Primo statuto superstite
Statuti del 1360-1363
Edizione: Statuti della città di Roma, a cura di C. Re, Roma 1880 (Biblioteca dell’Accademia storico-giuridica, 1)
C. Carbonetti Vendittelli, La curia dei magistri edificiorum Urbis nei secoli XIII-XIV, in Roma nei secoli XIII e XIV. Cinque saggi, a cura di É. Hubert, Roma, Viella, 1993, p. 16, ha proposto di datare al 1360 la raccolta; P. Pavan, Intorno agli Statuti di Roma del 1363, in “Bollettino della Deputazione di storia patria per l’Umbria”, CXII (2015), pp. 367-388, ha ribadito la datazione del 1363.
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Menzioni di statuti antecedenti perduti ed eventuali annotazioni
1212 o 1227. «Statutum senatus et iudicum».
1235. «Statutum vel capitulare senatoris vel senatus».
1305: Statuta Urbis.
Queste ed altre menzioni, con la relativa bibliografia, sono segnalate da S. Notari, Sullo “statuto antico” e le consuetudini scritte del Comune di Roma. Note storico-giurdiche, in “Honos alit artes”. Studi per il settantesimo compleanno di Mario Ascheri, II, a cura di P. Maffei, G. M. Varanini, Firenze, Firenze University Press, 2014, pp. 107-117. S. Notari sostiene peraltro che si tratterebbe di riferimenti non a statuti, ma a «consuetudines redactas in scriptis»: affermazione tuttavia non condivisibile, poiché almeno alcune delle norme che Notari vorrebbe consuetudinarie hanno viceversa una chiara e contingente matrice politica (per quelle ad esempio relative ai magnates Urbis, cfr. S. Carocci, Comuni, nobiltà e papato nel Lazio, in Magnati e popolani nell’Italia comunale, Pistoia 1997, pp. 213-241, a pp. 238-240).