Gli effetti di transizione vengono in genere paragonati alla punteggiatura, in quanto stabiliscono il rapporto tra l'inquadratura precedente e quella seguente.
Mentre nel cinema venivano realizzati in laboratorio con l'uso di mascherini e diaframmi, nel mondo del video vengono generati in diretta da un mixer video o in fase di post-produzione da un programma di editing (v. montaggio non lineare). Il mercato ne offre una varietà notevole, alcuni anche obiettivamente originali e divertenti, ma sono pochi quelli che possono effettivamente assumere un significato preciso. Usualmente un effetto di transizione si fa durare da mezzo a un secondo, difficilmente si superano i tre secondi. In genere è bene non usare più di due o tre effetti diversi nell'ambito di uno stesso video, badando di utilizzarli sempre con lo stesso significato.
Due effetti dello stesso tipo, ma con direzione opposta (se non troppo distanziati nel tempo) possono essere usati come una coppia di parentesi per aprire e chiudere una sezione del video.
L'immagine emerge dal nero ( più raramente dal bianco, o da un colore ) oppure sfuma ( sul nero, ecc. ) Si usano per iniziare e terminare il programma o le sue sezioni .
a un'immagine la cui luminosità diminuisce fino a sparire se ne sovrappone una la cui luminosità aumenta - è la più antica e utile delle transizioni; dal punto di vista percettivo segnala allo spettatore che l'immagine sta per cambiare. Se molto breve (due/otto frame) non viene percepita consapevolmente e serve ad ammorbidire lo stacco tra due inquadrature che non "legano" bene. Se abbastanza lunga (da mezzo secondo in su) serve in genere a segnalare che è passato del tempo (da pochi secondi ad anni) tra una sequenza e la successiva, o, in alternativa, a segnalare un forte rapporto simbolico o formale tra le due inquadrature. [ le immagini sono GIF animate, cliccarvi sopra per osservare l'effetto ]
Una linea verticale (più o meno spessa ed eventualmente colorata) si sposta dall'estremità sinistra a quella destra dello schermo - o viceversa - rivelando una nuova immagine.La tendina può essere anche verticale, diagonale, doppia (sipario), circolare, a settori, a barre, a orologio... con la dissolvenza erano gli unici effetti di transizione disponibili prima delle tecnologie digitali; la tendina circolare su nero o colore si presta ad essere usata in apertura e chiusura del programma.
Una nuova immagine entra ( da sinistra, destra, sopra o sotto ) e sembra spingere fuori l'immagine preesistente - molto efficace per presentare una galleria di personaggi o situazioni o per evidenziare drastici cambiamenti di argomento.
L'immagine precedente viene "sfogliata via", oppure, usato al contrario, la nuova immagine copre la precedente.
L'immagine preesistente si sposta e rivela l'immagine sottostante; usando l'effetto al contrario la nuova immagine viene a coprire la precedente.
Citiamo poi (tra le centinaia esistenti) i vari "quadro che va in frantumi" "bollicine" "fiamme" "nebbia" "spirale" "zoom in/out" "onde" e così via, spesso offerti come optional a pagamento, che vanno usati con avvedutezza per evitare di scadere nel ridicolo.
Resi accessibili dall'accresciuta potenza di calcolo dei computer che ospitano i programmi di editing. Il primo è stato probabilmente il "cubo" : l'immagine uscente e quella entrante appaiono incollate sulla superficie di un cubo che, ruotando, passa dalla prima alla seconda. Da questo sono derivati una vasta gamma di effetti nei quali l'immagine uscente e/o quella entrante sono incollate sulla superficie di un solido ( lastra, parallelepipedo, sfera ecc.) che se ne va o entra compiendo una serie di evoluzioni.
Nato come effetto digitale del cinema hollywoodiano per trasformare un volto in un altro, permette effetti molto spettacolari.
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