1°- Il punto 0

La scelta del nome "Quanto Storico"

Quanti storicihttps://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/briciole-di-biostoria/quantostorico/spazio%20quanti%20storici.png

Dare un nome è una scelta di campo dell'osservatore che parte da una particolare qualità dell'osservato, che una volta isolata, si fa radice-legame di collegamento con un altro nome, preso, anche, da un altro indirizzo-disciplinare, che contenga tale qualità. In tale spostamento di senso-verso per somiglianza qualificativa si allarga il significato di un termine, già posto (senso ristretto).

Nel caso dell'indagine biostorica, il nome quanto storico è scaturito, nell'istante in cui si è posta (A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993) la differenza tra storia (bios-vita) e storiografia (scrittura della bios-vita), da cui scaturisce che l'evento-fatto è un quid-nudo (non detto) che l'osservatore posiziona in una definizione-datazione-collocazione di veste di realtà. Si generano così due dimensioni vitali quella dei non conoscibili (“virtuali” per i fisici quantistici), area del buio cognitivo che apre al vuoto di spugna, che a sua volta riecheggia il vuoto quantistico dei fisici e quella degli identificati-appresi (il campo degli eventi noti dichiarati, esplicitati, applicati... iscritti nelle molteplici discipline).

Dallo sdoppiamento (storia-storiografia) del campo osservativo è poi scaturita la dinamica di lettura, a pieno/vuoto (porosità) degli eventi, come il processo di rendere noto (l'evento-quanto informativo) un ignoto (l'evento-quanto storico, letto come unità inscindibile, non estesa, di "fatto-spazio-tempo", privo di nome-luogo-data), che agisce tuttavia da perturbare dello stato di un sistema storico, in un tempo 0 di presente (A. Colamonico: Biostoria. Verso la formulazione di una nuova scienza. Il filo, Bari 1998; Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Il Filo, Bari 2002). Da tale essere un non-collocabile il quid-fatto si presta all'analogia con il quanto fisico, essendo entrambi unità discrete, secondo una visione a granuli di eventi da un lato e di spazio fisico dall'altro.

La parola "quanto " si è così allargata come una bolla che ne assorba un'altra , estendendosi nel significato dal campo della fisica quantistica a quello della biostoria. Nella costruzione del linguaggio è importante tenere presente che anch'esso ha una crescita, naturale, a frattale (evoluzione a spugna). Le medesime geografie mentali entrano nella comprensione o meno dei significati e nelle valutazioni storiche, tanto che non tutti attribuiscono i medesimi significati alla parole, con facili fraintendimenti e conflitti.

Trovare un accordo sulle parole richiede delle negoziazioni dei significati stessi, essendo le parole “particelle topologiche, in grado di mutare le spaziature dei pensieri. In tali intenti-accordanti, il linguaggio assume fluidità e le “parole plasticità(A. Colamonico. Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005; A: Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo Bari, 2010).

Evoluzionedi un significato-parola

Da A. Colamonico. Il piglio-eco-biostorico. L'osservatore e il linguaggio (nota iii). (© 27 settembre 2013 - Antonia Colamonico).

- Tutti i diritti sono riservati -


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Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0
Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva
Antonia Colamonico


1°  Campo -
L'occhio-mente dell'osservatore nell'azione storica
2011 - Il filo, Bari)

"... E tutti questi mondi, prima ancora che di leggi, di ragioni o di altre cose pratiche, hanno bisogno della poesia, che sa capire le cose schiave, ascoltare la loro voce e avvicinare la loro immagine fuggevole." Maria Zambrano


Indice Campi

Lo sguardo biostorico tra echi di realtà e tempi 0
Il ruolo storico dell'Osservatore nella costruzione della realtà multi-proiettiva.
  1. Campo. Il punto 0 - L'occhio-mente dell'osservatore nell'azione storica

  2. Campo.  La finestra - La visione a tempi 0 e l’azione di orlatura di realtà

  3. Campo. Il buio - Il vuoto cognitivo e l'apertura dello spazio individuo/campo

  4. Campo - La novità della scoperta - L'importanza del dare un nome

(Antonia Colamonico © Dicembre 2011 - Il filo, Bari)


L'accoglienza della novità
Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali.
  1. Campo: Le carte storiche - La lente caleidoscopica
  2. Campo: Le trame di echi - Le visioni-narrazioni di “fatto-tempo-spazio” ponti di derive storiche

  3. Campo: Il fine storico - I vestiti storici e le differenze di funzione negli orizzonti di letture

(Antonia Colamonico © Gennaio 2012 - Il filo, Bari)










 1° C. - Il punto 0

Esiste un indissolubile legame che vincola l'osservatore all'osservato, rendendoli un organismo unico a cosmo, ma come accade per la Luna, in tale dualità si mostra sempre e solamente una sola faccia: l'oggetto d'osservazione. Il lato luminoso del sistema vitale è lo spazio esterno all'io/sé, quello spaccato di vita che si pone di fronte, come luogo dell'oltre la membrana che isola l'occhio osservatore, rendendo questo l'estraneo del campo, l'alieno di quell'area che si colora di:

  • cielo, stelle, prati e fiori, volti e sorrisi, parole e teoremi, macchine... e tutto l'altro ancora.

L'universo-campo pone in ombra l'occhio-mente del soggetto lettore, quella soggettività indagatrice e contemplante che, di individuo in individuo, attraversa la trama complessa della storia, rendendola “cosa viva”. In quest'ombra che ci appartiene più dello stesso oggetto amato e apostrofato, si tesse la fitta rete informativa di quel flusso di continuum d'insieme, che rende i due una cosa sola, per sempre, nel complesso gioco dell'intravedere.

È il soggetto l'occhio-filtro, il punto 0 di partenza, di tutto quel complesso di reali che si dischiude, rivelandosi come il diverso dal séi.

Il semplice riflesso meccanico che porta nel neonato ad aprire il pugno, si trasforma in azione consapevole quando egli tesse il primitivo vincolo sé/altro, in tale capacità di comprensione s'incarnano nella coscienza, insieme, il dentro/fuori della dinamica vitale, tanto ché quel pugno può trasformarsi o in presa o saluto, schiaffo o carezza, sperimentando per ogni sfumature di significato il grado d'incidenza della sua azione sull'altro.

Ogni soggetto, costruendo la sua identità, elabora, in simultanea il "suo doppio”; l'habitat, che si fa il limite, l'ostacolo quasi, alla personale indipendenzaii. Nella topologia bivalente del celato (individuo) e mostrato (mondo), i due interlocutori storici si pongono in rapporto a dentro/fuori della realtà eco-interagente che si fa visibile in ogni stato 0 di presente.

È l'individuo reale, concreto che rende concreto e reale il campo-habitat ed è questo che, generando quell'individuo, d'emergenza in emergenza, prende storia in un dato tempo e in una certa area, nella stessa mente-occhio-mano del suo osservatore che lo traccia come quel vincolo che lo racchiude, processo d'inclusione, e nel contempo lo distingue, processo d'esclusione, rendendolo un isolato-altro.

In tale gioco vitale, di presente in presente, tutto prende storia e ogni presa di realtà è un tempo 0 da cui si dipaneranno le trame degli echi passati e di quelli futuri.

È nel vincolo-presa di soggetto/oggetto che si gioca la dimensione vitale che fa di ogni occhio-lettore, il costruttore di realtà. Essendo egli il “punto 0” di riferimento, si posiziona, egli stesso per primo nello spazio a tempo presente, assumendosi come finestra 0, punto dimensionale, da cui con un'apertura a frattale si dispiegano tutte le ulteriori finestre di tutta quanta la realtàiii, definita oggettiva.

Tale capacità proiettiva, a finestre intersecanti e stratificate, lo rende la chiave di contatto tra lo sguardo-lente degli stati di presente e gli sguardi-lenti di spazi passati e futuriiv che trovano una continuità nella struttura stratificata della mente e nelle stesse carte e linguaggi di realtà, elaborate di volta in volta dal susseguirsi di osservatori.

Il gioco di proiezione stereografica

È l'individuo storico che dischiude nella sua mente, con un gioco di proiezione stereograficav, lo spazio e il tempo del reale, allargandolo, con effetto zoomvi, alle visioni-mappe di quelli dell'immaginato. Ogni spaziatura è un annodare nella lettura di spazio “ora” tutti gli spaccati vitali dei “sono stati” o dei “non sono ancora”:

... Attingendo i ricordi dai registri (carte storiografiche e disciplinari), l'osservatore costruirà la Rete storiografica, intesa come un'architettura di strutture topografiche che si intersecano le une con le altre sino all'infinito. La visualizzazione grafica del vissuto... sarà in relazione allo sviluppo di una mentalità geometrica che, in base alle teorie di Maldelnbrotvii relative alla nuova matematica dell'occhio che fa capo allo studio dei frattali, permetterà di vedere l'infinito: la totalità di passato-presente-futuro. La capacità di amplificare l'orizzonte conoscitivo, attraverso dei veloci cambi di rotta che permetteranno la costruzione di collegamenti tra nodi prima mai immaginati, e la capacità di trattare le informazioni raccolte, così come il biologo fa con una cellula in vitro, indirizzeranno le scelte e le risposte dell'osservatore. Proiettandolo nel futuro, gli permetteranno di valutare il passato, selezionando le risposte positive da quelle negative, misurando le durate degli effetti nel tempo, indagando sui costi, visualizzando le accelerazioni e gli stalli prodotti. Gli permetteranno infine di tracciare le linee di costruzione del nuovo Uomo-Società a dimensione Globale...viii

In tale trastullarsi di visioni alternate di presa di realtà e di perdita di realtà, egli intesse (tesse in-dentro) lo spessore del suo pensiero, acquistando profondità, dinamicità e organicità, in relazione a due frecce direzionali della privata identità/diversità:

[(verso-fuori - il mondo) ←o→ (il soggetto io - verso-dentro)]

Ogni direzione è una mappatura di realtà con una particolare inclinazione di significato che vincola la carta di lettura allo spazio storico costruito e al privato punto. Ne deriva che la costruzione è solo un verso di realtà, giustificata in un narrato di coerenza logica; ma essendo una ricostruzione, se muta lo spazio-nicchia di riferimento o lo guardo-angolazione, automaticamente la realtà ne sarà deformata e giustificata in una nuova pagina storiografica che ne fisserà la nuova coerenza ordinata.

Ogni deformazione è una puntualizzazione, un approfondimento, una chiarificazione che dà una particolare sfumatura di realtà al frattale storico.

Con la visione a finestra allargata la realtà si mostra frazionata in tanti luoghi-tipologie di osservazioni che, come in un occhio di moscaix, si destruttura all'interno di tante maglie-finestre e sotto campi di immagini di quell'unicum che appare scisso in una multi-molteplicità di forme geometriche.

Le costruzione del pensiero sono un'architettura geometrica multi-prospettica che si sviluppa intorno a due capacità organizzative, analogica e logica, distinte e interconnesse che con un gioco di aperto/chiuso, danno la forma e la coerenza al multi-verso di realtà.

La bivalenza del cervello, i due lati (destro e sinistro), permea la spugna del pensiero, rendendola funzionale all'elaborazione degli spazi a più gradi di profondità con i relativi ordini esplicativi e corrispettivi linguaggi:
  1. Il pensiero analogico, lato destro, a cui si fa risalire la capacità d'organizzare una rappresentazione mentale dello spazio fisico, svolge il ruolo moltiplicativo delle forme con l'apertura dei nuovi orizzonti. Da una serie di dati sperimentalix sta emergendo la sua peculiarità nei processi di sintesi e nella percezione della globalità di una struttura, (figura o problema o concetto), partendo dagli elementi che la compongono; nel caso di una immagine, per esempio, la capacità di unire i dettagli percependo la figura nel suo insieme. A tale abilità si può far risalire la velocità delle intuizioni.

  2. Il pensiero logico, lato sinistro, specializzato nei processi linguistici, svolge il ruolo di “attrattore localizzatorio", nel fare il punto di una situazione. Svolge il compito di trovare le coerenze intorno agli isolati di conoscenza e riguarda livelli alti di elaborazione cognitiva, specializzato nei processi di analisi e di categorizzazione; in altre parole nella capacità di scomporre analiticamente una configurazione globale nei suoi elementi costituenti (figura o un problema o un concetto).

La permeabilità dell'attività del pensiero rende l'osservatore dinamico e nel contempo statico, con una doppia capacità a memorizzare gli apprendimenti e a scoprire nuove relazioni, nuovi punti di contatto in quell'eterno accoppiamento strutturale individuo/campo. Ogni salto di conoscenza, effetto moltiplicatore, è legato alle capacità analogiche che creano gli avvistamenti, mentre la capacità del mantenimento di una forma, spetta alle competenze logiche che fanno il punto di una situazione:

... Ne deriva che la visione cognitiva di finestra è una stratificazione di tematiche che coesistono nel tempo-spazio: è la mente dell’osservatore storico che costruendo le relazioni di analogia tra i fatti delinea i temi e non la storia ad organizzarsi per temi. La stratificazione della finestra storica è, dunque, una dimensione cognitiva propria dell’organizzazione analogica del cervello umano (Colamonico, 2008). Essendo la finestra storico-cognitiva per natura una stratificazione di dinamiche, si presta ad essere immaginata come tanti fogli trasparenti su ognuno dei quali l’osservatore ne disegna una, ovvero l’organizzazione cognitiva della storia, quindi della realtà, è la proiezione su un piano quadridimensionale (spazio-tempo), non di una porzione di superficie iper-sferica curvata nella quinta dimensione, ma bensì di un volume di tale iper-sfera. Ne consegue una visione cognitiva della realtà come proiezione stereografica di un insieme di ipersfere pentadimensionali osculanti, ovvero una specie di “iper-cipolla” (si veda Figura 1) che si presta ad essere sfogliata tema per tema. Risulta evidente che tale (finestra) quinta dimensione è una dimensione di lettura; è esterna all’osservato e riflette il modo di strutturare la realtà dell’osservatore: per questo motivo, tale apertura dimensionale è passata inosservata, in quanto nei ragionamenti, l’osservatore focalizza la sua attenzione su uno strato della cipolla (spazio di eventi in relazione logica), non su tutta la cipolla. La finestra storiografica come stratificazione di proiezioni, svolge la funzione di campo (Colamonico, 2002), all’interno del quale l’osservatore costruisce le relazioni fattuali tra i differenti temi. La finestra è dunque il terreno all’interno del quale si sviluppa il pensiero analogico-creativo, mentre lo strato della cipolla è il luogo del pensiero logico-riflessivo in quanto tutto quello che vi appartiene è già stato strutturato coerentemente. In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi...”xi

Con un processo bivalente di esclusione/inclusione, che apre e chiude spazi cognitivi, lungo il perimetro di quella forma topologica a dentro/fuori, l'osservatore stesso dà e toglie il valore alle differenti visualizzazioni e proiezioni dei multi-mondo che egli stesso chiama, delimita e rende coerenti, di volta in volta.

Egli è il bruco che fila la sua pupa-crisalide di realtà che, avvolgendolo, lo distingue e lo rende il testimone delle trame della vita. In tale ispezione di ambienti edifica il suo habitat interiore e esteriore che si fa casa storica:

... Gli era sempre più chiaro come fosse lo stesso osservatore a costruire lo spessore della realtà io-mondo, in un accoppiamento continuo di forme, significati, territori. Il fuoco della sua indagine si era spostato dalla “cosa mondo”, alla relazione “io/cosa” e gli si erano aperti scenari nuovi, che, come lei affermava, di finestra in finestra mostravano una realtà fortemente dinamica e multiforme, in grado di svelare la molteplicità naturale della vita....“xii

Partendo da un in(tra)visto, in(tra)immaginatoxiii che si fa traccia esile di un eco di realtà, l'osservatore, con un gioco analogico di spaziatura e di datazione, dà la forma ai campi di lettura del suo essere nel mondo, per camminare per il mondo, essendo la conoscenza la condizione indispensabile per poter costruire le azioni storiche, quali risposte alla vita.

Il complesso di proiezioni e di elaborazioni, dando profondità alla coscienza, dà simultaneamente profondità allo spazio che cade sotto lo sguardo. In tale sincronicità si vincolano e si delimitano i due interlocutori storici, per cui dalla geografia mentale dell'osservatore prende il luogo la geografia mentale dello spazio-campo che, se privato del lettore, sarebbe un non-luogo; un'incognita destinata a restare per sempre il lato non evoluto della vita che non ha preso spazio nella mente di un osservatore:

  • Il campo del non visto che resta bloccato in quell'area del non-visibile, che aspetta solo di essere scoperto per assumere forma, nome, identità e proprietà.

Allargando l'orizzonte di lettura dal soggetto individuale a quello sociale, si comprende come dall'ampiezza mentale delle interlocuzioni, per ricaduta, si dipartono le ampiezze costruttive dei sistemi politici, economici, tecnologici e culturali, in senso ampio, delle civiltà storiche.

L'organizzazione interconnessa degli spazi, interni ed esterni all'individuo, vincola la crescita privata del singolo alla crescita collettiva di una società che si fa, per ricaduta Sistema Terra e tutto il sistema allargato, a sua volta, è condizionato alla consapevolezza vitale di ogni singolo che si fa coscienza storica.

Nella presa di realtà la funzione di coesione individuo/campo è svolta dalla coscienza dell'osservatore che dà lo spazio ad un qualcosa che se non letta, rimarrebbe uno sconosciuto a-temporale, un fuori del tempo. Se si accetta la definizione agostinianaxiv che il tempo è solo un'estensione psicologica, come capacità dell'anima a dilatarsi in ogni singolo presente nella memoria se è passato, nell'attenzione se è presente, nell'attesa se è futuro, l'a-temporale è il contorno all'attimo, quel vuoto quantistico da cui emerge la parti-cella di realtà o evento biostorico e informativo, quel seme-nome, che ha in sé tutto il tracciato del suo albero.

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/home/struttura/assorbire/rapporto%20passato%20presente%20futuro.pngIl tempo 0: dimensione di realtà

Riassumendo, biostoricamente parlando, l'unica dimensione di realtà è il tempo 0, istante in cui il processo vitale, emergendo da un vuoto di conoscenza, prende abito-visibile di fronte all'osservatore storico. In tale lettura immediata, aperta all'occhio-finestra 0, si attiva il tempo dell'immaginato che schiude allo spazio passato-futuro.

Pertanto l'agente storico, nella lettura, agendo sui due piani, reale e immaginato, costruisce una visione di realtà discreta, a intermittenza, a vuoto/pieno che dà una connotazione a spugna alla storia stessa e per riflesso al pensiero, essendo topologicamente l'una il rovescio dell'altroxv

In tale annodarsi del reale sull'immaginato, emerge da un lato il vuoto quantistico, come l'essenza profonda della vita, sulla cui voragine l'agente storico elabora le orlature-carte di conoscenza, dall'altro la realtà come la superficie, di quella fitta rete di sottili percezioni (i suoni, i colori, gli odori...) che stimolano l'atto del vedere e del comprendere.

A tale finitezzaxvi di pensiero vi arriva per primo il poetaxvii con il suo linguaggio criptato, che si fa quasi presagio di una novità che sta per mostrarsi, come quel “vate” che, aprendo una crepa nel buio, permette alla luce d'entrare a dare ombra ad una forma che poi, via, via assumerà la veste di realtà, l'abbaglio di verità:


    Vi arriva il poeta
    e poi torna alla luce con i suoi canti
    e li disperde

    Di questa poesia
    mi resta
    quel nulla
    di inesauribile segretoxviii.

La conoscenza è uno strappare al buio frammenti di verità, per innalzare un canto che cela in sé un segreto, inesauribile. In tale alternarsi di ignoto/visto/ignoto... il processo di conoscenza può essere letto come un susseguirsi di fasi, buio-ombra-luce-abbaglioxix, stato quest'ultimo del guizzo-lucexx che trasforma il visto in un compreso, in un amato. Area più profonda del pensiero.

Il poeta maestro del buio

Il poeta è il maestro del buio, non a caso il cieco “Omero”, che racchiude nello scrigno di una parola l'immagine-seme, a sua volta il punto 0, di quel segreto di significato che non aspetta altro che di essere allargato, disteso, diramato, in una trama di conoscenza significativa.

Solo nel campo del estensione del significato entrano le scienze, con le diciture, le dimostrazioni e le teorizzazioni di quei mondi, diramati da quel seme-bolla di verità reale.

In tale processare la vita, l'osservatore entra non solo con gli aspetti razionali di sé, ma anche emotivi e saranno proprio questi gli stati mentali che contorneranno, quel avvistato, in un guizzo di meraviglia, e poi definito in una sagoma di materia, di oggetto o di processo storico, come un valore da custodire e tramandare.

Come era solito ripetere G. Ungaretti “la poesia ha in sé un segreto”; proprio da tale mistero essa è custode del “valore” della parola, quella particella topologia che una volta mostratasi, chiede di essere dipanata nella carta di una scienza, acquistando così uno spazio fisico e mentale.

In tale dispiegarsi di proiezioni in proiezioni, di traslazioni in traslazioni, la vita prende faccia di fronte alla coscienza che di tempo 0, in tempo 0, permea sé e il campo di quel non-nulla che in un battito di ciglia, tempo di uno sguardo, che si è fatto nome:

  • Il poeta, con la nudità di una parola, costruisce lo scheletro-osso dell'impalcatura storica, creando quella metafora-seme di quella trama-visione di realtà.

  • Egli, con il suo pescare nel buio, dà spazio a quel significato che, chiuso in un contorno-parola, si presta ad essere incanalato, instradato in un verso-traiettoria di verità.

La metafora è la capacità cognitiva che fa da traghetto” tra l’ignoto e il notoxxi; è la chiave di accesso al complesso di realtà, essendo quel senso-immagine-verità che ponendo un argine al vuoto, si presta ad essere decodificata e trasformata in tessuti narrativi e coerenti.

Secondo il fisico, I. Licataxxii, le medesime scienze non sarebbero altro che dei narrati di una realtà che emerge nell'accoppiamento strutturale di osservato-osservatore. Volendo precisare meglio, la realtà è  innegabile che ci sia, ma prende, come l'acqua la forma del recipiente. E la forma del recipiente la dà l'osservatore. Per comprendere come avvenga tale accoppiamento strutturale che si fa veste di realtà, necessita fare un rapido excursus nelle neuroscienze.

Nella costruzione-tessitura di realtà una funzione essenziale la compiono i neuroni a specchioxxiii che fungono da “collettori cognitivi ed emozionali”, richiamando gli echi di esperienze regresse alle visioni, a tempo 0, di presente. In tale riportare alla luce, il processo si attualizza e prende storicità in ogni nuovo stato di presente come continuità, coerenza, corporeità, unità, azione.

Accettando la dualità tempo reale e tempo immaginato si supera il limite freudiano che, introducendo l'inconscioxxiv, aveva finito con il legare una “cattiva scelta” nella risposta d'azione al frutto di dinamiche interiori nascoste e irrazionali, per cui il soggetto finiva con l'essere letto come una quasi “marionetta” dagli oscuri appetiti. Egli, involontariamente, si era prestato al gioco cinico di un certo nichilismo estetizzante, di tipo dannunziano, che aveva sviluppato a suo uso e consumo una morale del piacere, con l'esaltazione dell'uomo di “lusso” contrapposto alla “massa”, in quel periodo storico in cui si stavano gettando le basi per le rivendicazioni, della classe operaia, ad una vita più dignitosa.

Il Decadentismo, come “contorno” all'azione freudiana e nicciana, è stato letto da C. Salinarixxv quale incapacità sociale, nonché etica, di quella “gioventù borghese” che invece di farsi portavoce della crisi storica, sfociata nelle imprese coloniali e militariste, si fece portabandiera di quel nulla storico, poi esploso nei genocidi di massa della prima metà del '900.

Se l'inconscio è solo un vuoto di un campo virtuale, arcaico di uno stato pre-storico, pre-etico, pre-significante, senza né bene e né male, ma solo colmo di tensioni, vibrazioni embrionali de-storicizzate e de-contestualizzate, in attesa di un ordito per poter affiorare in una trama; allora è l'osservatore stesso, con un atto decisorio, il costruttore del senso-indirizzo storico. Egli, di azione in azione, è posto di fronte alla scelta, quale atto di presa di consapevolezza, legato ad un atto di risposta, coerente, che chiude una particolare cresta evolutiva, aprendone un'altra.

Il vuoto e la scelta

Accettare il vuoto quantistico quale livello scarno di un valore in sé, fa cadere tutto il castello dell'irrazionalismo, poiché ogni apertura storica nasce da un atto di conoscenza “un compreso” che dà la forma di realtà al processo vitale.

L'irrazionale è solo un a-posteriori di fatto, una rilettura di una data “cresta storica” seguita a una scelta, in cui si sta rinnegando e la scelta e la stessa coscienza, privata o collettiva, che l'aveva precedentemente posta, quindi un falso storico che ricorda i lamenti di quel coccodrillo che, per lo sforzo dell'ingoiare un ingordamente il pasto, lacrima. Il soggetto osservatore nel rileggere e verificare gli effetti delle sue risposte storiche, non trovandoli idonei, disconosce la scala valutativa che ne aveva giustificato l'azione e ingenuamente si serve del paravento irrazionale come quel blackout psichico che l'ha accecato nella scelta di risposta, legittimando, così facendo la sua cecità di previsione storica.

Ogni azione d'intervento nel campo-habitat, implica una scelta coerente ad una scala valutativa di effetto-tornaconto. La non scelta non produce alcuna azione:

  • Se la coscienza posta di fronte ad un buio, non è in condizione di agire, allora l'azione non può prendere storia, fatto.

L'atto di decisione può nascere, solo e solamente, da una giustificazione su un “quid” che si è fatto un conosciuto. L'assunzione piena del compito storico dà il particolare significato al processo vitale, che altrimenti resterebbe un non-visibile, un non-posto, un non-accaduto.

Il primo atto che il neonato compie nella costruzione di realtà, partendo da un punto-infinito compresso, cieco e sordo al sé/altro da sé, è la rottura della membrana d'isolamento per espandersi al significato-senso del volto materno che lo sta allattando, aprendosi così alla consapevolezza della vita. Nel fitto gioco di stimoli e rimandi, la madre perturba la mente del figlio, avviandolo alla lettura storica e il figlio gratifica la mente della madre con un smorfia che si fa sorriso di riconoscimento.

Il segreto vitale è racchiuso tutto nel riconoscersi continuo dell'individuo/campo che si pongono a nodo comunicativo, momento per momento. Nell'essere un uno/tutto vitale si gioca lo stesso valore etico della vita, come un prendersi cura, vicendevolmente, del sé e dell'altro, poiché in una lettura a finestra allargata:

... quando si attua una perturbazione in un punto x in uno dei sistemi di appartenenza, inevitabilmente ed irreversibilmente si determina un mutamento in tutto l'insieme sistemico (effetto farfalla)...”xxvi..

Sono le variazioni minime, i semi che biforcano un sistema, aprendolo ad un altro modo. Ogni nuova lettura-costruzione è un salto storico che nasce, dapprima nella mente-occhio di un pugno di persone che riflettono sulla loro epoca e ne trovano le falle e decidono liberamente e coerentemente di cambiare il punto-orizzonte. Ogni punto apre ad una forma e ogni forma a una nuova apertura di spazio, inscritto nel suo particolare orizzonte di realtà.

Leggere la dinamica vitale come una topologia di campo-mente/campo-habitat, a multi-verso, fa svolgere all'osservatore storico il ruolo di bilanciere di realtà e di correttore di tendenza con l'esercizio della funzione meta-storica che permette le correzioni di traiettoria, ad esempio l'aver rilevato il punto critico del sistema industriale ha permesso di tracciare le carte biostoriche. Il limite, ad esempio, è stato un fattore intrinseco al concetto di "massa", visto come una forza-valore da contrapporre alla visione elitaria-aristocratica, ma il punto cieco è stato che nella visione di massa si è persa la soggettività del singolo che crea la coscienza individuale.

Un individuo depauperato della sua identità, senza sé, è una banderuola che gira al vento. Oggi necessita muoversi con una visione sdoppiata a "centro/periferia" che faccia assumere molteplici punti di vista, in grado di dare dinamismo al campo-habitat e all'occhio-mente. E dalla rilevazione di una crisi di lettura è nato tutto il lavoro intorno a Biostoria che è prima di tutto un metodo di esercizio del pensiero che sviluppa l'autonomia del sé in un sistema a reticolo. In una simile organizzazione anche l'atto più lieve, più apparentemente insignificante assume un peso storico funzionale al benessere o al malessere dell'intero complesso sistemico.

Il valore vitale è l'educarsi al ben-essere, aprendo uno sguardo-lente non solo sul campo-habitat (area delle scienze-mondo) o non solo sul (area della psicologia-soggetto), ma essenzialmente sulla dialogica comunicativa messa in atto, momento per momento, dal sé/fuori di sé che rende accorti a tutte le dinamiche, vincolate/vincolanti, della fitta rete di risposte e letture, dell'intero unicum vitale.

È sul piano delle relazioni che oggi si gioca il cambiamento dell'orizzonte di lettura. Un orizzonte non unico, fisso, ma scalare, continuamente zoomato in relazione al variare delle letture sistemiche di quel legame individuo/habitat, che apporteranno ad ogni nuova rilevazione un nuovo verso di realtà, sempre più affinata e sempre più corrispondente ai bisogni dei due co-soggetti storici.

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i...Che cosa si intende esattamente con «sé»? Ho individuato cinque caratteristiche fondanti. La prima è l'impressione di continuità, di un filo che corre lungo l'intero tessuto della nostra esperienza, accompagnato dal senso del passato, del presente e del futuro. La seconda, strettamente correlata alla prima, è l'idea di unità e coerenza. Nonostante la varietà dei ricordi, delle credenze, dei pensieri e delle esperienze sensoriali, ciascuno di noi esperisce se stesso come un individuo unico, un'unità. La terza è la corporeità, o meglio il senso del possesso del proprio corpo, al quale ci si sente ancorati. La quarta è la facoltà di azione volontaria, quella che chiamiamo libero arbitrio, l'idea di essere padroni delle proprie azioni e del proprio destino e di saper distinguere tra il possibile e l'impossibile: possiamo muovere un dito, ma non possiamo muovere il naso o il dito altrui. La quinta, e più elusiva di tutte, è la capacità di riflessione, la consapevolezza che il sé ha di se stesso. Un sé che non è consapevole di sé è un ossimoro...”. p. 96. V. S. Ramachandran. Che cosa sappiamo della mente (The Emerging Mind). Gli ultimi progressi delle neuroscienze. Mondadori, 2004.

ii... Per comprendere il ruolo attivo dell’osservatore nella costruzione di realtà, necessita indagare sul significato dell’azione di riflessione. Nel ri-flettere la coscienza genera una distorsione d’immagine, quale curvatura dell’osservatore verso l’osservato e dell’osservato verso l’osservatore, come in uno specchio, in tale dinamica del rispecchiarsi reciproco, la coscienza si dilata, dilatando a sua volta la realtà: sotto il profilo topologico si hanno due forme interconnesse di processo che con una doppia relazione di inclusione e di esclusione che se viste con una logica connettiva non sono due antinomie, ma l’una l’inverso dell’altra come un gioco di dentro/fuori. Per un processo di inclusione io-mondo, come nell’universo di W. De Sitter la coscienza impara a spiegarsi verso l’infinito passato e verso l’infinito futuro, in uno spazio presente, in tale tendersi del raggio di riflessione, si estende il significato della vita che si moltiplica in detti-parole che perdono e acquistano senso storico, processo di esclusione, con la moltiplicazione del significato-realtà. La coscienza dilata il mondo, il mondo dilata la coscienza; una realtà senza osservatore non avrebbe una nicchia di significato, un osservatore senza mondo-realtà, non avrebbe possibilità di sviluppare informazioni, teorie, conoscenze. ...”, pp. 10-1. Da A. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel salto Eco-biostorico. Verso una topologia a occhio infinito della relazione mente/mondo. © Il Filo s.r.l. 2010.

iii“... la visione cognitiva di finestra è una stratificazione di tematiche che coesistono nel tempo-spazio: è la mente dell’osservatore storico che costruendo le relazioni di analogia tra i fatti delinea i temi e non la storia ad organizzarsi per temi. La stratificazione della finestra storica è, dunque, una dimensione cognitiva propria dell’organizzazione analogica del cervello umano...”, p. 4. A Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. © Il Filo s.r.l. 2010

iv“Il passato/futuro sono i due campi immaginativi del non c’è più, del non c’è stato e del non c’è ancora, del potrà esserci. Non sono la realtà naturale, ma un riflesso di realtà immaginata, cioè un eco informativo che prende concretezza storica nella coscienza dell’osservatore in quel dato momento di presente, attualizzandosi nella sua mente: è l’occhio-mente lettore che giocando con le proiezioni di immagini dà profondità spazio-temporale alla sua azione di riflessione, a tempo 0...”, pp. 8-9. Da A. Colamonico, M. Mastroleo. Le Geometrie della Vita nel salto Eco-biostorico. Op. cit. 2010.

v“Essendo la finestra storico-cognitiva per natura una stratificazione di dinamiche, si presta ad essere immaginata come tanti fogli trasparenti su ognuno dei quali l’osservatore ne disegna una, ovvero l’organizzazione cognitiva della storia, quindi della raltà, è la proiezione su un piano quadridimensionale (spazio-tempo), non di una porzione di superficie iper-sferica curvata nella quinta dimensione, ma bensì di un volume di tale iper-sfera. Ne consegue una visione cognitiva della realtà come proiezione stereografica di un insieme di ipersfere pentadimensionali oscuranti, ovvero una specie di “iper-cipolla” (si veda Figura 1) che si presta ad essere sfogliata tema per tema. Risulta evidente che tale quinta dimensione è una dimensione di lettura; è esterna all’osservato e riflette il modo di strutturare la realtà dell’osservatore: per questo motivo, tale apertura dimensionale è passata inosservata, in quanto nei ragionamenti, l’osservatore focalizza la sua attenzione su uno strato della cipolla (spazio di eventi in relazione logica), non su tutta la cipolla. La finestra storeografica come stratificazione di proiezioni, svolge la funzione di campo (Colamonico, 2002), all’interno del quale l’osservatore costruisce le relazioni (Licata, 2003) fattuali tra i differenti temi. La finestra è dunque il terreno all’interno del quale si sviluppa il pensiero analogico-creativo (Colamonico, 2005), mentre lo strato della cipolla è il luogo del pensiero logico-riflessivo in quanto tutto quello che vi appartiene è già stato strutturato coerentemente. In questa visione, il pensiero analogico è l’emergenza di un nuovo ordine logico da una sovrapposizione di differenti ordini indipendenti. Tale emergenza diventerà a sua volta un nuovo ordine logico che si andrà ad aggiungere ai precedenti strati proiettivi...”, p. 4. A Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. Op. cit. 2010

vi“... il periodo e l'area sono le due variabili della maglia (finestra) , in quanto spostandosi nel tempo e nello spazio, possono allargarla, restringerla e muoverla, così come lo zoom fa con l'obiettivo della macchina fotografica...”, p.23. A. Colamonico. Fatto Tempo Spazio. Premesse per una didattica sistemica della storia. OPPI, Milano 1993.

viiB. Mandelbrot. Gli oggetti frattali. Forma, caso e dimensioni. Einaudi 1987.

viiiA. Colamonico, Fatto Tempo Spazio. Op. cit. 1993. P. 33.

ix“... L'ingrandimento di un occhio di mosca, visualizza una forma oculare con le sembianze di un cavo di miele, la particolarità di una simile struttura è quella di essere un occhio/occhi. È Importante riflettere su cosa significhi ai fini dell’azione di lettura del campo-habitat una tale costruzione del campo visivo. La mosca si presenta come un individuo biostorico che percepisce uno spazio-habitat fortemente destrutturato, come se fosse scisso in cento sottospazi, ciascuno dei quali assume in relazione all’angolazione di lettura una curvatura particolare. La visione complessiva è quella di una molteplicità di angolazioni che rendono scissa e deformata la realtà. Le deformazioni dovute alla particolarità dell’occhio, da un lato rendono la mosca miope, i suoi occhi sono come delle lenti d'ingrandimento che accorciano la possibilità di lettura a campo profondo, dall’altro accelerano le sue possibilità di risposta all’azione. Per comprendere meglio, la mosca vede a 360°, cioè il suo campo d’osservazione ha un’apertura che le consente di vedere oltre che d’avanti a sé, anche, alle spalle, in giù, in su, infatti quasi tutta l’attività cerebrale è impegnata nell’azione di lettura. In cosa si traduce tale possibilità di controllo del campo: semplicemente nella velocità d’elaborazione di risposta alla vita. Ha fini di un’indagine metodologica sul pensiero complesso, è della massima importanza, dato che il sistema informatico si organizza in nanosecondi, acquisire velocità nell’elaborazione di risposte; infatti il rapporto tempo/società/individuo si è fortemente evoluto, per cui se prima si ragionava, ad esempio, in mesi, poi in ore, oggi bisognerà imparare a ragionare a tempo 0...A. Colamonico. L'organizzazione di una visione a occhio di mosca. 23 feb. 2008. in Blog.L'occhio biostorico e la lettura della Complessità.

xD.B. Boles. Global versus local processing: is there a hemispheric dicotomy?" in Neuropsychologia 22, 1984.

xiA Colamonico, M. Mastroleo. Verso una geometria multi-proiettiva della mente. (p. 4). Op. cit. 2010

xii 6° Ordito, Enrico. Da A. Colamonico. Il Grido - Folata di pensieri in forma scomposta. © Il Filo s.r.l. 2011

xiiiIntravisto, intra-immaginato, come l'atto del vedere dentro quel tutto che si mostra all'occhio quella lieve traccia che isolata dalle altre trame, si fa filo che si presta ad essere intessuto nelle pagine scritte della conoscenza.

xivSant'Agostino. Le confessioni. Ed. Mondadori. 1984.

xv“Biostoricamente il tempo è il fuori della vita. Lo osserviamo solo come mutamento di spazio-forma, susseguirsi delle stagioni, ma non possiamo descriverne il colore, il suono, l'odore... semplicemente perché, il tempo è solo "presente" come "tempo 0" che segna il nodo di partenza del mutamento a seguito dell'informazione di evento. Per essere più chiari, nella dinamica degli spazi, visti come degli in/formati, l'evento-fatto agisce da perturbatore che in/forma di sé lo campo di ricaduta della sua azione; nello spazio in/formato ogni perturbazione segna una micro-frattura che modifica la direzione della cresta storica, il pieno di spugna. Il tempo è il punto-nodo di partenza (tempo 0) del cambiamento di direzione, per cui esso nasce/muore simultaneamente: nel nascere crea la partenza del cambiamento, nel morire lascia un eco-informativo, indizio di sé che permane all'infinito... Essendo un eco è il vuoto della nicchia storica per cui non è visibile in sé, ma è un segno-ricordo, misurabile tramite le de/formazioni delle forme..., pp. 10-11. A. Colamonico, M Mastroleo – Le Geometrie della Vita nel salto Eco-biostorico. Op. cit. 2010

xviFinitezza nel senso di raffinatezza, eleganza immaginativa.

xvii La dimensione poetica che apre alla metafora, è la condizione indispensabile per proiettare la mente verso la novità, per cui l'educare ad essere poeta, diviene un deterrente storico alla cristallizzazione in “sensi comuni” che rendono vecchi i sistemi di conoscenza; infatti il poeta per eccellenza, Omero, era visto come un cieco che sapeva muoversi nelle "stanze buie” della psiche umana, e tessere le relazioni tra gli stati mentali e quelli storici. Egli era il cantore (colui che canta) della vita. Condizione del “cantore” è lo stato di “meraviglia” come il lasciarsi in/cantare dallo spettacolo, sempre nuovo, che si mostra ai suoi occhi-fanciulli, non smaliziati dalle logiche di “Caino”, del tornaconto privato e di classe. Il poeta è la parte democratica-emotiva della mente.

xviiiG. Ungaretti. Porto sepolto. 29 giugno 1916.

xix “... Una volta strutturata la trama, la coscienza procede con differenti giochi di occhi-lenti di lettura ad organizzare , definire, diversificare, valutare le visioni di spazi tempi universo che emergono, così dal vuoto informativo e si mostrano, dapprima come ombra, poi luce, e infine abbaglio. L'ombra equivale al grado più basso di apprendimento, in cui in uno stato di (+ o -) indifferenza l'io sperimenta i nomi-forme del reale. È un vedere e non vedere insieme, come una lettura grossolana, non affinata, superficiale. La luce equivale ad uno stato di (+ o -) confidenza; l'io si appropria della qualità, delle relazioni dinamiche e comunicative dei reali. L'appropriazione, come possesso lo porta a voler ridurre a sé la realtà. L'abbaglio, grado più alto dell'apprendimento, è uno stato di (+ o -) amore con l'esplosione di un'emozione che apre alla con-divisione (dividere con-insieme), alla corrispondenza (rispondere con-insieme) e si confronta con la realtà (area della libertà).” p. 61 A. Colamonoco. Ordini Complessi. Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza a cinque dimensioni. Ed. Il filo. Bari 2002.

xxIl guizzo-luce che rende un visto un compreso, come l'annodarsi del fatto dall'esterno all'interno del soggetto, dagli scienziati cognitivi è chiamato qualia (neutro del latino is, quale). Per Dennett, come i castori collaborando costruiscono le dighe, le termiti si aggregano a milioni per costruire i propri castelli e l’uccello giardiniere australiano elabora “templi” per il corteggiamento, così ogni individuo appartenente alla specie “Homo sapiens”crea un sé e fila una trama di parole e atti con le altre creature che lo «protegge dall’esterno», gli «fornisce mezzi di sostentamento» e «incrementa le sue fortune sessuali» (p. 462). Il Sé è quella rete di parole e gesti che noi «incorporiamo, ingeriamo, secerniamo e intrecciamo come ragnatele in sequenze narrative auto-protettive» (p. 464) . Fondamentale capire come il cervello possa produrre le auto-rappresentazioni di Sé; rifacendosi al Trattato sulla natura umana di David Hume, nel quale il filosofo scozzese espone l’idea del Sé come somma di percezioni, senso di caldo, freddo, amaro, dolce... Dennett ritiene che i “qualia” non sono altro che complessi di disposizioni celebrali culturalmente acquisiti che differenziano i piani di coscienza; ad esempio se oggi venisse scoperta una cantata di Bach sconosciuta “non saremo noi mai in grado di ascoltare la versione di Bach come egli la intendeva o come gli abitanti di Lipsia l’avrebbero recepita” (p.431). Il punto di vista di Dennett è una sorta di “naturalismo aperto”, o “funzionalismo evoluzionista” in cui la divergenza, diversità individuale, è letta sull'orizzonte semantico e culturale. È necessario dunque un nuovo metodo d’indagine sulla mente e sulla coscienza, un’eterofenomenologia, capace di porsi scientificamente, con una “prospettiva neutrale”in terza persona” circa l’esperienza soggettiva come “Molteplici versioni”. D. C. Dennett, Coscienza. Che cos’è, trad. di L. Colasanti,, Laterza, 2009.

xxi“... la metafora... un tessuto di possibilità di transizioni semantiche tra due ambiti su cui tracciare risonanze strutturali e costruire reti relazionali. Scrive Black: “ Una metafora efficace ha il potere di mettere due domini separati in relazione cognitiva ed emotiva usando il linguaggio direttamente appropriato all’uno come una lente per vedere l’altro(…) Quasi altrettanto si può dire circa il ruolo dei modelli nella ricerca scientifica(…) entrambi sono tentativi di versare nuovo contenuto in vecchie bottiglie”. (Black, 1983) Il ruolo della metafora è dunque propriamente quello di essere una “levatrice” di modelli evidenziando “familiarità” tra configurazioni. Questo processo è tutt’altro che lineare, e non può essere formalizzato; esso agisce piuttosto in modo maieutico in una zona ancora ampiamente pre-formale. In genere l’esito finale non è affatto la riproduzione delle relazioni di un sistema su un altro, ma implica, proprio attraverso il gioco delle familiarità e delle risonanze, la scoperta di un gap significativo che in genere è quello che catalizza il momento formale per caratterizzare non soltanto le somiglianze ma soprattutto le differenze peculiari che il tessuto analogico permette di scoprire. Puntualizza infatti Mary Hesse: “La metafora opera trasferendo le implicazioni e le idee associate al sistema secondario a quello primario. Queste selezionano, mettono in evidenza o sopprimono le caratteristiche del sistema primario; ne mettono in evidenza aspetti nuovi(…) le idee associate al sistema primario subiscono una certa trasformazione dovuta all’uso della metafora (…)”. (M. Hesse, 1980)... la sua ragionevole e feconda efficacia risiede da una parte nella complessità semplice dei comportamenti collettivi, che permettono descrizioni universali ampiamente indipendenti dalla natura dei costituenti, dall’altra nella capacità cognitiva di utilizzare la metafora e l’analogia come “traghetto” tra il noto e l’ignoto. L’uso dell’analogia richiede al costruttore di modelli un’attenzione critica costante, e non è regolabile da un formalismo. Scrive Nietzsche: “ Senza dubbio si può a questo proposito ammirare l’uomo come un potente genio costruttivo, che riesce – su mobili Riflessioni Sistemiche - N° 3 ottobre 2010 23 fondamenta, e per così dire, sull’acqua corrente – a elevare una cupola concettuale infinitamente complicata; certo, per raggiungere una stabilità su siffatte fondamenta, occorrerà una costruzione fatta di ragnatele, tanto tenue da non esser trascinata via dalle onde e tanto solida da non essere spazzata via al soffiare di ogni vento” (Nietzsche, 2006). Del resto, se l’attività cognitiva non riuscisse ad usare questa sottile ragnatela, non riuscirebbe probabilmente a scorgere e sfruttare neppure le corrispondenze formali più evidenti, perché è proprio questa facoltà nebulosa di ragionare per tensioni analogiche che - per usare la felice espressione di M. Black - permette alla metafora di essere la punta di un modello sommerso, favorendo così nuove costruzioni concettuali e formali.”, pp. 20, 22-23. I. Licata. Leggi di Protezione, Analogie e Metafore Interattive. La Ragionevole Efficacia del Crossing Disciplinare, in Riflessioni Sistemiche - N° 3 ottobre 2010.

xxii“La cognizione non è la rappresentazione del mondo, ma un processo di generazione di mondi connesso alla complessità dell'accoppiamento strutturale tra un organismo e l'ambiente... Il mondo non è una cipolla che si sbuccia o un codice che si decodifica una volta per tutte. L'attività cognitiva, a più livelli, è piuttosto un continuo gioco di esplicazione delle relazioni tra gli infiniti stati del sistema mente-mondo.... Siamo processi che descrivono processi, ed ogni descrizione è una forma di interazione....”, pp.256-257. I. Licata. La logica aperta della mente. Codice Ed. 2008.

xxiiiGli studi sul cervello stanno ponendo il forte legame tra l'atto e la comprensione che rende ogni azione la conseguenza di una scelta. Il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende “le nostre percezioni degli atti e delle reazioni emotive altrui appaiono accomunate da un meccanismo specchio che consente al nostro cervello di riconoscere immediatamente quanto vediamo, sentiamo o immaginiamo fare da altri, poiché innesca le stesse strutture neurali (rispettivamente motorie o viscero-motorie) responsabili delle nostre azioni o delle nostre emozioni. Nel caso delle azioni avevamo sottolineato come tale meccanismo di risonanza non fosse l’unico modo in cui il cervello può afferrare atti o intenzioni degli altri. Lo stesso vale per le emozioni: è possibile che esse vengano comprese anche sulla base di un’elaborazione riflessiva degli aspetti sensoriali connessi alle loro manifestazioni sul volto o nei gesti degli altri. Ma tale elaborazione, presa di per sé, senza cioè alcuna risonanza viscero-motoria, resta a livello di quella pallida percezione che per James era priva di qualunque genuina coloritura emotiva. La comprensione immediata, in prima persona, delle emozioni degli altri che il meccanismo dei neuroni a specchio rende possibile, rappresenta, inoltre, il prerequisito necessario per quel comportamento empatico che sottende larga parte delle nostre relazioni individuali...p. 181 - G. Rizzolatti , C. Sinigaglia, So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio. R. Cortina Ed. 2006.

xxivIl contenuto dell'inconscio può essere paragonato ad una popolazione preistorica della psiche. Se nell'uomo ci sono formazioni psichiche ereditarie, simili all'istinto degli animali, esse costituiscono il nucleo dell'inconscio. A ciò si aggiungono in seguito gli elementi che durante lo sviluppo infantile sono stati scaricati in quanto inservibili e che non necessariamente sono di natura diversa dal patrimonio ereditario." pp. 98-99. S. Freud. Metapsicologia, Boringhieri, 1978.

xxv“... D'Annunzio, insomma, lascia cadere la parte più strettamente filosofica dell'opera nicciana e ne prende soprattutto l'interpretazione … del superuomo... una concezione aristocratica ed esasperatamente individualista delle vita... egli tende a modificare Nietzsche a propria immagine e somiglianza... il dramma nicciano si capovolge, si svirilizza e s'immeschinisce... “, p.81. C. Salinari, Miti e coscienza del decadentismo italiano. Feltrinelli, 1960.

xxvi“la crisi del nostro sistema di lettura-gestione delle informazioni storiografiche è, dunque, qualcosa di molto più profondo della semplice incapacità a sintetizzare l'enorme quantità informativa. Siamo di fronte alla revisione di tutto l'universo... Si può parlare di un vero collassamento di tutto il paradigma di conoscenza e di rappresentazione... Occorre un salto gnoseologico che inevitabilmente produrrà un ordine diverso di catalogazione-gestione del sapere storico con effetto di ricaduta su tutti gli altri campi disciplinari. Necessita una rivoluzione prima di tutto utopica e poi topica della rappresentazione della realtà..” , p. 12 A. Colamonico. Biostoria Verso la formulazione di una nuova scienza. Campi, metodi, prospettive. Il Filo Bari, 1998.





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