Come si acquisisce la cittadinanza italiana

In questa scheda viene fornita una breve guida esplicativa delle modalità con le quali il cittadino straniero può acquisire la cittadinanza italiana e delle relative procedure da seguire per avviare la relativa richiesta.

Naturalmente per l'assistenza alla procedura e per qualsiasi tipo di chiarimento in proposito è possibile richiedere ed ottenere una specifica consulenza dai professionisti del nostro studio legale.

La materia è disciplinata in via generale dalla legge n. 91 del 5 febbraio 1992 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 15.02.1992 e successive modifiche, nonchè dal DPR n. 362 del 18 aprile 1994.

La materia è stata riorganizzata dapprima dal c.d. "Decreto Sicurezza" Il Decreto Legge n. 113 del 4 ottobre 2018, convertito dalla legge n. 132 del 2018, e poi dalla legge 18 dicembre n. 173 del 2020 (entrata in vigore il 20.12.2020) che ha convertito il Decreto Legge n. 21 ottobre 2020 n. 130 recante “Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare andando, in parte a modificare il citato Decreto Sicurezza.

In particolare, il nuovo Decreto Legge n. 130/2020 (come detto poi convertito in legge) ha ridotto il precedente termine di durata massima dei procedimenti di cittadinanza italiana (48 mesi) introdotto dal Decreto Sicurezza ripristinando il termine dei 24 mesi (due anni) prorogabile fino ad un massimo di 36 mesi.

Dal momento della presentazione della domanda, quindi, il Ministero dell’Interno deve emettere entro 24 mesi, prorogabili fino ad un massimo di 3 anni, un provvedimento o di accoglimento o di rigetto.

Tale durata si applica soltanto alle domande presentate dopo l'entrata in vigore della legge n. 173/2020 e non a quelle già introdotte prima di tale data alle quali è dunque applicabile il termine massimo di 48 mesi (4 anni).

Quando è possibile ottenere la cittadinanza italiana ?

Lo straniero (o l'apolide) può acquistare la cittadinanza italiana nei seguenti casi:

Matrimonio con cittadino italiano

Tale ipotesi è disciplinata dall’articolo 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91 e successive modifiche e integrazioni in presenza del seguente requisito:

- Il richiedente, straniero o apolide, deve essere coniugato con cittadino italiano e, dopo il matrimonio, risiedere legalmente in Italia da almeno 2 anni dalla celebrazione del matrimonio.

Nel caso in cui i coniugi risiedono all'estero, la domanda può essere, invece, presentata dopo tre anni dalla data di matrimonio.

I detti termini invece si dimezzano in presenza di figli nati o adottati dai coniugi.

Va precisato, però, che alla data dell'emissione del decreto di concessione della cittadinanza non deve essere intervenuto scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e non deve sussistere la separazione personale dei coniugi.

Per i rifugiati va precisato quanto segue.

Se non è possibile produrre l'estratto dell'atto di nascita e/o il certificato penale, in via sostitutiva si può produrre un atto di notorietà in sostituzione dell'atto di nascita e una dichiarazione sostitutiva di certificazione in cui viene attestata la posizione giudiziaria nel proprio Paese.

Nei seguenti casi è previsto, però, il rigetto della domanda:

- per motivi inerenti la sicurezza della Repubblica;

- per condanna definitiva del richiedente, pronunciata in Italia o all'estero, per reati di particolare gravità.

Residenza in Italia

La cittadinanza può anche essere concessa per residenza in Italia, così come previsto dall' articolo dell'art. 9, della Legge 91 del 5 febbraio 1992 e successive modifiche, nelle seguenti ipotesi:

- allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni (art.9, comma 1 lett. a);

- allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio italiano da almeno cinque anni successivamente all’adozione (art.9, c.1, lett. b);

- allo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato italiano (art.9, comma 1, lett. c);

- al cittadino di uno Stato dell'Unione Europea se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio italiano (art.9, comma 1, lettera d);

- all’apolide e al rifugiato che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio italiano (art.9, comma 1, lett. e) e combinato disposto art.16 c.2). In tal caso va precisato che, ai sensi del detto articolo 16, lo straniero riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano è equiparato all’apolide ai fini della concessione della cittadinanza;

- allo straniero che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio italiano (art.9, comma 1, lett.f)

Va ricordato, comunque, che la legge attribuisce un ambito di discrezionalità nella valutazione della domanda all'Amministrazione e, dunque, è possibile che l'istanza sia rigettata.

Il diniego può essere determinato oltre che dai motivi inerenti la sicurezza della Repubblica, anche da mancanza del periodo di residenza legale, insufficienza dei redditi del nucleo familiare, presenza di precedenti penali, insufficiente livello di integrazione e scarsa conoscenza della lingua italiana.

Acquisto automatico

La legge prevede anche un caso in cui la cittadinanza si acquista "automaticamente" ed ossia l'ipotesi dei figli minorenni di chi acquista (o riacquista) la cittadinanza italiana, se convivono con esso.

Per tale circostanza, infatti, essi acquistano automaticamente la cittadinanza italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza (come previsto dall'art. 14 della legge 91/92).

Elezione di cittadinanza

Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data (articolo 4 comma 2).

Tale dichiarazione di volontà deve essere resa dall’interessato, all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di residenza.

Leggi speciali

Vi sono poi alcune leggi speciali che disciplinano l'acquisto della cittadinanza italiana.

Si tratta delle modifiche apportate dalla legge 124/06 recante “Modifiche alla legge 91/92, concernenti il riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e ai loro discendenti”.

La normativa in questione, infatti, ha introdotto, dopo l’art. 17 della l.91/1992, l’art. 17 bis e 17 ter, prevedendo il riconoscimento della cittadinanza italiana ai soggetti che la avevano persa a seguito dei Trattati di Parigi del 10/02/1947 e di Osimo del 10/11/1975 nonché ai loro discendenti, in presenza dei seguenti requisiti:

- nell’ipotesi in cui all’art.17 bis comma 1 lettera a) della legge 05/02/1992 n.91;

cittadinanza italiana e residenza nei territori ceduti alla ex Jugoslavia alla data di entrata in vigore dei Trattati di Parigi e di Osimo;

perdita della cittadinanza italiana per effetto degli anzidetti Trattati;

appartenenza al gruppo linguistico italiano;

- nell’ipotesi di cui all’art. 17 bis comma 1 lettera b) della legge 05/02/1992 n.91;

diretta discendenza del richiedente dai soggetti di cui alla lettera a) e conoscenza della lingua e cultura italiane.

Per tutti i cittadini stranieri che rientrano in una delle predette fattispecie è, inoltre, richiesto, inoltre, il possesso del requisito del reddituale, personale o familiare se appartenenti allo stesso nucleo familiare (di soggetti cioè presenti sullo stesso stato di famiglia).

Il reddito da considerare è quello relativo ai tre anni antecedenti alla domanda di cittadinanza nei seguenti limiti annuali:

  • euro 8.263,31 per richiedenti senza persone a carico;

  • euro 11.362,05 per richiedenti con coniuge a carico, aumentabili di euro 516,00 per ogni ulteriore persona a carico.

Cosa succede se non si riesce a dimostrare la disponibilità di un reddito sufficiente ?

Se la documentazione allegata alla domanda di cittadinanza non riesce a dimostrare questa condizione, la Prefettura invia una lettera di diniego che non determina l'immediato rigetto della domanda, ma è un c.d. "preavviso" al quale si può rispondere fornendo le adeguate motivazioni.

Dalla ricezione di tale preavviso il cittadino straniero ha dieci giorni di tempo per presentare una memoria contenente le proprie osservazioni ed eventualmente allegare altri documenti non trasmessi al momento della compilazione della domanda.

Medesima procedura si segue per i preavvisi di rigetto relativi ad altri requisiti ritenuti mancanti (es: mancata prova della residenza continuativa, presenza di sentenze di condanna, ecc..)

La conoscenza della lingua italiana

Il Decreto sicurezza ha introdotto un'ulteriore condizione necessaria per l'acquisto della cittadinanza da parte di stranieri per matrimonio e per residenza e cioè quella di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1, del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER).

A tal fine i richiedenti, con esclusione di quelli che hanno sottoscritto l’accordo di integrazione di cui all’art. 4-bis del D.lgs. n. 286/98 o che siano titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (art. 9 D.lgs. n. 286/98), sono tenuti, all’atto della presentazione dell’istanza, ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o privato riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale o dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca o alternativamente a produrre un'apposita certificazione rilasciata da un Ente certificatore riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale O dal MIUR (Ministero Università e Ricerca).

La presenza di condanne penali può influire sul rilascio della cittadinanza ?

Un'ipotesi frequente di preavviso di rigetto è rappresentata dalla presenza di precedenti penali (sentenze di condanna).

Ciò in quanto la presenza di precedenti penali determinerebbe un indice di mancata integrazione dello straniero sul territorio italiano.

Invero la legge affronta la questione in modo specifico, nell'ipotesi di domanda di cittadinanza per matrimonio, esplicitando quali condanne sono impeditive per il relativo rilascio.

Impedisce l’acquisto della cittadinanza per matrimonio la condanna per un delitto contro la personalità dello Stato previsto nel Libro I, Titolo I, capi I-III del Codice Penale.

Nel caso di procedimento penale pendente per uno di questi reati, la domanda di cittadinanza rimane sospesa fino alla sentenza definitiva.

Impedisce l’acquisto della cittadinanza la condanna (inclusa la sentenza di “patteggiamento” ai sensi dell’art. 444 c.p.p.) per un delitto non colposo per la quale la legge prevede una pena non inferiore nel massimo a tre anni.

Impedisce, infine, l’acquisto della cittadinanza la condanna per un reato non politico ad una pena detentiva superiore ad un anno riportata all’estero se la condanna è stata riconosciuta in Italia.

La domanda può in ogni caso essere respinta per “comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica”.

Ciò premesso la legge individua, però, nella riabilitazione penale, la strada da seguire per risolvere il problema nell'ipotesi di cittadinanza richiesta per matrimonio.

Attraverso la riabilitazione, dunque, il precedente penale può essere eliminato e la domanda di cittadinanza andare a buon fine, motivo per cui in presenza di sentenze di condanna è sempre opportuno procedere ad una richiesta di riabilitazione prima di inoltrare la domanda stessa.

A differenza di quanto previsto per l'ipotesi di cittadinanza per matrimonio, invero, la discrezionalità per gli altri tipi di cittadinanza è più elevata e, dunque, la presenza di precedenti penali, in questi casi può determinare il rigetto della domanda anche in caso di riabilitazione.

Segnaliamo comunque, che il Consiglio di Stato, con due recenti sentenze (la sentenza n. 1837 del 20/03/19 e la sentenza n. 3121 del 14/5/19) ha annullato due provvedimenti di diniego della concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione (dieci anni di residenza) affermando che, pur nell’ambito di un’ampia discrezionalità rilasciata alla Pubblica Amministrazione, la sussistenza di pregresse condanne non può essere una condizione ostativa "automatica" in assenza di una concreta valutazione circa le caratteristiche del reato e le conseguenze sulla presunta mancanza di integrazione. In questi casi i precedenti penali riguardavano fattispecie contravvenzionali di modesta entità, punite con la sola pena pecuniaria e per le quali era intervenuta la cessazione degli effetti penali tramite riabilitazione o estinzione del reato.

Come si presenta la domanda ?

A partire dal 18 giugno 2015 si è previsto che l'unica modalità di presentazione della domanda è quella telematica, attraverso la registrazione sul portale del Ministero dell'Interno al seguente link:

https://portaleserviziapp.dlci.interno.it/AliCittadinanza/ali/home.htm

Una volta effettuata la registrazione, lo straniero deve compilare telematicamente il modulo di domanda, indicare nell'apposito spazio gli estremi della marca da bollo e allegare in formato elettronico, nelle apposite sezioni del modulo, tutta la documentazione richiesta.

La Prefettura potrà sempre convocare lo straniero presso i propri sportelli per la verifica dell'autenticità dei documenti scansionati.

Terminata la procedura, al cittadino straniero richiedente viene rilasciato il numero della pratica (c.d. K10) che serve poi a rintracciare lo stato di avanzamento della richiesta sul portale.

Dopo aver presentato la domanda, collegandosi al portale lo straniero richiedente può visualizzare le comunicazioni a lui inviate dalla Prefettura che riguardano:

  • l'avvenuta accettazione della sua domanda e l'avvio del procedimento;

  • l'eventuale irregolarità della documentazione allegata;

  • la data di convocazione presso gli sportelli della Prefettura per il controllo degli originali dei documenti allegati in formato elettronico (occasione nella quale deve essere consegnata in originale, la marca da bollo da 16 euro - vedi più sotto).

Tali comunicazioni vengono, comunque sempre precedute da un messaggio mail all'indirizzo di posta elettronica indicato dallo straniero al momento della presentazione della domanda.

Per poter procedere con la consultazione online dello stato della domanda di cittadinanza è necessario, pertanto, effettuare, nell'ordine, le seguenti attività:

1) registrazione preliminare sul sito tramite il modulo disponibile nell'area "Effettua Registrazione";

2) accesso all'area privata tramite le credenziali fornite in fase di registrazione utilizzando la funzione "Primo accesso alla pratica";

3) consultazione tramite funzione "Visualizza stato pratica" .

Il Ministero dell'Interno è anche contattabile tramite l'indirizzo di posta elettronica certificata: comunicazione.cittadinanza@pecdlci.interno.it, specificando nell'oggetto della mail il numero della pratica di riferimento (c.d. K10).

Per i richiedenti la cittadinanza sono stati attivati anche dei numeri telefonici informativi attivi dalle 10 alle 12:

06/46539955 (giorni di lunedì e mercoledì)

3346909996 (mercoledì), 3316536673 (venerdì).

Per trasmettere l'istanza è necessario acquistare anche una marca da bollo da 16 euro (i cui estremi numerici vanno indicati al momento della compilazione del modulo) e deve essere eseguito il versamento di un contributo pari a € 250,00.


Come si pagano i 250 euro ?

Come detto, prima di chiedere la cittadinanza, deve essere effettuato un versamento sul conto corrente postale n. 809020 intestato a: Ministero dell’Interno D.L.C.I.- Cittadinanza, con la causale: Cittadinanza – Contributo di cui all’art.1, comma 12, legge 15 luglio 2009, n.94.

Negli uffici postali, presso il c.d. "Sportello Amico" è possibile reperire i bollettini precompilati, ai quali aggiungere solo nome, cognome e indirizzo di residenza del richiedente.

La ricevuta del versamento va conservata e scansionata e deve essere allegata come file insieme agli altri documenti, al momento della compilazione della domanda.

In caso di rigetto della domanda il denaro versato non potrà essere recuperato e sarà in parte destinato per il miglioramento delle funzionalità degli uffici italiani e in parte per finanziare le attività di cooperazione internazionale con i Paesi extra UE che collaborano con l’Italia in tema di immigrazione

Le fasi della procedura

Più precisamente le fasi per la pratica di cittadinanza italiana sono attualmente le seguenti 7 (fino al 2018 erano 3) così come vengono visualizzate in fase di consultazione sul portale ministeriale:

FASE 1 e 2:

“Sono in corso verifiche istruttorie sugli elementi acquisiti relativi a chiarimenti e integrazioni con altri uffici coinvolti nel procedimento”.

FASE 3:

“Sono stati acquisti elementi istruttori e cognitivi, oggetto di necessari accertamenti utili alla definizione del procedimento

FASE 4:

“Sono stati acquisiti tutti gli elementi informativi necessari, la pratica è in fase di valutazione”

FASE 5:

“La procedura relativa alla pratica in questione è conclusa ed il relativo provvedimento è stato inviato agli Organi competenti per i conseguenti adempimenti e determinazioni“.

FASE 6:

“L’istruttoria si è conclusa favorevolmente; è in corso di trasmissione il provvedimento di concessione alla Prefettura che ne curerà la notifica. Se risiede all’estero, il decreto sarà inviato all’Autorità Consolare”. Questa fase è quella molto attesa da tutti perché chi ci arriva ha superato tutti i controlli e tutte le verifiche.

FASE 7:

“Pratica definita riceverà una comunicazione dalla prefettura/consolato“

L'acquisto della cittadinanza

La positiva conclusione della procedura non è sufficiente ad acquisire la cittadinanza italiana.

Come ultimo atto occorre, infatti, prestare giuramento, per il quale si hanno sei mesi di tempo, decorrenti dalla notifica del decreto di concessione della cittadinanza italiana a cura della Prefettura

Il mancato adempimento di tale onere nei predetti termini a tale adempimento determina la perdita di efficacia del decreto perde di validità con la necessità di presentare una nuova domanda.


Cosa si può fare per velocizzare i termini di evasione della pratica ?

Se è stata inoltrata domanda di cittadinanza per residenza e sono decorsi due anni il richiedente può proporre ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (ritenuto ormai pacificamente dalla giurisprudenza organo competente a decidere) avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione, affinché quest'ultima sia obbligata dal Giudice a definire il procedimento entro tempi brevi.

Il ricorso amministrativo spesso è uno strumento che velocizza notevolmente i termini in quanto non è infrequente che il Ministero dell'Interno proprio per evitare il seguito giudiziario dinanzi al TAR emetta il richiesto provvedimento prima ancora dell'udienza di discussione.

Il ricorso al Tar contro il silenzio sulla domanda di cittadinanza per residenza deve essere presentato entro un anno dalla scadenza del termine dei 730 giorni.

Qualora il termine per proporre ricorso sia scaduto dovrà, comunque, attendere la decisione, ma potrà nelle more comunque avviare delle pratiche di sollecito finalizzate appunto a rendere più celere l'esaurimento della pratica.

Se invece la domanda di cittadinanza è stata avanzata per matrimonio con cittadino italiano ex art. 5 Legge 5 febbraio 1992 n. 91, qualora dopo i due anni non sia stata ancora concessa è necessario rivolgersi al giudice ordinario (Tribunale civile) senza limiti di tempo.

Ma è possibile velocizzare la pratica anche prima dello scadere dei due anni ?

In realtà, pur non esistendo una normativa che disciplina queste ipotesi (così come avviene per la scadenza del termine dei due anni) vi sono alcuni strumenti "stragiudiziali" che è possibile porre in essere per cercare di ottenere una accelerazione del procedimento.

Trattandosi, infatti, di pratiche amministrative, è possibile decorso un pò di tempo dalla presentazione della domanda effettuare una richiesta di accesso agli atti presso gli uffici amministrativi ove è in corso l'istruttoria.

La richiesta di accesso agli atti consente di sapere con precisione presso quali uffici sia in lavorazione la pratica e capire in quale stadio si trovi.

Una volta acquisite tali informazioni è, così, possibile formulare dei solleciti specifici agli uffici competenti al fine di sbloccare la situazione o, comunque, rendere più celeri i vari passaggi, esplicitando se del caso i vari motivi che giustificano per il richiedente una risposta in tempi più brevi rispetto ai 730 giorni.

Il ricorso avverso il rigetto.

Come detto sopra il rigetto è sempre preceduto da una comunicazione di preavviso alla quale entro dieci giorni il richiedente può rispondere con proprie osservazioni e/o allegazioni di documenti.

Se tali osservazioni sono ritenute sufficienti l'Ufficio che ha inviato il preavviso di rigetto porta invece avanti la pratica e le fa proseguire il relativo iter.

Diversamente qualora non siano ritenute sufficienti al richiedente viene notificato un provvedimento di rigetto. Medesimo provvedimento può anche arrivare nell'ultima fase anche quando tutta la documentazione è completa.

Avverso il de