Nell'ambito dell'elettronica, questo termine indica una tensione elettrica che, variando con continuità entro valori definiti, riproduce le variazioni di un certo fenomeno fisico che si vuole rappresentare. La prima applicazione in questo senso fu quella del telefono, che permetteva di riprodurre a distanza la voce modulando una tensione elettrica.
Per visualizzare un segnale e studiarne le caratteristiche si usa un particolare tubo catodico chiamato oscilloscopio oppure un suo equivalente digitale che permette di visualizzare il segnale sullo schermo del computer.
Utilizzando adatti circuiti elettronici incorporati in apposite apparecchiature un segnale può essere modificato ( amplificato, equalizzato, filtrato ....) o mixato ad altri segnali dello stesso tipo.
Inoltre un segnale elettrico analogico può essere registrato e successivamente riprodotto alterando con un piccolo elettromagnete (testina di scrittura) l'orientamento delle particelle magnetiche depositate su un nastro che scorre davanti alla testina stessa (registrazione audio, videoregistrazione)
Attualmente, per elaborare e registrare i segnali si preferisce digitalizzarli, dato che le apparecchiature digitali sono meno costose e più versatili.
Nell'utilizzare semplici sistemi audiovisivi si ha a che fare essenzialmente con tre tipi di segnale analogico:
varia da zero a pochi millivolt in funzione delle variazioni di pressione determinate dall'onda sonora che arriva sulla membrana della capsula microfonica;
varia da 0,3 a 1 volt a seconda della luminosità dei punti che man mano vengono esplorati sulla superficie del sensore della videocamera;
ha la stessa forma di un segnale microfonico ma ha un livello più alto (massimo 0,775 volt) e serve a portare l'informazione audio da un apparecchio all'altro.
I segnali analogici sono trasportati da cavi coassiali collegati alle apparecchiature da vari tipi di connettori.
Tutti i cavi che trasportano segnali analogici sono del tipo coassiale, costituiti cioè da un conduttore centrale che trasporta il segnale, ovvero la tensione variabile. Il conduttore centrale è avvolto da un isolante che a sua volta è circondato da una calza di rame che si trova al potenziale di massa, ovvero il livello fisso rispetto a cui il segnale varia. Questa configurazione permette di ridurre notevolmente i disturbi indotti da campi elettromagnetici esterni.
I cavi hanno anche una certa resistenza, per cui più lunghi sono più attenuano il segnale che trasportano. Nel caso del segnale video, per distanza superiori ai 50 metri è in genere necessario un amplificatore.
All'estrema sinistra è rappresentata l'onda acustica che viene captata dal microfono. In uscita dal microfono vi sono due copie del segnale da trasportare, dei quali uno è identico al segnale originale e l'altro ne è l'immagine speculare.
Nel cavo (dove al posto di un conduttore interno per il segnale ve ne sono due) viaggiano quindi due segnali, identici ma opposti, nel senso che dove uno presenta un valore di +X, l'altro presenta un valore di -X. Nell'apparecchio di arrivo grazie a un particolare trasformatore ( o un circuito più complesso ) uno dei due segnali viene nuovamente invertito e sommato all'altro, ottenendo così nuovamente il segnale di partenza.
Supponiamo che a un certo istante il cavo capti un disturbo elettromagnetico: esso si manifesterà come un picco di intensità +Y in entrambi i conduttori. Dato che all'arrivo il segnale di uno dei due cavi viene invertito prima di essere sommato all'altro, avremo Y-Y=0 e il disturbo risulta annullato.
Per ridurre drasticamente i disturbi dovuti a campi elettromagnetici presenti nell'ambiente, i sistemi professionali usano un semplice accorgimento, noto col nome di linea bilanciata. Tale sistema si applica soprattutto ai segnali provenienti dai microfoni, che, essendo di intensità molto bassa, sono facilmente soggetti a disturbi.
I segnali audio bilanciati, sia microfonici che di linea, sono in genere trasportati da cavi formati da due conduttori e una calza che terminano con un connettore cannon a 3 pin (XLR)
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