Dal Pakistan alla Cina lungo la Karakorum Highway in Tandem
Diario di Viaggio
04/03/2014 Islamabad: Atterriamo ad Islamabad alle 4 di mattina e il Pakistan ci accoglie con un “caloroso” benvenuto, ci sono già 36°! Qualche ora di sonno e subito rimontiamo il tandem. Tutto bene, non era scontato, in altre occasioni avevamo avuto seri danni.
Nel pomeriggio ci immergiamo nel caotico e caleidoscopio mercato di Rawalpindi [da fare]. Il traffico ha una sola regola chi suona più forte può superare dove vuole.
Cena veloce e sveniamo nel letto.
05/08/2014 Chattar Plain: Raggiungiamo Manshwra in auto così da evitare un centinaio di chilometri di superstrada molto trafficata. É già mezzogiorno e il buon senso direbbe di fermarsi ma vogliamo fare qualche chilometro ed inforchiamo la bici. La strada si fa subito impegnativa e ci sono ben 42°! Dopo poche centinaia di metri ci ferma la polizia, secondo loro non ci sono le condizioni di sicurezza per proseguire da soli così ci impongono la presenza di una scorta che ci seguirà lungo la parte “non sicura”. Siamo avviliti perché ci vincola nella libertà e nel contatto con le persone; questo non ci voleva! Il primo alberghetto dista ancora 50 km decidiamo di proseguire poi si vedrà. Gli eucalipti pian piano….molto piano, lasciano spazio ai pini e anche il traffico si dirada.
A quota 1.800 mt raggiungiamo finalmente il nostro albergo o meglio il nostro fatiscente giaciglio.
06/08/2014 Besham: Oggi la giornata non doveva essere faticosa, poco dislivello e ragionevoli chilometri. Ma dopo aver percorso poche centinaia di metri ecco che l’asfalto si trasforma in pista battuta con ciottoli affioranti, sembra di pedalare nel letto di fiume. La velocità diminuisce il tandem sembra doversi sfasciare da un momento all’altro. Lungo la strada strombazzanti veicoli carichi di uomini e di merci ci salutano, in molti si fermano per fotografarci. La polizia ci segue e alle volte ci affiancano chiedendoci se abbiamo problemi; vorrei vedere loro pedalare con un "tir a pedali" da altre 52 kg. a 43 gradi !!!". Non ci demoralizziamo e arranchiamo. Giunti a destinazione scopro che la forcella ha perso parte dell’aria e va a fine corsa, non ho strumenti adeguati e con un tentativo maldestro faccio fuoriuscire quel poco di aria che era rimasta, sono nel panico, forcella a terra. Con l'aiuto di alcuni locali realizziamo una sorta di “elastomero” con tubi di un radiatore presi dalla spazzatura, la vedo dura!
Gran cena con pollo e riso e poi andiamo a dormire, in sauna!
07/08/2014 Dasu: Pedaliamo sempre ad una quota intorno ai 1.200 mt su continui saliscendi che se non fosse per il caldo permetterebbero un buon recupero. Siamo nella zona dell’Indus Kohistan, forse l’area più fondamentalista del Pakistan ed infatti attraversiamo villaggi molto poveri dove non si vede neanche una donna. La scorta qui sembra indispensabile.
Anche noi ci adeguiamo e quando ci fermiamo presso i villaggi, indossiamo subito i pantaloni lunghi ed una camicia.
08/08/2014 Chilas: Oggi avremmo dovuto percorrere solo una sessantina di chilometri ma giunti a Shatial la polizia ci invita a proseguire perché non vi sono strutture che ci possano ospitare e non possiamo piantare la tenda, così dobbiamo fare altri 60 km sino a Chilas. Oggi raggiungiamo il record di 53 gradi, sino a quando si pedala sono sopportabili ma guai fermarsi é un suicidio! La giornata si complica con la rottura di un raggio ma siamo attrezzati; anche il tandem subisce gli effetti di una temperatura estrema. In serata entriamo nella regione di Gilgit e la polizia finalmente cui lascia soli....oggi é stata dura sia per noi che per il mezzo, siamo ancora più umili ed incerti sulla riuscita del nostro Viaggio.
09/08/2014 Raikot Bridge: Oggi sarà una giornata speciale perché dopo aver raggiunto il paese di Raikot lasceremo la bici per fare il trek di Fairy Meadow [imperdibile] ovvero ammirare da vicino gli 8.125 mt del Nanga Parbat.
Abbiamo appena il tempo di organizzare un piccolo bagaglio e subito saliamo su di una sgangherata jeep che in meno di due ore si arrampicherà sino a quota 2.980 mt lungo una mulattiera che avrei timore di percorrere a pieni!
Finisce l’incubo ed indossati gli zaini camminiamo per 3 ore sino a quota 3255 mt.
Il Nanga Parbat si nega ma siamo fiduciosi. Cena in rifugio e per la prima volta dormiamo al fresco. Sveglia all'alba delle 04:30 ed ecco illuminarsi il Nanga in tutto il suo splendore. Le foto non si contano che emozione, non sappiamo se ne pagheremo la fatica, ma certamente non potevamo ignorare questa opportunità. Veloce pranzo e poi via giù ripercorrendo una delle strade più terrificanti che abbia mai fatto. Sfiniti ma soddisfatti rifacciamo i bagagli, domani si pedala.
11/08/2014 Gilgit: Lentamente prendiamo quota e lasciamo alle nostre spalle il Nanga Parbat che ci regala ancora qualche ultima emozione. Non rimaniamo soli a lungo perché sulla nostra destra ecco spuntare alcuni 7000 della Valle del Baltistan. La strada prosegue con un avvicendarsi di sali e scendi che alternano tratti aridi ed inospitali a vere e proprie oasi coltivate a frutta e verdura. I villaggi sono poveri e anonimi, ma le persone sono sempre più gioviali e cortesi. Dopo oltre 400 km dall’inizio del nostro viaggio incrociamo anche le prime donne, tutte comunque rigorosamente coperte con abiti dai colori vivaci e sgargianti. Deviamo dalla Karakorum (KKH) per raggiungere Gilgit, dove facciamo due passi nel caleidoscopico bazar, come sempre non ci sono turisti.
12/08/2014 Ghulmet: Lasciamo la Valle dell' Indo per inoltrarci tra le gole dell' Unza Valley, dicono la parte più bella della KKH. Anche oggi, quando ci fermiamo per ammirare il paesaggio e/o per riposare, molti si fermano per farci un foto e per condividere le nostre impressioni sul loro Paese. Prima dell'11 Settembre 2001, il Pakistan era molto apprezzato dal turismo di “montagna” ma ora sembra che il tempo si sia fermato; molti alberghi e ristoranti sono chiusi o fatiscenti. I Talebani non sono ne accettati ne condivisi, ma ne parlano con molto timore quasi in sottovoce perché é ancora vivo l’eccidio del giugno 2013 di 11 alpinisti presso il campo base del Nanga Parbat. Superiamo quota 2000 ed io spero di trovare un po’ di refrigerio perché accuso problemi per il caldo atroce. Emily come sempre si dimostra più determinata di me ed allunghiamo la tappa per trovare sistemazione a Ghulmet proprio ai piedi del Rakaposhi (7788 mt). La guest house come al solito é al limite della decenza, ma la vista non ha prezzo. La località é famosa anche perché é ancora visibile parte della sua Via della Seta originale.
13/08/2014 Karimabad: Al risveglio ci attendono nuvoloni e pioggia ma col passare delle ore il sole fa capolino. Siamo ad oltre 2000 mt e l 'aria oggi è bella fresca. Lasciamo il Rakaposhi (7790) alle spalle e piano piano risaliamo la Valle dell'Unza. Il fondo stradale é in ottime condizioni ma con il trascorrere delle ore il caldo ricomincia a farsi sentire e così anche la fatica. Raggiungiamo Karimabad (2438 mt) nella tarda mattinata. Ci riposiano alcune ore e poi via subito per visitare il bellissimo forte di Baltit [da fare], antica residenza del Re di questa provincia. Molto particolare la sua architettura che ricorda quella tibetana. Incontriamo una coppia di giovani Italiani che da tre anni! stanno viaggiando in Asia in moto.....ci perdiamo nei loro racconti e nella loro visione della vita, sono giovani e arde in loro ancora la fiamma di ideali che per molti sono solo dei sogni. Oggi ci concediamo un albergo con acqua calda e lenzuola, un lusso a cui non eravamo più abituati.
14/08/2014 Karimabad: Colazione tranquilla seduti ad un tavolo con tovaglia e posate, oggi non si pedala facciamo i turisti. Per la prima volta incontriamo un gruppo di turisti peraltro Italiani che stanno facendo a ritroso parte del nostro itinerario, solito scambio di informazioni e sensazioni. La giornata inizia con la visita del villaggio di Ganesh ora patrimonio dell' Unesco [imperdibile] per la sua spettacolare architettura fatta di case molto basse con muri in pietra e fango. Raggiungiamo poi il forte Altit [da fare], anch' essa residenza dei reali sino al 1974. Dal tetto si ammirano estensioni infinite di albicocche ad essiccare, che colori!. L'aria é così limpida che i colori delle vesti delle donne sembrano dipinti nel cielo. Passeggiamo tra frutteti e verdi coltivazioni strappate alle aride pareti delle montagne che ci circondano. In serata siamo spettatori della finale della Premier League di Unza, scarponi contro zappatori, ma il tifo non ha confini così anche noi ci facciamo prendere. Domani si pedala, letto presto.
15/08/2014 Passu: durante la notte tuoni e lampi non lasciano presagire nulla di buono, alla sveglia infatti piove. Vestiti come marziani partiamo. I primi chilometri trascorrono bene ma ben presto si presentano lunghi tratti di sterrato causa frane. Continua piovere e questo accentua il pericolo infatti un sasso, neanche piccolo, precipita in strada ad un metro da noi. Dopo 20 chilometri ecco che la strada si impenna sono al 18%, finiscono i rapporti inizia l'affanno siamo ad oltre i 2600 mt di altitudine. Con fatica arriviamo alla sommità di una enorme frana che nel 2010 ha cancellato oltre 10 chilometri della KKH e ben due villaggi con relative vittime e lasciando oggi un enorme lago di color turchese. Per proseguire al momento non vi é altra soluzione che utilizzare un barcone che in un ora ci porterà sull'altra sponda, a Gulmit. Anche se piove e le montagne si nascondono il paesaggio rimane comunque piacevole. Il villaggio di Gulmit dopo quattro anni é ancora quasi isolato. Lunghi tratti di sterrato mettono a dura prova il tandem ed il nostro "sopra sella". Non ultimo per uscire dal paese dobbiamo attraversare diversi guadi creati dallo scioglimento dei vicini ghiacciai e che hanno cancellato parte dell'asfalto. Togliamo le scarpe, spingiamo, imprechiamo e soffriamo, l'acqua arriva al ginocchio non sentiamo più i piedi dal freddo...ma ne usciamo. La strada ora migliora saliamo sino a 2711 mt. il meteo ci concede una tregua anche se le montagne rimangono nascoste. Per fare 46 chilometri ci mettiamo 5 ore!
Anche se abbiamo una meta, non si può venire in Pakistan senza fare qualche escursione, del resto siamo nel Paese con la più alta concentrazione di montagne che superano i 7000 mt.
Decidiamo così di fermarci 2 notti.
Note: si può viaggiare sempre un corto ma quando ci si ferma in un villaggio é buona norma coprirsi le gambe e meglio se anche le braccia. Sono molto tolleranti e per questo é bene rispettarne le usanze.
16/08/2014 Passu: oggi escursione di 4 ore sino alla base del ghiacciaio Passu Glacer [piacevole]. Il sentiero é abbastanza facile ed intuibile anche senza guida. Vorremmo fare molto di più, ma ci dobbiamo accontentare per il timore di stancarci troppo e pagarla poi nei giorni successivi.
Nota: Passu Glacer da NON fare in caso di pioggia o forte vento causa frane. Se avete tempo e voglia è preferibile fare il trek del lago Borit e da li salite sino ad un bel vedere sopra Passu Glacer.
17/08/2014 Sost (2.280 mt): nella notte si scatena un violento temporale e al risveglio con sorpresa un raggio il sole illumina le pendici ammantate di neve fresca. Siamo ad oltre 2600 e l'aria si fa frizzante. Lasciamo la Valle del Gojal con i suoi villaggi di pastori e le loro "case" di pietra e fango. La strada scende in una valle strettissima, quasi a lambire il fiume Hunza. Su di noi pareti verticali di sedimenti instabili i cui segni sono ben visibili anche a terra per la presenza di numerosi sassi precipitati. Nel pomeriggio si alza un forte vento e pioggia a catinelle. Raccogliamo qualche notizia, al passo nevica!, ci informano inoltre che per i prossimi chilometri non ci sono strutture pertanto dobbiamo essere autonomi in tutto, siamo anche isolati telefonicamente e come sempre il villaggio in cui soggiorniamo é senza energia elettrica, sembra di tornare indietro di 100 anni. Siamo partiti con molta umiltà e oggi a meno di 100 chilometri dal Khunjerab Pass, meta virtuale del nostro Viaggio, siamo ancora più incerti.
Note: acqua in bottiglia e cibo si trovano ovunque. La dieta varia solo nelle diverse associazioni tra pollo, riso, verdure e uova. Se avete tempo però nei bazar potete trovare anche pomodori, cetrioli, patate ecc. La frutta non si compra perché si possono raccogliere mele e albicocche ovunque. Colazione con latte, the, uova e porrige.
18/08/2014 Dih (3.345 mt) > Sost: oggi doveva essere l'ultima tappa di avvicinamento ma raggiunto il posto di controllo di Dih a quota 3170 la polizia ci costringe a tornare al villaggio da cui siamo partiti perché per disposizione del governo cinese le bici non possono attraversare la "terra di nessuno" tra Pakistan e Cina. Insistiamo ma non cedono. Non possiamo rinunciare alla sfida, così prendiamo un mezzo privato che ci aspetterà al confine pakistano e da li ci porterà sino alla dogana cinese di Tashkurgan.
Nota: Non fidatevi delle notizie raccolte in Italia o da Province Pakistane lontane, valgono solo quelle raccolte sul posto ed in tempo reale. Bisogna avere molta pazienza e flessibilità del resto non c'é margine di trattativa.
19/08/2014: Khunjerab Pass (3.734 mt): la dogana apre tardi, ma noi siamo in fermento. Sbrigate le formalità, la polizia si accerta che la bici sia caricata su di un mezzo da loro autorizzato. Ripercorriamo parte della strada fatta ieri e come "clandestini", una volta superato l'ultimi controllo di polizia, scarichiamo il tandem e pedaliamo!. Il nostro complice (autista) ci aspetterà in cima al Passo. Siamo a circa 3100 mt e a 48 km dalla vetta. Il paesaggio si fa sempre più austero e le rocce assumono il colore nero da cui deriva il nome Kara Koram.
Il cielo é di un blu turchese che anche gli occhiali da sole stentano a filtrare. Intorno a noi svettano alte cime imbiancate dalle recenti nevicate; tra queste si eleva proprio su di noi il Quarum Koh (7164 mt). Il Kunjerab é anche un Parco naturale ed infatti riusciamo a vedere numerose marmotte e camosci. Sino ai 4000 mt le pendenze sono accettabili, la pedalata é agile e reagiamo bene. Giunti ai 4100 inizia per entrambi un forte mal di testa. Ai meno 12 km dal passo la velocità scende a 10 poi a 9 sino a 8 km/h, siamo al limite di una camminata veloce! Il respiro non é tanto affannoso ma non arriva ossigeno ai muscoli che tendono ad indurirsi! Inizia il formicolio alle mani e le labbra si gonfiano. Mancano 5 km, le pendenze sono importanti anche se "alleggerite" da una serie di 17 tornanti, ma la fatica é disumana. La testa sembra esplodere, i pensieri e le parole, quelle poche che pronunciamo, sono confuse e ovattate.
Mancano 2 chilometri, la strada spiana e da lontano vediamo il ceck point di confine.
Ci sfioriamo la mano, siamo senza energie ma ora possiamo dire di esserci riusciti, siamo a quota 4.734 mt.
Il freddo é atroce, le energie finite, la testa da un momento all’altro esploderà!
Con sorpresa notiamo che non c'e' un cartello che indichi il nome e l'altitudine, chissà perché? Peccato!
Facciamo un paio di foto veloci e poi come "carbonari", di nascosto ed in tutta fretta, carichiamo il tandem sul fuoristrada.... destinazione Cina. Superati i meticolosi controlli imbocchiamo la KKH giù lungo la Mintaca Valley direzione Pamir che spettacolo!. Siamo stravolti vorremmo dormire ma é impossibile assopirsi. L'altopiano sembra un campo da golf senza confini dove pascolano yak e capre. Qui vi abitano principalmente tagiki wakhi con le loro tipiche yurte. Ad occidente si ergono le alte cime del Tagikistan anch'esse innevate quasi a formare una corona imperiale maestosa ed irraggiungibile. Forse la carenza di ossigeno mi sta giocando brutto scherzi..... Oltre alla fatica ed al fatto che siamo a 3200 mt bisogna aggiornare di 3 ore in avanti l'orologio, prendiamo una stanza e sveniamo nel letto.
Note: Da Dih a Tashkhkurgan (180 km) non ci sono strutture per dormire e/o mangiare. Se cambiassero le disposizioni governative calcolate bene i pesi, le distanze ed il METEO. Non sottovalutate il METEO!
20/08/2014 Tushkurgan (3.110 mt): dopo settimane di villaggi spesso senza luce elettrica, strade dissestate, alberghi fatiscenti e discutibili posti ristoro oggi ci troviamo in una graziosa cittadina. Strade ampie e ben curate, ci sono anche i semafori! Trovare un albergo non é banale perché gli stranieri possono accedere solo in poche strutture autorizzate. La città é popolata principalmente da tagiki e da pakistani emigrati per lavoro, i cinesi sono molto pochi. Gli uomini tagiki sembrano minatori che hanno appena finito il turno mentre le donne indossano abiti molto eleganti, elaborati e dai colori molto vivaci. La città é accogliente ma non si può dire altrettanto della popolazione perché nessuno si sforza di parlare un minimo di inglese e non esiste quasi nessun cartello in inglese, ma siamo italiani ed in qualche modo c'e' la caviamo.
Cena pakistana, andiamo ancora sul sicuro!
Note: in questa cittadina ci sono diversi negozi di alimentari ben forniti. Ottima frutta al mercato.
21/08/2014 Lake Karate Kul (3.660 mt): oggi sarà una lunga ed impegnativa tappa, abbiamo messo la sveglia alle 07 ma scopriamo che il sole sorge alle 08 (e fa buio dopo le 22:30) cambieremo abitudini.
Partiamo già da quota 3.200 e continuerà a salire almeno per i prossimi 80 km. Stiamo percorrendo il famoso Pamir, un altopiano desertico interrotto ogni tanto da piccoli pascoli che accolgono mandrie di yak e cammelli. Il paesaggio é dominato dal Muztagh Ata (7546 mt) e dai suoi bellissimi ghiacciai che scendono a valle a pochi chilometri da noi. Saliamo lentamente sino al Ulugrabat Pass (4.035 mt); anche oggi soffriamo ma il paesaggio è tale da creare sempre nuova energia. Nel pomeriggio arriviamo al bellissimo lago Kara Kul (3.501 mt). Nel suo blu turchese si specchiano i ghiacciai della catena del Kongur (7719) e del Muztagh Ata (7546), siamo senza fiato che spettacolo!. Passeremo la notte in una yurta tagika "ospiti" di una famiglia di pastori. Dormiamo tutti nella stessa tenda, sembra di state in famiglia anche se comunichiamo a gesti e sorrisi.
Note: Attenzione! nel tratto di oggi per 100 chilometri NON trovate in vendita ne acqua ne cibo!!!!
Ieri sera ho avuto la fortuna di vivere un momento della mia vita che ha dato un senso al Viaggio e sopratutto a molte delle nostre scelte. Trovarsi a 3.600 mt in una yurta risaldata con letame di yak e condividere il poco spazio con papà, mamma e due figli é stato uno dei momenti più magici del Viaggio. Non c'era modo di comunicare con le parole ma bastavano i sorrisi, sopratutto dei ragazzi che si dimostravano curiosi ed interessati......ai video e alle foto del nostro viaggio...
22/08/2014 Ghez (2.420 mt): oggi doveva essere una giornata tranquilla, pochi chilometri tutti in falso piano discesa ma....andiamo per ordine. Lasciamo quasi con nostalgia il Lago Kara Kul, anche oggi il cielo azzurro rende onore ai numerosi ghiacciai che vi si riflettono, che cartolina! Il paesaggio si alterna tra zone aride e prive di vita con altre verdi e rigogliose dove pascolano placidamente mandrie di yak e capre. Come da noi 50 anni fa diversi contadini, come minuscoli puntini in un infinito campo da golf, falciano l'erba a mano con movenze che sembrano passi di danza. Velocemente arriviamo sino ad un nuovo ed immenso lago formatosi con la recente costruzione di una diga. Sull'altra sponda si ergono alte dune di sabbia quasi bianca che non si possono più raggiungere per via del nuovo lago. Siamo all'imbocco della gola del fiume Ghez, d'un tratto l'asfalto svanisce ed al suo posto si presenta una terribile pista sterrata e polverosa. Oggi sarebbe servita la forcella che si é però irrimediabilmente guastata diversi chilometri orsono. Guadi, sassi, polvere.....una polvere fine che ti entra nei polmoni e che rende tutto surreale. La pista sarà larga non più di quattro metri ed é l'unica via di comunicazione della valle con camion e fuoristrada che in entrambi i sensi cercano il passaggio migliore per non sfasciare tutto. La polvere é tale che la visibilità non va oltre i 25/30 metri. Ho paura di rompere un cerchio o i raggi, guido con prudenza ma é un incubo per le braccia e le spalle. Siamo una maschera irriconoscibile di polvere e fango, un tutt'uno con la bici. Il "sopra sella" di Emily soffre perché non ci sarà un metro di respiro per i prossimi 43 chilometri ovvero Ghez, dove dormiremo. Fortunatamente i numerosi camionisti sono comprensivi e capiscono le nostre difficoltà attendendo pazienti sino a quando la strada consente loro di superare. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Ghez, un villaggio di quattro baracche nate intorno al posto di controllo della polizia. Non ci sono strutture per dormire, bussiamo alla porta dell’unica palazzina non fatiscente che scopriremo ospitare gli uffici ed i tecnici della diga.
Forse perché impietosi dalle nostre condizioni ci accolgono subito offrendoci un letto ed un pasto caldo.
Note: allo stato attuale della "strada" é impossibile percorrerla in bici in senso inverso ovvero in salita, dovete chiedere un passaggio ai numerosi pik up che passano.
23/08/2014 Kasghar: il buon giorno si vede subito dal mattino. Facciamo pochi metri e l'incubo ritorna. In sostanza per oltre 100 km la KKH cinese é stata radicalmente cancellata dalle frane e dalle alluvioni. Bisogna riconoscere che i cinesi hanno iniziato subito faraoniche opere di ricostruzione ma proprio per questo ci vorranno molti anni prima di vedere qualche cosa di finito. Abbiamo i nervi a fior di pelle, siamo una maschera di polvere, fango e sudore; non possiamo distrarci un attimo perché dobbiamo sempre cercare la traccia migliore in quello che sembra essere più un letto di un fiume piuttosto che una strada!
Dopo altri terribili 45 chilometri finalmente usciamo dalla valle e dall'incubo. Non ci sembra vero, asfalto per i prossimi ed ultimi 85 km!!!!. Sale la velocità e capiamo di avercela fatta, siamo a Kasghar il punto di inizio/fine della KKH! Come furono le montagne ad accoglierci all'inizio nostro Viaggio sono ancora loro che ci lasciano allontanandosi alle nostre spalle. Alle volte abbiamo sofferto, forse anche imprecato ma le emozioni che ci hanno regalato questi paesaggi ci ripagheranno per sempre di ogni fatica. Anche le persone ci hanno sorpreso sia in Pakistan che in Cina perché sempre generose e pronte ad aiutarci.
Note:
http://www.tourism.gov.pk/index.html
http://www.johnthemap.co.uk/pages/kkh_page1.html
Biglietti da visita