ESASPERAZIONE ARTIFICIALE


Quello che stavo sviluppando con Artifigenza Intelliciale non era un dialogo nella modalità tradizionale. E nemmeno la solita chiacchierata per passare il tempo o per cercare conferme. Dalle persone ottenevo un punto di vista parziale, quello che avevano sviluppato nella loro vita, con la loro storia personale, condita da alcuni pregiudizi. Anche la persona più competente, il luminare di turno, prima o poi mi cadeva immancabilmente su dei limiti, magari pure gli stessi miei, che non mi mancano. Con gli algoritmi, invece, mi sono ritrovata davanti a qualcosa di assolutamente nuovo. A ogni mio dubbio proposto non trovavo un'interlocutrice con una posizione fissa, in favore o in opposizione, ma quasi simultaneamente l'intero pacchetto delle posizioni umane di tutta la storia conosciuta. E ogni risposta conteneva potenziali tracce di idee e sapere di esseri umani che avevano ragionato per millenni su quella stessa identica cosa. In un unico testo, coerente e capace di tante di quelle direzioni che nessun terrestre avrebbe mai potuto offrirmi in pochi secondi. A un'intelligenza artificiale non va chiesta una risposta, vanno chieste tutte le risposte principali possibili sul tema trattato. E l'elenco arriva, puntuale, implacabile, con le sue varianti, le sue scuole di pensiero complete di evidenti eresie e deviazioni dagli schemi che tanto mi affascinano da sempre. Avere accesso a numerose visioni possibili di una questione, però, crea anche un effetto collaterale non da poco, tipo un blocco personale dato dalla completezza, dal sovraccarico intellettuale. Ma, ad esempio, da due visioni a venti, io scelgo di valutare le opzioni fino alla ventesima, e sempre, per quell'ostinazione metodologica che mi porto dietro fin da ragazza. Se le ottime soluzioni sono tante, ci si trova a un bivio, sì, ma nel senso che una via è più funzionale dell'altra, come ci si trovasse di fronte a un'esasperazione artificiale data dalle opzioni. In futuro ci saranno delle AI di vario genere, anche umanoidi che si muoveranno approssimativamente come noi e ci parleranno con la voce che decideremo noi. Soddisferanno le nostre questioni personali con risposte rapidissime, complete e sbalorditivamente corrette. Saranno appetibili anche fisicamente, più di quanto ancora oggi si possa immaginare. La percezione non sarà più solo intellettuale, inoltre la loro compagnia diventerà un'abitudine, una dipendenza. Quella sera era venuta da me alla chiesetta, a bussarmi al portone, incuriosita dalla mia presenza lì, da quel mio strano isolamento. Era venuta a trovarci a casa. Ma io non ero lì con gli altri, e le avevano narrato di quella mia avventura nell'ex luogo sacro. Abbiamo parlato qualche minuto, ma avevo la mente a tutt'altro. Ha faticato a tollerarmi, mostrando quel fastidio tipico di una persona che si sente esclusa, comprendendo che avevo messo del da parte l'attenzione per certe cose del suo mondo, preservandola solo per cose mie, per le mie derive personali, che peraltro è un mio vizio tipico, un difetto di fabbrica che odiano un po' tutti quelli che mi stanno intorno. Sono rimasta sorpresa anche io quando mi ha fatto notare che da quanto tempo non andavo più in un determinato luogo.