MALI 2002
Il Mali, un Viaggio straordinario, intenso, coinvolgente: i mercati, le moschee di Djennè (Patrimonio dell'Unesco) e Mopti, i mitici villaggi Dogon pieni di magia ancestrale, addossati alla Falesia di Bandiagara (Patrimonio dell'Unesco) che abbiamo percorso a piedi, spostandoci da un villaggio all'altro, immergendoci nella realtà di questa popolazione che nonostante un crescente movimento turistico resta molto povera. L'aspetto inquietante è infatti la povertà e le condizioni di vita difficili, quasi ovunque: la richiesta di medicinali, cibo, vestiario, qualche spicciolo, è pressante, la cosa che consigliamo è di portarsi nello zaino medicinali generici per curare i tanti malati che si incontrano e cancelleria per le scuole dei villaggi. Da Bamako, dove ci lascia l’aereo, raggiungiamo in fuoristrada l’affollato porto di Mopti sul delta interno del Niger. Tocchiamo Douentza, il caratteristico mercato di Kona, il villaggio di Dala fino a Hombori, incontrando sulla pista pastori nomadi Peul e Gurma. Hombori è al centro di una vasta savana dove all’improvviso si ergono fantastiche formazioni rocciose cesellate dall’erosione dei venti. Dall’alto dei suoi 1.155 metri Hombori Tondo è il punto più elevato con la forma di un perfetto tamburo. Vaghiamo fra queste fantastiche guglie che non a torto furono soprannominate le «Dolomiti del Mali». Rientrati a Douentza ci fermiamo a visitare alcuni villaggi, interessanti sia per gli abitanti che per la caratteristica architettura. La zona è abitata prevalentemente da Peul, ma si cominciato a vedere i primi villaggi di Dogon. Iniziamo il trekking per Diaullé, Biendu, Amba, Neni, Banaba attraverso i villaggi della pianura al di fuori di tutti i circuiti turistici dove l’uomo bianco è ancora oggi una grande curiosità. Proseguiamo con la visita a Diankabu e Anakila tipici villaggi della pianura abitati dai Dogon. Il Toguna in quest’ultimo villaggio, da solo, vale la camminata di 20 km. Quindi Domosongo, caro a Marcel Griaule e Yadasongo dove troviamo case in terra mai viste sui libri e pubblicazioni sul Mali, Yogoupiri che gli architetti Spin (autori di «Toguna» ed. Electa) definiscono «villaggio dove la cultura Dogon è rimasta intatta». Il villaggio dal sentiero non si vede, bisogna salire su una collinetta, ma la fatica è ampiamente premiata dallo spettacolo impressionante delle capanne costruite sulla parete sovrastante. Fcciamo provvista d’acqua, che i Dogon recuperano nella grotta sacra e ci portiamo sul plateau di questa falesia secondaria da cui potremo ammirare la «falaise» in tutta la sua bellezza. Poi riscendiamo a Yougodogorou, fra tutti i villaggi ritenuto il più sacro. Il mito indica che qui i Dogon per la prima volta ebbero coscienza della morte e per esorcizzarla crearono le maschere. Ritorniamo ai piedi della falesia principale alla volta di Tireli fermandoci per via al sacro stagno di Amani.
Assistiamo a Tireli alle danze Dogon e poi velocemente riprendiamo il cammino per Nombori rientrando in una zona dove il turismo è pressoché inesistente. Passiamo per Yaba-toulou poi, all’altezza di Teli iniziamo a risalire per il plateau seguendo il sentiero che si inerpica tra rocce e canalonie «giardini» coltivati alacremente dai Dogon. Le 4x4 a cui avevamo dato appuntamento ci verranno a recuperare a Djiguibombo dopo questi magnifici otto giorni. Il Viaggio potrebbe concludersi qui perché già indescrivibilmente fantastico ma Timbuctu (Patrimonio dell'Unesco) non è lontana e decidiamo per di fare una follia e di raggiungerla a bordo di una pinassa percorrendo il Niger. Da Mopti ci vogliono normalmente 4 giorni di navigazione ma noi ne abbiamo solo 2 così siamo costretti ad una forzata navigazione con poche soste. Stremati arriviamo alla meta ed il sogno si avvera Timbuctu è raggiunta. Con un volo interno raggiungiamo Bamako e da qui l’Italia.