Come sa chiunque abbia provato almeno una volta a montare delle immagini, passare da un'inquadratura alla successiva non è un compito facile.
Al di la della creazione di significato che più o meno volontariamente otteniamo ogni volta che mettiamo in rapporto tra loro due immagini, bisogna fare attenzione che il passaggio dall'una all'altra non appaia innaturale o fastidioso.
Il discorso vale sia quando gli stacchi sono ottenuti in diretta, tramite un mixer video, passando dall'inquadratura di una camera a quella di un'altra, sia quando, in sede di montaggio, uniamo tra loro immagini riprese in tempi diversi. In questo secondo caso bisogna anche fare attenzione a non inserire elementi che contraddicano la continuità temporale . Per fare un esempio banale non bisogna finire un'inquadratura col soggetto in primo piano che gira la testa verso sinistra e iniziare il successivo piano americano col soggetto che ripete il movimento. Sarà invece possibile e anzi consigliabile finire la prima inquadratura col soggetto che inizia il movimento e iniziare l'altra col soggetto che finisce il movimento, dato che la mancata percezione della parte centrale del movimento della testa è in qualche modo giustificata dal fatto che in quel momento “ci siamo mossi” per cambiare il punto di vista.
E' abbastanza difficile dare indicazioni precise in merito, ma in genere dopo un po' di sperimentazione la scelta dei punti precisi dove iniziare e finire le inquadrature diventa abbastanza intuitiva. Un criterio è quello di iniziare un paio di fotogrammi dopo che è iniziato un movimento e finire un paio di fotogrammi prima che un movimento si concluda. Allo stesso modo si eviterà di iniziare su un movimento che sta finendo o di finire su un movimento che inizia ( a meno che il movimento non si prolunghi nell'inquadratura successiva )
Nelle riprese di persone si fa anche riferimento ai molti segnali (movimenti degli occhi, della testa, della lingua, della bocca, delle mani, del corpo) per la maggior parte inconsapevoli, che normalmente utilizziamo col significato di «guarda da un'altra parte! » oppure «guarda qui !» quando interagiamo con gli altri.
Naturalmente si può imparare molto analizzando con attenzione i film d'autore..
Anche per l'accostamento dell'inquadratura precedente con quella seguente non è semplice dare indicazioni in positivo.
Sicuramente bisogna evitare di accostare tra loro inquadrature molto simili. Se si ritrae lo stesso soggetto si avrebbe l'impressione di un "salto", nel senso che la nostra mente, concentrata sul soggetto, percepisce l'ambiente come non mutato mentre percepisce l'improvviso cambio di atteggiamento del soggetto. Se si ritraggono soggetti diversi si ha invece la buffa impressione di una repentina trasformazione di uno nell'altro.
Se non si hanno grosse pretese stilistiche, molte situazioni in cui il passaggio da una inquadratura alla successiva risulta troppo "duro" si possono risolvere con una brevissima dissolvenza incrociata, in modo che il nostro sistema percettivo ha qualche decimo di secondo per preparasi all'arrivo di una nuova immagine.
Le dissolvenze lunghe e gli altri effetti di transizione vanno usati solo quando hanno un effettivo significato.
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