Per questo il nostro cervello è strutturato in maniera tale da integrare le informazioni che vengono dal sistema visivo e da quello uditivo, ad esempio è in grado di decidere rapidamente se un certo suono è stato prodotto da uno degli oggetti presenti nel nostro campo visivo oppure no.
Nelle grandi produzioni audiovisive, una buona conoscenza della psicologia della percezione acustica (v. suono) unita a una notevole esperienza pratica permettono agli ingegneri e ai tecnici del suono di ottenere effetti molto realistici e/o di grande impatto emotivo.
Anche nelle piccole produzioni, però, l'audio riveste una notevole importanza e richiede attenzione in fase di registrazione, di editing e di controllo finale del prodotto.
Quando si effettua la registrazione del suono di una scena reale, recitata o meno, dobbiamo preoccuparci di captare nel modo migliore voci e suoni inerenti e di escludere quelli indesiderati.
Quando invece andiamo a comporre ex novo una sequenza audiovisiva accostando suoni ( musica, ma anche musica e parlato fuori campo, solo parlato, rumori, suoni naturali... ) e immagini di diversa origine dobbiamo essere consapevoli che stiamo creando degli oggetti virtuali le cui caratteristiche sono in molti casi determinate proprio dall'accostamento di immagine e suono.
Ad esempio l'inquadratura di soldati che marciano su una musica patriottica avrà un significato totalmente diverso dalla stessa inquadratura accompagnata da una musica tragica o da esplosioni di bombe e grida di gente in fuga. Un fiume che scorre può apparire poderoso o minaccioso a seconda della musica che accompagna l'immagine, e così una nave che salpa puo suggerire entusiasmo o nostalgia.
Oltre che per creare significato, un accorto uso dell'audio è utile per guidare l'attenzione dello spettatore. Come nel mondo reale è spesso l'udito che per primo percepisce e dirige la nostra attenzione verso un evento ( i passi di una persona che si avvicina, un treno in arrivo...), così nella convenzione filmica la voce di una persona preannuncia la sua apparizione, l'ingresso di una musica preannuncia una nuova sequenza, un calo di volume ne preannuncia la fine. (v. split audio)
In alcuni casi si possono ottenere risultati interessanti combinando la colonna sonora musicale e l'audio originale. Facendo prevalere ora l'uno ora l'altro si conduce lo spettatore dal piano della suggestione a quello della narrazione realistica e viceversa.
Gli attuali sistemi di editing non lineare, permettendo la gestione di almeno tre tracce audio, rendono abbastanza semplice la creazione di colonne sonore anche abbastanza complesse.
Prima del rendering finale è sempre opportuno eseguire un controllo per verificare che i livelli dell'audio siano omogenei per tutta la durata del lavoro e corrispondenti alle nostre intenzioni ( ad esempio che le musiche di fondo non ostacolino la comprensione del parlato).
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