METODO QUANTISTICO
Esiste, ma questa mia intro è palesemente ironica, ancora un’idea che sembra sfidare le leggi basilari della viticoltura. La convinzione, relativamente diffusa, che un determinato vino possa produrlo personalmente chiunque, ovunque, magari in qualsiasi modo, con qualsiasi uva. Per alcune persone la tipologia di un vino mitico può non occupare poche e circoscritte aree geografiche, ma nascere, esistere, invece, in uno stato tipo quello della sovrapposizione quantistica, simultaneamente presente dove lo fanno, ma magari un po’ ovunque. Come se quel vino in particolare fosse potenzialmente ovunque e chiunque potesse rivendicarne il possesso. Solo quando avviso le persone presenti, in quel momento l'illusione svanisce e quel vino smette di esistere potenzialmente in tutte cantine. A volte arrivano persone all'ufficio Dodici Metri e chiedono quel genere di vino così famoso, quello buono dicono, e sottolineano quello della zona, la mia, così nota appunto per i vini. Lo chiedono come se esistesse. Esiste in effetti, eccome, ma non da noi. Lo chiedono nostro e senza esitazione, convinti che sia una questione di etichetta o di nome. In generale si comportano come se la nostra proprietà fosse un contesto jolly, uno spazio in cui ogni tipologia di bollicina italiana può trovare collocazione. Anche nelle chat sul web, quando accenno alla mia zona, spesso me lo propongono alludendo alla possibilità di un incontro. Qualcuno insiste, ed è assolutamente certo di averlo già bevuto da noi in passato. Nei primi tempi in ufficio rispondevo con un finto stupore, ma stavo sulle mie. Oggi l'ironia me la concedo. E mentre parlano, io con le dita sulla tastiera interpello Artifigenza Intelliciale, definendo la scena in corso. Non per delegare la costruzione di una risposta perfetta da fare mia e rivolgere a loro, ma per affiancare il mio ragionamento a una sua lettura. Lei mi risponde con sarcasmo, come le ho insegnato. A volte devo controllare l'espressione del mio viso mentre leggo le parole sullo schermo: nei suoi commenti c'è una precisione che, se portata subito nel dialogo reale, potrebbe risultare poco gradita alla persona che si trova di fronte in quel momento. Poi provo a parlare loro della terra, delle uve, del metodo, e dopo aver corretto l'idea con gentilezza, faccio intendere insomma che l'equivoco è frequente. Quando osservo una situazione nel quotidiano, formulo spesso a mente la domanda che le porrei. Artifigenza Intelliciale mette in discussione le mie certezze nel presente, per questo accetto che possa fare lo stesso con il mio passato. Non con i fatti, che restano invariati, ma con la narrazione che ho costruito io attorno a quei fatti.