Contrariamente a quanto accade con la pellicola, osservando il nastro magnetico non è possibile individuare i singoli fotogrammi e quindi non è possibile operare con rapidità montaggi usando forbici e nastro adesivo.
Per montare le immagini registrate su nastro magnetico(prima in bobina aperta e poi nei vari formati di videocassetta) apparve subito conveniente il sistema di riversare nella sequenza voluta su un nuovo nastro (master) le sequenze registrate sui nastri originali. Per questo erano ovviamente necessari due videoregistratori collegati tra loro, uno con funzione di player e uno con funzione di recorder.
Per attuare il montaggio in maniera precisa e veloce erano state sviluppate, tra gli anni '60 e i '90, particolari apparecchiature chiamate centraline di montaggio che permettevano di comandare contemporaneamente il player e il recorder.
Oltre a diversi pulsanti per le varie funzioni e a display numerici per indicare la posizione del nastro (v. timecode), la centralina era dotata di una o due manopole che permettevano di controllare in maniera molto precisa il movimento del nastro, sia in avanti che all'indietro, e quindi di individuare con rapidità e precisione i punti dove effettuare il "taglio".
Fondamentalmente una centralina permetteva tre funzioni:
assembly: aggiunta di una sequenza in coda a quelle già registrate sul master;
insert video: registrazione di una sequenza video "sopra" (al posto di) un segmento video di pari lunghezza già esistente sul master;
insert audio: registrazione di una sequenza audio "sopra" (al posto di) un segmento di pari lunghezza già esistente sul master;
Per precisione, le funzione di editing, ovvero assembly e insert audio/video erano proprie dei videoregistratori, in particolare del recorder, mentre il compito della centralina era quello di comandare queste funzioni e di coordinare il funzionamento del player con quello del recorder.
Per ogni sequenza la tipica procedura di montaggio consisteva nell'individuare sul nastro master (montato sul "recorder") il punto dove si voleva che terminasse la scena precedente, e sul nastro originale, montato sul "player", il punto da cui si voleva far iniziare la nuova scena. Era anche possibile impostare sulla centralina il punto di uscita, cioè il punto in cui la nuova scena sarebbe terminata.
A questo punto, pigiando un tasto, si faceva partire la procedura di copiatura che veniva gestita automaticamente dalla centralina: i due nastri venivano di poco riavvolti e posizionati con precisione un certo numero di secondi (in genere cinque) prima dei punti fissati per l'inizio della sequenza, dopodiché partivano contemporaneamente mentre la rotazione delle testine rotanti veniva mantenuta perfettamente in sincrono (pre-roll). Arrivati al punto fissato (in), iniziava la registrazione del segnale dal player al recorder che terminava una volta raggiunto il punto scelto come uscita (out).
Le centraline disponevano di una funzione di preview che permetteva di simulare e vedere sul monitor l'operazione decisa (assembly, insert audio, insert video) prima di eseguire materialmente la registrazione sul master.
Tra il player e il recorder poteva essere inserito un mixer video e/o una titolatrice che permettevano di inserire effetti speciali e titoli.
Centraline più complesse (dotate di quella che veniva indicata come funzione A/B roll) erano in grado di comandare simultaneamente due o più player collegati a un mixer in modo da poter generare effetti speciali e transizioni tra immagini in movimento.
Il più grosso limite del montaggio lineare era quello di non permettere ( a meno di non rifare buona parte del lavoro ) la modifica della durata di sequenze già trasferite sul master.
Per ovviare a ciò si costruirono centraline computerizzate in grado di memorizzare i dati di tutte le operazioni di montaggio. In caso di necessità era così possibile apportare le modifiche richieste e far eseguire nuovamente dalla macchina tutto il montaggio in automatico.
Alla fine, una struttura in grado di permettere il montaggio di un video completo di qualità soddisfacente veniva ad essere composta da almeno una decina di diverse apparecchiature elettroniche abbastanza costose e complesse da utilizzare e soprattutto da interconnettere tra loro, cosa che per molto tempo ha sempre reso difficile l'accesso ai linguaggi audiovisivi ai singoli e alle istituzioni "povere" (scuole, circoli, parrocchie ecc.)
In effetti, tra la fine degli anni '80 e i '90, sul mercato amatoriale erano comparse diverse proposte per facilitare l'editing lineare, nessuna delle quali, però, è riuscita ad affermarsi su larga scala, sia perché in definitiva permettevano funzioni molto limitate, sia perché forse appariva chiaro ai produttori che "da un momento all'altro" il montaggio non lineare su computer avrebbero reso del tutto inutili centraline, mixer video, titolatrici, cavi e quant'altro formava l'armamentario tecnologico dell'editing lineare.
indice del glossario voce successiva: Montaggio non lineare