Cuore Immacolatodi Maria - consacrata nel 1998
Gli indù del Bangladesh sono circa il 12% dei 130 milioni di bangladeshi. Dopo la divisione tra India e Pakistan nel 1947, gli indù sono una piccola minoranza in un paese dominato dai loro secolari antagonisti, i musulmani. Questo ha spinto la maggior parte degli indù, soprattutto quelli benestanti e istruiti, a fuggire in India, lasciando i loro correligionari senza quadri dirigenti. Mentre in India l'appartenenza del popolo all'induismo si va rafforzando, in Bangladesh succede il contrario: l'ambiente, quasi totalmente musulmano, non favorisce la fedeltà alle pratiche religiose; il ragazzo indù che va a scuola trova i suoi compagni musulmani che mettono in ridicolo le sue credenze e le sue divinità. Padre Luigi Pinos scrive:
«Tutto ciò, in diversa misura, spinge gli indù bengalesi alla ricerca di nuovi valori religiosi e di un diverso modello di vita e alcuni vengono da noi... Nell' induismo i khotryo (o kshatrya) sono la casta guerriera, cioè la più alta dopo quella dei bramini. I khotryo del nord Bengala oggi coltivano la terra e hanno perso ogni tendenza bellicosa: anzi la loro caratteristica è la timidezza. Non mangiano carne bovina né suina, non bevono alcolici, hanno un forte senso religioso e una buona moralità. Al contrario di altre caste, non vengono a noi perché considerano falso l' induismo, ma perché sono alla ricerca di un maestro o modello di vita e l' hanno trovato in Gesù».
Il movimento dei khotryo verso la Chiesa nasce a Ruhea (nord della diocesi di Dinajpur) nel 1972-1973, dopo la guerra per l' indipendenza, quando anche i khotryo ricevevano aiuti dai missionari cattolici; chiedono di essere battezzati, ma p. Cesare Pesce e p. Antonio Mapelli dicono: «Incominciate a ricostruire le vostre case, coltivate i campi e riempite i vostri ventri; poi ne parleremo». Diversi khotryo vanno a farsi battezzare dai battisti, ma altri aspettano e nel 1973 p. Mapelli e p. Julian Rozario accolgono il primo convertito, Turu Chandra Roy, un medico di villaggio secondo la medicina indigena, battezzato dai battisti e deciso a farsi cattolico: è il primo apostolo fra i khotryo, ha portato loro il Vangelo in tutte le parrocchie del nord.
Nel 1976 giunge a Ruhea il p. Luigi Pinos, che si dedica ai khotryo organizzando gli incontri con i membri di questa casta: invece di andare a visitarli nei loro villaggi, li invita alla missione per incontri mensili. Nel primo incontro intervengono in 40, poi aumentano e il movimento di conversioni si estende da Ruhea alle missioni vicine. Oggi i khotryo battezzati sono circa 1.500 e centinaia i catecumeni. Il movimento è portato avanti da sacerdoti locali. Scrive p. Pinos:
" Dopo tanti anni di lavoro fra i nuovi convertiti, ho cambiato il sistema di catechesi. All'inizio seguivo l'esempio dei vecchi missionari, che dicevano ai catecumeni: "Vai in chiesa la domenica, impara le preghiere e il catechismo, osserva le feste comandate e poi riceverai il battesimo". Ma passando dai tribali animisti ai khotryo, ho capito che per gli indù c' è religione soltanto attraverso un "guru": l'uomo non è abbastanza grande per mettersi in contatto con Dio, ha bisogno di un guru che gli sia maestro di vita. Perciò i khotryo, appena decidono di prendere Gesù come guru, vogliono essere battezzati. Restando in attesa del battesimo per anni sembra loro di trovarsi in un limbo senza religione: soltanto quando ricevono il battesimo sentono di entrare in contatto con Dio e il guru Gesù. "
Da una lettera di Sr. Silvia Gallina, scritta il 1° febbraio 2002, alla vigilia del suo ultimo viaggio in Bangladesh.
" Nel 1992 sono inviata in una scuoletta proprio all'interno della casa delle suore a Saidpur, quattro suore insegnano, io mi occupo della pastorale, della catechesi, della visita alle famiglie tra gente poverissima che di conseguenza è inerte e demotivata. Anche qui cerco di alleviare la povertà facendo costruire casette in muratura, al posto delle capanne, due stanzette, ma con la porta che si può chiudere e dare sicurezza alla gente.
Con la bici percorro 9/10 Km. al giorno in visita ai cristiani tribali di un sotto centro della missione, Kellabari: molti sono indù di casta bassa che desiderano farsi cristiani (quest'anno si sono fatti battezzare in 500).
Il Padre del PIME, ora morto, aveva diviso il suo appartamento in quattro vani in cui i neofiti e i loro maestri venivano mensilmente per lo studio del Vangelo della domenica e per la preparazione al Battesimo.
C'era molta collaborazione fra i sacerdoti, le suore, i maestri, i catechisti, la gente per cui l'apostolato era facilitato e questa povera gente si sentiva capita e sostenuta.
Lentamente il Centro si trasforma in Parrocchia autonoma e, verso il 2000, l'Opera viene ampliata col sostegno della CEI e si trasforma in un Nuovo Centro di formazione dove piccoli e grandi sì alternano per l'istruzione.
Attualmente è qui che svolgo il mio apostolato. Per facilitarlo abbiamo acquisito un terreno in cui si è costruito un conventino in modo che le suore vivano nel cuore della missione.. "
Da Banglanews 067 del 2 febbraio 2003
Kellabari: Una scuola voluta da Suor Silvia
Il 25 febbraio è stata inaugurata a Kellabari la scuola elementare fortemente voluta da Suor Silvia, scomparsa nel maggio dello scorso anno. Suor Silvia, al termine di una vita missionaria interamente spesa in Bangladesh (ricordiamo il Sick Shelter di Rajshahi, la costruzione di case a Rajshai, la sua completa dedizione ai più poveri tra i poveri), ha dedicato gli ultimi anni a Kellabari. Per i suoi indù fuori casta aveva già iniziato un boarding per le bambine e, recentemente, uno per i bambini. Due anni fa, appena agli inizi, i maschietti erano una ventina, oggi sono ben 58 ed il numero è destinato ad aumentare. Alla mia domanda circa il futuro di questi marmocchietti che dormivano rannicchiati uno accanto all’altro, Madre Silvia mi diceva (guardando il cielo) che avrebbero avuto dei lettini ed una scuola. Ed ora, a due anni di distanza, le sue preghiere si sono realizzate. I bambini più grandicelli hanno i loro bei lettini… ma nel frattempo si sono aggiunti altri marmocchietti della prima elementare che sono stati accomodati sul pavimento. Sono certo che in qualche modo arriveranno nuovi lettini anche per loro! La bella scuola, appena inaugurata da Mons. Moses, ha sei aule capienti, oltre a due uffici. E’ l’unica scuola del villaggio e si sta studiando la possibilità di allargarla. In effetti Madre Silvia, oltre a comprare un bel pò di terreno, aveva chiesto a Padre Adolfo di progettarla prevedendo la possibilità di sopraelevazione… e gli amici italiani non mancheranno di rispondere al suo appello. Anche le bambine non sono state trascurate: attualmente sono 35 ma è in costruzione il loro nuovo boarding che, all’inizio potrà ospitarne 70, dopo di che verrà costruito, sempre dalle suore di Maria Bambina, anche il nuovo convento.
Alla inaugurazione della scuola (chiamata Ma Maria e cioè Maria Madre) mancava proprio la grande Madre Silvia, ma evidentemente deve aver fatto qualcosa perché dopo settimane di nebbia, il 25 è stata la prima giornata in cui si è visto il sole già al mattino presto.
Ancora grazie, Madre Silvia!
Il parroco attuale di Kellabari è p. Robi Gomes. La parrocchia, con 20 villaggi cristiani, in prevalenza indù fuori casta, ha circa 1500 battezzati, in rapida crescita.