La mora del creditore

martedì 26 giugno di Emilio Curci

Nel presente contributo cercheremo di fare chiarezza, approfondendone i relativi contenuti, su un istituto non troppo noto o, quantomeno, non "famoso" come il suo "opposto".

Non ci concentreremo, infatti, sulla famigerata "mora del debitore", concetto evidentemente noto alla maggioranza di chi legge quanto piuttosto sulla "mora del creditore" (c.d. mora credendi).

Per chi non ne fosse a conoscenza, infatti, non solo il debitore può essere in ritardo con l'adempimento delle proprie obbligazioni pecuniarie, ma anche il creditore, a determinate condizioni che vedremo di seguito, può essere in ritardo con l'adempimento dei propri obblighi comportando ciò rilevanti conseguenze sia sul piano pratico che giuridico.

Invero entrambe le situazioni, sebbene molto simili sul piano terminologico sono piuttosto diverse sotto il profilo giuridico e, se vogliamo, sono accomunate unicamente dal concetto di mora che letteralmente vuol dire "ritardo" e che viene utilizzato sia dall'art. 1219 del Codice Civile (che parla della mora del debitore) che dall'art. 1206 che definisce, invece, contenuti e presupposti della mora del creditore

Entrambe le situazioni, presuppongono cioè come base di partenza comune il fatto che l'adempimento dell'obbligazione alla quale ciascuna delle parti è tenuta (il pagamento ovvero la ricezione del pagamento) non viene eseguito nei termini previsti (dalla legge o dal contratto) a causa dell'inesatto comportamento di una delle due (il creditore o il debitore).

Se dal punto di vista concettuale è abbastanza agevole intendere il concetto di mora nel pagamento da parte del debitore (es: tutte le volte in cui non viene rispettato un termine o una scadenza) riguardo alla mora del creditore è bene precisare che, affinchè si verifichi tale situazione devono ricorrere tutte le condizioni previste dall'art. 1206 del Codice Civile.

La richiamata norma recita come segue: "Il creditore è in mora quando, senza motivo legittimo, non riceve il pagamento offertogli nei modi indicati dagli articoli seguenti o non compie quanto è necessario affinché il debitore possa adempiere la sua obbligazione".

Affinchè il creditore sia in mora è, pertanto, necessario che lo stesso rifiuti senza motivo legittimo il pagamento della prestazione ovvero quando non consente anche per propria omissione al debitore di adempiere la propria obbligazione.

Ma concretamente quando si possono verificare tali situazioni ?

Si possono verificare, ad esempio, tutte le volte in cui il debitore si reca al domicilio del creditore per adempiere la propria obbligazione di pagamento in denaro e questi si rifiuti, senza motivo, di riceverne la prestazione.

Come vedremo più avanti, però, affinchè si possa parlare di vera e propria "mora" è necessario che l'offerta di pagamento sia effettuata rispettando determinate modalità che vedremo più avanti.

Ma quali conseguenze ci sono per il creditore in caso di mora ?

Passando ad esaminare le conseguenze della mora vanno letti gli artt. 1207 e 1208 del Codice Civile.

L'articolo 1207 afferma che: "Quando il creditore è in mora è a suo carico l'impossibilità della prestazione sopravvenuta per causa non imputabile al debitore. Non sono più dovuti gli interessi né i frutti della cosa che non siano stati percepiti dal debitore. Il creditore è pure tenuto a risarcire i danni derivati dalla sua mora e a sostenere le spese per la custodia e la conservazione della cosa dovuta. Gli effetti della mora si verificano dal giorno dell'offerta , se questa è successivamente dichiarata valida con sentenza passata in giudicato o se è accettata dal creditore.

In sostanza, dunque, il creditore che rifiuti senza motivo una prestazione si assume tutti i relativi rischi, ivi inclusi quelli di perdere i frutti che non siano stati percepiti dal debitore, nonchè l'obbligo di risarcire i danni provocati dalle spese per la conservazione di una cosa che rimane nella materiale disponibilità del debitore.

Esemplificando se il debitore ha in consegna un bene per effetto di un contratto (es: noleggio di un'autovettura, locazione di un bene mobile, ecc..) e il creditore si rifiuta di riceverlo nel giorno di scadenza del contratto questi, a partire da tale data, perderà il diritto a ricevere gli interessi, nonchè i frutti e qualora il debitore debba sostenere delle spese per la conservazione della cosa queste saranno a carico del creditore.

Se il solo rifiuto produce questi effetti e non libera comunque il debitore dall'obbligazione principale del pagamento (o dell'esecuzione di una determinata prestazione) il perdurare di tale situazione, a condizione, però, che si effettui una vera e propria offerta "formale" può addirittura portare ad una vera e propria liberazione del debitore stesso dall'obbligazione nel senso che non dovrà più eseguirla.

Ma come si fa a mettere in mora il creditore e a liberarsi definitivamente dalla propria obbligazione ?

Il primo passo è quello della c.d. "costituzione in mora" che il debitore può effettuare, secondo quanto previsto dall'art. 1209 C.C. attraverso l'offerta della prestazione.

Qualora l'obbligazione abbia per oggetto denaro, titoli di credito o cose mobili da consegnare al domicilio del creditore, si parla di offerta reale.

Qualora, invece, l'obbligazione abbia ad oggetto cose mobili da consegnare in un luogo diverso dal domicilio del creditore o cose immobili, l'offerta consiste nell'intimazione al creditore di riceverle o di prenderne il possesso ed è fatta notificando a quest'ultimo un atto nella stessa forma prevista dall'atto di citazione (a mezzo pubblico ufficiale).

Sul punto la giurisprudenza ha in ogni caso affermato che "L'offerta per intimazione prevista dall'art. 1209, comma secondo, c.c., è un atto la cui formazione spetta alla parte e non all'ufficiale giudiziario, al quale la legge assegna unicamente il compito di provvedere alla sua notificazione. (Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 21908 del 29 agosto 2008).

Dunque l'atto di offerta è della parte e l'ufficiale giudiziario è il solo tramite per effettuarne la consegna.

Perchè l'offerta sia valida ed idonea a costituire in mora il creditore, la stessa deve avere anche ulteriori requisiti formali previsti dall'art. 1208 C.C.

Innanzitutto, essa deve essere fatta da persona che può validamente adempiere e nei confronti di un creditore capace di ricevere o di chi abbia la facoltà di ricevere per lui.

E' escluso dunque che l'offerta possa essere fatta da un soggetto incapace, ma può essere effettuata anche da un terzo (così come previsto dall'art. 1180 C.C.), sempre che però il debitore non si opponga.

Quanto al creditore questi deve avere capacità di ricevere ovvero può farlo chi abbia tale facoltà in sua sostituzione, purchè ciò sia previsto da un titolo valido (legge o altro atto).

Sul punto, ad esempio, la giurisprudenza ha affermato che "Poiché, a norma dell'art. 1208, n. 1 c.c., l'offerta reale deve essere compiuta in favore del creditore o di chi «ha la facoltà di ricevere per lui» in caso di diritto di credito spettante ad una persona giuridica, il pagamento deve essere necessariamente ricevuto da colui che ne abbia il potere in base alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto, poiché solo tale persona può impegnare con il suo comportamento la persona giuridica o l'associazione che rappresenta. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza d'appello che aveva ritenuto irrituale l'offerta formale di pagamento effettuata ad un'impiegata della società, non incaricata di ricevere le notifiche ai sensi dell'art. 145 c.p.c., la quale poteva essere considerata solo come persona addetta alla sede) (così in Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18157 del 28 agosto 2007)

Sintetizzando, dunque, è escluso che possa validamente ricevere un'offerta reale un soggetto per conto del creditore che non abbia alcun potere di rappresentanza in tal senso che gli sia conferito dalla legge (es: l'amministratore di una società) ovvero dalla volontà delle parti (es: procuratore con delega regolarmente conferita).

L'offerta, inoltre, deve comprendere la totalità della somma o delle cose dovute, dei frutti o degli interessi e delle spese liquide e una somma per le spese non liquide, con riserva di un supplemento, se necessario.

Perchè liberi integralmente il debitore deve, cioè, essere comprensiva di tutto quanto dovuto (frutti e interessi compresi).

Secondo quanto stabilito, infatti, da Cass. civ. n. 18483/2014 "Ai fini della validità dell'offerta reale ex art. 1208 cod. civ., è necessario che essa corrisponda alla totalità della somma o delle cose dovute, sicché l'accettazione di un'offerta inferiore, ove non accompagnata da una quietanza a saldo o da particolari elementi di fatto che evidenzino una volontà abdicativa del percipiente, comporta una liberazione soltanto parziale del debitore, allo stesso modo di qualunque pagamento non integrale".

In caso di denaro, titoli di credito o cose mobili, una volta eseguita l'offerta (non accettata) la liberazione definitiva dell'obbligato avviene mediante il loro deposito presso un istituto di credito o un istituto di pubblico deposito. Le cose mobili rimangono pertanto a disposizione del creditore che, però, è tenuto a sopportarne le spese fino al momento in cui non ne riprende il possesso.

Se l'obbligazione ha, invece, ad oggetto la consegna di un immobile (es: a conclusione di un rapporto di locazione per il quale il proprietario si rifiuti di tornarne in possesso), il debitore può chiedere al giudice di nominare un custode e consegnare il bene a quest'ultimo, il quale dovrà custodirlo nell'interesse e ovviamente a spese del creditore.

Per concludere sulle fasi sopra descritte possiamo sinteticamente fornire il seguente esempio.

1a fase

Il debitore si presenta a restituire determinati beni di cui è in possesso nel giorno e nell'ora preventivamente stabiliti, ma il creditore non è presente ovvero si rifiuta di riceverli.

Tale situazione non è sufficiente a metterlo in mora, ma evita però che possa essere messo, a sua volta, in mora il debitore originario.

2a fase

Il debitore, ricevuto il rifiuto, ovvero essendo nella materiale impossibilità di consegnare determinati beni per mettere in mora il creditore deve effettuare un'offerta formale come sopra descritto (es: a mezzo ufficiale giudiziario). Se anche tale offerta viene rifiutata da questo momento il creditore si considera in mora.

3a fase

Se il debitore intende definitivamente liberarsi dall'obbligazione deve effettuare il c.d. "deposito" procedendo come sopra descritto. Da questo momento non potrà più essergli richiesta alcuna prestazione e tutti i relativi rischi (es: anche di perimento della merce) rimarranno a carico del creditore.

Qualche ulteriore riflessione va infine effettuata sul c.d. "motivo legittimo", atteso che, come detto sopra il codice civile prevede che il creditore sia in mora quando il suo rifiuto non sia essere giustificato da alcun motivo legittimo.

Potrebbero essere, ad esempio, motivi legittimi di rifiuto della prestazione l'inesattezza della prestazione offerta, la mancanza di legittimazione del debitore (es: questi è un soggetto incapace), ovvero più semplicemente tutti quei casi in cui il creditore si trovi nell'impossibilità, giuridica o di fatto, di ricevere la prestazione.

Più in generale si può perciò affermare che la valutazione sulla legittimità o meno del rifiuto (che in ogni caso viene rimessa all'autorità giudiziaria) non può che essere effettuata tenendo conto del principio generale di cui all'art. 1176 C.C. (c.d. "canone di buona fede") che, come è noto, è alla base di qualsiasi rapporto obbligazionario.

In ogni caso, affinchè la liberazione del creditore sia piena quest'ultimo oltre ad aver effettuato tutte le formalità sopra indicate dovrà chiederne la convalida in apposito giudizio.

Sul punto Cass. Civ. n. 23844/08, afferma chiaramente che “Il procedimento di convalida dell'offerta reale e del successivo deposito liberatorio, relativi ad obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro, é un giudizio di liberazione coattiva del debitore, essendo la sentenza che lo definisce volta ad estinguere, con efficacia costitutiva, il debito, accertando la validità del deposito, ai sensi dell'art. 16 e seguenti disp. att. cod. civ., a favore del creditore; oggetto di tale procedimento é la verifica della ritualità di tutte le modalità, formali e temporali, prescritte dalla relativa disciplina normativa affinché il debitore si liberi delle sua obbligazione e, pertanto, parti necessarie del detto procedimento sono soltanto il debitore e il creditore”).

Pertanto il procedimento di convalida dell'offerta reale e del successivo deposito libera il debitore dalla sua obbligazione soltanto quando il deposito è accettato dal creditore ovvero quando è dichiarato valido con sentenza passata in giudicato, ai sensi dell'art. 1210, comma secondo, cod. civ., non essendo sufficiente per la liberazione coattiva del debitore che questi abbia rispettato le modalità, formali e temporali, prescritte dalla disciplina dell'offerta e del deposito contenuta nel codice civile e nelle disposizioni di attuazione, se non seguite dal giudizio di convalida, conclusosi positivamente (così in Cass. Civ. n. 302/15).