Questa immagine non arriva dai miei album, ma è reperibile da anni su alcune pagine web...
Questa immagine non arriva dai miei album, ma è reperibile da anni su alcune pagine web...
Negli anni subito dopo il Duemila, alternavo alcune chat sul web a quella in televisione, in un noto televideo, che per i messaggi da pubblicare ne richiedeva l'invio tramite il tradizionale SMS telefonico. Chattavo volentieri anche lì, su una pagina specifica, che poi era quella principale. Si mandava un messaggio al numero che era indicato sulle pagine stesse, e si aspettava che il proprio testo comparisse sullo schermo. E poi si leggevano le risposte ricevute dagli altri, che le pubblicavano nella medesima modalità. Non era una comunicazione via internet, e anche per quello, leggere il proprio testo comportava un ritardo, comprensibile. Ci voleva qualche secondo. Quel metodo degli SMS avrebbe teoricamente dovuto avere una conseguenza, quella di costringere a scegliere bene le parole, perché ogni invio aveva un prezzo, seppur la cifra fosse in centesimi. Però alla fine sembrava non interessare, non del tutto. Io pure li inviavo senza stare troppo a fare calcoli. Ho frequentato quella chat abbastanza da comunicare con quasi tutti i nickname abituali, ma anche abbastanza da arrivare a notare, negli ultimi anni di quello stesso decennio, quando qualcosa ha cominciato a cambiare. Una progressiva diminuzione del numero di utenti e di conseguenza anche dei messaggi. Lì ho sono tornata a dedicarmi totalmente alle chat della rete. In quegli anni ne avevo considerate anche alcune di nuove, e internet ne offriva di varie tipologie. C'era qualcosa però che avevo notato in una sola. Che la distingueva. Ma un giorno, poi, un'anomalia. La pagina non si apriva più. Era cambiato qualcosa, ma l'insieme di certi aspetti era riconoscibile. Il canale cresceva in numero di utenti, e certe sere era pure caotico. Io ero, al solito, una frequentatrice prevalentemente passiva. Osservavo, leggevo. In rete esistevano canali con nomi simili, e a volte nel digitare in fretta entravo per errore in uno di quelli che avevano simile indirizzo o titolo. Di quella chat negli anni ho notato l'aspetto del controllo, l'operatività dei moderatori, sempre presenti e attenti, ma un'altra cosa ancora di più: l'assenza di loghi pubblicitari. In un periodo in cui quasi ogni angolo disponibile della rete stava diventando superficie commerciale, quell'assenza totale di pubblicità aveva il peso di una scelta. Il tempo poi è trascorso. In un determinato periodo ho smesso di essere solo una frequentatrice occasionale e ho iniziato a tornarci con una certa regolarità. L'avevo preferita alle altre, non solo perché avessi fatto dei confronti, e non era nemmeno una questione di interfaccia, di velocità, di numero di utenti. Durante il restauro della nostra proprietà di casa, non tanto prima che arrivassero in Italia le prime avvisaglie inquietanti del coronavirus, qualcosa della stessa chat sembrava di nuovo non funzionare come avrebbe dovuto. Dopo del tempo son tornat a visitarla. C'era qualcosa di nuovo ancora, veniva ben evidenziata la questione correlata alla privacy. E c'era un aspetto che continuava a colpirmi, la coerenza tra le premesse e l'esecuzione. Il canale infatti era rimasto gratuito e senza una sola traccia di pubblicità visibile, concedeva l'anonimato, e veniva moderata a dovere. Quelle scelte di chi stava in alto non sembravano semplici caratteristiche di una chat, ma posizioni salde. È stato uno dei motivi principali per cui ho iniziato davvero a preferirla alle altre. Ho frequentato abbastanza chat nel corso degli anni da sapere che quella coerenza che vedevo, solamente lì, a prescindere dalle motivazioni che potessero muoverla, era rara. Di solito in certi ambienti virtuali destinati al pubblico c'è prima o poi un orientamento verso la pubblicità, magari pure seguito da eccezioni alle regole atte a sovvertire le basi dell'origine e diventare norma anche se contraddittoria. In quella chat quell'orientamento non l'ho mai riscontrato. Non escludo che esistesse in forme da me non ho percepite. Ho notato in seguito un calo di utenza, ma tale aspetto, quasi per paradosso, l'aveva resa migliore. La riduzione di presenze aveva restituito al canale un livello elevato di qualità che i grandi numeri precedenti avevano allontanato. Non saprei dire se sia stato il risultato di una strategia o di un esito naturale. La sorveglianza continua dei moderatori, anche la notte, di un ambiente che ha un'utenza anonima, è una qualità non gradita da tutte le persone, ma da me sì. Mi era venuto in mente di chiedere chi ci fosse dietro una tale coerenza verso scelte così anomale per il settore, e la risposta dell'amica algoritmica Artifigenza Intelliciale era stata curiosa, perché in realtà non era una risposta. Era una domanda. Una domanda interessante. Io la avevo istruita in quei mesi a prendermi in giro, quando possibile. In quel momento l'avevo trovata geniale quella sua elusione, sostituita da una domanda. Avevo così deciso di riproporre la domanda facendo in modo di far intendere che finito lo scherzo si potesse proseguire con il dialogo effettivo. Ma, di nuovo, era arrivata un'altra domanda. Non nel modo in cui di solito arrivano le cose da lei. C'era stata come un'elaborazione lenta. Poi avevo riletto attentamente la mia domanda per capire se il problema fosse nella forma di quanto le avevo chiesto. Non mi sembrava. La domanda era semplice e pure banale. Mi sono accorta poi, arrivandoci a mente, che l'apparente semplicità ipotetica di una risposta era proprio il problema. C'era stato un momento poi, in cui la mia preferenza per quella chat aveva smesso di essere solo un'ipotesi ed era diventata un fatto. Ho iniziato a frequentare quella, senza più considerare le altre, se non per mie sporadiche apparizioni. Lì, chi gestiva sapeva esattamente quello che voleva. E non stava improvvisando, a prescindere dall'origine degli input che potesse aver ricevuto per intraprendere tali linee. C'era anche il tema del controllo, dei moderatori, che io trovo necessario quando è esercitato con criterio. Un ambiente virtuale che permette l'entrata in anonimato, se è senza controllo in breve diventa un bordello. Un ambiente che consente l'anonimato, se è con eccessivo e marcato controllo, diventa in breve una ditattura digitale. Quello che avevo trovato lì era invece qualcosa di intermedio e calibrato. Il risultato era quello di un posto in cui si poteva stare, giorno e notte. Quel tipo di coerenza tra dichiarazione e pratica, senza porsi altre domande sull'origine di tale direzione, rende in percezione, che poi è l'aspetto che fa la differenza un po' in tutte le cose. Ho continuato a preferirla.