Il mixer video, che costituisce il cuore del modo di produzione televisivo è un apparecchio dotato di vari ingressi (da quattro nei modelli più economici a diverse decine nei modelli broadcast) dove entrano i segnali video provenienti da diverse apparecchiature (telecamere, videoregistratori, titolatrici, computer...) indicate come "sorgenti".
E' dotato ovviamente di una o più uscite dalle quali viene prelevato il segnale video che può essere registrato e/o inviato direttamente agli spettatori tramite un sistema di trasmissione o un circuito chiuso locale.
Il segnale in uscita può essere uno di quelli in ingresso o il risultato della combinazione di due di questi tramite un effetto speciale, ad es. il "superimpose" (usato in genere per inserire titoli) lo "split-screen", il croma key, ecc.
La possibilità di combinare tra di loro due immagini viene utilizzata anche quando, nel passare da una sorgente all'altra, invece di un passaggio "a stacco" si usa un effetto di transizione come la dissolvenza o la tendina.
Attualmente, accanto alle apparecchiature dedicate, sono comparsi software ( trinity, tricaster, vidblaster, wirecast...) che permettono di far svolgere a un computer di potenza adeguata e dotato delle periferiche adatte le funzioni di mixer video.
Per poter miscelare tra loro i segnali video provenienti da varie sorgenti occorre che questi siano sincronizzati tra loro, ovvero che gli impulsi che segnalano l'inizio di un nuovo fotogramma (quadro) siano contemporanei per tutti i segnali in ingresso.
Per questo, fino ai primi anni '80, tutte le apparecchiature che afferivano a un mixer video dovevano necessariamente essere collegate a un unico generatore di segnali di sincronismo (chiamato genlock) il quale, per così dire, "dava il ritmo" (50 impulsi al secondo) sulla base del quale telecamere e videoregistratori generavano il proprio segnale. Ciò contribuiva a rendere complessa e costosa la realizzazione di una regia televisiva.
Lo sviluppo dell'elettronica digitale rese possibile la fabbricazione delle cosiddette "memorie di quadro", dispositivi che permettono di memorizzare su un registro ogni fotogramma in arrivo e di leggerlo in sincronia con un segnale di riferimento.
Dai primi anni '90, essendo calato il costo e aumentate le prestazioni delle memorie digitali, è stato possibile incorporarle in mixer relativamente economici, come quelli mostrati in questa pagina, in grado di accettare in ingresso segnali non sincronizzati provenienti da attrezzature non professionali.
Anche se le funzioni di base sono sempre le stesse, la struttura della consolle e l'operatività di un mixer variano a seconda dei modelli. Le foto sopra mostrano una veduta frontale dell'apparecchio, un dettaglio della barra di commutazione e una parte del pannello posteriore di un mixer Panasonic dei primi anni '90. Questo tipo di macchina accetta in ingresso due sorgenti di immagine, uno dei quali viene digitalizzato, sincronizzato all'altro, nuovamente trasformato in analogico e reso disponibile per la commutazione o il missaggio. Sul segnale che viene digitalizzato si possono applicare alcuni effetti tra cui il fermo immagine. E' anche disponibile un ingresso per una telecamera in bianco e nero (che deve ricevere un segnale di sincronismo) con la quale si possono riprendere titoli da mandare in sovrimpressione. La consolle include un piccolo mixer audio in grado di miscelare due segnali di linea e un microfono.
A parte il numero di ingressi l'operatività di questo mixer è simile a quelli di classe broadcast. Facendo riferimento all'immagine centrale notiamo due file orizzontali ("barre" o "bus" indicate come A e B ) di tasti corrispondenti ai due ingressi e al colore di fondo (back colour), e una leva di transizione. Vediamo che la leva di transizione è in corrispondenza della barra A e su questa è illuminato il tasto 2: vuol dire che in questo momento è "in onda" il segnale proveniente dalla sorgente n.2.
Se desideriamo passare "a stacco" all'immagine della sorgente n.1 non dobbiamo far altro che premere il tasto 1, sempre sulla barra A.
Se invece vogliamo passare alla sorgente 1 tramite un effetto di transizione dovremo premere il tasto 1 sulla barra B, selezionare l'effetto desiderato (questo modello consente solo dissolvenze e tendine, selezionabili tramite i tasti posti alla sinistra) e poi eseguire la transizione portando dolcemente la leva di transizione in corrispondenza della barra B.
Se la leva di transizione viene lasciata a metà corsa e come effetto era stata selezionata una tendina otterremo uno "split-screen".
Quello qui sopra è invece un mixer Videonix della fine degli anni '90 che accetta in ingresso quattro diversi segnali video ( A, B, C, D ) e genera un colore di fondo ( color ). Si passa dall'uno all'altro "a stacco" (cut) premendo il relativo tasto sulla fila superiore, evidenziata nella foto centrale.
Premendo uno dei tasti della fila in basso, ugualmente indicati con le lettere A, B, C, D, viene preselezionata un'altra sorgente. La foto centrale mostra che la sorgente A è attualmente in onda (il led è acceso) e la sorgente C è preselezionata (cliccando sull'immagine dovreste vedere il led lampeggiare... ) Per passare dalla sorgente A alla C tramite uno dei numerosi effetti di transizione disponibili (selezionabili tramite i tasti rettangolari sulla sinistra o tramite un tastierino numerico) si può agire sulla la leva di transizione o sul tasto "play" in basso a sinistra.
Un'apposita uscita permette di vedere, in formato ridotto, tutte le quattro sorgenti in ingresso su un unico monitor di controllo.
Come altre macchine di questa categoria, questa digitalizza entrambe le sorgenti coinvolte in un certo effetto, le combina con un processo digitale e restituisce il risultato in forma analogica ( modelli più recenti hanno anche ingressi e uscite digitali ).
Ciò rende possibile una notevole gamma di effetti, tra cui anche il croma key
.A seconda del modello (e del costo) un mixer può offrire varie utili funzionalità tra cui : uscite monitor per ogni ingresso, uscite per le luci di "Tally" (la luce rossa che si accende sulla telecamera che in quel momento è "in onda" e sul relativo monitor di controllo), possibilità di visionare la transizione o l'effetto scelto su un monitor di "preview" prima di mandarlo effettivamente "in onda"
indice del glossario voce successiva: Modi di produzione: filmico/televisivo