JERRY
Non avevo dubbi da ragazza: la persona giusta per me, sempre ammesso che ne avessi davvero necessità, avrebbe potuto essere esclusivamente quella con canoni emotivi, estetici e materiali adatti alle mie pretese e insolenze quotidiane. A volte escludevo le persone, non per quello che erano nell'insieme, che nemmeno magari sapevo, ma per il disturbo che avvertivo nel non riconoscerci immediatamente caratteristiche affini ai miei desideri. Era estremismo il mio, che io me la raccontavo quasi fossa efficienza sociale. Bastava un dettaglio cannato e la mia sentenza era emessa. L'episodio che ha messo fine alle mie esclusioni riguarda Jerry e Amedeo. Il nostro campo era sempre affollato a fine estate, di visi familiari ma anche di paesani e di estranei. Un anno sono arrivati anche quei due tipi improbabili. Due amici. Artisti. Così li definivano gli altri, ma con evidente ironia. Il primo, Amedeo, un mezzo pittore, mezzo scultore, nemmeno si capiva cosa fosse. Ha detto quattro frasi in tutta la sera e avrei voluto farlo allontanare. Alla fine di quell'anno ci siamo messi insieme. L'altro l'ho notato prima, però: era Jerry, tipo uno showman un po' particolare, piccolino di statura, un po' cicciottello. Quando a fine sera e sedie sempre più libere ho capito che li avrebbero fatti accomodare quasi di fronte a me, ho pensato una cosa in dialetto che al momento non ricordo. Jerry ha attaccato con un umorismo a me del tutto sconosciuto. Poi ha iniziato a suonare e cantare qualcosa, dopo aver aperto il baule della sua automobile, che era un casino di roba ammucchiata, e aver preso un microfono, una cassa acustica e alcuni piccoli strumenti. Tentativi, con alcune note finite storte, avevano generato risate e attenzione. Un dubbio mio, che lo spettacolo fosse proprio quello, fatto così di proposito, me lo ha tolto lui stesso in seguito. Quasi di fronte a me, seduto, c'era il suo amico, che stava zitto, e se parlava volevo zittirlo io. Ma ero rimasta attenta ad alcuni suoi sottintesi; c'era anche in lui, come in Jerry, qualcosa che non conoscevo. Mi era venuta lampante una cosa quella sera: se avessi mantenuto la mia esclusione mentale, terminato l'evento non li avrei mai più incontrati. Jerry è poi scomparso, vent'anni dopo circa quella sera. L'amicizia tra i due artisti era evidentemente radicata, profonda, di quelle che non puoi colpire dall'esterno, nonostante la notevole differenza di età. A me sotto sotto è sembrato che fossero eccessivamente amici, ma ero stata zitta almeno su quello. L'intera nottata alla grande tavola l'abbiamo trascorsa noi tre praticamente. Gli altri sono andati via tutti. Con Amedeo poi mi ci sono messa, e a lungo, ma prima è con Jerry che sono uscita. Venivo dal rapporto precedente che mi aveva un attimo destabilizzata. Era una fase in cui spesso si sovrapponevano dubbi alle mie intenzioni effettive, e a dire il vero non avevo urgenza di stabilire dell'ordine. Sono stata a casa sua: disegni, dipinti e strumentazione musicale ovunque. C'erano fotografie con gente strana, qualcuno anche abbastanza famoso, non ostentate ma lasciate lì come nulla fosse. Ha doppiato anche due o tre frasi e una risata in un film, che io non riesco a guardare, ma in un certo senso è storico, e se non avessi visto le fotografie relative al cast probabilmente non me lo avrebbe mai nemmeno detto. Era uno di quei tipi che ti conducono in un'altra dimensione attraverso una capacità narrativa in grado di non far annoiare un solo secondo nella vita. Era brutto, ma quel brutto funzionale, che rende certe situazioni più realistiche. In certi momenti, da bello, sarebbe stato ai miei occhi meno credibile. Tra le altre innumerevoli cose era regista amatoriale e fotografo. Comprava attrezzature professionali usate, forse nemmeno le utilizzava tutte, ma voleva averle. Con Amedeo stavo invece occupando un altro livello, ben più profondo e meno negoziabile. Con lui mi interessava proseguire. Il fatto di averli tenuti attorno a me entrambi non è un dettaglio casuale, ma tipico della mia modalità relazionale di allora, che prevedeva e soprattutto pretendeva la compresenza di differenti caratteristiche. Cercavo tante cose, impossibili da trovare in una sola persona, ma ripensandoci oggi anche in due.