2a N - 3° C. p.2


L'accoglienza della novità
Il processo creativo e il dispiegamento degli spazi-tempi frattali
Antonia Colamonico
3°  Campo - I vestiti storici e le differenze di funzione negli orizzonti di letture.
2012 - Il filo, Bari)

"Amai trite parole che non uno osava. M'incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo. Amai la verità che giace al fondo, quasi un sogno obliato, che il dolore riscopre amica. Con paura il cuore le si accosta, che più non l'abbandona. Amo te che mi ascolti e la mia buona carta lasciata al fine del mio gioco " U. Saba



(pp. 1 - 2 - 3 - 4)



La logica antica e la mente-occhio dell'uomo nuovo


Il falso atto di donazione dell'Occidente alla Chiesa romana, nel momento in cui si trasferiva la capitale dell'impero da Roma a Bisanzio, legittimava, intorno al 900, tutte le pretese egemoniche di un clero-patrizio che aveva incarnato nella sua veste etica, tutta quanta di logica antica (da uomo vecchio) e quasi nulla di quella visione (a uomo nuovo) che è l'essenza profonda dell'azione cristologica.

Quello che Gesù il nazareno aveva posto all'attenzione, con il suo vestire di democrazia la storia, è racchiuso nel significativo:

    • nessuno può “farsi maestro” di conoscenza e di vita, perché “uno solo è il maestro” (la Vita), mentre molteplici sono le creature in un “insieme moltiplicativo” che tende all'infinito.

Una è la dinamica vitale che si moltiplica e intensifica in una complessità di tracciati-vie che danno il luogo-tempo-fatto ai quid storici che, poi, si prestano ad essere narrati e vestiti nelle tantissime pagine-carte di lettura. E queste sono semplici visioni caleidoscopiche dei compresi (i cosa-come-perché) di tutti gli osservatori storici.

Il Cristo, quindi, aveva posto all'attenzione la “necessità individuale, soggettiva” a saper imparare a farsi osservatore-testimone e quindi storico di dinamica vitale, per carpirne il segreto, e farne il credo profondo della propria azione nella storia.

Il suo invito era stato chiaro, necessitava porsi nella dimensione dell'ascolto, nello stato dell'attesa che apre all'emergere della novità di significato-valore (distacco dai significati comuni) e nessuno potrà sentirsi escluso in tale operazione del cum-prendere, avendo in sé l'attrezzatura mentale e psicologica del saper come capire (alla stregua del seme) e del saper svelare il “volto” nascosto dell'essere un uno nel Tutto della Vita.

Egli assumendo la meta-posizionei sulla logica del Tempio, quale re dei re, aveva racchiuso la pretesa di regalità di una cerchia settaria di uomini, in una forma pregiudizievole del valore, per cui tale pretendere, fu come “inchiodato” ad un senso ri-stretto (strettoia logica nella giustificazione) rendendo la regalità non una qualità di merito, ma un diritto inalienabile di ogni essere creato, che come figlio legittimo del Padre regale (il re dei re) acquista nell'atto stesso della nascita.

Tale veste di regalità universale egli l'affermò, in un periodo storico di grande barbarie, come sacralità” della vita, estesa a tutto quanto il creato.

Isolando la strettoia di una logica a senso comune, aveva smascherato le false pretese di chi con un occhio da Caino, tendeva a ridurre a puro oggetto l'altro, elaborando codici e codicilli pretenziosi per legittimare la privata pretesa di sopraffazione; infatti egli fu chiarissimo, nel dire che non era venuto a portare pace (ad acquietare gli animi per il quieto vivere, con l'insegnare a piegare la testa), ma a mostrate le ipocrisie e i sepolcri imbiancati che usavano la parola “pace” per piegare i semplici e puri di cuore (quindi a fare alzare la testa!): Siate uomini liberi!


Profilo semantico della parola

Sotto il profilo semantico egli pose all'attenzione l'ambiguità della parolaii che si presta ad una doppiezza di significato che la fa essere un pieno o un vuoto di vita, nel caso del parola “pace”:

  • è un pieno di senso se per pace si intende uno stato di allegria e amorevolezza come abito mentale che rende attento la sguardo al bisogno dell'altro e si fa anticipazione del desiderio dell'altro, perché lo si è così interiorizzato da farlo proprio;

  • ma è un vuoto di parola se per pace si intende il dover piegare se stesso al potere dell'altro, per una convenienza di sopravvivenza, tale senso limitativo è gabbia concettuale che svilisce la grandezza creativa del significato di pace, ad esempio come intesa dai romani e poi dagli inglesi.

Lo scontro con i custodi dell'ordine gerarchizzato fu inevitabile per lui, in quanto la sua chiarezza mentale e sapienza dialogica, snidava la loro grettezza morale:

  • ma la parola, particella viva, una volta detta, non resta muta. Si fa seme per il nuovo ramo di vita-verità che allargando l'orizzonte delle conoscenze, fa emergere una serie di errori che hanno creato fratture necrofile nei significati-azioni, con tutti i conflitti conseguenti.

Non è un caso che la rivoluzione scientifica sia germogliata nel silenzio dei luoghi monastici:

  • Le abbazie, con la tranquillità dei chiostri, furono il luogo in cui nella piena autonomia delle private coscienze i monaci avviarono quella forma d'emancipazione dalle stesse scritture, divenendo degli esperti d'indagine epistemologica ed ermeneutica.

Importante è ricordare che i conventi furono delle realtà autarchiche; in tale isolamento godevano d'elevata libertà oltre che economica, anche immaginativa e ideativa, funzionale all'ipotizzare le nuove geometrie. 

La figura storica del monaco amanuense

Con il lavoro d'amanuense, inoltre, i monaci non si limitarono a custodire e ricopiare i testi antichi, ma assimilarono discorsi, dai punti di vista differenti, che poi tradotti, con maestria linguistica, permise loro di esercitare quel 2° livello di coscienza, precedentemente indicato nel sistema esplorativo di Socrate, che intrecciatosi con la dimensione profonda dello sguardo cristologico (3a coordinata di lettura), produsse quel sottobosco-campo da cui potè prendere veste la conoscenza scientifica.

Essi, approfondendo l'apporto di novità del messaggio cristologico con la singola coscienza a filtro del valore storico nelle relazioni creatore-creatura-creato, indagarono su quella esile traccia di democrazia individuale per la costruzione di una Società organizzata in nome dell'amore (posizione utopica), in cui c'è posto per un solo maestro, il Padre Creatore, e in cui nessuno può farsi re:

  • La capacità, quindi, ad elaborare una visione complessa a occhio allargato di profondità storica in grado di aprire, di finestra in finestra, la mente-cuore a quell'orizzonte-limite del in-visibile, per poter intravedere quel filo-silente, in grado di farsi appiglio di cresta-coordinativa, per gettare le basi di quel futuro, in cui quelle libertà labili, una volta, incarnatesi come molecole-immagini nella spugna del pensiero, si possano fare i credi dell'essenza stessa del pensiero-azione.

Nel silenzio sereno di quei luoghi, il non detto della vita, iniziò a prendere forgia-nome e si iniziarono a tracciare le basi per una società più libera e partecipativa al processo creativo.

L'aspetto economico curtense da un lato e il silenzio contemplativo che alternava preghiera e studio dall'altro, diedero il ritmo organizzativo alla vita monastica (la regola con l'ora et labora, benedettina) che divenne un'oasi di esercizio del “saper come vivere” in un momento di invasioni, ruberie e devastazioni, in cui il gioco prediletto era, alla lettera, il “passare l'altro di spada”.

Le uccisioni erano viste come dei bellissimi esercizi di bravura, in cui sperimentare il coraggio e l'abilità dell'occhio ad infilzare la lama dritta al cuore. L'avversario smetteva di essere una res-viva e si faceva una res-morta, per cui non creava sensi di colpa, ucciderlo, era come un aver lanciato un sasso in un fiume:

  • eh, chi non ha mai lanciato un sasso, per il gusto di vedere i cerchi nell'acqua!

Tutta la logica cavalleresca, che tanto oggi si presta alla filmografia, era un'elaborazione di un codice necrofilo, malavitoso, che interpretava lo stato di cecità cognitivo di una negligenza, nelle letture di quella pagina storica, di tutta una classe dirigente, che invece di praticare il bene-comune, esercitava il bene-privato, fattosi egoismo-maschera epocale, proprio quel sepolcro imbiancato che tanto spiaceva al nazareno.

All'ombra, dalle distruzioni cittadine, si avviò la ricostruzione delle mappe storiche che essendo un rimodellare coscienze e conoscenze, non poterono coincidere con la stessa forgia-forma del mondo antico:

  • è all'interno dello stesso sistema che emerge il seme che lo farà implodere, svuotandolo di significato, se tale sistema è semplice ipocrisia.

Il salto di paradigma di un'epoca tutta, avviene quando ciò che è definito valore diviene una burla storica, cioè quando è stato ridicolizzato l'oggetto di culto di quella data società, mettendo a nudo il significato profondo del suo non senso, casa che sapeva bene Socrate, maestro dell'ironia maieutica, che tuttavia non si faceva volgarità:

  • anche l'ironia necessita di un grado di bontà, per non rendere crudele la sua funzione; si pensi alle simpatie che si creano in solidarietà del soggetto-oggetto di ironia solo perché l'ascoltatore legge dei gradi di malevolenza, a buon mercato, in quei detti-verità. La verità di un ragionamento, richiede anche un modo gentile di porgerla, affinché non si faccia prepotenza cognitiva di chi crede di essere il solo titolato alla verità.

La novità monastica era tutta in quella libertà ordinata di alternanze, a vuoti e a pieni, di azioni con i tempi-vuoti del silenzio-attesa e i tempi-pieni di lavoro-fatti che intrecciandosi esaltavano gli stati creativi dell'immaginazione-azione. In tale essere/non essere insieme si intricavano le dialogiche individuo-campo e si amplificavano gli spazi dei compresi tanto da rendere visibili le opportunità di azioni.

La conoscenza, perdendo il significato aristocratico degli antichi, divenne un valore economico-politico universale, da poter spendere nelle pieghe della storia:

  • la conoscenza essendo un ap-preso va trasferita nell'azione e il nuovo esperto del sapere non era più un uomo di una casta che perdeva tempo nell'ozio dello studio, estraniandosi dalla massa, ma un monaco qualsiasi che spendeva tanta parte del suo tempo, per far apprendere a fare meglio “il tempo 0”.

La rinascita fu la naturale conseguenza che a partire dall'anno 1000 rimise in moto l'ingranaggio dell'organizzazione sociale medievale.

Il salto generazionale del 1100

Il salto generazionale ed epocale si attuò a cavallo tra il 1050 e il 1200 e quando le gerarchie ecclesiali e nobiliari, si resero conto del pericolo, era ormai troppo tardi, la presa di coscienza d'emancipazione ideativa che rende l'uomo intraprendente di fronte al mistero della vita, era già un fatto storico ampiamente diffuso dai monaci divenuti mendicanti-erranti:

  • Uno tra tutti, Sant'Antonio che abbandona il silenzio del chiostro agostiniano, a Coimbra, e si fa francescano, mettendo a disposizione degli ultimi la sua consapevolezza storica di uomo libero che sa vedere nelle maglie dei fatti gli inganni degli indirizzi di azioni, come quando, si racconta, riscattò una donna che per problemi economici del marito era stata portata in un bordello a risarcimento del debito. Egli seppe intravedere i cattivi versi di azione che dando più peso al denaro, finivano con il togliere dignità alle persone. Il suo impegno sociale fu tale che, riusci ad ottenere la riforma del Codice statutario repubblicano, grazie a cui si impedì la carcerazione di un debitore insolvente, dopo la vendita dei beni. Egli da solo tenne testa ad Ezzelino da Romano, che in un solo giorno aveva fatto massacrare undicimila padovani che gli erano ostili. Il numero dei morti è importante ricordarlo, per poter comprendere il grado di cattiveria di un simile periodo storico, in cui la vita era alla mercé del primo signorotto di quartiere.

Ridurre la vita al semplice aspetto economico è una forma di prigionia immaginativa che ingabbia la complessità e la bellezza delle forme vitali in una singola pagina scritta che diviene una gabbia storico-epocale. Come scritto precedentemente, ogni epoca lascia una firma che si fa l'etichetta del suo impatto storico.

Se si approfondisce la novità cristologica, emerge l'azione del mettere a nudo la verità, del togliere tutte le incrostazioni dai ragionamenti che vestendola di giustificazioni su giustificazioni con i ma, i se e i forse, i però e i non so... la rendono una parola vuota.

Il colto Antonio, lascia la serenità e il caldo dell'abazia di Coimbra e si fa seguace del poverelloiii (povero lui) di Assisi.

Cosa aveva visto il monaco portoghese in San Francesco se non  che quell'incontro con la povertà è un'apertura logica, un salto di prospettiva, una finestra per spiccare il volo verso l'infinito e farne di questo l'unico vero oggetto di culto.

Importante, in un momento di crisi finanziaria come quella odierna, in cui si stanno affamando le popolazioni tutte, riflettere su significato che ebbe per Francesco la parola povertà:
  • Egli figlio di quella borghesia dedita alla mercatura che fu l'espressione nuova della rinascita economica, dopo il 1000, decise liberamente di rinnegare tutto e di farsi ultimo. In tale scelta comprese che l'essenza profonda della vita non è nell'accumulare strutture su strutture di spiegazioni e di economie, ma vivere nella semplicità, giorno, dopo giorno. Essere un errante dello Stato dell'amore (ritorna quella venatura di gentilezza che aveva isolato Socrate nella funzione di mammana).

Essere un occhio attento al tempo 0 dell'ora, stato del presente, per guardare diritto negli occhi la vita, che gli si rivelava in tutte le sue sfaccettature, in tutte le sue congruenze, ed in tale capacità logico-visiva egli scoprì che le povertà vere non sono economiche (sensi comuni), ma morali, fatte di tante gabbiette che chiudono e scalano a gradini l'umanità.

Egli mettendosi a nudo, di fronte alla folla, dimostrò come nella povertà dalle cose, si possa vedere la nudità dell'essere uomini “privi di veli” di fronte all'invisibile.

Essere nudi di fronte alla vita, implicava per lui fare crollare le “mura” dei pregiudizi, quei sepolcri imbiancati, che portano ad accumulare beni su beni, a non dare mai un tetto-limite alla ricchezza, da poter dire basta.

Francesco, con occhio biostorico, aveva indossato lo sguardo-lente della logica a punto infinito e in tale ampiezza di lettura aveva potuto isolare tutte le cerchie economico-politiche che rendono sciava l'umanità, ma non si fece rivoluzionario guerrafondaio, non imbracciò forconi o spade, anzi rinnegò tutta quella logica cavalleresca che faceva carneficine su carneficine.

Egli si vestì di mitezza, si fece silente, ma agì in nome di una castità del sentire, fattasi povertà, e iniziò a costruire una chiesa-tetto per quelle ombre viventi che anche oggi passano inosservate, facendosi egli stesso un escluso.

In cosa consiste la bellezza della nudità storica scoperta da Francesco se non nell'essere uscito da una logica del denaro, infatti, con la sua azione nella piazza, egli risponde all'avidità dei nuovi ricchi che alla proprietà terriera, stavano sostituendo quella finanziaria, mostrandosi senza abiti, come un voler dire:

  • volete i soldi, eccoli, prendeteli tutti, a me non servono, non ho bisogno di coprirmi, la mia nudità non mi spaventa! Ma il non spaventarlo fu perché aveva guardato in faccia la vita e ne aveva carpito l'essenza profonde che è tutta in un respiro.

Ed è questo il gesto, che compie nei confronti del padre-padrone, che permise di sostituire alla sudditanza di figlio-erede, la libertà di uomo padrone del suo privatissimo significato storico, che non abbisognava del consenso.

Si comprende, allora, come la sua sia stata una scelta radicale, totale, nell'abbracciare l'utopia di “Mondo del Bene”, tanto da farne una traiettoria di speranza per le generazioni future. Egli sostituì, come Dante, come Montale, ad una creazione compiuta, una creazione compientesi e si fece ponte ti tale dinamica del divenire. In tale confine estremo dell'orizzonte puntò lo sguardo e smise di aver paura del domani.

Sotto il profilo organizzativo dei sistemi politico-sociali la strettoia cognitiva della carta di un universo già compiutosi, fermo nelle sue strutture, si presta molto agli irrigidimenti ideologici, alle prese di posizioni forti che innescano i conflitti ideologici con relative guerre di interpretazioni, come in un gioco agli scacchi in cui l'obiettivo è lo scacco matto, pur se celato nella maestria delle mosse che rendono bella la partita, poiché uno e uno solo può essere il re.

Non è un caso che una delle strategie per il controllo dell'ordine, era stata ed è ancora, veicolare l'idea di re-dio in terra, quale uomo prescelto che sa osare protetto dall'occhio di dio, degno quindi di venerazione e di essere assecondato, senza alcune possibilità dialogica critica, sulla gestione della “res” pubblica:

  • se tutto è stato già ordinato, allora niente e nessuno potrà avere la pretesa di incrinare gli stati degli ordinamenti;

  • se tutto è un ordine fermo nel tempo allora l'uomo più prossimo a dio, ha tutto il diritto di farsi il custode e il garante della stabilità socio-economica;

  • se tutto è compiuto, allora ogni possibile effetto perturbatore della quiete è peccato, da estirpare e si fa salutare ghettizzarlo come crimine storico.

Le nascite delle schiavitù e degli autoritarismi sono il risultato di una cecità dello sguardo osservatore, che si fa pauroso del cambiamento, una forma di morbo di Alzheimer della mente collettiva che scolorando gli echi immaginativi dei futuri possibili, ancora l'immaginazione ad un passato scheletrico che sopravvive, tagliando i fili con il futuro, rendendo così tutta quanta la sordità storica:

  • Perdita dell'ascolto degli echi vitali che rende gli individui smarriti, schizoidi, come tanti “zombi” colmi di disumanità.

Indirizzato l'occhio al solo passato, si fa di questo il custode-garante di un futuroiv teso a perpetuare il già dato, il già detto, il già definito, il già ordinato. Tutto quel “già fatto” che nell'attimo in cui si è posto, aveva richiesto una visione di futuro. Perdendo questo, nasce l'incapacità cognitiva da logica di Caino che rende mafiosi i sistemi.

Il frattale etico

Ogni risposta-evento prende radice in una nicchia storica che si fa campo di incubazione delle risposte, per cui per una società tendenzialmente malavitosa, necessita una logica a sottobosco malavitoso e viceversa per una società rispettosa, necessita un campo-habitat attento all'altro. C'è, essenzialmente un fattore cognitivo nella scelta di onestà-falsità che implica non solo le enunciazioni di parole e di diritti di tali conoscenze, ma anche le mappature-visioni delle possibili proiezioni-traiettorie di scelte che rendano chiare le evoluzioni dei fatti.

Solo quando le visioni si fanno chiare e il futuro si rende res nota, le scelte possono farsi ponti di vita.

Ogni scelta apre il frattale-spugna dell'etica, per cui si mostrano le possibilità di ampiezze di futuro, intorno alle tre coordinate cristologiche:
  • scelta per sé, per gli altri o per tutti quanti insieme (occhio eco-biostorico).

Ad ogni scelta si lega una filo di utile e quell'utile è un nodo di bene individuale, sociale e universale, le differenze nascono dall'apertura della lente-finestra cognitiva che può essere a breve, a medio o a tutto raggio, ogni apertura dà una differente inclinazione al ragionamento sui:

  • tempi immediati (area degli egoismi),

  • tempi medi (area delle scelte di cerchia) o

  • tempi lunghi (spazio delle scelte universali)v.

La novità cristologica, compresa da Dante, da Francesco e da Antonio è nell'aver isolato la traiettoria, a punto infinito, che apre la carta della storia e la rende visibile e percorribile per tutta quanta l'umanità, togliendo a ciascuno l'abito di isolato umano. In tale vestirsi di tutto si compie la pienezza dell'essere gli errabondi della vita, i viaggiatori del tempo e dello spazio che creano insieme a quel eco-vuoto di silenzio parola, la creazione nell'oggi.




(pp. 1 - 2 - 3 - 4)

__________________________

iA. Colamonico. Alla palestra della mente. Verso una topologia del pensiero complesso. Op. cit. 2006.

ii A. Colamonico. Biostoria. Op. cit. 1998.

iiiA. Colamonico. Alla palestra della mente. Verso una topologia del pensiero complesso. Op. cit. 2006.

ivA. Colamonico. Alla palestra della mente. Verso una topologia del pensiero complesso. Op. cit. 2006.

v A. Colamonico. Fatto tempo spazio. Op. cit. 1993.



Comments