Partiamo dall’Italia per Tamanrasset.
Sostiamo nel centro sahariano dalle tipiche case rosse giusto il tempo sufficiente per prendere possesso dei mezzi fuoristrada e, caricati sacchi e casse viveri, prendiamo la pista e iniziamo a salire immediatamente verso le montagne dell’Hoggar con le loro incredibili formazioni basaltiche per raggiungere Assekrem e l’eremo di Père Foucault. Dall’alto cocuzzolo dominante l’anfiteatro di cime e montagne, contempliamo il fantastico spettacolo dell’alba e del tramonto sul That, sul Sawinan e sulle famose Canne d’Organo. Scendiamo alla cascata di Tamekrest , quindi imbocchiamo l’ampio corso dei uadi Tin Tarabine per raggiungere Jouf e Hakit (Oufiakit) con i suoi fantastici torrioni di pietra; proseguiamo per l’uadi di Tadant verso i rilievi dell’ Anhef , quindi al pozzo di Tireine incontreremo i Touareg accampati tutt’intorno. Entriamo nel grande plateau lungo 100 km che ci porterà alla base della Grande Duna dell’ Erg d’Admer , ultimo ostacolo che ci divide dall’oasi splendida di Djanet . Le superiamo di buon mattino con le auto a tutto gas ed eccoci in vista del Tassili N’Ajjer e le verdi palme di Djanet : oasi di verde e di pace, forse l’unico villaggio targui rimasto incontaminato in tutta l’Algeria meridionale e base per l’escursione sul Tassili N’Ajjer . Ci portiamo all’attacco del massiccio e caricati con cura tutti i nostri colli sui basti degli asini, ci mettiamo in cammino raggiungendo, con un solo trasferimento, l’altopiano in uno scenario mozzafiato. Piantiamo il campo a ridosso di rocce strapiombanti e di una guelta verdastra e da qui abbiamo effettuato tutta una serie di escursioni. Camminando attraverso paesaggi incredibili, dagli orizzonti diversi e dai colori superbi, raggiungeremo le stazioni rupestri di Tamrit , di Tam Zoumiak , di Tin Tazarift , di Sefar , per ammirare in tutto il loro splendore graffiti e pitture dal disegno di immediatezza tutta naif, dalla tecnica primitiva ma efficace, dai colori naturali, ma vivissimi, dal racconto sempre affascinante di avvenimenti lontanissimi eppure vicini e palpitanti. Li godiamo lentamente, trovando, proprio nei vari spostamenti successivi, i tempi del ripensamento, della valutazione e del godimento spirituale di quanto saremo andati scoprendo. Quando iniziamo la discesa verso Djanet, lo facciamo con molto rimpianto e con un gran «groppo» alla gola. Un ultimo sguardo all’altopiano e alle lontane sabbie sahariane; un’ultima doccia ristoratrice sotto le ombrose palme dell’oasi e poi in volo il rientro in Italia