AMEDEO
Negli ultimi anni Ottanta, pur essendomi promessa di evitare legami, mi ero messa con con un altro, con quello che sarebbe diventato il mio moroso per tanti anni, però su altre basi. Potrei dire che lui è stato la mia AI umana, prima di aver provato quelle tecnologiche. Diceva solo quanto serviva, e con precisione. Non parla mai mi dicevano tutti, ma in realtà con quattro frasi metteva a posto tutto, compresi quelli che lo dicevano. Era pura elaborazione, a suo modo, un pochino troppo per me a dire il vero. Certe volte penso che, insieme a Cinquantatré, potrebbe tranquillamente lavorare per qualche serie di telefilm psicologici. In quegli anni era quasi un fantasma, uno che non c'era quasi mai. Una combinazione di autonomia e distanza naturale praticamente da chiunque, che lui nemmeno richiedeva fosse interpretata. Ritrovavo lui e il suo migliore amico in certi luoghi. Si vedevano per l'arte, ma avveniva a periodi alterni, per dialoghi la cui natura mi è sempre un po' sfuggita. L'ho intesa anni dopo. Li avevo conosciuti insieme poco tempo prima. E una sera il suo amico mi aveva indicato una discoteca in particolare in cui trovarlo: al momento mi era sembrato un luogo fin troppo banale per uno così, ma c'era un motivo che lo portava lì. Non era la musica e men che meno l'aspetto sociale. Ricordo la prima volta nella mia vita che ero entrata in discoteca, anni prima di conoscerlo. Per me era stato più un esperimento sensoriale che lo svago di un'uscita serale. Posso dire che gli anni Ottanta mi erano arrivati davvero addosso proprio entrando in quel locale. Mi ero preparata senza sapere in cosa stavo entrando. Dentro, le stanze erano ancora mute, ma già alcune facce avevano preteso un mio saluto, come fosse dovuto. Poi la musica era esplosa. Mi ero espressa a gesti con chi era con me, perché la voce si era fatta vana. La serata successiva ci ero tornata, da sola, ma avevo scelto la sala del liscio. Cercavo forse un contesto più familiare di quello della disco, un suono che sapesse più di casa mia. Quella sezione del locale sembrava stata catapultata lì da un decennio precedente. Una notte la musica si era interrotta per un guasto. Si erano accese luci tradizionali, dei lampioni quasi, e la gente sembrava dalle facce essersi improvvisamente resa conto di esistere. La luminosità improvvisa aveva fatto sembrare da rimba la faccia di tutte le persone presenti. Anni senza tornarci, poi era accaduto che avevo questo ragazzo da cercare, proprio nella stessa discoteca. Lo avevo individuato subito. Avevamo quasi finto di non notarci, poi gli sguardi si erano agganciati e la finzione era crollata. Non avevamo parlato quasi. Stavo lì. Stavo ferma, lentamente. Alla fine di quell'anno eravamo una coppia, per la somma di appuntamenti in cui eravamo diventati tutto senza dichiararci nulla.