva o l’organizzazione delle scienze) che saranno oggetto di studi futuri.

________________________

i A guardar bene, gli storici del 1500-1600 avevano la doppia cultura e la loro produzione difficilmente era uni-settoriale.

ii L’ibridazione è stata possibile, grazie ad un’indagine sugli enti fondamentali che contribuiscono
alla costruzione della realtà e quindi alla riorganizzazione storiografica.

iiiIn tale salto prospettico di passato-presente-futuro si attua l’interazione tra la realtà e
l’immaginazione dello storico: come l’ingegnere, partendo da una carta progetta la diga che modificherà

ivIndirizzare lo sguardo al passato o al futuro implica lavorare su due differenti spazi di lettura
che si pongono come sistema chiuso e sistema aperto (Popper).

vCollocare un fatto-evento in uno spazio e in un tempo è l’operazione atomica dell’indagine storiografica.



References


1. Colamonico, A.: Fatto Tempo Spazio Premesse per una Didattica Sistemica della Storia, Oppi, Milano (1993)
2. Colamonico, A.: Biostoria Verso la Formulazione di una Nuova Scienza, Il Filo, Bari (1998)
3. Colamonico, A.: Ordini Complessi Carte Biostoriche di Approccio a una Conoscenza a Cinque Dimensioni, Il Filo, Bari (2002)
4. Colamonico, A.: Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity, World Futures: The Jounal of General Evolution, 61(6) 441-469, Taylor & Francis (2005)
5. Colamonico, A.: Le carte biostoriche e la geografia del pensiero complesso – In Atti del 50° Convegno Nazionale AIIG, 92-97, Edizionipagina, Bari (2008)
6. Mezzetti, G.: La cultura come sistema, In B. Vertecchi (a cura), La scuola italiana verso il 2000. La Nuova Italia, Firenze (1983)
7. Gleick, J.: Caos. La nascita di una nuova scienza, Rizzoli, Milano (1989)
8. Le Goff, J.: Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino (1977)
9. Licata, I.: Osservando la Sfinge. Di Renzo Editore, Roma (2003)
10.Licata, I.: La logica aperta della mente, Codice Edizioni, Torino (2008)
11.Popper, K. R.: Nuvole e orologi. Il determinismo, la libertà e la razionalità, Arnaldo Editori, Roma (2005)







© 2011- Antonia Colamonico



 


 

Fuori Campo: la pagina di Spazioliberina


La finestra


I ciliegi nascondevano nel bianco i rami, quegli stessi rami che tra poco più di un mese si sarebbero ricoperti di verde e di rosso. La fioritura di quei campi le ricordò la sua terra e il profumo delle zagare che non ti lasciava.

Agata, riprese a leggere: - da adulti si è come a sei anni. A tale età si raggiunge lo stato d’equilibrio della fase infantile che permette di essere intraprendenti e fiduciosi verso la vita.

Guardò di nuovo fuori dalla finestra verso la campagna.

La nostra epoca atea - pensò - ha sostituito i confessori con gli psicologi, introducendo un nuovo rapporto di sudditanza, basato sulla scienza.

I suoi occhi fissi al di là del vetro di quella finestra che delimitava il suo spazio vitale, intravidero lo spaccato di infinito. L’azzurro del cielo era qua e là interrotto da bianche nuvole informi che aspettavano di essere definite.

Si rivide sulle dune con i suoi fratelli rincorrere velieri, greggi, montagne di gelato, volti bonari. Quante volte avevano giocato a tuffarsi verso l’alto e i loro cuori si erano sentiti incantati dalle incognite del domani.

C’era un qualcosa racchiusa in quella struttura quadrata di legno e vetro che la fissava. Come un non detto che voleva interferire nella sua azione di lettura, impedendole di proseguire: - dallo studio dei comportamenti nelle situazioni di gioco è possibile costruire l’immagine adulta.

Di nuovo, Agata si fermò. Si sentiva chiamata da un occhio che non voleva restare assente.

Un occhio che la fissava da quella trasparenza e la costringeva ad alzare il capo.

Quella calamita evanescente che si riempiva di immagini di cielo in un attimo catturò tutti i raggi del suo campo e li riflesse, amplificati, nella piega del suo cuore e con seta cucì in un insieme quelle frazioni di vissuto con quel intero di Eternità.

Intorno si era fatto silenzio grave e tutto si era fermato.


(Da Ed altro in Le stagioni delle Parole, inedito. 1994 - In Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Ed. Il Filo, Bari 2002.)



Giacomo


Si sentiva più un tecnico del cervello che un esperto della mente, aveva bisogno di rivedere tutte le sue acquisizioni. Col tempo gli era maturata una forma d'idiosincrasia nei confronti della psicanalisi, cominciava a considerarla inutile non producendo una vera guarigione.

C'è in quella mania – pensava Giacomo - d'indagare i tracciati del passato una certa incongruenza con quanto la scienza sta affermando, dopo la cibernetica. Se l'osservatore è in grado di perturbare l'osservato, modificando lo stato del sistema, allora che senso ha scavare nei ricordi e riportare alla coscienza alcuni stati di un passato che chiede un  " porto sepolto"? Se l'osservatore turba il campo, come credere alle veridicità di quella folata di ricordi che affiorano ad ogni seduta, come quel “nevica la frasca” del poeta?

Perso nelle sue trame, Giacomo non si era accorto che Ernesta era entrata nello studio. La donna lo stava osservando con un velo nello sguardo. Conosceva quelle sue battaglie che non gli davano pace e ogni volta un senso d'impotenza l'avvolgeva, come a soffocarla.

Quando si vuole bene, il più grande dolore nasce dall'impotenza a poter dare. Volentieri lei si sarebbe fatta boccone, per quel demone che lo legava con tutti quei grovigli di pensieri.

Dopo il liceo, Giacono aveva deciso di studiare medicina, poi psichiatria, non tanto per passione, quando per necessità. Nelle stanze della sua mente c'erano troppi buchi neri di detti non raccontati. Molte porte chiuse dai tanti veti di facciata e dalle tante ore di solitudine.

C'era poi quella voce del professore di filosofia che lo affossava, tra fiumi di parole. Quell'azione ipnotica lo soggiogava e lo allacciava in una dipendenza più tragica di quella di suo padre. Si sentiva imbavagliato in un tremore che non gli permetteva di essere ragazzo, come i tanti compagni che incrociava nei corridoi della scuola.

Aveva imparato a dare tregua alla sua pena, un sorso, dopo un altro; dapprima fu birra, poi vino e infine super alcolici.

Era stata Cinzia, una studentessa calabrese che studiava, come lui, a Padova che gli aveva fatto capire la sua passione per le donne.

Con Cinzia non era stato amore. Ogni qual volta i loro sguardi si incontravano, in un corridoio o a mensa, era come se la mente smettesse d'esistere, mentre i corpi impazziti, anelavano ad un nascondiglio per annodarsi in mille e mille forme.

Il sesso senza amore non dà sazietà, ne chiede e richiede e ancora, come quelle tre gole del demone degli inferi, a cui Virgilio buttò della terra per raggirarlo.

C'è sempre un attimo dopo l'amplesso che la coscienza fa il bilancio dell'azione e si attribuisce il valore. È quella frazione di presente, in cui si è nudi di fronte al privatissimo alito di sé. Solo allora in perfetta nudità si pesa il reale grado di dignità.

In quel quanto di vita che vive la frazione di un secondo, c'è una doppia possibilità d'evoluzione o verso il vuoto o verso il pieno: il primo dà il brivido del fallimento, il secondo la leggerezza dell'essere, e qui nasce la sazietà.

Da quel brivido, che troppo bene conosceva, Giacomo aveva imparato il valore di sé.

La sua diagnosi era spietata, non per l'azione, ma per la mancanza di slancio nel cuore. Rubare il respiro di Cinzia, stancandola senza ritegno; marchiandola come la frontiera del suo diritto di prelazione. Depauperandola, con cinico calcolo, di gradi sempre più alti d'innocenza.

- Dottore, la paziente della stanza 13 ha avuto una crisi, cosa le posso somministrare? - Con queste poche parole Ernesta lo stappò ai suoi pensieri, dando così tregua al suo cercare. (da A. Colamonico. Il grido. 3° Ordito © 2011)



Alessandro


Via, via che Alessandro approfondiva il suo studio, si facevano e disfacevano gli andamenti dei mercati con veloci picchi positivi o negativi, come il suo modello prevedeva, insieme alle ricadute sugli stati economici dei Paesi.

Si ricordò, quando da bambino il nonno gli aveva regalato un caleidoscopio. Quanto tempo  aveva perso a ruotarlo per generare tutte quelle geometrie di luci! Solo che ora ogni minima azione non si limitava a creare bellezze di colori, ma creste e vuoti di ricchezza/povertà.

Certo - rifletteva – con questa velocità si accorciano le distanze, il passato e il futuro s'annodano in un unico tempo presente, in cui si decidono gli andamenti che costruiscono lo spazio economico.

L'accelerazione data agli scambi telematici dai sistemi automatizzati di compravendite che perpetuano semplici regole di profitto immediato, stavano visibilmente cambiando la morfologia dei tracciati dei mercati. Tale differenza era lampante ai suoi occhi dal confronto tra il “mese tipo” pre-crisi del 2007, in cui l'automatizzazione era agli albori, e uno dei mesi odierni.

Il concetto stesso di trend – si disse - si è frazionato in micro-trends dalla durata effimera rispetto ai grandi movimenti passati, ma che nella loro porosità, come un “tappeto di Sierpinski”, nascondono il cambio di concezione del guadagno. Siamo passati da un guadagno lento e costante, a una speculazione su “micro-bolle” d'equilibrio.

In questo ribollire di prezzi, Alessandro trovava sempre più conferme della non casualità della dinamica del mercato, non che non vi fosse una componente aleatoria, ma questa era fortemente sopravvalutata nei modelli classici in cui un prezzo è visto come una particella di gas che rimbalza casualmente, in una stanza.

L'aver spostato l'attenzione dal movimento dei prezzi alle semplici logiche che vincolano il moto di quei prezzi, la forma della stanza, lo aveva portato a ridurre fortemente la variabilità del mercato associata all'imprevisto, al caso.

Le particelle di Alessandro, al posto di muoversi qua e là senza criterio in un ambiente vuoto, creavano delle fluide coreografie, come i balletti dei colori di quel caleidoscopio che lo affascinarono tanto, finché non lo smontò per vedere com'era fatto, rompendone la magia.

Ecco, il fascino magico che si annidava dietro le variazioni degli equilibri mondiali improvvisamente divenne scontato e quel leviatano si mostrò in tutta la sua forma. Alessandro vide chi aveva di fronte negli occhi, era proprio lì quieto, dietro una finta parvenza di imprevedibilità che come un velo lo celava agli occhi di chi aveva accettato passivamente le regole del gioco. (da A. Colamonico. Il grido. 7° Ordito © 2011)

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