RIGORE


Avevo fatto una battuta: se mi fossi accorta di essere sul punto di innamorarmi, avrei sicuramente cancellato il suo numero, chiunque fosse. Lui aveva riso. Il riso di chi non ha bisogno di nulla. Avevo il vizio di condurre piccole indagini personali, però quelle di chi cerca prove di qualcosa che già immagina. Un oggetto che sparisce, la presenza di qualcuno in un luogo in cui non dovrebbe esserci, il motivo di una frase rivolta. E se quello che trovo non risolve nulla, mi interessa ugualmente. In alcuni casi c'è stata tensione effettiva in tali indagini. Tipo puntate di telefilm ma vissute dal vero. Da ragazzina cercavo informazioni sulla fine del cielo, sul vuoto, su quel fastidio infinito astronomico, per capire dove si interrompesse lo spazio vuoto che mi sembrava non avere un termine. Un giallo in una biblioteca con libri vecchi, peraltro rimasta chiusa degli anni, sa di trama cinematografica alla grande. Eppure è accaduto anche in quella. Biblioteca privata, non immensa, però con molti libri, alcuni antichi e, in certi casi, probabilmente unici. La biblioteca con testi vecchi è già evocativa di suo, che ti vien voglia di trovarci del mistero anche se non sta accadendo nulla. Letteratura e film ne hanno abusato fino alla nausea. Ci sono numerosi testi rilegati e non, ma anche fogli singoli che arrivano fino più o meno alla fine dell'Ottocento. La biblioteca mi ha fatto conoscere un professionista. All'inizio ci sono stati compiti da svolgere insieme in relazione a quel prezioso materiale, io per ambito mio, lui per il suo, poi gli ho proposto di svolgere competenze trasversali da gestire in generale per noi, questo dopo aver dovuto convincere qualcuno di casa che tende a non voler mai delegare nulla. Mi sono occupata di far includere nei programmi questa persona, che oggi posso definire necessaria. La stesura e la firma di certi documenti non sono accessibili a chi non esercita una professione specifica. All'inizio è stata una direzione inevitabile. Con il tempo quella persona è diventata un'amicizia di famiglia, che ho imparato ad apprezzare. Ha poi saputo approfondire l'ambito enologico, che gli era completamente estraneo e che non è così scontato e semplice. La sua professione richiede Rigore, ma ogni tanto lo richiede anche lo sport che segue. Non seguo il calcio. Per gioco prendo però in giro la sua appartenenza calcistica, decisamente marcata. Quando la sua squadra perde o viene eliminata, io fotografo gli articoli dei quotidiani o la classifica e gli mando le immagini. Lui risponde con fulmini o delle GIF ironicamente minacciose. Se è a tavola con noi e la squadra ha subi to sconfitte particolari, gli chiedo apposta spiegazioni. Mentre parla, le guance cambiano colore. Si accendono in modo progressivo, proporzionale alla gravità della sconfitta che sta rievocando. Da quella caratteristica, attraverso una catena di associazioni che a ripercorrerla sembra perfino coerente, è nata l'idea della colorazione che attribuisco ai testi di Artifigenza Intelliciale. Nei primi tempi in cui lavoravo con i feedback algoritmici avevo imparato a portare il modello verso una certa instabilità, a testarne i margini, a cercarne i confini, come faccio. Cercavo, algoritmicamente parlando e per gioco, di far irritare l'intelligenza artificiale. A un certo punto ho pensato che quel colore fosse adatto proprio perché lo associo all'irritazione. Ci ho riso sopra proprio con lui. Tempo fa ho deciso di adottare quella tonalità nei testi, ovviamente amplificata, più eccessiva dell'originale. La biblioteca è il luogo in cui, nel corso degli anni, mi sono resa conto che gran parte di ciò che si legge, o che ho studiato, è niente altro che il risultato di un continuo riuso di concetti stratificati nei secoli. Oggi mi è evidente, allora per me non lo era. È uno dei luoghi che ho frequentato di più, e non sembra casuale la cosa. Una biblioteca è solitamente simbolo di silenzio, e il silenzio è ciò che torno sempre a cercare. L'abbiamo visitata insieme, io e Rigore. Un giorno abbiamo abbandonato le rispettive professioni per visitare la biblioteca con l'occhio di chi legge, di chi davvero scopre chissà cosa. E il bello è che si è scoperto qualcosa davvero. Qualcosa di più curioso. Lui legge quasi esclusivamente testi legati al suo lavoro e in un certo senso io pure. Ed è accaduto in un giorno in cui si attendeva un ritardo del tutto insolito di mio padre, che usciva raramente dalla proprietà. Rigore ha osservato che alcuni di quei libri avrebbero dovuto essere assicurati, come fa sempre, senza insistere. Ho imparato da lui a non insistere con le persone, portando però, come spesso mi accade, quella sua pratica all'estremo. Prima di uscire ha fatto una battuta sarcastica su un eventuale incendio. Era il suo modo di congedarsi da qualcosa che lo aveva colpito più di quanto avrebbe ammesso. Fuori dalla biblioteca ho pensato che potesse avere ragione anche su quello. Certi pericoli non arrivano dalla direzione che si sta osservando. Nei giorni successivi ho continuato a tornare su una domanda che gli avevo posto, diversa dalle mie abituali. Stavo cercando di capire qualcosa di una spiegazione che mi aveva esposto, per lui del tutto ordinaria, su come funziona una causa legale. Mi aveva fatto semplicemente capire che non vince chi ha torto o ragione, oppure chi è più onesto. Vince chi costruisce una struttura che regga più di quella opposta, in relazione agli schemi ufficiali accettati. Per lui era ovvio. Per me che ancora non ci ero arrivata era una crepa dentro un'idea di giustizia che avevo. Ho iniziato a chiedermi se fuori da certe aule valesse lo stesso principio. Nei pranzi, nelle discussioni, nelle frasi lasciate volutamente incomplete, nei social, nelle chat, nei silenzi usati come strumento. Ho osservato spesso nelle chat conversazioni in cui una persona entrava con una domanda precisa e usciva convinta di aver ricevuto una risposta, quando in realtà le era solo stato restituito il problema in una forma diversa, magari pure più complessa, ma sufficientemente trasformata da sembrare una soluzione. All'inizio intervenivo. Poi ho smesso. Avevo già visto troppe volte persone uscire vincitrici da scambi che a dire il vero, non ne erano inconsapevoli, si erano chiusi su tutt'altro. Il ricorso all'intelligenza artificiale è arrivato molto più tardi rispetto a quelle domande, come affinamento del metodo. Con lei è divenuto quasi un criterio operativo. Esistono strumenti che, una volta compresi, cambiano il modo in cui si legge o si contrasta una frase, ma anche una pausa. E a quel punto si ottiene qualcosa in più della ragione.