La Nostra Epica Traversata Andina tra Cile e Bolivia
Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e viaggi che si misurano in granelli di sabbia masticati, vibrazioni nelle ossa e ossigeno che manca nei polmoni. Nell’agosto del 2017, io e mia moglie abbiamo caricato il nostro tandem biammortizzato e abbiamo puntato le ruote verso uno dei deserti più alti, freddi e spietati del mondo.
Pedalare in tandem è già di per sé una splendida sfida di sincronia, equilibrio e fiducia in condizioni normali; farlo sulle piste andine, sfidando la micidiale tôle ondulée, l'altitudine e i banchi di sabbia mobile su un unico telaio, si è rivelata la prova di squadra più incredibile della nostra vita insieme.
Questo è il diario di viaggio completo, tappa per tappa, della nostra indimenticabile avventura.
PARTE 1, L'INIZIO DEL VIAGGIO E L'ACCLIMATAMENTO IN CILE
Martedì 8 agosto 2017 – L'arrivo a Calama
Il nostro viaggio inizia ufficialmente qui. La prima giornata non prevede chilometri, ma è un rito di passaggio fondamentale ed estenuante. Dedichiamo ogni ora allo spacchettamento e al delicatissimo montaggio del tandem. Controlliamo al millimetro la stabilità dei portapacchi, la tensione della catena di sincronizzazione e la disposizione simmetrica dei bagagli. La tensione è alta, ma la voglia di puntare le ruote verso il deserto lo è ancora di più.
Mercoledì 9 agosto 2017 – Da Calama a San Pedro de Atacama
Il nostro vero battesimo del fuoco sull'asfalto infuocato del deserto cileno. Lasciamo alle spalle i 2.460 metri di quota della vecchia stazione ferroviaria di Chorrillos, dove un iconico vagone arancione storico sembra salutarci all'inizio dell'interminabile salita, e ci immettiamo ufficialmente nella Ruta del Desierto.
Davanti a noi si apre una striscia d’asfalto che taglia a metà il nulla assoluto, incorniciata dal grande cartello verde “Desierto y Arqueología”. Il nostro tandem viaggia in assetto pesante, sei borse stracariche (le capienti Vaude marroni sul posteriore e le Ortlieb nere sulla forcella anteriore) più i rulli stagni. Ogni pedalata richiede uno sforzo immane per spingere questo treno contro un vento contrario implacabile. Dopo quasi sei ore di fatica pura, festeggiamo con una foto liberatoria a braccia alzate sotto il cartello a freccia verde che indica l'arrivo a San Pedro de Atacama.
Giovedì 10 agosto 2017 – Sosta e acclimatamento a San Pedro de Atacama
Una giornata di stop forzato che si trasforma in pura meraviglia. San Pedro ci accoglie con le sue stradine polverose di terra battuta e le calde case basse costruite in adobe (mattoni di fango e paglia). Camminiamo a passo lento tra i turisti e le agenzie locali, visitando la celebre chiesetta coloniale del villaggio, le cui mura candide e gli imponenti contrafforti di fango si stagliano contro un cielo blu elettrico.
Nel pomeriggio ci concediamo un'escursione ravvicinata (senza tandem) nel surreale Valle de la Luna; camminare all'interno di canyon strettissimi di terra e sale, esplorare le bizzarre formazioni sedimentarie delle "Tre Marie" e guardare le ombre del tramonto allungarsi sulle creste friabili ci fa sentire piccoli e immensamente fortunati. Lassù, l'Altopiano boliviano ci aspetta e non farà sconti.
PARTE 2, L'INFERNO DI SABBIA, ROCCE E LAGUNE DELL'ALTOPIANO BOLIVIANO
Venerdì 11 agosto 2017 – Da San Pedro de Atacama a Paso Hito Cajón
La tappa più dura, drammatica ed epica di tutta la nostra vita da cicloviaggiatori. La mattina inizia al riparo del grande hangar in metallo della dogana cilena per sbrigare le ultime pratiche burocratiche. Poi arriva il momento della verità, raggiungiamo il punto esatto in cui l'asfalto cileno finisce di colpo. Da lì in poi, la strada si trasforma in una pista spietata di sassi, polvere e sabbia vulcanica che punta dritta verso le vette innevate. Le pendenze sono così brutali e il fondo è così instabile che persino i furgoni turistici a trazione integrale slittano e si piantano a bordo strada. Per noi due, far girare i pedali o spingere a piedi il tandem stracarico a oltre 4.400 metri di quota richiede una forza d'Ercole. Entriamo ufficialmente in Bolivia superando il Paso Hito Cajón (4.480 m), stremati ma incredibilmente fieri.
Sabato 12 agosto 2017 – Da Paso Hito Cajón a Laguna Bianca
Dopo lo sforzo titanico del giorno precedente, le nostre gambe chiedono pietà. La pedalata odierna è brevissima, ma l'aria dell'altopiano è diventata gelida. Ci fermiamo stanchi accanto a un cartello solitario che recita “No Botar Basura” e restiamo senza fiato, davanti a noi si apre la superficie parzialmente ghiacciata e lattiginosa della Laguna Bianca, circondata da un anfiteatro di montagne silenziose. Poco più avanti, scattiamo uno dei nostri scatti preferiti, un ritratto insieme con le nostre divise da ciclismo coordinate (arancione ed elementi rosa) davanti alle acque turchesi della Laguna Verde, con la sagoma conica perfetta del maestoso Vulcano Licancabur che si specchia proprio dietro di noi.
Domenica 13 agosto 2017 – Da Laguna Bianca a Terma de Polques
La traversata prosegue lungo piste spaventose caratterizzate dalla micidiale tôle ondulée, una sequenza infinita di piccole creste ondulate nel terreno scavate dal passaggio dei mezzi pesanti. Sul tandem ogni singola vibrazione si amplifica a dismisura; dobbiamo rimanere concentratissimi per non perdere il controllo mentre l'intero telaio trema fino alle nostre ossa. Mangiamo polvere per tre ore e mezza in mezzo a un deserto pietroso, stringendo i denti fino a guadagnarci le sorgenti termali di Polques per un miracoloso bagno caldo.
Quando il sole scende, l'altitudine mostra la sua faccia più dura e il termometro crolla sotto lo zero. Montiamo la nostra piccola tenda grigia sul terrazzamento protetto di una casa rurale andina in pietra a secco. Mentre la luce dorata del tramonto incendia le rocce, posizioniamo il nostro pannello solare portatile sul tandem per ricaricare le batterie. Cucinare al freddo, isolati dal mondo intero, è una sensazione indescrivibile.
Lunedì 14 agosto 2017 – Da Terma de Polques a Laguna Colorada (via Sol de Mañana)
Un'altra giornata mistica e feroce. Lasciamo il tandem per un momento e, imbacuccati nei piumini più pesanti, camminiamo storditi tra i fumi sulfurei e i geyser bollenti di Sol de Mañana, toccando il tetto del viaggio a ben 4.932 metri di altitudine. Sembra di essere su un altro pianeta.
Ritornati in sella sulla pista dissestata, veniamo ripagati da incontri straordinari, prima un gruppo di eleganti vigogne che pascolano libere tra le pietre rosse e le chiazze di neve, e infine la meravigliosa Laguna Colorada. Le sue acque si tingono di un rosso fuoco surreale, in contrasto con una sponda di sale bianco dove centinaia di fenicotteri rosa filtrano l'acqua salata, totalmente indifferenti alla nostra presenza.
Martedì 15 agosto 2017 – Il gigante di pietra, la nostra resa ai piedi dell'Uturuncu
Ci sono mattine in cui ti svegli credendo di poter sfidare i giganti. Il vulcano Uturuncu svetta sopra di noi, una sentinella di roccia e ghiaccio che sfiora i seimila metri, custode della pista più alta del pianeta. Abbiamo puntato le ruote della nostra ammiraglia verso il cielo, pronti a far girare i pedali all'unisono, ma la montagna possiede leggi proprie e antiche.
In meno di un chilometro, la pista si è trasformata in un patibolo di pietre smosse, ghiaione traditore e sabbia vulcanica profonda. Su quel terreno mobile, il nostro tandem – così perfetto per scivolare sul sale e divorare l'asfalto – ha rivelato la sua natura più vulnerabile, un mezzo così lungo e pesante è diventato impossibile da governare. A ogni tentativo di colpo di pedale, la ruota posteriore affondava, slittando senza pietà sul respiro sottile dei 4.500 metri, dove anche l'ossigeno è un lusso che si paga a caro prezzo.
A 5.135 mt ci arrendiamo. Una sconfitta dolce e solenne. È stato il momento in cui l'avventura ha ceduto il passo al rispetto per il limite. Abbiamo spento la rabbia e deposto il tandem sul fianco della montagna. Per avanzare in quel paradiso verticale abbiamo dovuto spingerlo a piedi, corpo a corpo con il ferro e la roccia, strappando alla terra appena 3 chilometri in quasi un'ora di pura fatica.
Ma in quella ritirata abbiamo trovato la poesia più grande, ci siamo seduti a gambe incrociate, stremati, direttamente sui cuscinetti dorati di erba dura dell'altopiano. Con i caschi ancora in testa e i volti coperti dalle bandane per proteggerci dal vento e dalla polvere, siamo rimasti a guardare in silenzio le vette innevate dell'Uturuncu. La montagna aveva vinto la sfida contro la nostra bicicletta, ma noi avevamo conquistato un ricordo eterno, capendo che a volte la grandezza di un viaggio sta proprio nel saper accogliere la resa, insieme, sullo stesso pezzo di terra.
Mercoledì 16 agosto 2017 – Da Laguna Colorada a Laguna Hedionda
Arriva il momento in cui le piste dell'Altopiano diventano semplicemente impraticabili per un tandem da cicloturismo stracarico. I grandi banchi di sabbia mobile profonda e i solchi scavati dai camion ci impongono una giornata di tregua forzata. Carichiamo il nostro mezzo sul portapacchi di un fuoristrada 4x4 per superare questo tratto desertico estremo e raggiungere sani e salvi la Laguna Hedionda.
PARTE 3, LA ROTTA VERSO L'INFINITO E LA CONQUISTA DEL SALAR DE UYUNI
Giovedì 17 agosto 2017 – Da Laguna Hedionda a Avaroa
Si torna in sella e si torna a soffrire sulle piste sterrate. Più di quattro ore per percorrere appena 57 chilometri, una media oraria bassissima che testimonia la durezza del terreno tra sassi appuntiti e sabbia. Ma la bellezza del viaggio risiede anche nelle sue bizzarre contraddizioni, indimenticabile la sosta fotografica vicino a un gruppo di fenicotteri rosa radunati nel fango salato, proprio accanto a un ironico cartello artigianale di legno con la scritta "Wi-Fi @". Un tocco di surrealismo che ci fa sorridere in mezzo al nulla.
Venerdì 18 agosto 2017 – Da Avaroa a San Juan
La terra battuta e la polvere sollevata dai rari camion di passaggio non danno tregua. Spingiamo sui pedali per quattro ore esatte, mantenendo un ritmo regolare e pedalando tra piccoli villaggi sperduti fatti di mattoni di fango e muretti a secco, stringendo i denti contro un vento costante che soffia dritto in faccia.
Sabato 19 agosto 2017 – Da San Juan a Chuvica
Tappa di avvicinamento finale alle porte del deserto di sale più grande del mondo. La pista qui è un misto instabile di terra secca e croste saline che sobbalzano sotto le nostre ruote. Pedaliamo accumulando fatica, ma l'adrenalina sale quando ci fermiamo davanti al grande cartello in pietra che recita solennemente "Salar de Uyuni - Bienvenidos". La grande mappa stradale colorata stampata sul tabellone ci mostra finalmente la gigantesca macchia blu e bianca che andremo a sfidare l'indomani.
Domenica 20 agosto 2017 – Da Chuvica a Isla Incahuasi (L'ingresso nel Salar)
Finalmente la terra finisce e inizia una sfida completamente nuova, far scorrere il tandem sulla crosta di sale dura, perfettamente piana ma accecante, del Salar de Uyuni. Il dislivello si azzera, ma la difficoltà acrobatica diventa puramente mentale. Navighiamo per due ore e mezza in una distesa bianca infinita e priva di qualsiasi punto di riferimento. Ci fermiamo a studiare il tabellone turistico della “Mancomunidad de Municipios Llica - Tahua” prima di approdare alla surreale Isla Incahuasi, uno scoglio di roccia abbarbicata a 3.653 metri nel mezzo del deserto bianco, famoso per i suoi cactus giganti secolari.
Nel silenzio più assoluto del Salar, sdraiamo il tandem sulla crosta salina esagonale e ci sediamo a terra. Rimanere lì, abbracciati in mezzo a quel nulla bianco accecante, ci fa capire l'esatta misura della nostra impresa di coppia.
Lunedì 21 agosto 2017 – Da Isla Incahuasi a Uyuni
Una lunghissima ed estenuante cavalcata di quasi cento chilometri per uscire dal deserto bianco. Quando il sale è compatto, il tandem vola che è un piacere, ma non appena si alza il vento contrario, il Salar si trasforma in un muro invisibile. Quattro ore e mezza di pedalata solitaria e affiatata prima di ritrovare l'asfalto a Uyuni.
Qui andiamo subito a visitare lo spettrale Cimitero dei Treni, camminare in mezzo a quelle enormi locomotive a vapore arrugginite e carrozze scheletriche risalenti agli anni '30, abbandonate sulla sabbia sotto il cielo terso, è un'esperienza incredibile. Poco distante, una cisterna decorata con un enorme graffito spaventato e la scritta "Bolivia 14" diventa lo sfondo perfetto per celebrare la fine della pista, prima di scattare un'ultima foto epica davanti al gigantesco monumento di sale della Dakar Bolivia a Colchani.
Martedì 22 agosto 2017 – Sosta ed esplorazione a Uyuni
Una meritata giornata di stop assoluto. Ci serve a lavare via ogni granello di sale corrosivo dal tandem e dalla trasmissione, ma anche a immergerci nei colori della Bolivia vera. Esploriamo a piedi il vivace mercato locale, tra le strade animate dove spicca l'insegna del Banco Unión; camminiamo tra i banchetti colorati delle cholitas che vendono verdura e spezie nei loro sacchi di tela, per poi addentrarci nei padiglioni interni dedicati alla carne, tra i cartelli che ricordano le norme igieniche ("Lávate las Manos").
A sorpresa, la città ci regala un momento magico, assistiamo a una sfilata folcloristica in strada, dove i ballerini locali mettono in scena danze tradizionali (tra cui la celebre Diablada) indossando costumi pazzeschi ricchi di piume arancioni e nere, maschere mostruose e dettagli di teschi. Un'esplosione di energia andina indimenticabile.
PARTE 2, L'INFERNO DI SABBIA, ROCCE E LAGUNE DELL'ALTOPIANO BOLIVIANO
Venerdì 11 agosto 2017 – Da San Pedro de Atacama a Paso Hito Cajón
La tappa più dura, drammatica ed epica di tutta la nostra vita da cicloviaggiatori. La mattina inizia al riparo del grande hangar in metallo della dogana cilena per sbrigare le ultime pratiche burocratiche. Poi arriva il momento della verità, raggiungiamo il punto esatto in cui l'asfalto cileno finisce di colpo. Da lì in poi, la strada si trasforma in una pista spietata di sassi, polvere e sabbia vulcanica che punta dritta verso le vette innevate. Le pendenze sono così brutali e il fondo è così instabile che persino i furgoni turistici a trazione integrale slittano e si piantano a bordo strada. Per noi due, far girare i pedali o spingere a piedi il tandem stracarico a oltre 4.400 metri di quota richiede una forza d'Ercole. Entriamo ufficialmente in Bolivia superando il Paso Hito Cajón (4.480 m), stremati ma incredibilmente fieri.
Sabato 12 agosto 2017 – Da Paso Hito Cajón a Laguna Bianca
Dopo lo sforzo titanico del giorno precedente, le nostre gambe chiedono pietà. La pedalata odierna è brevissima, ma l'aria dell'altopiano è diventata gelida. Ci fermiamo stanchi accanto a un cartello solitario che recita “No Botar Basura” e restiamo senza fiato, davanti a noi si apre la superficie parzialmente ghiacciata e lattiginosa della Laguna Bianca, circondata da un anfiteatro di montagne silenziose. Poco più avanti, scattiamo uno dei nostri scatti preferiti, un ritratto insieme con le nostre divise da ciclismo coordinate (arancione ed elementi rosa) davanti alle acque turchesi della Laguna Verde, con la sagoma conica perfetta del maestoso Vulcano Licancabur che si specchia proprio dietro di noi.
Domenica 13 agosto 2017 – Da Laguna Bianca a Terma de Polques
La traversata prosegue lungo piste spaventose caratterizzate dalla micidiale tôle ondulée, una sequenza infinita di piccole creste ondulate nel terreno scavate dal passaggio dei mezzi pesanti. Sul tandem ogni singola vibrazione si amplifica a dismisura; dobbiamo rimanere concentratissimi per non perdere il controllo mentre l'intero telaio trema fino alle nostre ossa. Mangiamo polvere per tre ore e mezza in mezzo a un deserto pietroso, stringendo i denti fino a guadagnarci le sorgenti termali di Polques per un miracoloso bagno caldo.
Quando il sole scende, l'altitudine mostra la sua faccia più dura e il termometro crolla sotto lo zero. Montiamo la nostra piccola tenda grigia sul terrazzamento protetto di una casa rurale andina in pietra a secco. Mentre la luce dorata del tramonto incendia le rocce, posizioniamo il nostro pannello solare portatile sul tandem per ricaricare le batterie. Cucinare al freddo, isolati dal mondo intero, è una sensazione indescrivibile.
Lunedì 14 agosto 2017 – Da Terma de Polques a Laguna Colorada (via Sol de Mañana)
Un'altra giornata mistica e feroce. Lasciamo il tandem per un momento e, imbacuccati nei piumini più pesanti, camminiamo storditi tra i fumi sulfurei e i geyser bollenti di Sol de Mañana, toccando il tetto del viaggio a ben 4.932 metri di altitudine. Sembra di essere su un altro pianeta.
Ritornati in sella sulla pista dissestata, veniamo ripagati da incontri straordinari, prima un gruppo di eleganti vigogne che pascolano libere tra le pietre rosse e le chiazze di neve, e infine la meravigliosa Laguna Colorada. Le sue acque si tingono di un rosso fuoco surreale, in contrasto con una sponda di sale bianco dove centinaia di fenicotteri rosa filtrano l'acqua salata, totalmente indifferenti alla nostra presenza.
Martedì 15 agosto 2017 – Il gigante di pietra, la nostra resa ai piedi dell'Uturuncu
Ci sono mattine in cui ti svegli credendo di poter sfidare i giganti. Il vulcano Uturuncu svetta sopra di noi, una sentinella di roccia e ghiaccio che sfiora i seimila metri, custode della pista più alta del pianeta. Abbiamo puntato le ruote della nostra ammiraglia verso il cielo, pronti a far girare i pedali all'unisono, ma la montagna possiede leggi proprie e antiche.
In meno di un chilometro, la pista si è trasformata in un patibolo di pietre smosse, ghiaione traditore e sabbia vulcanica profonda. Su quel terreno mobile, il nostro tandem – così perfetto per scivolare sul sale e divorare l'asfalto – ha rivelato la sua natura più vulnerabile, un mezzo così lungo e pesante è diventato impossibile da governare. A ogni tentativo di colpo di pedale, la ruota posteriore affondava, slittando senza pietà sul respiro sottile dei 4.500 metri, dove anche l'ossigeno è un lusso che si paga a caro prezzo.
Ci siamo arresi. Una sconfitta dolce e solenne. È stato il momento in cui l'avventura ha ceduto il passo al rispetto per il limite. Abbiamo spento la rabbia e deposto il tandem sul fianco della montagna. Per avanzare in quel paradiso verticale abbiamo dovuto spingerlo a piedi, corpo a corpo con il ferro e la roccia, strappando alla terra appena 3 chilometri in quasi un'ora di pura fatica.
Ma in quella ritirata abbiamo trovato la poesia più grande, ci siamo seduti a gambe incrociate, stremati, direttamente sui cuscinetti dorati di erba dura dell'altopiano. Con i caschi ancora in testa e i volti coperti dalle bandane per proteggerci dal vento e dalla polvere, siamo rimasti a guardare in silenzio le vette innevate dell'Uturuncu. La montagna aveva vinto la sfida contro la nostra bicicletta, ma noi avevamo conquistato un ricordo eterno, capendo che a volte la grandezza di un viaggio sta proprio nel saper accogliere la resa, insieme, sullo stesso pezzo di terra.
Mercoledì 16 agosto 2017 – Da Laguna Colorada a Laguna Hedionda
Arriva il momento in cui le piste dell'Altopiano diventano semplicemente impraticabili per un tandem da cicloturismo stracarico. I grandi banchi di sabbia mobile profonda e i solchi scavati dai camion ci impongono una giornata di tregua forzata. Carichiamo il nostro mezzo sul portapacchi di un fuoristrada 4x4 per superare questo tratto desertico estremo e raggiungere sani e salvi la Laguna Hedionda.
PARTE 3, LA ROTTA VERSO L'INFINITO E LA CONQUISTA DEL SALAR DE UYUNI
Giovedì 17 agosto 2017 – Da Laguna Hedionda a Avaroa
Si torna in sella e si torna a soffrire sulle piste sterrate. Più di quattro ore per percorrere appena 57 chilometri, una media oraria bassissima che testimonia la durezza del terreno tra sassi appuntiti e sabbia. Ma la bellezza del viaggio risiede anche nelle sue bizzarre contraddizioni, indimenticabile la sosta fotografica vicino a un gruppo di fenicotteri rosa radunati nel fango salato, proprio accanto a un ironico cartello artigianale di legno con la scritta "Wi-Fi @". Un tocco di surrealismo che ci fa sorridere in mezzo al nulla.
Venerdì 18 agosto 2017 – Da Avaroa a San Juan
La terra battuta e la polvere sollevata dai rari camion di passaggio non danno tregua. Spingiamo sui pedali per quattro ore esatte, mantenendo un ritmo regolare e pedalando tra piccoli villaggi sperduti fatti di mattoni di fango e muretti a secco, stringendo i denti contro un vento costante che soffia dritto in faccia.
Sabato 19 agosto 2017 – Da San Juan a Chuvica
Tappa di avvicinamento finale alle porte del deserto di sale più grande del mondo. La pista qui è un misto instabile di terra secca e croste saline che sobbalzano sotto le nostre ruote. Pedaliamo accumulando fatica, ma l'adrenalina sale quando ci fermiamo davanti al grande cartello in pietra che recita solennemente "Salar de Uyuni - Bienvenidos". La grande mappa stradale colorata stampata sul tabellone ci mostra finalmente la gigantesca macchia blu e bianca che andremo a sfidare l'indomani.
Domenica 20 agosto 2017 – Da Chuvica a Isla Incahuasi (L'ingresso nel Salar)
Finalmente la terra finisce e inizia una sfida completamente nuova, far scorrere il tandem sulla crosta di sale dura, perfettamente piana ma accecante, del Salar de Uyuni. Il dislivello si azzera, ma la difficoltà acrobatica diventa puramente mentale. Navighiamo per due ore e mezza in una distesa bianca infinita e priva di qualsiasi punto di riferimento. Ci fermiamo a studiare il tabellone turistico della “Mancomunidad de Municipios Llica - Tahua” prima di approdare alla surreale Isla Incahuasi, uno scoglio di roccia abbarbicata a 3.653 metri nel mezzo del deserto bianco, famoso per i suoi cactus giganti secolari.
Nel silenzio più assoluto del Salar, sdraiamo il tandem sulla crosta salina esagonale e ci sediamo a terra. Rimanere lì, abbracciati in mezzo a quel nulla bianco accecante, ci fa capire l'esatta misura della nostra impresa di coppia.
Lunedì 21 agosto 2017 – Da Isla Incahuasi a Uyuni
Una lunghissima ed estenuante cavalcata di quasi cento chilometri per uscire dal deserto bianco. Quando il sale è compatto, il tandem vola che è un piacere, ma non appena si alza il vento contrario, il Salar si trasforma in un muro invisibile. Quattro ore e mezza di pedalata solitaria e affiatata prima di ritrovare l'asfalto a Uyuni.
Qui andiamo subito a visitare lo spettrale Cimitero dei Treni, camminare in mezzo a quelle enormi locomotive a vapore arrugginite e carrozze scheletriche risalenti agli anni '30, abbandonate sulla sabbia sotto il cielo terso, è un'esperienza incredibile. Poco distante, una cisterna decorata con un enorme graffito spaventato e la scritta "Bolivia 14" diventa lo sfondo perfetto per celebrare la fine della pista, prima di scattare un'ultima foto epica davanti al gigantesco monumento di sale della Dakar Bolivia a Colchani.
Martedì 22 agosto 2017 – Sosta ed esplorazione a Uyuni
Una meritata giornata di stop assoluto. Ci serve a lavare via ogni granello di sale corrosivo dal tandem e dalla trasmissione, ma anche a immergerci nei colori della Bolivia vera. Esploriamo a piedi il vivace mercato locale, tra le strade animate dove spicca l'insegna del Banco Unión; camminiamo tra i banchetti colorati delle cholitas che vendono verdura e spezie nei loro sacchi di tela, per poi addentrarci nei padiglioni interni dedicati alla carne, tra i cartelli che ricordano le norme igieniche ("Lávate las Manos").
A sorpresa, la città ci regala un momento magico, assistiamo a una sfilata folcloristica in strada, dove i ballerini locali mettono in scena danze tradizionali (tra cui la celebre Diablada) indossando costumi pazzeschi ricchi di piume arancioni e nere, maschere mostruose e dettagli di teschi. Un'esplosione di energia andina indimenticabile.
PARTE 4, LE CITTÀ COLONIALI E LE GRANDI RAMPE ASFALTATE
Mercoledì 23 agosto 2017 – Da Uyuni a Sucre
Abbandoniamo definitivamente le piste selvagge dell'altopiano. Un lungo e polveroso viaggio in autobus ci permette di scavalcare le catene montuose e raggiungere lo splendore coloniale di Sucre con il nostro fido tandem al sicuro nella stiva del mezzo.
Giovedì 24 agosto 2017 – Sosta nella "Ciudad Blanca" di Sucre
Una giornata intera dedicata a fare i turisti all'interno della capitale storica della Bolivia. Sucre ci incanta con la sua eleganza immacolata, passeggiamo ammirando la facciata neoclassica del Palacio Legislativo con la scritta fiera "La Unión es la Fuerza", visitiamo la storica Casa de la Libertad con i suoi splendidi balconi in legno scuro e restiamo a naso all'insù davanti alla maestosa torre della Cattedrale Metropolitana.
Per goderci la vista migliore, saliamo a piedi fino al Monastero di La Recoleta, le cui bianche torri gemelle dominano i tetti della città, per poi perderci tra gli archi scenografici della Basílica de San Francisco. Un bagno di storia e relax che rigenera i nostri corpi.
Venerdì 25 agosto 2017 – Da Sucre a Betanzos
L'asfalto è tornato sotto i nostri copertoni, ma le montagne andine non fanno sconti a nessuno. È la tappa più lunga e massacrante di tutto il viaggio, oltre 8 ore e mezza sui pedali per coprire 108 chilometri di un infinito e spezzagambe "mangia e bevi" andino. Attraversiamo piccoli borghi rurali, fermandoci per una sosta rigenerante davanti alla suggestiva chiesetta in pietra rossa di Betanzos, dove le palme e la gente locale seduta sui gradini di pietra ci ricordano il ritmo lento e antico di queste montagne, prima di goderci il meritato riposo della sera.
Sabato 26 agosto 2017 – Da Betanzos a Potosí
Una tappa breve sulla carta, ma che si trasforma in una lenta e faticosa processione verso il cielo. Impieghiamo più di tre ore di sforzo costante per risalire l'interminabile rampa asfaltata che conduce fino alla storica città mineraria di Potosí, arroccata a ben 4.090 metri di quota. Arrivati in centro, pedaliamo con pendenze da capogiro tra le vie storiche, rimanendo incantati dalla facciata scolpita in stile barocco meticcio della Chiesa di San Lorenzo de Carangas, prima di concederci una passeggiata nella splendida Plaza 10 de Noviembre, dominata dall'obelisco con la Statua della Libertà dorata.
Domenica 27 agosto 2017 – Da Potosí a La Paz
Una brevissima pedalata simbolica prima del trasferimento definitivo in autobus verso la capitale de facto più alta del mondo. L'ingresso a La Paz lascia senza fiato, una sconfinata e impressionante distesa di case color mattone che si arrampica vertiginosamente lungo i fianchi di un enorme canyon andino. Prima di immergerci nel caos del centro, esploriamo la zona sud della città visitando il surreale Valle de la Luna, un labirinto di formazioni geologiche bizzarre, con calanchi e guglie d'argilla frastagliate che sembrano stalagmiti a cielo aperto, sospese proprio sopra i tetti delle case moderne.
Lunedì 28 agosto 2017 – Il traguardo finale a La Paz
Il nostro incredibile viaggio in tandem si conclude ufficialmente tra le strade brulicanti di vita di questa metropoli unica. Ci prendiamo una giornata intera per esplorarla a piedi, perdendoci nei suoi contrasti. Camminiamo lungo la splendida Calle Jaén, una via coloniale stretta e acciottolata che sembra sospesa nel tempo, racchiusa tra palazzi storici dipinti di azzurro e rosso, balconcini in ferro e caldi café culturali, mentre alzando gli occhi si vede la città verticale che sale verso il cielo.
Raggiungiamo il cuore politico in Plaza Murillo, dove rimaniamo affascinati dall'imponente facciata della Cattedrale Metropolitana di Nostra Signora della Pace e ci fermiamo a fotografare due guardie presidenziali immobili nella loro elegante uniforme storica rossa e bianca, a guardia del grande portone in pietra. Ammiriamo poi la maestosa facciata barocca del Museo Nacional de Arte, prima di tuffarci nel cuore pulsante della città, la monumentale Plaza San Francisco. Guardando l'immensa basilica in pietra scolpita dall'alto, circondata da mercati spontanei, pedoni, vecchi e coloratissimi autobus blu che sfidano le pendenze cittadine e una marea umana in perenne movimento, capiamo di aver raggiunto un traguardo straordinario.
MOLTO PIÙ DI UN VIAGGIO, UNA PROMESSA A OGNI COLPO DI PEDALE
Alla fine, quando smetti di pedalare e guardi La Paz dall'alto, capisci che un viaggio del genere in tandem non è solo una sfida sportiva o un'avventura geografica. È una metafora perfetta della vita insieme.
Sulle piste dell'Altopiano, tra la polvere che accecava e l'ossigeno che mancava, non c’era spazio per l'individualismo. Se uno dei due avesse ceduto, il tandem si sarebbe piantato. Se non eravamo perfettamente sincronizzati, la sabbia o la tôle ondulée ci inghiottivano. Abbiamo condiviso ogni singolo metro di dislivello, ogni sobbalzo, la fatica micidiale delle salite andine e lo stupore infinito davanti alle lagune colorate, alle vigogne e al bianco del Salar.
Dicono che il tandem sia la bicicletta che può far nascere grandi amori o distruggere matrimoni. Per noi è stata la conferma più bella. Torniamo a casa con i muscoli distrutti e la pelle bruciata dal sole d'alta quota, ma con una certezza incrollabile, finché guarderemo nella stessa direzione e spingeremo insieme sullo stesso telaio, non esiste traguardo o montagna che non possiamo superare.
Al prossimo viaggio, alla prossima pista, sempre insieme.