Il montaggio della pellicola cinematografica avviene tramite una moviola, che consente di visionare agevolmente il materiale girato e decidere dove effettuare i tagli, ed una giuntatrice che permette di unire i vari spezzoni rispettando il passo della perforazione della pellicola. Di fatto, oggigiorno, anche nelle produzioni cinematografiche che girano in pellicola i registi preferiscono effettuare un montaggio elettronico su una copia digitale del girato.
Sul montaggio è stato scritto moltissimo, a partire da Pudovkin ed Ejsenstejn in Unione Sovietica e Griffith negli Stati Uniti, che all'inizio del '900 furono tra i primi a utilizzare e teorizzare questa tecnica.
La prima funzione del montaggio è quella di rendere il flusso delle immagini e dei suoni il più simile possibile alla nostra esperienza percettiva del mondo.
Quando noi osserviamo il mondo reale, a meno che non siamo impegnati in un esercizio di contemplazione e cerchiamo di integrare in un'unica visione tutte le nostre percezioni, il nostro sguardo e la nostra attenzione si spostano più o meno consapevolmente sui diversi elementi che compongono la scena.
Immaginiamo di essere seduti sui gradini di una scalinata: contempliamo la piazza antistante nel suo complesso dopo averne osservato i vari dettagli architettonici. La piazza è completamente deserta. A un certo punto la nostra attenzione viene attratta da una persona che cammina e ci concentriamo sul suo atteggiamento. Questa persona ne incontra un'altra e si mettono a discutere: la nostra attenzione si sposta dall'uno all'altro seguendo la dinamica del discorso.
E' evidente che questo "flusso di attenzione" può immediatamente diventare una sequenza di montaggio: una serie di inquadrature degli elementi architettonici (A,B,C,D), un totale della piazza (E), una panoramica di inseguimento (in piano americano) della persona che cammina (F), un piano americano del suo interlocutore (G), una serie di primi piani dei due che discutono (H,I,L,M).
I punti di stacco da un'inquadratura alla successiva saranno quelli "naturali" : si passerà da E ad F un paio di secondi dopo che il soggetto è entrato nell'inquadratura (il tempo di accorgersi della sua presenza e decidere di seguirlo); da F a G nel momento in cui il soggetto si accorge della presenza dell'interlocutore e inizia a volgere lo sguardo su di lui, da G a H dopo che l'interlocutore ha salutato e inizia a parlare il primo soggetto, da H a I per evidenziare la reazione dell'interlocutore a una certa battuta... ecc.
In un montaggio di questo tipo, che possiamo definire "naturalistico", gli stacchi tra le inquadrature risultano del tutto invisibili, perché avvengono esattamente quando ce lo aspettiamo.
Il montaggio, però, ci consente anche di andare oltre la semplice descrizione di azioni (vere, verosimili o fantastiche che siano).
Infatti, accostando tra loro varie immagini possiamo creare collegamenti tra situazioni diverse e anche suggerire direttamente allo spettatore concetti ed emozioni. Riferendoci all'esempio di prima, potremmo richiamare esperienze passate dell'osservatore inserendo dopo il totale della piazza immagini di altre piazze; potremmo fare dei commenti sull'aggressività umana alternando alle immagini dei due che discutono inquadrature di un litigio tra topi; potremmo dire dove i due si sono conosciuti o come si concluderà la loro vicenda inserendo immagini degli stessi soggetti in un altro contesto.
La teoria e la pratica del montaggio "concettuale" è stata sviluppata soprattutto all'epoca del film muto, quando la mancanza di dialoghi e di colonna sonora sincronizzata obbligava a far conto unicamente sulle immagini e sulle didascalie per trasmettere concetti ed emozioni. A quell'epoca risale anche l'introduzione dei primi effetti di transizione, che permettono di attribuire particolari significati al passaggio da un'inquadratura all'altra.
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