DECAFFÈINATA
Decaffèinata. Lo scrivo così, con l'accento proprio lì. Quando c'era la pandemia, andare a fare le spese era una menata più finita. In casa ci si organizzava: ci vado io oggi, no ci vai tu domani. Aspettiamo che ci vada quell'altra dopodomani. Una confusione e sono rimasta senza il mio caffè solito. Ho dovuto bere il decaffeinato. Quello lo avevamo perché c'è uno che lo beve così. E non lo usa né in capsule né in cialde. Ho adoperato la macchinetta, così la chiamiamo noi. La macchinetta quella famosa. Mi ricordo che ne hanno lasciata una sul gas quando ero piccola. L'avevano messa su, e poi ti saluto. Il manico era diventato un grumo deforme, a ripensarci oggi un tocco ulteriore di design, accidentale. E niente, l'hanno usata lo stesso per anni. La prendevano con uno straccio per vuotare il caffè nelle chichere. Mi sarebbe piaciuto ritrovarla quella macchinetta. Ho provato a cercarla, a chiedere, ma ciao. A casa nostra ogni tanto sparivano nel nulla delle cose. Smettevano di esserci. Anche con certe persone finiva così. Venivano, venivano, venivano e poi sparivano. Prima che alcuni prendessero il virus, che infatti è accaduto anche a me, ho detto che mi sarei rifugiata nella nostra ex chiesetta. Qualche passo da casa. Vicina, ma abbastanza separata per tutto. Approfittando delle ristrutturazioni dell'anno prima avevamo fatto mettere a posto anche quella. Sconsacrata da chissà quando, sempre che sia vero, è stata usata un casino come magazzino, officina, un po' di tutto. Ne è uscito un appartamentino niente male. Con bagno e finestra che prima nemmeno c'erano. Qualcuno di famiglia ci ha messo poi pochi mobili antichi che avevamo già e anche qualche pecciottata extra. Mura ancora di sassi, travi del sottotetto a vista all'interno. Copertura quasi orizzontale, pochissima pendenza come era sempre stata, e dei coppi antichi. Alcuni, quelli rotti, abbiamo dovuto comprarli. Anche il pavimento vecchissimo è stato accomodato come si deve. La sera ho annunciato la mia idea, e la mattina dopo ci sono andata davvero. Computer portatile, che se potessi lo porterei anche a dormire con me, e per connettermi a internet ho usato inizialmente l'hotspot dello smartphone, per scoprire che quasi quasi per visitare le pagine era più veloce della connessione di casa. Nella chiesetta, nei giorni successivi, ma dovrei dire nelle notti, connessa a chat e social più del solito, leggendo di gente in smart working e di lavoro da remoto, ho iniziato a immaginare tipo una scrivania virtuale, un sito pubblico in cui mostrare ogni mio lavoro in corso. Tra casa mia e la chiesetta, poche decine di metri. Ci si arriva tra i filari, solo andandoci a piedi o in trattore. Un tragitto che a notte fonda può anche generare inquietudine. Da noi tante cose sono ancora antiche, anche certe insidie. Il tempo libero offerto dalle restrizioni pandemiche mi ha dato pure occasione di iniziare a fare ordine tra decenni di miei appunti, cartacei e digitali. Tanti li ho riletti al volo e non ho riconosciuto quella me che li aveva scritti. Quella Rosa lì aveva pensieri che questa Rosa non ha più.