Caro Papà,

ti rendi conto di quello che hai combinato con questo tuo benedetto Dna? Che tu avessi stregato Enzo, fin da piccolo, con il tuo narrare di cosmo e di pianeti, era cosa acquisita. Ormai per lui il saltare qua e là per il globo attaccato a un telescopio, compresi i poli, è diventata routine. Ma che adesso anche Caterina, la bambina cui avevi insegnato, tenendola sulle ginocchia, a giocare a scopa, ma che hai dovuto lasciare troppo presto per poterle anche insegnare che un giocatore non può scegliersi le carte buone a priori, Caterina, dicevo, eccola là: lavoratrice del settore nautico, pazza del mare (e pure sirena in qualche modo, visto che vi ha attirato anche il suo uomo), che adesso se ne va a vela in mezzo all’oceano, come avresti sognato di poter fare tu. A ben vedere, questi miei (tuoi!) due ragazzi hanno raccolto, direi concentrato, tutte le aspirazioni, tutti i sogni, da te coltivati con passione, che la vita ti ha ingenerosamente frustrato. A me piace fantasticare che, se fosse vero quello che io e altri come me coltiviamo come una “disperata speranza”, e cioè che, da dove tu e quelli come te vi trovate, si possa ancora seguire chi è restato qui, tu in questo momento stia provando una gioia nel vedere i tuoi “nipotini” muoversi con disinvoltura fra i Galileo, Copernico, Cook, Darwin, Magellano ecc., che hanno popolato quella fantasia che tu, rinunciatario per te stesso, hai trasmesso a loro in tutta la sua ricchezza.

Tuccio