Fra i massi di grigia arenaria
occhieggia una bacca sanguigna,
pungente si scioglie nell’aria
il vivido odor della vigna.
Il sole per gli aspri declivi
in limpide chiazze si perde,
argenta le chiome agli ulivi,
feconda il fulgore del verde.
La ripida via polverosa
brucando la gregge percorre;
profonda si snoda e sassosa
la gola fra l’orride forre.
Ti invoco o materno infinito
e sento in me vivo il richiamo
del volto tuo scabro e fiorito,
dell’arida zolla che amo.
1955