2a N - 3° C. p.3


L'accoglienza della novità
Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali
Antonia Colamonico
3°  Campo - I vestiti storici e le differenze di funzione negli orizzonti di letture.
2012 - Il filo, Bari)

"Amai trite parole che non uno osava. M'incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo. Amai la verità che giace al fondo, quasi un sogno obliato, che il dolore riscopre amica. Con paura il cuore le si accosta, che più non l'abbandona. Amo te che mi ascolti e la mia buona carta lasciata al fine del mio gioco " U. Saba



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La nascita della supremazia della scienza all'interno del processo creativo


Proseguendo nella lettura per mettere a fuoco il come e il quando e il perché sia nata la supremazia della scienza all'interno dello stesso processo creativo-immaginativo dell'osservatore storico, bisogna ricordare che l'intraprendenza esplorativa da fatto prettamente cognitivo, salto gnoseologico, si traduce in intraprendenza d'azione, salto generazionale, con la rottura dell'ordine vecchio; in tal modo ciò che è solo un modo di pensare di pochi, diviene modo di molti, sino a farsi di tutti:

  • in tale fase finale si può parlare di salto epocale, come evoluzione profonda (processo irreversibile) della stessa struttura frattale del pensiero, in quanto si guardano le cose, secondo il modello immaginativo generalizzato, come il fatto naturale e scontato da cui partire come base per nuova indagine storico-vitale.

La novità monastica ebbe il suo corrispettivo, nella società civile, con i Comuni italiani che furono l'eccentricità economica e politica del 1100.

L'affermarsi delle municipalità coincise con la rilettura della realtà ellenico-romana, custodita nelle biblioteche delle abbazie, che riemergendo dal sonno medievale, emancipò le mentalità verso una ricercatezza nello stile di vita, si iniziò infatti ad elaborare l'idea di “spirito cortese” da contrapporre alla rozzezza dei modi, ben lontani dal mito di bellezza classica che si stava riscoprendo.

Il bisogno di migliorare le relazioni sociali ed economiche fece emergere la necessità del dover uscire dal sistema di consuetudini medievali che si prestava ai capricci dei prepotenti, con una organizzazione a struttura legislativa che definisse in maniera chiara ed inequivocabile le linee di procedura nelle contese, come lo era stato per il sistema romano.

Non è un caso che nascano due tipologie di centri di studio:

  • le scuole di poesia intorno al bel sentire che ebbe come aree la Toscana, la Sicilia e l'Umbria interessata questa più alla poesia religiosa.

  • le università intorno al diritto che ebbero una doppia connotazione, quella privata con la figura di maestro che si circondava da studenti che frequentavano la sua casa per apprendere, Bologna 1088, Padova, 1222... e quella statale a Napoli, 1224, voluta e finanziata dallo stesso Federico II che intendeva trovare degli appigli giuridici per svincolare lo Stato dalla visione teocratica, fortemente affermata da Innocenzo III, il suo tutore-nemico (fase finale lotte delle investiture).

Il nodo storico intorno a cui si giocò il cambiamento, con la revisione delle carte storico-geografiche, fu su due visioni contrapposte che portarono allo scontro tra le due grandi Istituzioni del medioevo:

  • da un lato la Chiesa romana che rivendicava a sé, il diritto di nomina dell'imperatore, quale garante in terra del potere (piano escatologico) di Dio nel designare la regalità (diritto di comandare) al suo prescelto, attraverso il suo uomo-immagine sulla terra (il pontefice);

  • dall'altro l'Impero che sentiva l'ingerenza del papato come un macigno sulla libertà e legittimazione del suo stesso imperio (diritto al governare) e chiedeva una giustificazione giuridica (piano secolare) ancorata ad un patto sociale, tra il sovrano e i suoi sudditi (forma diretta), lasciando Dio fuori dall'organizzazione storico-sociale, visione laica.

Lo scontro tra la visione escatologica e quella secolare nell'evoluzione storica

I due piani escatologico e secolare apriranno un contenzioso, sotto forme molteplici, che è ancora oggi non del tutto risolto, da un lato circa la presenza di un progetto divino nell'evoluzione della storia che si muove verso un fine salvifico, universale (primato delle chiese, in senso lato); oppure dall'altro di un'evoluzione causale di forze-energie che si aggregano e si disgregano in virtù di una molteplicità di contingenze locali, ristrette, che rendono non scontata (fattori aleatori), l'evoluzione storica (primato della scienza a giustifica degli stati laicali).

In tale contenzioso giocarono un ruolo importante gli esperti di diritto, canonico da un lato e romano dall'altro che si contendevano il primato della verità, e gli uomini di sapienza che dovevano dimostrare o il fattore deterministico (piano che tende ad un fine escatologico universale) o l'elemento casuale che faceva nascere dal nulla-caos l'ordine naturale, come fatto contingente alla vita in sé e non piano trascendentale di un che di soprannaturale.

Importante è comprendere che questo nodo, ancora oggi punto-chiave nella società contemporanea, si misura sulle due visioni etiche la teista (E. Kant) e l'atea, come differenza di modi nel concepire il limite tra il lecito (giusto) e l'illecito (ingiusto) storico:

  • Lo scontro nasce da un'idea di organizzazione mentale ad “aut, aut (pensiero disgiuntivo, scisso), che non ammette una dualità dialogica individuo/campo che apra ad un “e, e” (pensiero connettivo) quale frattale etico, più vicino all'idea cristologica di un'etica attenta a tutte le differenze individuali che sono la vera ricchezza partecipativa della creazione che va accolta nella sua complessità e non semplificata in una decina di tipologie astratte di modi umani. La capacità dell'ascolto del Cristo si misurava dall'attenzione prestata a tutte le differenze di incontri, con un animo che non dava adito allo scandalo, che non lo portava mai a giudicare e a dividere tra buoni e cattivi; ma solo ad isolare le dinamiche degli stati di sofferenze e fare ricorso allo spirito d'amore nel saper discernere la risposta giusta alla vita, che doveva nascere all'interno dello stesso individuo storico, infatti egli non creava imposizioni, ma inviti all'essere attenti.

La Chiesa medievale aveva elaborato la visione teocratica, rifacendosi a tre eventi, funzionali ad affermare il suo primato sulla cristianità tutta:

  1. la pagina biblica dell'unzione di re di Saul da parte di Samuele, che mise fine al governo dei giudici, uno per ogni tribù, per dare compattezza a Israele nella lotta di liberazione dai Filistei e completare, così, la conquista della Terra Promessa;

  2. l'incoronazione di Carlo Magno ad opera di Leone III, nella messa della notte di natale, 25 dicembre 800 a Imperatore del Sacro Romano Impero;

  3. la falsa donazione di Costantinoi, riesumata ad hoc da Leone IX, nel 1053 , nel momento più grave delle lotte per le investiture sulle nomine a vescovo, da parte degli imperatori che volevano direttamente interferire nella nomine papali.

La teocrazia e il primato papale

Dai testi sacri (I libro, Samuele) si prese, il passo dell'unzione di Saul, ad opera dell'ultimo giudice Samuele, quando il popolo chiese con insistenza un re che lo governasse e lo coordinasse; evolvendo la società dalla forma patriarcale che godeva di notevole libertà, con la semplice figure dei giudici, a cui era riconosciuta la sapienza nella gestione delle dispute, con il ruolo di magistrato, quale forma di giudizio al di sopra delle parti. Compito che poi verrà assorbito al re che oltre al governamento e alla riscossione delle tasse (aspetto amministrativo), assunse il compito di magistrato, ancora oggi il Presidente della Repubblica è il capo del Consiglio Superiore della Magistratura.

La scelta dell'unto dal Signore, da parte del profeta che non aveva nascosto al popolo il pericolo intrinseco nel voler dare ad un unico uomo tutto il potere, pose il:

legame (dio suo servo religioso re → funzionari → popolo)

per cui la regalità del sovrano doveva passare attraverso il servo-santo in terra che si facesse il garante della scelta di quell'uomo designato monarca e poi, di riflesso, della sua dinastia, su quel dato territorio. Si comprende come il territorio (spazio geografico a tre livelli: cielo, terra, sottoterra con tutte le sue creature e risorse) si facesse un tutt'uno con l'esercizio di mediazione politica, tanto che quando si apri lo spazio geografico con le Americhe, per la chiesa romana fu naturale estendere in nome dell'atto di Costantino (Alessandro VI Borgia, bolla papale Inter Caetera, 1493), il suo controllo a tutte le aree del Nuovo Mondo.

Si può immaginare l'effetto dirompente sulle menti dell'epoca della dimostrazione dell'umanista, Lorenzo Valla, che rivelò, già dal 1440 la falsità, apocrifa, del documento, per l'utilizzo di un latino difforme da quello in uso nel tempo di Costantino, infatti il suo opuscolo De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio, taciuto dalla chiesa del tempo, poté essere pubblicato solo nel 1517 e in ambiente protestante, quando si era messa in moto la critica severa allo strapotere di un clero, fortemente immischiato, nella logica di Caino del mondo.

Intorno al primato della res-religiosa sulla res-pubblica, veniva legittimato il diritto alla riscossione della decima, presente nel testo biblico (Genesi 14:19-20), quando Abramo ricevendo la visita di Melchisedek, sacerdote inviato da Dio, decide di evolvere la decima parte dei profitti, quale contributo per il mantenimento del clero.

La riscossione del tributo, da versare alle casse della curia romana, da parte di tutti i sudditi-fedeli, dal più piccolo al più grande, faceva affluire a Roma una notevole quantità di denaro, tanto da essere vista come una vera e propria fuga di capitali:

  • Il tributo-decima da essere parte dei raccolti, assunse valore monetario per cui tutti, da contadini ai sovrani, erano tenuti a versare un tot equivalente in denaro, quale contributo in funzione della ricchezza. I grandi proprietari terrieri iniziarono ad inserire i loro rampolli cadetti, per controllare essi stessi il patrimonio della Chiesa che si era cresciuto nel tempo, a partire dalla prima donazione del Castello di Sutri (728) da parte di Lutprando, re dei Longobardi, a papa Gregorio II.

L'altro evento-chiave che sanciva il primato ecclesiale, fu la tipologia di incoronazione di Carlo Magno, con la nascita del Sacro Romano Impero. In tale atto si dava al pontefice il primato di riconoscere e far riconoscere ai grandi feudatari, l'incoronato da Dio, a cui dovevano tutti sottostare.

D'altro canto l'imperatore si poneva come il paladino della Cristianità, minacciata dalla presenza islamica che aveva mire espansionistiche in Europa ed aveva iniziato una autentica invasione dividendosi su tre fronti, quello orientale attraverso i Balcani, nei paesi slavi; quello occidentale, attraverso lo stretto di Gibilterra, nella penisola iberica; e quello centrale, verso la Sicilia e le coste meridionali salentine e calabresi. Del resto l'impero di Bisanzio era troppo debole e corrotto per impedirne l'avanzamento.

Un difficile equilibrio a doppio canale di controllo

L'equilibrio Papato-Impero fu di breve durata, da quasi subito si creò un meccanismo di doppio-canale di controlloii, per cui c'era una linea diretta, come il telefono rosso tra USA e URSS negli anni della guerra fredda, tra il Pontefice che richiamava alla guerra santa, ogni qual volta era minacciata la cristianità, e l'imperatore che legittimato dall'unzione divina, rivendicava l'ubbidienza con relativa riscossione di tasse e tutto il contorno, dai proprietari terrieri e dalle municipalità.

Accanto a questa facciata di legittimo legame, c'era un secondo canale indiretto (nascosto) di controllo che si basava sulle ingerenze reciproche, verso o i feudatari o i vescovi che si prestavano ad essere corrotti con laute concessioni di terre e regalie:

  1. Il pontefice faceva pressione sui grandi feudatari, i quali, dovendo riconoscere il primato imperiale (atto di vassallaggio), erano ottimi deterrenti per le manie d'indipendenza degli imperatori; per cui se questi si rifiutavano di seguire le indicazioni della curia, immediatamente c'era l'emanazione della scomunica che tacitamente autorizzava i grandi feudatari a delegittimare il vincolo di sottomissione e con esso tutto l'apparato dei rapporti d'investitura:

  • dal pagamento dei tributi, al fornire diritto di passaggio nei territori o di asilo nei castelli per gli spostamenti delle truppe imperiali, alle quote di sudditi da fornire per le truppe dell'esercito con corrispettive derrate alimentari.

  1. L'imperatore da parte sua, per essere sicuro dei favori papali, iniziava a circondarsi da vescovi, anche laici, figli cadetti dei sui fedelissimi, che tornavano utili in caso di nomina papale; per cui ogni qual volta si generava il contrasto i vescovi disconoscevano il pontefice e si giunse alla nomina di fratelli o figli degli stessi imperatori al seggio pontificio. Uomini questi senza alcuna vocazione e preparazione nella res-religiosa, che nonostante la Riforma Gregoriana del 1075 avesse posto dei paletti chiari, (con papa Gregorio VII, ispirata alle movimento riformista che ebbe la sua origine nell'abbazia benedettina di Cluny, in Borgogna) continuò a regolare i rapporti tra alto clero e case regnati, celebre è la figura di papa Leone X della famiglia Medici, vescovo a soli 12 anni.

La differenza tra abate e vescovo

C'era una notevole differenza tra la figura dell'abate e quella del vescovo, il primo era essenzialmente un uomo di grande cultura, esperto in teologia e in ragionamento. Ci furono molte scuole di teologia, con notevoli differenze, che si accorparono intorno a due modi di leggere e interpretare i testi sacri; la scuola agostiniana e quella tomistica di San Tommaso d'aquino che aveva introdotto una lettura in chiave aristotelica, mentre quella agostiniana risentiva della lettura tardo-platonica di Plotino.

Per i centri monastici le scritture dovevano essere il cuore-respiro della Chiesa, ma lette e rivisitate alla luce della nuove scoperte scientifiche e matematiche, essi infatti non disdegnarono l'incontro con il mondo islamico che si era evoluto sotto il profilo matematico e geometrico, così come del resto aveva fatto San Francesco:

  • La cultura, come conoscenza e cammino verso la sapienza, era per i centri teologali un patrimonio troppo grande per essere sperperato in fazioni di parte, e rientrava nell'idea di bene-comune universale, visto quale impegno-compito dell'intelletto umano nel suo viaggio verso la conoscenza del mistero divino. La ricerca della sapienza era letta come una forma di ricerca gnoseologica della verso della verità, che richiedeva un lasciare alle spalle tutte le forme di fanatismo pagano con tutto l'entroterra di spiriti e spiritelli che davano luogo alle differenti forme di racconti fantastici.

Essi rivendicavano l'idea di una religione, vagliata dalla ragione, e giustificata dalla logica, platonica o aristotelica appunto, che mettesse fine alle diffuse forme di superstizione e ignoranza che fomentavano le paure e gli asservimenti, dell'antico retaggio delle religioni deiste, che continuavano a persistere, nonostante le conversioni più o meno forzate delle popolazioni.

È bene ricordare che il popolo era tenuto, in quel periodo storico ad abbracciare la fede del signore feudale, lo stesso era avvenuto anche per i regni romano-barbarici con le forme di battesimo collettivo in cui si passava al cristianesimo, conservando le usanze pagane di animismo che poi daranno adito alle accuse di stregoneria; e così, dopo avverrà pure con le riforme protestanti, in cui i popoli furono obbligati a condividere le scelte dei signori, non essendoci l'idea di libertà di culto.

Mentre i vescovi erano un'espressione cittadina, più a contatto con gli aspetti pratici ed economici della vita civile e alle dipendenze dirette della curia romana, di cui ne subiva le influenze, nel bene e nel male.

Le due realtà si presentavano come due canali paralleli, a volte in contrasto, su quella che era la intelaiatura della spiritualità religiosa, rivendicata dai primi e spesso accantonata dai secondi che si lasciavano prendere dalle dispute civili tra le varie consorterie economiche, divise in fazioni che davano, in base alle opportunità del momento, consenso o ai guelfi o ai ghibellini, sostenitori o del papato o dell'impero.

L'affermarsi dei Comuni e la richiesta delle libertà locali

La lotta tra le 2 grandi Istituzioni medievali, aprì alle libertà Comunali che iniziarono a rivendicare le autonomie locali (richiesta delle regalie, diete di Roncaglia, 1158) e risentirono notevolmente della crisi economica generata dai conflitti, tanto da accarezzare l'idea di una maggiore organizzazione territoriale che si facesse garante dell'ordine a livello regionale:

  • come spesso avviene, in tempo di crisi, le spinte libertarie tendono a farsi tendenze privatistiche e così iniziarono a crearsi dei complessi auto-sufficienti di stati a monarchie indipendenti, per salvaguardare le libertà conquistate, da un lato, e frenare le concorrenze delle vicine aree geografiche, dall'altro; non è un caso che proprio in tale momento storico siano nate le cacce alle streghe con i tribunali di inquisizione e le guerre religiose.

Le violenze della crisi politica, impose ai territori una forma di ripensamento cognitivo e si ricercarono nei testi antichi, anche non sacri, dei nuovi spunti legali a giustifica delle nascenti voglie di indipendenza delle Signorie, in Italia, delle monarchie nazionali, in Europa, che non accettavano più di essere tirate in ballo dai due contendenti, eccellenti.

Queste figure nuove di governamenti, imbevute di umanesimo e “spirito classico” di elevata ricercatezza nello stile di vita, si servirono di intellettuali “pensanti” sia laici e sia religiosi, che oltre a dar lustro alle corti, sapessero, da uomini liberi, trovare cavilli legali per mettere in discussione i privilegi imperiali e papali.

Tale nuova classe intellettuale fu la più esposta ai processi dei tribunali di inquisizione, poiché la loro libertà di pensiero era vista come forma di stregoneria che dando spazio al demone della divisione, portava il caos, con la perdita dell'ordine voluto da Dio e garantito dalle sue due grandi istituzioni, espressione terrena della grandezza del Padre-creatore.

Il libero pensatore nemico dell'ordine costituito

La messa in discussione dell'intero complesso gnoseologico antico partì dall'aver isolato un tallone d'Achille, nelle sempre meno corrispondenza tra i testi sacri e le ricerche matematico-astronomiche con relative carte geografiche che inficiavano la validità delle tesi, circa la costruzione e l'organizzazione dell'universo:

  • mettere in discussione la gnoseologia tolemaica significava far crollare, per effetto domino, tutto il castello dell'organizzazione dei rapporti “dio-chiesa-stato-classi sociali-esercizio delle libertà”.

Il tentativo di mediazione apportato da Galileiiii che voleva distinguere i due indirizzi d'indagine separandoli come due filoni indipendenti di verità, quella di fede e quella di ragione, con due linguaggi, campi e procedure ben distinti di accesso all'unica verità, tenne poco a bada i conflitti, che esplosero del tutto, quando l'intraprendenza geografico-territoriale delle imprese coloniali fece spostare l'asse economico-chiave dal mare Mediterraneo all'oceano Atlantico; dalle aree cattoliche a quelle protestanti, per cui l'Italia e con essa il papato, assunse una posizione marginale nei flussi economici, in cui si stava imponendo il primato dell'Inghilterra.

Nella lotta, la seconda visione, secolare, sposatasi con le spinte riformatrici protestanti che ponevano una maggiore libertà di coscienza, ebbe la meglio e quando i tempi si calmarono le nuove carte storiche, rivendicando la laicità della creazione, avevano finito con l'estromette dio stesso da quell'atto primordiale, che assunse la forma di una materia auto-organizzatrice, in eterna trasformazione e cosa più importante che a differenza del dio in-visibile, era l'area-luogo del visibile (ciò che si vede), a più scale-lenti di lettura, e in quanto res concreta, soggetta alle varie forme di accaparramento e di alterazione di una società avida di cose che si avviava verso l'industrializzazione e la società di massa che avrebbe trasformato l'uomo in consumatore.

La secolarizzazione e la fine del mondo antico

La fine del mondo antico, dunque passò attraverso lo scontro di potere tra due visioni politiche, quella teocratica arroccata su un'idea ferma alla notte dei secoli, come scritto nei libri della Bibbia ed una visione secolarizzata, che rivendicava un'investitura diretta senza alcuna negoziazione nel rapporto sovrano-popolo, lettura che prese mosse da due documenti; Costituzioni di Melfi (Liber Augustalis, promulgata nel 1231 dall'imperatore svevo Federico II) e la Magna Carta inglese (Magna Charta Libertatum, Giovanni Senzaterra, 1215).

E che trovò proprio in Inghilterra la sua forma d'espressione più alta con la nascita della prima Monarchia Costituzionaleiv (con il documento Bill of Rights, 1688 fermato da Guglielmo III d'Orange, nel momento di accettare la corona), in tale atto si pose la costituzione dello Stato di diritto, con il Patto sociale tra il sovrano e il suo popolo, garantito da un Sistema Parlamentare, liberale.

Fatto fuori dio dalla storia, necessitava creare un altro attrattore sociale che facesse da nodo di confluenza delle differenti aspettative e questo fu trovato nella ricerca scientifica che dava gli spunti per la ricerca tecnologica che a sua volta dava una spinta alla ricerca del benessere-sociale:

  • L'idea stessa di benessere perse la connotazione etica e si fece economica, divenendo l'unica forza di aggregazione-contrattazione socio-politica, unico valore che doveva far convergere le scelte degli stati e degli individui verso una sola proiezione-cresta di futuro, la ricchezza.

Nasce quindi il primato dell'homo economicus che sa di valere in funzione di quanto sa accumulare in ricchezza, convertita in danaro, che si porrà come qualità epocale, a cui guardare.

Perdendo il punto-orizzonte all'infinito, si perse gran parte della complessità nell'azione di lettura, poiché quella coordinata in più di spazio, oltre l'io-campo, è l'asse geometrico che permette il ribaltamento dell'occhio-indirizzo del verso di significato, per cui il sistema più si è economicamente evoluto e più si è fatto sordo alle ricadute di azione, a quello spazio dell'eco biostorico che apre alle verità di campo come secondo il giocatore della vita.

Il campo-habitat divenendo “oggetto di sfruttamento”, è stato piegato dalle pretese sempre più prepotenti di una società che avendo fatto della scienza e cosa più importante della tecnologia, la sua vera bandiera di civiltà, ha smesso di guardare ad occhio allargato (tutto-campo), non leggendo gli scarti di umanità che produceva, nella sua smania di accaparramento:

  • perso Dio, si perde automaticamente ogni possibilità di leggere il ritorno dell'azione (occhio a punto infinito) e l'uomo occidentale svincolato dal senso etico che lo poteva far misurare con il limite di sé, si è posto esso stesso come il dio-padrone dell'evoluzione storica, sino a giungere alle forme aberranti del 1900, degli eccidi di massa e delle povertà ignobili di intere popolazioni rinchiuse in recinti-campi ai confini estremi delle periferie geografiche, quali aree del non visto che possono lasciare quiete le coscienze collettive.

Ma come precedentemente detto ogni sistema elabora in sé il germe che lo sconvolgerà, l'esaltazione della moneta a riferimento del bene, sta portando oggi alla crisi del paradigma di “homo economicus”, in quanto l'aver esaltato la tecnologia con la produzione e successiva sostituzione della manodopera umana con quella computerizzata, ha svincolato la produzione industriale da quella finanziaria, che con il take-off dei mercati de-personalizzati, gestiti da algoritmi e software che giocano a fare defluire e affluire, al ritmo del nanosecondo, gli andamenti dei mercati, sta rendendo l'intera impalcatura sociale e politica un carrozzone da dismettere:

  • Da tale crisi si dovrà ripartire se si ha voglia di rileggersi per scoprire le nuove logiche, per una società più incarnata nel progetto di creazione, in cui l'uomo non è il centro, ma semplice periferia, labilmente funzionale alla permanenza tutta del sistema a Organismo-storia, come emerge da un occhio eco-biostorico, organizzato intorno a quell'asse di lettura che apre al campo uno/tutto della vita.




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i R. Ajello, L’esperienza critica del diritto. Lineamenti storici. I. Le radici medievali dell’attualità, Jovene, Napoli 1999 ; D. Maffei.. La Donazione di Costantino nei giuristi medievali. Giuffrè, Milano, 1964,

ii A. Colamonico. Ordini Complessi. Op. cit. Il filo 2002.

iii A. Banfi: Galileo Galilei. Il Saggiatore, 1961; P. Redondi.Galileo eretico Einaudi, 1983; V. Viviani: Vita di Galilei. Con appendice ai testi e documenti. Moretti & Vitali, 1992.

iv E. J. F. Hobsbawm. Le rivoluzioni borghesi 1789-1848. Il Saggiatore 1963.









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