con questi termini si indicano, nell'ambito dei programmi di montaggio non lineare, due diversi modi di rappresentare nell'area di lavoro il filmato che si va costruendo. La maggior parte dei programmi permette di passare da un tipo di rappresentazione all'altra.
Nello story-board ( il cui nome indica originariamente una sceneggiatura corredata dagli schizzi di ogni inquadratura) le clip che via via vengono aggiunte al filmato sono rappresentate da icone (il primo fotogramma di ogni clip), tutte della stessa dimensione, disposte una accanto all'altra e sulle quali è evidenziato (o evidenziabile) il nome e la durata.
Gli effetti di transizione vengono rappresentati da appositi simboli posti tra un'icona e l'altra mentre la presenza di effetti speciali e di titoli viene evidenziata sulle icone interessate.
L'immagine qui sotto mostra la schermata di lavoro di un diffuso programma di editing, nella parte bassa c'è la sequenza delle clip mostrata come story-board ( notare i simboli degli effetti di transizione ) dove risulta selezionata la clip n° 8.
In alto a sinistra la finestra di taglio ( trimming ) che mostra sia visivamente che indicandone i codici di tempo i punti scelti come inizio e come fine della clip, e, in alto a destra, la durata (4 secondi e 16 fotogrammi ) .Tutti questi valori possono essere modificati agendo sui due cursori.
A destra in alto l'immagine corrispondente alla posizione attuale del cursore ( 9 secondi e 9 frame della clip " Video 7:28:05" )
Nella time-line ( immagine sotto ) invece, sia le clip video e audio che titoli ed effetti di transizione vengono rappresentate come barre orizzontali di lunghezza proporzionale alla durata. In alcuni programmi le barre che rappresentano le clip video possono essere costituite da una fila di fotogrammi, per cui ricordano nell'aspetto una pellicola cinematografica.
La time-line può essere rappresentata a diverse scale temporali e ciò permette di lavorare agevolmente sia su pochi fotogrammi che su intere sezioni del video.
Sulle clip audio può essere evidenziata la forma d'onda e una linea (generalmente indicata come "rubber band") il cui andamento può essere modificato tramite "maniglie" e che rappresenta il volume di uscita dell'audio.
L'immagine qui sotto mostra la schermata di lavoro di un famoso programma di editing, nella parte bassa la time-line dove si notano i titoli (in rosa e arancione), una sequenza video ( in giallo), degli effetti di transizione ( in viola chiaro) e due tracce audio ( in verde )
In alto a sinistra la finestra con l'elenco di tutti materiali disponibili per il progetto: sulla barra blu il nome del progetto ( compost.ppj)
A destra in alto l'immagine corrispondente alla posizione attuale del cursore ( 9 minuti, 36 secondi e 18 frame dall'inizio del montato) indicata sia dal cursore (la linea verticale verso il centro della timeline ) che dai numeri verdi sotto l'immagine della ruspa, a destra.
Pur essendo di uso più complesso rispetto allo story-board, la time line permette un controllo molto maggiore su tutti gli elementi che compongono il video: clip, effetti speciali, transizioni, titoli e, soprattutto, audio.
Mentre usando lo story-board è possibile solo aggiungere, inserire, eliminare, o sostituire intere clip una alla volta, nella time-line è possibile eseguire queste operazioni su qualsiasi segmento di video o di audio venga selezionato.
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