S. Pietro e Paolo - consacrata nel 1962
Gli ultimi anelli della lunga catena dei villaggi cristiani Oraon vanno ricercati da entrambe le parti del confine tra i distretti di Bogra e quelli di Dinajpur: essi sono Ghaura, Kashiabari, Maloncha, Hatishow, Ghira, Jamtuli, Rupapur ed altri più piccoli.
Il signorotto di Ghaura, Abu Bakar Mondoli, come il re Ahab di biblica memoria, aveva iniziato a desiderare ardentemente le proprietà di Budhu Khalkho, Latia Tirkey e Chira Kerketta.
Gli abitanti si accorsero che era inutile lottare col signorotto e d' altronde non gradivano nemmeno di cadere nelle mani dei missionari cristiani.
Alla fine, incapaci di pensare ad un' alternativa migliore, si recarono a Mariampur da padre L. Martinelli a cui espressero il desiderio di essere battezzati e di essere visitati ad ogni fine settimana da Jhari Jhon Kujur di Khalisha. Furono battezzati nel 1937 con grande festa. In seguito vinsero anche la causa in tribunale contro il signorotto Abu Bakar, ma con questa vittoria la loro fede cristiana, così improvvisata, ebbe anche termine e tornarono alla loro religione originaria nel 1940.
Soltanto Ghira Kerketta ed il suo clan restò fedele e questo per la semplice ragione che Ghira era ricco ed altamente rispettato per la potenza della sua stregoneria, ma era purtroppo senza figli. E così i Padri di Mariampur gli diedero un orfano: Policarpo, promettendogli nel contempo un proprio figlio come ricompensa della fede. Dopo qualche anno nacque infatti un figlioletto a cui venne dato il nome di Gabriele, mentre occorsero più di cinquanta anni per far tornare i discendenti di Budhu e Latia alla religione cattolica.
Kashiabari è a cinque chilometri dalla Stazione di Polizia di Panchbibi, nel distretto di Bogra. Lì viveva Chamra Kispotta con la sua grande famiglia; erano arrivati da Chota Nagpur ed essendo gran lavoratore, si era arricchito. Ma, come la magior parte degli Oraon era anche molto superstizioso. I loro vicini cominciarono a spargere la notizia che la moglie fosse connessa con il "Dhansur" (spirito che ruba il riso, che gli Oraon credono gratifichi i propri adepti rubando il riso ad altri).
Questa calunnia divenne tanto estesa che il villaggio ritenne di dover espellere dalla zona i Kispotta, che videro in pericolo non soltanto i propri beni ma anche la propria vita.
Era in particolare la moglie di Chamra, Sukro Tirkay che aveva una gran paura e, nella sua profonda depressione, si convinse di essere diventata vittima non soltanto dei suoi vicini ma anche degli stessi spiriti. Il povero Chamra non vide altra alternativa che interrogare lo stesso indovino del villaggio che, per tutta risposta, gli disse che per placare gli spiriti sarebbe stato necessaria una grande offerta seguita da un pellegrinaggio nella lontana Gaya da parte dello stesso Chamra, del suo figlio maggiore e dello stesso indovino.
Tornato a casa Chamra discusse la situazione con la sua famiglia: l' offerta e le spese del pellegrinaggio avrebbero significato la completa rovina. Nella discussione un giovane della famiglia chiese: " Come mai gli inglesi distruggono la giungla, costruiscono ferrovie e non sono mai attaccati dagli spiriti e perché gli spiriti dovrebbero attaccare solo noi, Oraon?" Era una domanda valida e si decise di mandare Chamra a Meneedwar, dove si diceva vivessero degli uomini bianchi; lo scopo di Chamra era quello di scoprire il segreto del benessere dei bianchi. E fu così che Padre Bianchi (bianco di nome e di fatto) pur non essendo inglese trovò il modo di rassicurare il suo ansioso e terrificato visitatore.
Dopo qualche giorno il Missionario arrivò a Kashabari ma disse anche che la zona del villaggio era di competenza della missione di Mariampur e che lì si sarebbero dovuti rivolgere. E così, dopo vari contatti, furono battezzati nel 1938.
Il Vescovo Anselmo venne nel villaggio qualche tempo dopo, per una visita pastorale e per somministrare le Cresime. Era un posto che gli piacque subito, in particolare il bel fiume con i suoi argini, e subito sognò di costruire lì una parrocchia. Il suo sogno cominciò ad avverarsi con l' arrivo, nel febbraio 1962, di Padre G.B. Vanzetti. In diciassette anni di duro lavoro costruì, praticamente da solo, tutto il complesso della Parrocchia, dalla chiesa al rettorato, dal convento alla scuola ed ai due convitti per bambini e bambine e persino un ponte, chiamato poi "Ponte Vanzetti". È anche da sottolineare l'incredibile lavoro svolto da Padre Vanzetti nel creare le prime cooperative di credito in forma di banche del riso o altro, in un ambiente aborigeno in cui il risparmio o comunque il pensare al domani era sconosciuto.
Nel 1979 arriva a Pathorgata un nuovo parroco: p. Cesare Pesce e vi resta fino al 1995. Ripropongo una sua lettera, scritta col suo inconfondibile stile (per onor di cronaca debbo riportare che Padre Pesce esagera un po’ quando parla di danze e di "dizione". Io sono stato a Pathorgata inatteso ed in cinque minuti i bellissimi bambini del boarding hanno approntato una cerimonia di benvenuto da far invidia a molti altri posti!).
24 luglio 79 ….. in Italia la gente della mia età è forzata di andarsene in pensione. Prende la canna da pesca e se ne va in riva ai fiumi in attesa dell’ultimo tramonto. Qui fortunatamente le cose sono un po’ differenti…..
Vedi l’intestazione della lettera? Cambio di indirizzo, vero? Già, è così.
Capitò che il parroco di questa parrocchia e un gruppo di cristiani non andavano più d’accordo.
Questioni sulla scuola, sulla cooperativa agricola erano sorte a rompere la pace. Il Vescovo, che, oltre al resto, è nuovo, si trovò in un ginepraio.
Che fare?
Pensò che un vecchio lupo del Bangladesh – 31 anni di missione ormai – potrebbe essere ancora utile a sciogliere la matassa. Ed eccomi qui.
Due settimane fa feci il mio ingresso trionfale (!?)……in bicicletta. Dalla stazioncina ferroviaria di Panchbibi su una strada fangosa e viscida. D’ogni tanto mi fermavo a togliere il fango che si incastrava fra il parafango e la ruota posteriore. Era la preparazione alla mia prima messa nella mia nuova parrocchia.
Finalmente in Chiesa. Che malinconia! Dalla splendida chiesetta di Saidpur, forse la più bella del Bangladesh, ad uno stanzone fatto di fango e lamiere.. poi nella canonica costruita con fango e mattoni non plasterati, non imbiancati di calce. Oscurità, tetraggine. Come il mio spirito.
Per rendere l’avvenimento più solenne, all’aperto, tre o quattro ragazze si mettono a danzare. Ce la mettono tutta, poverine, per sollevare il mio spirito.
Ed io sorrido, applaudo, continuo a ripetere: “Bello! Magnifico! Artistico!” e rivedo nella mia fantasia le splendide ragazze musulmane della città lasciata, istruite nella loro piccola accademia di arte e musica.
Che differenza! Nel ritmo, nelle movenze, nella grazia, nella bellezza …beh, ma forse il cuore è lo stesso, il fine è lo stesso: versare un po’ di gioia nel mio vecchio cuore, prepararlo e scuoterlo al nuovo amore verso questa mia nuova famiglia.
Uno studente legge un address di benvenuto e d’augurio. “Bellissimo. Grazie”, dico io e penso alla dolcezza della lingua bengalese massacrata e resa amara dalla pronuncia di un aborigeno. … da Pescia a Corbesassi…..eppure la sostanza è la stessa. Ciò che vuole esprimere lo studente della campagna di Patharghata non è differente da ciò che esprime il raffinato e il sofisticato studente cittadino di Saidpur.
“Sta allegro don Cesare”, mi dico: “Ti vogliono già bene al tuo arrivo. Su, su. Guarda il sole e le ombre rimarranno dietro le tue spalle!”.
Così.
A Patharghata ormai. In un angolo della campagna del Bangladesh. Lasciati i piccoli comforts che può offrire la città. Fango e campi di riso, strade impossibili e capanne di fango e paglia, ma alberi uccelli e fiori, fiori…………orrido e bello. Immensamente bello.
Dio mi ha mandato qui certamente a cogliere i fiori, non le spine. Lo so già che per impossessarmi dei fiori dovrò lottare con le spine; forse è necessaria qualche goccia di sangue. Beh è legge di natura. Ma ne vale la pena: inebriarmi del profumo di questi fiori, anche se punzecchiato da qualche maligna spina della giungla.
Ho un po’ di paura, è logico. Non so neppure da dove incominciare. Che avverrà?
I miei amici musulmani mi rispondono in arabo : “Wallaha a’am” (solo Iddio lo sa) ed io aggiungo in italiano: “Qualche santo provvederà”.
E, recentemente, il sogno del Vescovo Anselmo ha avuto un' ulteriore conferma: grazie al contributo straordinario di un singolo, attraverso il Movimento Shalom di San Miniato ( Italia) è stato possibile ricostruire i due convitti capaci di ben 75 bambini ed altrettante bambine e dare un nuovo impulso alle scuole. Unitamente ad essi la scuola parrocchiale, sino alla quinta elementare. Altre due scuole sono sottocentri di Jamtoli e Rupapur. Alcune scuole (sino alla terza) sono in altri villaggi, con il parziale contributo della Caritas di Dinajpur.
È poi stata ricostruita interamente la Chiesa parrocchiale, costruita dai Padri Beretta e L'Imperio e benedetta dal vescovo Moses Costa il 21 dicembre 2000.
Il 24 giugno 2001 ha luogo la benedizione della nuova cappella di Ghaura, un piccolo villaggio Oraon, da parte del Vescovo Moses Costa, su di un terreno messo a disposizione dal villaggio stesso.
Pathorgata comprende oggi 48 villaggi, con prevalenza di Oraon e con circa 2200 cattolici. Il nuovo parroco è Fr. Boniface Murmu, coadiuvato da Fr. Peter Soren. Nella parrocchia sono operative le Suore Shanti Rani, attualmente in numero di 4, per l'attività pastorale nei vari villaggi.