“Eccoti finalmente! Così impari a dire ‘Padre perché mi hai abbandonato’”.
“Ah, sei tu ora a dire finalmente? E cosa avrei dovuto dire io, dopo quello che mi hai fatto passare”.
“Adesso non dirmi che non lo sapevi che le cose sarebbero andate così. Era la tua, la nostra missione: Dovevi essere uomo, e dovevi esserlo fino in fondo”.
“Sì, ma col privilegio di essere tuo figlio, quello nel quale ‘ti saresti compiaciuto’”.
“Perché, non è così?”
“Bel modo di compiacerti. Fino all’ultimo ho dovuto soffrire. E io che pensavo che almeno alla fine…Ma vedo che ti è restato impresso quando ti ho detto ‘perché mi hai abbandonato’ “.
“Certo che mi ha colpito. Da te non me lo sarei mai aspettato. Per anni hai predicato in mio nome, dovunque ti sei presentato alla gente come mio figlio, per tutta la tua vita ti sei rivolto a me come Padre. E poi questo dubbio dell’abbandono…”
“Ma non sei stato tu a volere che mi facessi uomo, carne?... E quando questa carne sta inchiodata a una croce quanto spazio pensi che abbia per aver fede, sperare…”
“A dire il vero i dubbi li avevi anche la notte prima, nell’orto, quando mi chiedevi di allontanare da te il calice. E’ chiaro anzi che già da qualche tempo qualcosa ti turbava. Comunque ora eccoti qui”.
“Il fatto è che avrei qualcosa da dirti; una domanda che mi gira nella testa da un po’ di tempo, e che ha preso forma in questi tre giorni che sono stato laggiù”.
“Vuoi che non sappia già cos’è che mi vuoi chiedere? Quella vecchia storia…”
“Chiamala pure vecchia. Insomma, perché a Isacco sì e a me no? Perché all’ultimo momento hai mandato ad Abramo quel caprone da scannare al posto del figlio e per me, tuo figlio, non hai mosso un dito e mi hai lasciato fare quella fine che… altro che sgozzamento!”
“A sentire una domanda del genere, anche uno come me può sorprendersi: forse ti ho fatto più uomo di quanto volessi. Possibile che tu non riesca a capire la differenza tra quella storia e la tua e te ne venga fuori addirittura con questa specie di scenata di gelosia? Ti rendi conto di quello che tu sei stato, e che adesso sei, mentre Isacco…”
“Mentre Isacco è arrivato anche lui nella tua gloria solo dopo uno spavento – di suo padre più che suo – e non certo dopo il Calvario. Ti sarebbe bastato muovere un dito, far tremare la terra un paio d’ore prima…”
“E così addio al mio Disegno, al riscatto del peccato, alla nuova Alleanza. Non dimenticare che Isacco era figlio di un uomo, tu invece eri, e sei, figlio mio. Qualcosa di diverso, no?”
“Forse incomincio a capire: per qualcun altro potevi dare una prova di misericordia, ma per tuo figlio no. Anzi quella misericordia sarebbe diventata agli occhi degli uomini ancora più santa se tu avessi mostrato di volerla concedere a un uomo ma non al tuo stesso figlio.”
“Non è che tu ‘incominci a capire’: lo hai sempre saputo; sei pur sempre parte di me. E poi aggiungi che, riguardo ad Abramo, questo è stato anche un messaggio per lui: non mi ha mai dato la prova di aver capito la grazia che gli ho fatto. Sembra che per lui fosse scontato che all’ultimo momento gliela avrei concessa”.
“Tirando le somme, agli uomini hai dato prova di equità sublime, ad Abramo hai fatto capire quanto grande sia stata la tua pietà verso di lui, e a me hai assegnato il compito di essere strumento di questo tuo programma. Grazie! Ma ti serviva proprio dare questa prova della tua onnipotenza? Che prove ha bisogno di dare uno come te? Non credi che si possa pensare a una tua superbia, o peggio, a una tua insicurezza?”.
“Se tu non fossi quello che sei, e che io voglio che tu sia, ti avrei già rispedito nel posto da cui arrivi, a continuare la conversazione con il tuo interlocutore dei tre giorni scorsi. Cosa vuoi, che io non sappia anche questo? Ma non voglio certo tornare indietro. Io non posso”.
Forse non sarebbe poi questo gran male. E’ vero, nel Deserto l’avevo cacciato via da me. Ma dopo averlo conosciuto un po’ meglio, devo dire che ci si può parlare. Almeno lui non sale in cattedra. Ma ormai le cose sono andate così; fammi posto che mi siedo alla tua destra.
Pasqua 2016