A MIO PADRE.

Se a te il mio palpito acerbo ore fuggite rammenta

e in esso ancora il mattino vedi tremare risorto,

se la tua angoscia comprendo ed il mio cuore sgomenta

nell'inquieto tramonto il non recarti conforto,

pur, nel silenzio, mi unisce a te un affetto più forte

che nell'incerto tuo sguardo l'antica intesa ritrova,

mentre quei giorni a te usati a me promette la sorte

e i miei pensieri già imbianca e la tua vita rinnova.

Napoli 25 ottobre 1959