Il museo del Conservatorio di Santa Chiara è un edificio religioso, ex convento francescano abitato dalle Clarisse (monache di clausura) a partire dalla metà del XIV secolo fino alla fine del XVIII secolo. Si interrompe la vita del convento di S. Francesco nel momento in cui il granduca di Toscana decide di sopprimere l'istituzione e destinando questi ambienti ad altri usi; in particolare, questo diventerà un collegio per ragazze provenienti da famiglie molto facoltose (anche della zona di Livorno) e continua ad essere un collegio fino agli anni '70. Dopo 20 anni di pausa, si costituisce la Fondazione S. Chiara che oggi è attiva soprattutto in relazione alla Scuola Normale di Pisa (qui si radunano i ragazzi più meritevoli degli istituti Superiori Italiani per provare il test di ingresso per accedere alla Scuola Normale); oltre alla Fondazione è stato istituito il Museo del Conservatorio di S. Chiara che, a partire dal 1999, entra a far parte del circuito museale di San Miniato e gli ambienti che il pubblico può visitare sono 3: la Chiesa, la Sala del Capitolo e la Cappella Buonincontri (cappella fondata dalla famiglia Buonincontri nel ' 300 e viene inglobata all'interno della struttura chiesastica nel '500). All'interno della chiesa sono stati mantenuti intatti gli arredi della chiesa antica; in realtà prima della chiesa attuale ce n'era un'altra risalente al '300 ma nel '500 il convento viene ampliato e quindi anche la chiesa viene rinnovata da arredi e pitture perseguendo quella che era la "moda del tempo". Gli altari, per esempio, hanno il timpano spezzato (tipico del tardo rinascimento-barocco) perchè al centro c'è stato inserito lo stemma dell'ordine francescano. La costruzione degli altari laterali fu finanziata da due famiglie importanti di S. Miniato: famiglia Ansaldi e famiglia Roffia, entrambe estinte. Sono loro che finanziano la realizzazione degli altari perchè due esponenti di queste famiglie si trovavano all'interno del convento e diventano anche badesse molto importanti per la storia del convento. Le pitture più importanti sono: • Cristo morto innalzato dagli angeli, ad opera di Francesco Foschi (periodo del Manierismo), un pittore toscano che opera a Firenze ed è uno dei principali allievi di Andrea del Sarto. Lo stile del Manierismo è contraddistinto da colori freddi. • L'altro dipinto è di Iacopo Chimenti, detto "l'Empoli" perchè nato e cresciuto ad Empoli: la sua opera è molto importante perchè è un tipo di iconografia che si può ritrovare spesso nelle chiese francescane. Raffigura Maria con gli angeli che sta schiacciando la testa a Satana che è avvinghiato all'albero del bene e del male: si sta narrando un episodio della Genesi (peccato originale). Si
vedono due personaggi semi nudi legati all'albero del bene e del male con le facce in ombra perchè si vergognano del peccato e sono Adamo ed Eva. La cosa importante è vedere che Maria sta schiacciando la testa al serpente quindi il pittore, attraverso questo gesto, ci fa capire che Maria cancella il peccato originale attraverso il concepimento di Gesù nella piena purezza, salva l'umanità (passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento): l'opera è del 1590 circa. Sempre dello stesso pittore sono i ritratti di S. Francesco e S. Chiara (patroni dell'ordine). Gli oggetti nelle vetrine sono reliquie in argento e legno che fanno parte del patrimonio del convento che sono stati esposti perchè sono di una certa qualità artistica. ALTARINO: è una commissione di Buonaparte. La famiglia Buonaparte è molto importante per la storia di San Miniato perché appartenendo alla aristocrazia è spesso committente di opere d'arte importanti. Anna Matteoli (studiosa di S. Miniato), studiando le pitture dell'altarino, afferma che secondo lei erano opera di Francesco Granacci, pittore del '500 toscano. • Pittura del Cigoli: frase in latino "noli metangere" cioè "non mi toccare" ed è un'iconografia molto frequente; lui fa un'opera molto bella (questa opera è considerata la più bella della sua attività di pittore in giovinezza). Aveva come maestro il Buontalenti. Il Cigoli si ammalò di depressione perchè i pittori studiavano il corpo umano per dipingerlo, osservando i defunti ed essendo il Cigoli una personalià sensibile, questa cosa lo toccò e il dottore gli consigliò di trasferirsi da Firenze alla campagna. Successivamente ritornò a Firenze. Opera del 1580-1590. • Crocifisso del '300 realizzato da Iacopo di Mino da Pellicciaio e questo pittore lavora a S. Miniato soprattutto per l'ordine francescano; infatti, affresca anche la Sala del Capitolo del convento di S. Francesco. Questo affresco è stato staccato ed è esposto attualmente al Museo Diocesano. La Croce raffigura il Cristo sofferente: è un'iconografia nuova (introdotta da Cimabue) che fa capire che il Cristo soffre per l'umanità Cratone è uno dei primi martiri cristiani e questo scheletro è arrivato nel '600 a S. Miniato perchè la famiglia Roffia si impegnò a farlo arrivare qui: in quei tempi avere delle reliquie era una cosa che dava prestigio al Convento.
• Croce di Beato Orlandi: uno dei primi esempi dell'iconografia del "Cristus patiens" (1301). E' interessante anche perchè c'è la firma dell'autore (nel Medioevo gli artisti non si firmavano mai). Nei bracci della Croce si vede S.Giovanni Evangelista, Maria e in alto Cristo benedicente. Affresco che era stato coperto e rinvenuto e ritenuto di una certa qualità: stilisticamente appartiene al barocco e si raffigura S.Giovanni Evangelista e Maria in adorazione della croce.