Tra le altre innumerevoli funzioni, un computer relativamente potente (processore da 1 gigaherz, hard-disk da 40 gigabite, scheda di acquisizione video) e dotato del software adeguato può essere una efficente macchina per l'editing "non lineare" di sequenze audiovisive (NLE = non linear editing).
Rispetto al montaggio lineare effettuato riversando in sequenza le immagini su un nastro (cassetta) master, il computer offre diversi vantaggi, in primo luogo la possibilità di modificare in qualsiasi momento l'ordine e la durata delle scene montate.
Concettualmente il meccanismo è abbastanza semplice:
una volta registrato nella propria memoria di massa (acquisizione) il materiale audio e video di partenza, il computer, in risposta ai comandi ricevuti dall'operatore tramite le apposite finestre di dialogo, crea una lista degli indirizzi delle sequenze scelte.
Quando si manda in "play" la sequenza montata, sfruttando la possibilità di accedere in tempi rapidissimi a qualsiasi dato registrato sui propri hard disk, il computer va a leggere le sequenze scelte nei punti dove erano state originariamente registrate e le invia alle uscite audio e video come un flusso continuo di immagini e suoni.
Il "montato", quindi, esiste solo in maniera virtuale, almeno fintantoché che non si dà alla macchina l'ordine di usare la "lista di montaggio" per generare un nuovo file audio-video permettendo così di archiviare il filmato finito, di copiarlo su un supporto digitale o di immetterlo in rete.
Titoli, effetti di transizione ed effetti speciali, sia audio che video, possono essere trattati con due diverse modalità: "in tempo reale" oppure "con renderizzazione"
Se il computer, e in particolare la scheda video, è abbastanza potente e veloce, gli effetti vengono resi in tempo reale ogni volta che si manda in "play" la sequenza montata. Ad esempio, per eseguire una dissolvenza di un secondo tra le sequenze "A" e "B", il computer carica su una memoria operativa i fotogrammi necessari (gli ultimi 25 di "A" e i primi 25 di "B"), li combina tra di loro in modo da generare 25 nuovi fotogrammi che sfumano da "A" a "B" e li invia direttamente all'uscita video.
Se invece la macchina è troppo lenta per eseguire l'elaborazione in tempo reale (lo si capisce perchè l'effetto ricihesto viene riprodotto a scatti), bisogna ordinare al computer di "renderizzare" l'effetto prima di mandare in "play" il montato. A seconda della complessità dell'effetto e della velocità del computer l'operazione può richiedere da pochi secondi a parecchi minuti.
Tornando all'esempio di prima, i 25 fotogrammi che costituiscono la dissolvenza vengono registrati da qualche parte sul disco rigido da dove, al momento del "play", vengono letti e inviati all'uscita video dopo la sequenza "A" e prima della "B".
Lo stesso discorso vale per i titoli e per gli effetti speciali.
Esistono sul mercato numerosi programmi per l'editing video, sia a livello amatoriale che professionale, i quali, pur funzionando quasi tutti in base allo schema appena descritto, differiscono tra loro per la quantità e la qualità delle prestazioni fornite e, soprattutto, per l'interfaccia utente, cioè le schermate che permettono all'operatore di fornire al programma le indicazioni per effettuare il lavoro.
Per gli amanti dell'open source diciamo che ora sono disponibili anche programmi che girano sotto Linux , come Kino, Cinelerra e Kdenlive.
Al di là delle diverse modalità di presentazione, comunque, esistono alcuni aspetti comuni che cercheremo di descrivere dando anche alcune indicazioni utili per organizzare il lavoro, fermo restando che per imparare ad usare uno specifico programma di editing è indispensabile studiarne il manuale.
Nell'iniziare qualsiasi nuovo "progetto" (così in genere viene chiamato il file che contiene tutte le informazioni relative al video che si va costruendo) occorre comunicare al programma le caratteristiche del materiale con cui si intende lavorare, ovvero:
Formati digitali (AVI, MPEG-1, MPEG-2, DV ecc. nel caso il programma possa gestire diversi tipi di file audiovisivi).
Standard televisivo (PAL, NTSC: deve essere lo stesso usato per le riprese).
Risoluzione, dimensioni del quadro, (esprime, in pixel, le dimensioni del singolo fotogramma, più alti sono questi parametri, maggiore è lo spazio occupato sul disco dai file; la risoluzione standard del formato DV -pal è 720 x 576 pixel )
Compressione (minore è la compressione, migliore è la qualità dell'immagine).
Qualità dell'audio: mono/stereo, frequenza di campionamento (in hertz) dimensioni del campione (in bit) - una audio campionato ad es. 8.000 volte al secondo con valori da 8 bit è di bassa qualità, 44.100 campionamenti al secondo con valori di 16 bit sono lo standard dei CD, il formato DV consente due frequenze di campionamento: 48.000 e 32.000 Hz.
Alcuni programmi non permettono all'utente di gestire questi parametri, usano un unico tipo di file e chiedono solo se si vuole una qualità globale alta/media/bassa.
Una volta scelte le caratteristiche del progetto si passa alla fase operativa, che in qualsiasi programma di NLE prevedere tre fasi di lavoro principali: acquisizione dei materiali, montaggio vero e proprio, renderizzazione finale.
Nelle macchine che registrano su hard disk o su schede di memeoria è sufficiente collegare la camera al computer o inserire la scheda in un lettore, individuare la cartella nella quale sono immagazzinati i video sotto forma di file e trasferirli in una cartella del computer. Dopodichè, una volta aperto il programma di editing, li si trascinano nell'area destinata ai "materiali grezzi" che, a seconda dei programmi, può chiamarsi "clip-bin" o "album" o "project media".
OBSOLETO Se invece si lavora con macchine che registrano su nastro la procedura è un po' più complessa.
Occorre collegare le uscite della videocamera ai corrispettivi ingressi della scheda di acquisizione, aprire la finestra di cattura del programma e verificare che i parametri di cattura (tipo di file, standard televisivo, risoluzione e compressione, qualità dell'audio) siano corrispondenti a quelli scelti per il progetto. Accendendo la videocamera dovrebbe comparire l'immagine nella finestra di cattura, in caso contrario occorre forse specificare da quale ingresso proviene il segnale (video composito, S-video oppure IEEE 1394/firewire ).
In questa fase, se si sta acquisendo da una sorgente analogica è possibile regolare alcuni parametri dell'immagine: luminosità, contrasto, saturazione del colore, e il volume dell'audio. Questo è utile per correggere errori in fase di ripresa, per assegnare un particolare tono al filmato o per accordare tra loro immagini provenienti da videocamere diverse. [consiglio: se si alterano questi parametri è bene valutare il risultato su un monitor televisivo (che dovrebbe sempre essere collegato all'uscita della scheda video) piuttosto che sullo schermo del computer]
Se invece si acquisisce un video digitale tramite un cavo IEEE 1394/firewire non è possibile nessuna regolazione.
Una volta regolati i parametri si posiziona il nastro subito prima della sequenza che si vuole riversare e si fanno partire la videocamera e il programma di cattura ( in questa fase l'aver preventivamente compilato un indice dei materiali girati semplifica molto il lavoro). Durante la cattura alcuni programmi segnalano se vi sono stati dei fotogrammi saltati o catturati in modo erroneo. Se dovessero essere più che sporadici sarà necessario verificare i collegamenti con la videocamera, abbassare i parametri di acquisizione (risoluzione, dimensione del quadro) o verificare l'installazione del programma.
Finita la sequenza si dà un segnale di stop. Subito prima o subito dopo la cattura il programma può richiedere di assegnare un nome alla sequenza appena catturata [consiglio:conviene assegnare nomi brevi o numeri]
La sequenza catturata (che in questo contesto in genere viene generalmente chiamata "clip") viene presentata nella "finestra dei materiali" (spesso indicata come "clip-bin") col nome assegnato, in genere accompagnato dalla durata, e/o con una icona riproducente il primo fotogramma della clip.
Se si sta acquisendo da un nastro digitale tramite una porta IEEE 1394/firewire è possibile utilizzare la modalità "batch" ovvero acquisire solo le scene che interessano specificandone il valori del timecode dei punti di inizio e di fine. [consiglio: questa modalità permette di risparmiare molto tempo in sala di montaggio se le scene 'buone' vengono scelte preventivamente visionando il nastro o una sua copia dove sia evidenziato il time-code. Per effettuare la cattura in "batch" occorre che il time-code sia registrato con continuità; per garantire ciò è consigliabile pre-registrare un nero su tutta la cassetta]
Quasi tutti i programmi di fascia consumer, nel momento in cui importano il file, applicano la funzione di riconoscimento automatico delle scene, nel senso che creano una nuova clip ogni volta che trovano un fotogramma abbastanza diverso dal precedente. In taluni casi può risultare comoda, in altri no, dipende dal tipo di lavoro che si sta facendo.
Sebbene i programmi attuali siano in grado di mettere assieme spezzoni girati con diversi formati digitali, è consigliabile lavorare con file dello stesso tipo per evitare perdite di qualità e problemi con la sincronizzazione audio/video.
Nell'editing non lineare vi sono fondamentalmente due filosofie di lavoro che potremmo definire rispettivamente "addittiva" e "sottrattiva".
La prima deriva dalla tradizione del montaggio cinematografico e video lineare. In questo caso la fase iniziale consiste nell'individuare nelle clip originali le sequenze che vogliamo inserire nel nostro filmato e ordinarle come riteniamo opportuno.
Per ogni clip da inserire vanno individuati i punti di inizio e di fine (e quindi la durata) che potranno comunque essere modificati con facilità in qualsiasi momento. Questa operazione viene effettuata con l'aiuto di una finestra dove viene visualizzata la clip. Inferiormente questa presenta una barra orizzontale che rappresenta l'intera durata della clip originale sulla quale sono evidenziati i punti scelti come "in" e "out" e un cursore che indica la posizione dell'immagine che in quel momento è visibile nella finestra.
In genere trascinando il cursore con il mouse è possibile visionare la clip a velocità accelerata mentre usando i tasti freccia della tastiera ci si muove di un fotogramma per volta sia in avanti che indietro.
Inoltre la maggior parte dei programmi la barra spaziatrice comanda la funzione di "play / pausa" mentre tasti "J", "K" e "L" comandano le funzioni "indietro" , "pausa" e "avanti" in modo abbastanza simile alla manopola jog/shuttle dei videoregistratori.
Una volta "tagliate" (in inglese si usa il verbo "to trim") le clip possono essere trascinate nell'area di montaggio, che può avere la forma dello "storyboard" o della "time-line".
Ed è proprio la time-line, strumento nato con l'editing non lineare, che permette quello che abbiamo definito editing "sottrattivo".
Banalmente si tratta di trasferire sulla time-line tutte le clip e di selezionare ed eliminare le parti che non interessano. Tale procedura permette di risparmiare tempo quando i materiali sono stati girati nello stesso ordine cronologico del prodotto finale, come ad esempio nella documentazione di una cerimonia, di un evento sportivo o di un viaggio.
Una volta che le clip sono disposte sulla timeline e sono state eliminate le parti che non interessano è possibile inserire gli effetti di transizione tra una clip e la successiva, o trascinando l'effetto dall'apposita finestra "effetti" al punto desiderato, o con gli strumenti specifici previsti dal programma.
[consiglio: dopo aver inserito nell'area di lavoro tutte le clip relative a una sezione logica del video mandare in play e valutare tra quali clip è necessario inserire una dissolvenza per rendere meno "duro" il passaggio.]
Le modalità di gestione dei titoli e degli effetti speciali cambiano molto da programma a programma, ed è difficile darne una descrizione generale. E' utile sapere che alcuni programmi permettono di copiare gli effetti applicati a una clip e di applicarle in un altra clip sulla timeline o addirittura ad un altro progetto, cosa che fa risparmiare molto tempo e permette di conferire unità di stile ai filmati.
Per muoversi lungo il video , sia all'interno delle singole clip che della time line, si possono usare i tasti presenti sullo schermo, cliccandovi sopra con il mouse, oppure trascinare un cursore posto sulla time-line o sulla finestra della clip.
Una volta che il filmato è stato completato (l'ultima operazione, in genere, è la sistemazione dei livelli dell'audio) occorre memorizzarlo da qualche parte in maniera da poterlo conservare e visionare in qualsiasi momento. Fino a questo punto, infatti, il filmato consiste di una serie di sequenze sparse qua e là per l'hard-disk e di un elenco di indirizzi che dicono al programma dove andarle a reperire.
Nello scegliere il formato di renderizzazione bisogna naturalmente tener conto dell'uso cui è destinato il video.
In linea di massima si userà un file con gli stessi parametri dei file originali se si prevede di utilizzare il filmato per successive elaborazioni ;
QuickTime, Windows Media, MPEG 1, MPEG 4, DivX se il file è destinato a essere diffuso via Internet;
MPEG 2 se deve essere riversato su DVD;
In genere, prima di iniziare l'elaborazione, il programma fornisce una stima delle dimensioni finali del file, che, ovviamente, sono proporzionali alla qualità determinata dai parametri impostati (grandezza dell'immagine, profondità di colore, fotogrammi al secondo...)
I tempi di elaborazione, che possono anche essere molto lunghi, variano in funzione del formato scelto e della scheda video utilizzata.
Alcuni programmi di editing permettono di eseguire in questa fase la masterizzazione di un DVD, consentendo di applicare alcune delle funzioni tipiche di questo formato, quali la divisione in capitoli e la creazione di uno o più indici.
Funzioni più complesse come la gestione di sottotitoli, la scelta di diversi punti di vista o tra più colonne sonore sono invece possibili solo con specifici programmi di authoring.
Quando ci troviamo per la prima volta di fronte a un programma di editing video i problemi che occorre affrontare sono due: capire quali funzioni può svolgere e capire quali sono i comandi per fargliele eseguire.
Gli stessi problemi si presentano anche quando, pur avendo esperienza di editing non lineare, ci troviamo di fronte a un programma nuovo.
Infatti, a parte le funzioni di base, non tutti i programmi fanno le stesse cose e spesso, per svolgere una certa funzione, i vari programmi usano comandi diversi o comunque collocati in menù o in punti diversi.
Fondamentalmente ci sono due strategie per imparare le funzioni di un programma : o studiare preventivamente tutte le funzioni o iniziare a lavorare e individuare le varie funzioni mano a mano che servono.
Nel primo caso la principale sorgente di informazione è il manuale del programma, che in genere si consulta attivando la funzione di help ( aiuto, <?> ) nella barra del menù. Talvolta i manuali risultano poco chiari o troppo prolissi, per cui può essere preferibile andare a esplorare una per una le voci dei menù a discesa in alto a sinistra: file, edit (modifica), view (visualizza), tool (strumenti), window (finestre) ecc.
Molto utile è anche l'elenco degli shortcut (scorciatoie di tastiera) che, se presente, elenca tutte le funzioni che è possibile comandare con la pressione di uno o più tasti.
Se invece si adotta la strategia di iniziare a lavorare un filmato cercando le varie funzioni via via che servono si userà prevalentemente la funzione di ricerca (search) all'interno del menù <Aiuto> digitando il nome della funzione cercata. Spesso occorrerà fare più tentativi, dato che spesso i diversi programmi chiamano la stessa funzione con nomi differenti.
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