Le immissioni rumorose

venerdì 15 febbraio 2019 di Emilio Curci

Con il termine "immissioni rumorose" si intendo quelle propagazioni di rumore che superano la cosiddetta "normale tollerabilità", così come previsto dall'art. 844 del Codice Civile.

Per la verità detta norma non si occupa unicamente dei rumori che da una proprietà si possono propagare all'interno di un'altra proprietà, ma di tutte quelle forme di "immissione" che possono essere costituite anche da altri elementi (es: fumo, odore, calore, ecc..).

La norma, infatti, testualmente recita: "Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell'applicare questa norma l'autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso".

Da una prima lettura dell'articolo di legge emerge chiaramente come il c.d. "divieto" non sia imposto in maniera diretta (es: è vietato ...), ma indiretta, valendo cioè il principio generale per cui chiunque può provocare immissioni da una sua proprietà e ciò non può essere inibito dal proprietario confinante fatti però salvi i casi in cui le stesse superino la normale tollerabilità, avuto riguardo "anche alla condizione dei luoghi".

In sostanza perchè un vicino possa chiedere all'altro di interrompere la produzione di immissioni e il conseguente risarcimento del danno è indispensabile che le stesse siano intollerabili.

In altri termini, fino a determinati livelli considerati appunto tollerabili, le immissioni e, in particolare, per quello che riguarda il presente contributo, quelle rumorose si devono sopportare.

Ma cosa si intende per normale tollerabilità ?

Invero tale concetto non viene definito dalla norma richiamata (l'art. 844 del Codice Civile) la quale si limita unicamente ad evidenziare che si deve tenere conto della condizione dei luoghi, nonchè (ove si versi in questa situazione es: proprietà confinanti tra privati e stabilimenti produttivi), dall'esigenza di deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà.

Come ormai ampiamente chiarito da dottrina e giurisprudenza il concetto di normale tollerabilità non va valutata astrattamente o in base al limite di sopportazione soggettivo del soggetto che lamenta la violazione, quanto piuttosto tenendo conto appunto della effettiva “condizione dei luoghi”.

Ciò vuol dire che, ad esempio, un rumore di automobili o schiamazzi frequenti possono rientrare nella normale tollerabilità in un quartiere centrale di una grande città, ma al contrario, potrebbero dirsi intollerabili in una casa sita in aperta campagna ovvero, comunque, in una zona residenziale

Unico contemperamento a tale situazione è rappresentato al bilanciamento che fa l'ordinamento tra l’interesse privatistico e gli interessi produttivi di cui all'art. 844 comma 2 C.C.

E' evidente che la risposta al quesito della tollerabilità va trovata in modalità empirica, ma soltanto all'esito di apposite misurazioni tecniche eseguite da soggetti specificamente abilitati in materia acustica.

Sul punto in maniera pressoché unanime la giurisprudenza fa ricorso al c.d. criterio comparativo (v. Sentenza Cassazione Sezioni Unite n. 4848 del 27.2.2013), che mette a confronto il rumore immesso dalla sorgente disturbante ed il rumore di fondo (a sorgente spenta) e ritiene intollerabili le immissioni che superino di oltre 3 dB(A) il rumore di fondo (se i rumori si verificano nelle ore notturne) oppure che abbia superato di 5 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano di giorno.

Così come meglio specificato nella sentenza sopra citata il "rumore di fondo", viene definito come "quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e caratteristici del luogo, sui quali s'innestano di volta in volta rumori più intensi prodotti da voci, veicoli od altro, considerato come fonte rumorosa che persiste in modo continuo nell'ambiente per almeno il 95% del tempo di osservazione".

In maniera più sintetica è, cioè possibile affermare che il rumore di fondo è la "base" di rumore che in maniera pressochè costante è avvertibile in un determinato luogo e che, se la fonte rumorosa fa superare i parametri sopra indicati (3 o 5 decibel) rispetto al rumore di fondo le immissioni devono considerarsi appunto intollerabili.

Il tutto però senza dimenticare che si deve, sempre tenere conto del secondo comma dell'art. 844 c.c. secondo cui il giudice deve valutare il caso cercando di contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e può tenere conto della priorità di un determinato uso.

A sfavore di chi subisce il danno c'è anche la c.d. destinazione d'uso conosciuta al momento dell'acquisto della proprietà (ad esempio chi acquista un immobile in zona residenziale, ma vicino a una fonte rumorosa come ad esempio una discoteca si può attendere una certa rumorosità che potrebbe rientrare nel concetto della "normale tollerabilità" compatibile appunto con le condizioni dei luoghi.

In ogni caso sarà sempre necessaria una valutazione del caso concreto tenendo anche conto delle cautele e degli accorgimenti tecnici necessari posti in essere dal proprietario di un'attività rumorosa per limitarne gli effetti.

Il persistere di una situazione di intollerabilità che va comunque accertata prima di procedere all'introduzione di qualsiasi giudizio tramite l'effettuazione di una perizia di parte che misuri i valori sopra indicati legittima il proprietario che subisce le immissioni sia a chiederne l'immediata rimozione ex art. 844 C.C. che, ai sensi dell'art. 2043 C.C. il risarcimento del danno, inteso, nel caso di specie, come danno alla salute, tutelato dall'art. 32 della Costituzione.

Se, in linea generale, la lesione del diritto alla salute consiste in un danno biologico in senso stretto, quale offesa della stessa integrità fisica degli individui, nel caso delle immissioni rumorose, si deve fare riferimento, però, ad una nozione di “salute” più ampia, atteso che il combinato disposto di cui agli articoli 2 e 32 della Costituzione attribuisce al diritto alla salute anche un contenuto di socialità e di sicurezza tale poterlo far configurare, non solo come un mero diritto all’incolumità fisica, ma anche come un vero e proprio diritto all’ambiente salubre, tutelabile nei confronti di qualunque soggetto, sia pubblico che privato.

In quest’ottica, dunque, una qualsiasi attività che, per effetto di rumori eccedenti la normale tollerabilità, pregiudichi la salubrità dell’ambiente in cui un soggetto abita o lavora, recando così nocumento al suo benessere biologico e/o psichico, risulta senz’altro lesiva del suo diritto alla salute, legittimando l’interessato a chiedere la sospensione dell’attività stessa, dato che la Costituzione riconosce e tutela la salute in via primaria ed assoluta, non condizionata ad eventuali interessi di altro ordine e grado, pure collettivi e a maggior ragione se i rumori provengono da soggetti privati.

Su quali siano gli effetti nocivi del rumore non vi sono, peraltro, contestazioni, dato che la giurisprudenza – sulla scorta della scienza medica – è assolutamente concorde nel precisare che le immissioni acustiche eccedenti la normale tollerabilità, anche in mancanza della prova di una vera e propria menomazione patologica, implicano di per sé – in chi le deve sopportare – una lesione del diritto alla salute, inteso nel senso più ampio di diritto all’equilibrio e al benessere psicofisico spettante a ciascun individuo (cfr., ex multis, Trib. Catania, 13 dicembre 2001, in Foro it., 2003, I, 673; Corte App. Torino, 4 novembre 1992, in Giur. merito, 1993, 949; Pret. Monza, 19 luglio 1991, in Giur. it., 1992, I, 2, 132; Pret. Milano, 5 febbraio 1990, in Resp. civ. e prev., 1990, 604; Corte App. Venezia, 31 maggio 1985, in Giur. it., 1987, I, 2, 494.).

Oltre le norme menzionate norme del Codice civile e del codice penale va, infine, fatto cenna anche a quanto previsto dalla legge quadro sull'inquinamento acustico (legge 447 del 1995).

Tale legge considerato che i rumori provocano appunto un danno alla salute, all'articolo 9 conferisce un potere di in capo al Sindaco (previa specifica misurazione tecnica effettuata da parte della competente Agenzia Regionale per l'Ambiente) di emettere un'ordinanza che obblighi colui che provoca le immissioni a cessarle immediatamente o quantomeno a ridurne l'entità in modo da farle rientrare nel concetto di normale tollerabilità.

In ogni caso, quale che sia la situazione in cui ci si trovi si ribadisce che prima di prendere qualsiasi iniziativa di tipo giudiziario è indispensabile effettuare una valutazione preventiva sul proprio caso di specie e sulle condizioni dei luoghi effettuando delle specifiche misurazioni acustiche a cura di tecnici a ciò espressamente abilitati.

A tal fine ogni Regione ha uno specifico albo di esperti in materia di acustica generalmente consultabile on line tramite i siti istituzionali nel quale sono inseriti i soggetti abilitati ad effettuare tali misurazioni con pieno valore legale.