IL MALATO INTERMINABILE
Non ci sono solo casa, ufficio e chiesetta. All'interno di un perimetro, che pare non sia mai stato uguale nei secoli, ci sono altre case, antiche ma ristrutturate, distanti qualche decina di metri l'una dall'altra, abitate da persone di famiglia, da parenti. Case separate più catastalmente che emotivamente, con porte che restano costantemente aperte e stanze che è come smettessero di appartenere a chi ci vive quando ci si ritrova tutti insieme. Il mio ufficio, il Dodici Metri, ha le stanze che ai piani di sopra sono vuote. Ogni tanto ci salgo per immaginare quanto c'era prima del restauro. Da noi non esiste una distinzione tra spazio agricolo e spazio domestico. La vigna è la prosecuzione del retro di casa, che per noi è insieme ombra, spazio di svago, estensione della cucina a volte, quando si usa una particolare griglia o quando si lasciano lì dei cibi a seccare. Da bambina immaginavo quel mio mondo senza contemplare la morte o un futuro in cui non sarei più esistita. Il Malato Interminabile vive a pochi metri da me. Nonostante un certo suo distacco dal succedersi degli eventi nel mondo, è timoroso a livello personale, e in famiglia lo prendiamo in giro con un'ironia che serve a sdrammatizzare e che in realtà diverte lui stesso. La sua fobia sistematica per certe cose è uno dei suoi modi di stare al mondo. Non ha mai corso rischi seri relativi all'incolumità, ma spesso prende in prestito dei sintomi come si fa con certi attrezzi, e li usa finché gli servono. Poi li riconsegna a quello che chiama destino. La pandemia per lui è stata una manna. Grazie al caos sanitario ha potuto assimilare idealmente disturbi di ogni natura con una legittimazione più ampia. Io continuo a trovare interessante la sua forma di immortalità del tutto involontaria. Ho provato a spiegargli che l'ossessione per un problema finisce spesso per generare più danni del problema stesso. Per lui però preoccuparsi è una modalità preferenziale. Controllare un ingrediente scritto sull'etichetta di una confezione qualsiasi lo considera senso civico, perché può permettere, nel lungo termine, di tutelare la sua salute ma anche quella altrui. Evita alcuni cibi a tavola mentre ne elenca le potenzialità apocalittiche. Ogni ingrediente insolito è un presagio, ogni fitta al corpo una previsione che si è avverata. Il Malato Interminabile segnala quasi tutto, quasi sempre, pur di non perdere l'occasione per evidenziare l'evento che teme. Cerca ogni singola possibilità di non essere colto di sorpresa dai pericoli e sente la necessità assoluta di avvisare tutti. Mantiene vivo un personale monitoraggio che gli dà pure l'impressione di intervenire sul futuro.